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Full text of "Antisemitismo e semitismo nell'Italia politica moderna"

lif. 38— Biblioteca di scienze aouiali e politiche— N 38 



EUGENIO RIGHmi 



ANTISEMITISMO 

E SEMITISMO 

NELL' ITALIA POLITICA MODERNA 



.sì che 

Dante — Paradiso, Cauto V. 




11)01 
^i^^r j^ SAXDFtOX — Editore. 

"" A.NO-PALERMO. 



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BRITISH COLUMBIA 



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in 2010 with funding from 

University of British Columbia Library 



http://www.archive.org/details/antisemitismoeseOOrigh 



EUGENIO EIGHIXI 



ANTISEMITISMO 

E SEMITISMO 

NELL' ITALIA POLITICA MODERNA 



.S) che 

Dante — Paradiso. Canto V. 




1901 
REMO SANDRON - Editore 

MILANO-PALERMO 



DELLO STESSO AUTORE 



Gli Scioperi agrari e 1' Economia rurale nel Ferrarese 

— Ferrara, tipografia Taddei. 1S97. . L. 1 — 

Carlo Grillenzoni — Coinmemorazione tenuta per in- 
carico dei corpi morali di Fen-ara — Ferra- 
ra, 1898 » — 50 



Proprietà letteraria dell' Autore. 



TIP. FBATELU VENA, PALERMO 



CINQUE PARAGRAFI DI PREFAZIONE 



Poche .«perauze — Ragione del liliro — Rinunzia all' eiuili- 
zione — Eventuali lettori — Apologia del titolo. 

Questo libro dispiacerà agli ebrei e non 
piacerà agii antisemiti. Non conviene che 
mi faccia illusioni. I libri che possono pia- 
cere a due parti fra loro in conflitto, pur a- 
vendo ad argomento l'oggetto della contesa, 
non sono inutili che alla condizione di rap- 
presentare un valore artistico o letterario; e 
questo volume non ha simili pretese. 

Potete dire poco male e molto bene di un 
uomo, di un partito, di una classe : per quel- 
l'uomo, o ijer gli appartenenti a quella classe 
od a quel partito, il poco male amareggierà 
il molto bene. 

3Ia vi è di peggio. 



— 4 — 

Potete dire poco bene e molto male dei 
nemici di un uomo, di una classe, di un i)ar- 
tito: si avrà il fenomeno inverso; inverso e 
più acuto. 

Altri per riguardo del molto ben e avrà forse 
anche potuto usarvi indulgenza del^^oco male 
che abbiate detto di lui : indulgenza soltanto; 
non , in complesso gratitudine , uè benevo- 
lenza. 

Ma se dite molto male e un poco di bene 
dei nemici di un uomo di un partito , o di 
una classe, non sperate nessuna giustizia. Il 
molto male sarà come non detto; quell'uomo, 
quel partito , quella classe 1' avevano detto, 
o, almeno , lo pensavano già : le vostre pa- 
role passeranno inavvertite. Si terrà conto 
solo del i)OGo bene che , sia pure con molta 
discrezione , vi sarete permesso di dire del 
nemici di quell'uomo, o di quella accolta di 
uomini. Vade retro ! alla vostra volta sarete 
un nemico. 

La vostra equanimità e la vostra modera^ 
zìone si convertiranno in un pericolo, od in 
una ipocrisia : non sarete pertanto un sem- 
plice nemico; sarete addirittura uno dei peg- 
oiori nemici. 



Questo succederai non di rado , o spesso, 
o quasi sempre, o sempre, secondo che non 
sarete stato abbastanza feroce ed abbastanza 
universale nelle accuse — e Dio non vo«>lia 
anche nelle calunnie — contro i nemici, o di 
un uomo, o di una classe , o di un partito, 
o di una setta. 



* * 



E poi (luesfeo libro non può sperare g'rande 
fortuna per un'altra ragione la quale, in fondo, 
però si rannoda più che non paia a ciò che 
ho esposto nel i)recedente paragrafo. 

I lil)ri destinati al maggiore successo sono 
quelli che rivelano il lettore a se stesso : si 
crede anzi che siano più specialmente quelli 
nei quali l'autore dice ciò che il lettore stava 
per dire. 

Permettetemi un emendamento a questa as- 
serzione la cui paternità spetta a Oarlyle, 
se pure non risale più addietro. 

Con minore rispetto, o, se volete, con mi- 
nore adulazione pei signori lettori, io affer- 
merei che sono quelli invece che dicono bensì 
cose alle quali novantanove su cento lettori. 



prima, uou avevano mai pensato; ma le di- 
couo iu im modo, o in nn momento tali da 
destare in quei novantanove lettori l'illusione 
che essi le avessero embrionalmente nel cer- 
vello e forse anche stessero per dirle se 

l'autore ne avesse lasciato loro il tempo. 

Infatti, come sono facili a perdonargli di 
non averne lasciato loro il tempo ! 

Ebbene : io non so se molte o poche delle 
cose che esporrò esistessero in germe nella 
mente dei lettori : immagino però che la niag- 
gioranza dei miei lettori — maggioranza rela- 
tiva... per quanto esigua — non potrà appar- 
tenere che ad una di (i nelle categorie che ho 
già preveduto, formate di persone mal dispo- 
ste ad ammettere e, peggio poi, a dichiara- 
re^ sia pure per innocente suggestione, che 
esse stesse stavano per dirle. 

Ma nella ipotesi di questo dissenso tra au- 
tore e lettori vuoisi appunto ricercare la ra- 
gione del i^resente scritto. Se protestassi che 
ritengo di comporre un libro assolutamente 
inutile, darei prova di una umiltà cretina, o 
bugiarda : perchè dovrei scrivere e pubbli- 
care ? Se volessi ottenere un qualsiasi suc- 
cesso — dato pure che a raggiungerlo mi 



soccorressero arte e fortuna — mi protesterei 
rassegnato a scrivere senza spontaneità quello 
che mi sembrasse che il i»nbblico i>otesse 
aggradire. 

I libri più toitunati non sono sempre i più 
ntili : è opera migliore — quando non lo si 
faccia per posa — dire al lettore quello che 
gli può dispiacere che non quello che gli 
piacerà. Una confessione strappata, sia pure 
contro la sua volontà, ad una coscienza non 
corrotta; un raggio di luce gettato in mezzo 
alle latebre di pregiudizii perniciosi; il rico- 
noscimento di una necessità; una asserzione, 
una osservazione , una considerazione , un 
dubbio, che abbiano fatto presa in un animo 
non ostile alla verità , possono e debbono 
valere un risultato morale preferibile a cento 
assentimeuti ricercati a prezzo di sincerità. 



* 
* * 



Ed ora una formale rinunzia ! 

Einunzio all' erudizione , perchè essa non 
darebbe alcun valore intrinseco, mentre to- 
glierebbe il carattere al presente scritto. De- 
sidero soltanto che il lettore mi tenga conto 



— » 



di questa riuiinzia pensando che non mi sa- 
rebbe difficile valermi di quella erudizione 
che non sempre e non da molti viene rico- 
nosciuta come una parodia della dottrina. 

Entro i limiti precisati dal titolo del libro 
mi pare di poter dire abbastanza sulP argo- 
mento per quello che ho raccolto, osservato 
e riflettuto io, senza bisogno di saccheggiare 
la bibliografia della questione antisemita e 
delle altre affini e senza infarcire lo scritto 
di una folla di citazioni di prima, di seconda, 
o magari di terza mano. 

E poi , dall' Enciclopedia del Larousse al 
Chi V lui detto ? di Fumagalli abbondano or- 
mai i magazzini d'abiti fatti per gli scrittori 
che si contentano d'andare per le strade ve- 
stiti con una certa eleffauza dozzinale. 



Maggioranza, dei miei lettori , relativa 

X)er quanto esigua ! — ho detto poco addietro. 

Un pò di modestia , un pò di convenzio- 
nalismo, un pò di imbarazzo ed un pò di 
schiettezza dovrebbero fbrnh'e gli ingredienti 
al quarto paragrafo di introduzione. 



Il paragrafo prenderebl)e le mosse dal ìio- 
me ignoto dell'autore e correrebbe rischio di 
finire scivolando nelle querimonie sullo scarso 
interesse del pubblico ecc. ecc. 

Il vero è che ciò può stare a cuore all'au- 
tore ; ma al pubblico non fa né caldo , uè 
freddo. E i)oi, l'esistenza di un pubblico tor- 
rebbe la ragione a questa parte della intro- 
zione, e la non esistenza la ridurrebbe alla 
famosa vox da ma ut is in deserto. 

Basta dunque che dal paragrafo resti in 
queste poche righe lo scheletro. 

Ad ogni modo , una cinquantina od ^lua 
sessantina di persone , non per rapporti di 
una amicizia alla quale non posso fare il 
torto di ritenerla restia ad acquistare il vo- 
lume, ma per debito di stima particolare, o 
per corrispettivo di informazioni, o per con- 
traccambio di pubblicazioni , riceveranno il 
volume con la tradizionale epigrafe : omag- 
gio dell' autore. 

Supi3onendo che di questa élite V ottanta 
per cento tagli le carte e nel tagliarle dia 
una occhiata qua e là, il cinquanta si fermi 
a qualche brano, il venti legga l'intero scritto, 
ho già provveduto a quella media di venti- 



— 10 - 



ciuque lettori che, da Mauzoni in ])oi , for- 
mauo nella mente di o«»ni autore il uneleo 
del suo pubblico. 



* 



Non debbo , finalmente , entrare in argo- 
mento senza aver prima giustificato il titolo 
da una probabile accusa di anomalia. 

Potrà infatti sembrare clie esso contrad- 
dica a quella forma più elementare della lo- 
gica che sgorga dalla successione cronologica 
dai fatti. Parrebbe che non si dovesse dire 
antisemitismo e semitismo, ma sibbene semiti- 
smo e antisemitismo , perchè , quasi per defi- 
nizione, l'antisemitismo si potrebbe concepire 
solo in quanto preesista il semitismo. Gli 
israeliti poi vorrebbero probabilmente che 
si parlasse — se mai ! — di solo antisemitismo, 
come di morboso fenomeno sociale, come di 
riprovevole anacronismo della civiltà moder- 
na — il passato è passato ! — senza ammet- 
tere che esista un semitismo al quale possa 
fare naturale riscontro 1' antisemitismo. 

Io non nego che nella reazione al semiti- 
smo, anche se eccessiva e perciò ingiusta, 



— li- 
si debba ricercare l'origine remota dell'anti- 
semitismo. Ma osservo che oggi 1' antisemi- 
tismo è fenomeno sociale pin grossolano, più 
apparente, più generale, mentre il semitismo 
vuole di preferenza essere rintracciato in 
quello speciale ordine di fatti sociali che 
hanno più particolarmente carattere politico. 
A questa conseguenza arriverò nella con- 
clusione. Ma il lettore che sa come a libro 
finito l'autore non possa sottrarsi dal ritoc- 
care la prefazione — se pure non siasi riser- 
bato di scriverla per 1' ultima — non vorrà 
darmi torto se qui faccio alla conseguenza 
stessa queir accenno che mi occorre a giu- 
stificazione dell'apparente anomalia del titolo. 

Ferrara, maggio 1900. 

E. ElGHINI. 



#» é» <» 



PARTE PRIMA 



P^r-erxiesse g;en.ei:»a^li 



Incoerenze dei sentimenti 
e dei ragionamenti 

Contraddizioni siniultauee e successive — Eterogeneità dei sen- 
timenti — Mutaliilità dei criudizii — Collettività tempora- 
nee e collettività perniareuti — Applicazioni delle pre- 
messe. 

L'uomo è, e deve fatalmeute essere, in fre- 
quenti coutraddizioui con sé stesso nei suoi 
ragionamenti e nei suoi sentimenti: con que- 
sta dilìerenza , che le prime contraddizioni, 
quelle dei ragionamenti, si presentano come 
successive; le seconde, quelle dei sentimenti, 
più spesso come simultanee. 



* 



I sentimenti di un uomo risultano da un 



— 14 — 

insieme di cognizioni e di ijnpressioni avver- 
tite e indistinte, prossime e remote, dirette 
e indirette, fisiche e flsiolooiche , congenite 
e acquisite , interne ed esterne , morali ed 
intellettuali ecc. che si fondono per modo 
da costituire l'essenza stessa psicologica del- 
l'individuo e da determinarne il carattere. 

Di quegli elementi varia di continuo la 
proporzione; la loro moltiplicità attenua però 
le consegueu2;e delle singole variazioni. Il 
processo di evoluzione e di trasformazione 
successiva si compie per gTadi irregolari, ma, 
ciascuno, di così poca importanza relativa, da 
sfuggire spesso all' attenzione dell' osserva- 
tore; e poi i probabili ritorni ofirono, non di 
rado, l'illusione della immutabilità. La stessa 
instabilità dei sentiiuenti di non poche per- 
sone non può addursi come prova contraria 
a questo asserto : essa infatti , sia poi pe- 
renne o intermittente, forma la nota carat- 
teristica di quegli individui. 

Ma la continuità dei sentimenti non ha 
nessun rapporto con la loro diversa natura : 
essa non \)uò valere ad impugnare^ come 
soltanto apparente , un fatto del quale non 
mi pare diffìcile tro\'are la ragione ; la eoe. 



— 15 — 

sistenza , cioè in iiiolt»' persone — forse in 
tutte — (li sentimenti in assoluta contraddi- 
zione tra loro. Sono tante fibre clie, i>ur aj)- 
partenendo allo stesso l'ascio, si prolungano, 
si ingTossano , s'assottigliano, ciascuna per 
conto proprio , o indipendentemente affatto 
dalle vicine, o subendone, tutt'al più, soltanto 
una azione laterale esterna. 

Xon occoiTC che di ciò ricerchi esempi 
fuori dal mio tema: gii israeliti ne otfrono 
uno dei più tipici e generali. Gelosi del loro 
nome, della loro schiatta, sospettosi di ogni 
menomazione che possa essere fatta a tutto 
ciò che è semitico, quanti non sono fra loro 
quelli che darebbero l'anima per non essere 
ebrei ? L'essere ebrei per pochissimi sarà sol- 
tanto una vergogna; per parecchi , soltanto 
un orgoglio; per molti è, ad un tempo, il 
più intimo orgoglio e la maggiore vergogna. 

Quando si ripensi alle molte cause che ge- 
nerano i varii sentimenti e si riesca a risa- 
lire alle origini di qualcuno dei i)iù impor- 
tanti fra essi, sarà agevole riconoscere l'ete- 
rogeneità tra diverse di quelle cause. Cause 
omogenee — non imjjorta poi se cospiranti, 
o contrarie — producono effetti che si j)ossono 



— 16 — 

intendere ridotti , o riducibili , ad una sola 
risultante : uon è invece concepibile una fu- 
sione dei prodotti di cause fra loro etero- 
genee. Gli uni occuperanno più, o meno spa- 
zio a scapito^ o a vantaggio, degli altri; ma 
gli uni non varranno a modificare la natura 
degli altri. Una tinta bianca mescolata ad 
una nera produrrà il bigio : la sabbia bianca 
ti'ammista alla sabbia nera darà il gTigio. Il 
grigio uon sarà bigio... nemmeno agii occhi 
di un pittore dalla tecnica divisionista. 



* 



« È inutile ! con voi non si può discutere; 
« voi credete di aver sempre ragione ! » 

È questa una banalità che avrete udito 
ripetere cento volte e che ha solo il van- 
taggio di servire talvolta a porre termine a 
contese interminabili, magari con apparente 

vantaggio di colui che non crede sempre 

di aver ragione; vale a dire che sospetta di 
aver torto; che, in altri termini, confessa di 
non essere troppo scrupolosamente disposto 
a sostenere quello che gii pare veramente 
conforme a verità. 



Credere d'aver sempre ragione, è eosa ben 
ditterente dal credere di averla semine avu- 
ta. Un ^ialaiituomo deve trovarsi, nel primo 
caso, pronto a eamlùare oiùnione (piando si 
accor«»a d'essere in errore, ma non prima: 
soltanto un cocciuti» presuntuoso ]mò van- 
tarsi di non aver mai avuto torto. « Solo chi 
« non ha mai ritiettuto, non si è mai ricre- 
« (luto : » così, o presso a poco, ha scritto, mi 
pare, Renan. Aiigiungete che ]>er me è più 
seducente, in tesi astratta, l'autorità di chi 
in un dato argomento al)l>ia candidamente 
— senza impostura, cioè, e senza secondi tini — 
mutato parere; poco importa poi fino a (jual 
punto egli sia in gTado di render conto, non 
dico agli altri, ma a se stesso, di tale cam- 
biamento. Mi giova intatti ritenere che egli 
possa aver esaminato la questione da un 
maggior numero di punti di vista di chi ha 
creduto di aver veduta sempre la medesima 
cosa nella sua integrità, perchè ne ha visto 
sempre il medesimo lato dal medesimo po- 
sto. Le conversioni di S. Agostino e di Ar- 
digò ed anche le conversioni e le riconver- 
sioni di Ausonio Franchi non sono da con- 

E. RiGHixi. — Aìitisemitismo e semitismo. 2 



— IS — 

fondersi con le evoluzioni politiche di Tayl- 
leiand, o con quelle di Vincenzo Monti ! 

I nostri ragionamenti sono, o vogliono es- 
sere, una logica deduzione di (juello che av- 
vertiamo e che sa])piamo nel momento nel 
quale ragioniamo; non prima, non dopo. Tut- 
to quello che non abbiamo ancora sajjuto, 
tutto quello che abbiamo dimenticato, tutto 
quello che sfugge alla nostra attenzione, non 
ha alcuna efficacia sul nostro modo di ra- 
gionare in quel dato momento : ma ciò non 
toglie che possa averla avuta prima, o che 
sia per averla i)oi. Quante cose non so io 
oggi, quante non sapete voi, o lettori, che 
due, o quattro, o dieci anni fa ignoravamo, 
ma che sono parte così sostanziale delle 
nostre cognizioni, che ci pare quasi impossi- 
bile di non averle sempre sapute ? E quanta 
altre , volendo , od anche non volendo , im- 
Ijareremo, che modificheranno parzialmente e 
forse anche radicalmente le nostre idee, come 
avranno — sia pure soltanto parzialmente — 
concorso a modificare i nostri sentimenti ! 
E che cosa è quel pochissimo che sappiamo, 
in confronto , non solo alla inconcepibile e- 
normità di quanto non possiamo sapere, ma 



- 19 — 

anche al iiioltissiiiio iiiiioto a noi , noto ad 
altri, e che, (inando clic sia, jiotrebbe in juirte 
diventare noto anche a noi ? Il distinto nel 
tenino e nello spazio — jum* valerci del pen- 
siero di ArdijU'ò — i)er ciascuno di noi, che po- 
vera cosa non è mai in confronto al totale 
che è distinto per tutti i nostri simili! Al 
terrore dell'ignoto, a quelle che Gaetano Xe- 
gri con 1' abituale vivacità di frase che gli 
permette di rendere piane le idee diftìcili, 
dilettevoli le astruse , chiama per la mente 
umana che tenta di s])ingere lo sguardo nella 
essenza e nella finalità delle cose, «le ver- 
tigini dell'infinito , fa riscontro un senso di 
sgomento , per la mente stessa , derivante 
dalla sua insufficienza rispetto all' infinita 
continuità del finito. 

Xegli organismi vegetali ed animali è 
perenne l' eliminazione e 1' assimilazione , la 
sostituzione di atomi e di cellule ; ma l'or- 
ganismo cambia così lentamente^ che l'osser- 
vatore non si accorge del continuo caml)ia- 
mento, se non lasciando passare lunghi in- 
tervalli tra una osservazione e l'altra. Altret- 
tanto avviene nella nostra niente: quello che 
impariamo, e quello che dimentichiamo, le 



— 2U — 

impressioni nuove die vanno cancellando le 
vecchie, fanno sì che ciascuno di noi, som- 
brando pur sempre lo stesso , oggi non è 
quello che era ieri , né domani sarà (luello 
che è oggi. Ed anzi la maggiore eteroge- 
neità negli elementi intellettuali che si suc- 
cedono in noi vanno producendo variazioni 
molto maggiori di quelle che sono possibili 
nella vita degli organismi animali o vegetali. 



* 
* * 



Io riterrei di non avere male impiegate le 
pagine fin qui scritte nel presente capitolo, 
se mi fosse riuscito di imprimere nella mente 
del lettore l'idea della ineluttabile necessità 
della incoerenza dei nostri sentimenti e dei 
nostri giudizii. 

Trattandosi di fenomeni sociali , altri sa- 
rebbe forse tentato di mettere appieno quelle 
premesse in correlazione con un ordine di 
concetti per il quale si ditìerenziano la psico- 
logia individuale della psicologia collettiva, 
i ragionamenti ed i sentimenti di un uomo 
dai sentimenti e dai ragionamenti di una so- 
cietà, di una folla, di una popolazione. Vuoisi 



— 21 — 

infatti tener conto di (iinmto è conii^esso 
nello svol<»i mento e nella manifestazione dei 
sentimenti collettivi; ma vnolsene tener conto 
senza considerare la collettività come <iual- 
€he cosa di assolutamente a sé, senza troi>po 
prescindere damili elementi che la compon- 
gono. Si è detto che una folla, un poi)olo ecc. 
sono un organismo, e fino a un certo punto 
non si è detto male. Ma troppo spesso non si è 
bene avvertito che si tratta di un organismo 
sid generis j di un organismo che non ha di 
comune che il nome cou gli altri organismi 
vegetali o animali, dei (luali le j)articolari 
scienze hanno studiato gli organi e le fun- 
zioni : si è non di rado cednto alla sugge- 
stione delle parole , se non delle immagini, 
applicando agli organismi sociali i carat- 
teri di altri organismi conosciuti. Il Tarde 
classifica « la famosa metafora dell' orgaui- 
« smo sociale fra molte altre concezioni sim- 
« boliche di utilità passeggera. Per la man- 
canza fondamentale , quando non si voglia 
dire assoluta, di correlazione tra gii organi- 
smi sociali e quelli che danno oggetto di 
studio alla biologia, alla fisiologia ecc., si è 
andati fuori di strada. Il ragionare a base 



(li aiialoiiia non è, pcv lo più, che una forma 
(li si'a.iiiouaniento. Così, presso a poco, deve 
aver detto Aristotele. 

Ohe se poi si credesse di apjìianare le dif- 
ticoltà dicendo che le collettività sono, non 
organismi, ma superorganismi^ allora mi pare 
che non si farebbe nulla di uìeglio di un 
giuoco di parole destinato , tutto al più , a 
passeggera fortuna. 

Per spiegare i fenomeni collettivi mi pare 
che essenzialmente sia d'uopo avere presenti 
tre fatti: la simultaneità delle impressioni, 
delle circostanze ecc. sulla generalità degli 
individui che compongono la collettività : la 
tendenza umana all' imitazione ed, insieme, 
la maggiore, o minore resistenza alla sugge- 
stione ed alla imposizione : la coscienza della 
irresponsabilità. Ogni componente sente, se 
l)ure non avverte, che la responsabilità per- 
sonale delle sue azioni affogherà nella re- 
sponsabilità collettiva; che — nella ])eggiore, 
o nella migliore ipotesi — la sorte, o la fur- 
beria, o la balordaggine farà ricadere a colpa, 
() a merito di pochi le colpe e i meriti co- 
muni. 

Ma sopratutto non bisogna dimenticare 



— 23 — 

che le collettività sono accidentali, o neces- 
sarie; temporanee o permanenti. Nelle neces- 
sarie, nelle permanenti si trasmettono per 
tradizione, o, mantenendosi per continnità 
di circostanze, diventano croniche, (pielle ano- 
malie diesi manifestano in torma acuta nelle 
collettività temporanee ed accidentali. 






L'antisemitismo è, ed jiccenna a diventare 
ogni giorno di più, una caratteristica uuoii- 
festa — prendete nota, vi prego, dell'agget- 
tivo — del partito clericale. L'antisemitismo 
ripugna protondamente ad una religione d'a- 
more come quella di Cristo. Non tutti i cat- 
tolici sono clericali; poco importa: ma tutti 
— o quasi ! — i clericali sono cattolici. 

Trovate, se vi riesce , la coerenza del ra- 
gionamento e del sentimento ! 

Xella lotta per l'assorbimento del capitale 
a iH'ofitto del lavoro — giacche non mi rie- 
sce a concepire la lotta, come si dice comu- 
nemente, del capitale col lavoro, e debbo ri- 
conoscere che gran i)arte degli scrittori so- 
cialisti, seii/a rinnegare le teorie sulle quali 



— 24 — 

da Marx in poi si è imi)eriiiato il concetto 
collettivistico, hanno però smussate le atter- 
mazioni del maestro riguardo alla imi)rodut- 
tività intrinseca del capitale — gli spogliati 
di oggi, vincendo, dovranno necessariamente 
siKjgliare domani le classi dette sfruttatrici. 
Di questa ultima gli israeliti sono la più ge- 
nuina espressione, la vera quintessenza. Par 
recclii corifei del socialismo sono, anche in 
Italia, ebrei; ne ciò rallenta i vincoli di soli- 
darietà tra loro e gli altri ebrei : mentre j^oi 
— in teoria, od in pratica — la questione eco- 
comica è sovrapposta a tutte le altre dagli 
ebrei non meno che dai socialisti, ma in sen- 
so diametralmente contrario. 

Eicercate di nuovo la coerenza del ragio- 
namento e del sentimento ! 

Potrei moltl})licare gli esem])i , potrei ri- 
spondere alle obbiezioni che volessero intac- 
carli, e potrei, alla fine di ogni esempio, ri- 
petere il ritornello : ricercate la coeren- 
za ecc. ecc. 

Ma ciò sarebbe ozioso , o fuori di posto 
qui : per quanto occ(n'rerà , ne parlerò più 
avanti. 

Mi basta dichiarare che io non ho coluto 



— 25 — 

rilevare un paio di fatti a eonfernia aecideii- 
tale degli argomenti da me svolti ; ma che 
ho inteso di mostrare come quegli esempi 
rientrino necessariamente, (juali casi parti- 
colari, nella regola generale. 

Solo riconoscendo la fatalità di (pielle che 
ormai non potrei più dire anomalie nei senti- 
menti e nei ragionamenti degli nomini e nei 
sentimenti delle collettività, la ineluttabilità 
di(inelle contraddizioni perpetue, simultanee 
e successive, si potrà trattare, senza esporsi 
a troppe sorprese, del movimento antisemi- 
tico e di quello semitico, poco più di cen- 
t'anni dopo la proclamazione dei principii 
dell' 89; tra l'accidentale rifioritura di un su- 
perticiale misticismo; nella resurrezione di un 
poderoso sentimento che ha le radici nella 
più pura tradizione cristiana liberata dal pe- 
sante fardello di una dominazione terrena; 
in mezzo alle traduzioni a conteggi aritme- 
tici, alla volgarizzazione in calcoli di torna- 
conto, dei maggiori i>roblemi intellettuali e 
morali; in una popolazione, come l'italiana, 
ricca di buon senso e premunita da uno scet- 
ticismo bonario , se pure talvolta scarsa di 
dianità e deficeute di ener<iia. 



— 2(i — 

Cave a conseqnentiarus — ha lasciato scritto 
Leibnitz. Seuza rinunziare a quella logica 
che è alla nostra portata, le premesse di que- 
sto capitolo permetteranno all' autore ed ai 
lettori di fare loro prò' dell'ammonimento. 

Attrazione e ripulsione, avversione 
e ditte renziazione 

Siuipatie e ripiigiumze — Simili e dissiuiili. 

Una delle incoerenze più intimamente con- 
genite nell'uomo è la coesistenza di un sen- 
timento di attrazione e di un sentimento di 
ripulsione verso i propri simili. Siccome dai 
rapi)orti, e specialmente dai rapporti spon- 
tanei, degli uomini fra loro è determinata 
nella sua stessa essenza l'umana società, io 
direi che si tratta, nell'interesse sociale, della 
più radicale, se non della più gTave delle a- 
nomalie, come di quella che ha le sue ori- 
gini là dove le ha la convivenza umana. 

Poco conta che si possa dirla una anomalia 
d'ordine inferiore; una anomalia governata, 
cioè, non dalle parvenze della ragione , ma 
dall'imperativo categorico dell'istinto. 



L'uomo è, coiiK* tante altre specie auiiualì, 
socievole. Non occone essere un i»enalist{i 
per sapere come la reclusione cellulare, l'iso- 
lamento dell' uomo dai suoi simili, sia uno 
dei castighi più liiavi. 

Ma l'uomo lia ]>ure ]»er un numero inde- 
finito di suoi simili, che non ha conosciuti, 
uè veduti mai , una ripu,i»nanza ini])ulsiva. 
Quasi tutti gli animali socievoli sono cosi. 
Fauno huona lega dopo che sono stati un 
po' insieme; ma al primo incontrarsi si guar- 
dano COD diffidenza e con ira, e non è raro 
che si azzuftìno con un impeto che uon si 
può spiegare con nessun vecchio rancore. E 
1' uouio ì L' uomo pare che, in astratto, ami 
tutti i suoi simili; ma che, in concreto, sia 
predisposto ad odiarli tutti, uno per uno, o, 
ahneno, a non sentire alcuua preventiva be- 
nevolenza i)er nessuno di loro tinche non li 
abbia conosciuti. Quando poi li abbia singo- 
larmente conosciuti, allora avvengono quelle 
selezioni per le (juali si può ritenere che il 
senso dell'antipatia, se uou anche (jueUo della 
simpatia, sia i)iù acuto uell' uomo che non 
nelle altre specie auimali. 



Questo ])ei suoi simili in genere, ma più 
specialmente pei suoi dissimili. 

Tale fatto subalterno, perchè meno gene- 
rale, meno determinato, più specitìco, s' ac- 
concia meglio a quelle che sarebbero le in- 
duzioni che per via di raziocinio noi presu- 
mibilmente faremmo, se la constatazione del 
fatto stesso non ci dispensasse dalle indagini. 

Prendete un gruppo di individui, una po- 
polazione, una razza, che abbia caratteri par- 
ticolari ditì'erenti dai caratteri degli altri grup- 
pi, delle altre popolazioni, delle altre razze? 
e vedrete che i sentimenti di repulsione re- 
ciproca saranno maggiori. Quelle difterenze 
infatti si saranno estrinsecate mercè tante 
buone e tante cattive qualità speciali più co- 
muni, naturalmente , ai componenti di quel 
gruppo che non ai componenti i gruppi cir- 
costanti più somiglianti fra loro. Per (pianto 
nessuno ravvisi in sé stesso i difetti altrui 
e stenti a riconoscere in altri le proprie doti, 
per quanto i vetri siano appannati, tuttavia 
le nostre persone, le nostre consuetudini, le 
nostre qualità buone e cattive — quell'insieme 



— 29 — 

jH'l (|iial«' i nostri itoìt r/mn»«7i si specchiano 
in noi e noi vediamo in loro riflessa la no- 
stra iminaiiine — (k'terniinano il consenso, l'a- 
dattamento , 1' indiriz7A) delle attrattive , o 
delle repulsioni. 

Ne il contatto e la mescolanza tra i com- 
ponenti i varii gruppi o le diverse razze, ser- 
vono a nioditicare (juesta eterogeneità di giu- 
dizii spontanei, che possono venire condan- 
nati sotto il nome di pregiudizii, senza che 
la sentenza valga a sopprimerli. Con scpiisito 
buon senso la signora Dandet — a quanto si 
legge nelle postume Notes sur la vie del com- 
pianto scrittore — non sapeva dai*si pensiero 
di ciò che sia così separato dallo spazio da 
avere la stessa nessuna ettìcacia delle cose 
remote per il lungo tempo trascorso. La mia 
persona può essere molesta ad un mio vicino; 
non e' è pericolo che ci urtiamo con chi è 
lontano. Tutte le storie — per quanto scarsa 
fede meritino — narrano le j)ersistenti rivalità 
di città, di genti, Funa all' altra Inuitime , o 
a\'enti tra lor<^> rapporti mediati o immediati 
di i)olitica , o di commerci. È anzi precisa- 
mente il contatto; è , anche più , la mesco- 
lanza che possono destare la percezione delle 



— ;;u — 



varietà per le quali una razza è siiiccatameute 
diversa dall'altra, possono eccitare, rinnovel- 
lare, perpetuare, i .sentimenti elie conseguono 
da quella percezione. 

Ma se ai caratteri particolari intellettuali 
e morali, alle tradizioni, alle credenze comuni 
agli appartenenti ad una razza si aggiunge 
una certa impronta speciale nella persona, 
nella flsonomia, nella favella, che renda far 
ciluiente riconoscibile la jazza stessa, allora 
è più naturale che, quando le due razze siano 
frammiste in un paese, quel sentimento che 
spesso è — e ])iù spesso dovrebbe essere — 
così superticiale ed innocuo da potersi dire 
piuttosto di differenziazione che non di av- 
versione, sia ditfiiso in una di quelle razze, 
come un sentimento consimile non può non 
essere diffuso nell'altra. 

Se la repulsione a priori di un uomo pei 
suoi simili è una incoerenza rispetto al sen- 
timento della socievolezza ; se 1' avversione 
fra due razze conviventi può essere una colpa 
per l'una o per P altra , o per tutte due, e, 
quasi semjjre poi, un fenomeno di patologia 
sociale; la semidice differenziazione è un fatto 
naturale che tra genti civili dovrebbe essere 



— 31 — 

assolutaiiieiite innocuo conio la coesistenza 
dei matematici e dei poeti, dei medici e de- 
gli agricoltoii, di chi ama la musica e di chi 
gusta la pittura, dei biondi e dei bruni. 

Non bisogna tacere però che la ditt'eren- 
ziazione, innocua per sé stessa, otì're la base 
al pregiudizio ed alla avversione. A (piesti 
è condizione necessaria, ma fortunatamente 
non sufficiente, hi preesistenza di (piella. 



PARTE SECONDA 



Gli BlDre-i 

laoll' Italia ix^odor^io^a. 



Caratteri esterni 

Pieveuzioui — Il tipo uei due sessi. — Xd passato e nel pre- 
sente. 

; Che bell'uomo ! non sembra all'atto un 
ebreo.» — Se vi trovate iu una città nella «luale 
siano numerosi g;\i israeliti, può darsi che vi 
accada di cogliere questa esclamazione i)ro- 
prio sul labbro di qualcuno di loro al pas- 
sare di un correligionario i)restante della per- 
sona. 

Prendete in mano un giornale umoristico 
di qualunque paese e, anche se vi è scono- 
sciuta la lingua del testo, voi nelle caricature 
discernete subito dalle altre le flsonomie se- 

E. RiGHiNT. — Antiseiììiiìsmo e seiììitismo. 3 



— 34 — 

mitiche. La matita del disegnatore lia par- 
lato mi linguaggio così noto al pnl>blico da 
avere reso in parte sui>eriluo lo scritto. 11 
quale poi alla sua volta non lia bisogno di 
essere troi>po esplicito : si limita a completare 
1' illustrazione con la semplice designazione 
del nome, per es. Isacco, Aron, Samuele ecc. 

Gli israeliti dunque a^rebbero un tipo spe- 
ciale e fisicamente sarebbero, nella loro ge- 
neralità, interiori al popolo col quale vivono 
frammisti. — È vero ciòFE, sesi, è vero ])ar- 
zialmente, o interamente ? E, se parzialmen- 
te, fino, presso a poco, a qual punto ? 

Per il vecchio aforisma che contro il fatto 
non vale nessun ragionamento, si potrebbe 
da qualche lettore porre la j) regi udì siale su 
questa domanda e chiedere il passaggio al- 
l'ordine del giorno puro e semplice. In tal 
caso io riprenderei la parola contro la pregiu- 
diziale : il fatto esista realmente , come og- 
getto di osservazione ? od è , in parte , una 
creazione soggettiva, una illusione , dell' os- 
servatore ? e, se anche esista, non può darsi 
che sia in un periodo di rapida trasforma- 
zione ? 

Veramente , a qualche altro lettore potrà 



— 35 — 

parere stiano che in un libro che si occupa 
dell'antisemitismo e del semitismo neU'ItaHa 
politiva moderna^ si discuta se gli israeliti as- 
somiglino fisicamente molto a poco agli altri 
cittadini, se siano più belli, o i)iù brutti. 

Rispondo subito che il signiticato largo, 
classico, che credo di dover dare all'epiteto 
politica, giustifica, a mio parere, la non tra- 
scuranza dell'argomento, e la giustifica insie- 
me l'indirizzo attuale di certi studii. Quando 
per es. la grafologia , elevata all' onore di 
classificazione scientifica , ha tatto lecito di 
ricercare le rivelazióni delle anime nelle va- 
rietà delle calligrafie , non potrà a fortiorl 
venir gimlicata cosa futile l'essersi fermati 
alcun poco sui caratteri fisici grossolanamente 
apparenti di una razza , in quanto questi 
caratteri producono una prevenzione ed una 
impressione del pubblico favorevoli o sfa- 
vorevoli verso di essa ; prevenzione ed im- 
pressione che si ripercuotouo in modo uou 
del tutto superficiale sul i)roblema dei rap- 
porti tra quella razza e la vita politica del 
paese del quale essa fa parte integrante. 






— se- 
lli previsione di ciò che avrò forse, (luando 
che sia, occasione di dire a proposito di scien- 
za e di scienziati, mi guarderò bene dall'av- 
ventnrarmi in una escursione sul terreno 
dell'antropologia, o di altra scienza aftìne: 
ben inteso poi che , se reputassi necessario 
di compierla, cercherei una guida sul conto 
della quale avessi potuto assumere le infor- 
mazioni più rassicuranti, mi benderei gli oc- 
chi e mi affiderei interamente ad essa. 

Ma per atfermare che gli israeliti debbono 
fisicamente avere un tipo loro particolare 
— sia poi esso l'antico ebraico, o, come vor- 
rebbe Lombroso fU Antisemitismo e le scienze 
moderne), derivi dall'armeno — che potrà par- 
zialmente essersi modificato nei varii paesi 
e secondo i diversi costumi, ma che conser- 
verà sempre un quid di speciale, credo che 
non occorra davvero d' invocare il sussidio 
di una dottrina che esorbiti da quella co- 
mune coltura, nel campo della quale si do- 
vrebbe essere al sicuro dal pericolo di dire 
qualche corbelleria troppo grossa. 

Per eredità si trasmettono i caratteri di 
una specie , di una razza , di una famiglia; 
per le circostanze dell' aml)iente, clima, ali- 



— 37 — 

uieiitaziouc, costumi ecc. subiscono un adat- 
tamento, una modilicazione continua. In re- 
lazione ai>i)unto all' ambiente , gli israeliti 
poco avrebbero potuto pel passato, molto 
possono ora e molto potranno per l'avvenire 
confondersi con le i>opolazioni con le (piali 
convivono. I matrimonii misti e i contral)- 
baudi , contro i (juali parroci, rabV)ini e uf- 
ficiali di stato civile sono guardie di con- 
tine inefficaci, hanno formato una zona gTi- 
gia nella ({uale sfumano 1' una uell' altra le 
razze; questa zona laterale ora è ])iù ampia 
che non fosse nei tempi scorsi. Ma resta e 
resterà sempre il gran corso centrale delle 
famiglie puramente ivsraelite a trasmettere 
quei caratteri della stirpe che, essendo com- 
patibili coll'ambiente, da questo non vengono 
eliminati. Gli ebrei, genuinamente ebrei, a- 
vranno sempre nella persona qualche cosa 
di speciale. 

Ma questo quid potrà piacere, o dispiace- 
re, senza corrispondere in senso assoluto né 
a un contrassegno di distinzione, né ad uno 
stigma di inferiorità. Xon importa citare uno 
degli ultimi capitoli della Discendenza del- 
l'Uomo di Darwin per far sovvenire al let- 



— 3.S — 

tore gii strani contas'i dei ^iisti : quello che 
in un paese è vantato come l'apice della bel- 
lezza, nella fronte, o negli occhi, o nel naso, 
o nella bocca , o nei lineamenti, o nella fi- 
gura, o nelle movenze , ripugna invece alla 
concezione del bello di un altro popolo. La 
stirpe semitica ha qualche cosa di diverso da 
quel prodotto di molte razze — che soglionsi 
dire ariane, ma che, volendo mantenere la 
precisioue dell' antagonismo , si dovrebbero 
chiamare giapeticbe (1) — che t'orma il sotto- 
strato delle popolazioni latine , germaniche 
ecc. Chi è in grado di dire se quel qualche 
cosa si avvicini ad un ideale estetico supe- 
riore, o da esso si scosti ì 



(1) Ariinw, o Giapetico ? — Le due parole, nel caso 
degli ebrei , peccano del pari contro le discijjline et- 
nogi-atiche. Per conto mio a semitico contrappongo 
ijiapetico più volentieri che ariano: perchè l'inesattez- 
za, senza potersi temere maggiore, è nieno pretenzio- 
sa. È vero che la parola sembrerà ingenua nel risa- 
lire direttamente a Iai>het, o a Giapeto: ma anche i 
semitici si possono dir tali, in quanto si riconosce — sia 
pure solo simbolicamente, se cosi piace — Sem a loro 
capostipite. E la critica dovrà trattare Sem e Iai)het 
da buoni fratelli. 



— 39 - 

« Se ne scosta ; — vi si lispoiideià gciieral- 
iiiente. « Sia pure > — potete ripetere — «che 
se uè scosti i>ei' j^li ebrei ; ina , e per le e- 
bree ? >> — Vedrete il vostre» interlocutore re- 
stare peri)lesso ; perchè , nonostante quella 
competenza che si attribuisce ad un sesso 
nel ;^iudicare le bellezze dell' altro , gli uo- 
mini non sono in grado di decidere tra l'av- . 
veneuza delle donne cristiane e quella delle 
donne ebree. Tale incertezza vale a scuotere 
la sicurezza del giudizio che si è pronuu- 
ciato riguardo agli uomini. 

È vero che le donue Israelite 

Ma sarà opi>ortuno che non mi dilunghi 
in un argomento di importanza secondaria, 
perchè ritlessa , per questo libro ; tanto più 
che i puntini coi quali ho troncato il pre- 
cedente periodo valgono, se mai, a celare non 
la malizia, ma la mia insut'tìcienza in mate- 
ria: insufficienza, debì)o aggiungere, ormai 
non riparabile. 

Se anche (piesto volume capitasse nelle 
mani gentili di qualclie buona figlia di Israele, 
disposta ad illuminare ettìcacemente l'autore 
sulle supposte reticenze, egli — è bene che lo 
dichiari — è già in coudizioni di età e di fa- 



— 4U — 

miglia (la dover chiudere gli occhi alla luce. 
Gli tocca pertanto di rinunziare alla lusinga 
di poter mettere per epigrafe in una even- 
tuale futura edizione : 

« Galeotto tu il lilìio t- clii lo !<crisse ! » 






Indipendentemente però dai caratteri spe- 
ciali della razza, io credo che negli el>rei ita- 
liani — degli stranieri non mi occupo — ed 
in ispecie in quelli delle città nelle quali più 
tardi cessò il regime penoso di inferiorità e 
di umiliazione, si possa ora constatare una 
vera e propria rigenerazione tìsica. « Ohe bel- 
r uomo ! non sembra un ebreo ; — si sarà 
detto per l' addietro, si dirà al presente con 
minore spontaneità, non si dirà forse che di 
rado per l'avvenire. 

Chi ricordi gii ebrei rinchiusi nei ghetti 
affollati, pei vicoli angusti, umidi, poveri d'a- 
ria e di luce; costipati nelle case nelle quali 
il Jus lasahà ed altre disposizioni di leggi 
medioevali rendevano i ]n"oi)rietarii restii agli 
ampliamenti, ai restauri, ai risanamenti; di- 



— 41 — 

susati (laiili ai>i della vita ; dediti solo atl 
occultazioni sedentarie ed insalul)ri ; chi li 
iiuniauini nioi\iticati ed avviliti dalle coer 
cizioui materiali e inorali, sospettosi di nuove 
spoiiliazioni e di nuove angherie; chi ripensi 
alla forza delle abitudini che , al cambiarsi 
delle leggi , all' aprirsi dei ghetti , al cadere 
delle restrizioni, resero imbarazzante alla ge- 
nerazione già adulta ed a (j nella sorgente 
nella prostrazione il togliersi dalla vita che 
pel corso di ])arecchi secoli era stata la vita 
degli ebrei; chi rivolgendo tali memorie uella 
mente si ponga, per esempio, alla porta delle 
uostre scuole secondarie , tecniche, o classi- 
che, e veda (jnei ragazzi israeliti uscire fram- 
misti ai cristiani ma, proporzionalmente, piìi 
numerosi e fiorenti di vita e di salute, deve 
riconoscere la mirabile riuuovazione tìsica 
compiutasi in poche decine d' anni nella ri- 
gorosa razza semitica. 

Una città dell'Alta Italia nella (juale sono 
pochi, e furono pochissimi, gli ebrei, è Ge- 
nova : ebbene, chi s'aggiri [ter le viuzze dei 
vecchi quartieri centrali, in ([uei banchi ed 
in quelle botteghe incontra trequeutissimi i 
tipi che iu altre città si trovano nei ghetti. — 



— 42 — 

Koii a torto Aliato! io Leroy-Beaulieu {Israel 
clirz les Nations) scrive che nei ghetti « on a 
forme uìie race humai)w , comme les éleveurs 
créent une race animale». 

Ma bisogna ricouoscere la verità. Si la- 
menta che in Italia l'educazione tìsica degli 
adolescenti sia trascurata, e questo lamento 
è dei meno infondati. Dico ciò, perchè sono 
tante le cose che si atfermano trascurate in 
Italia e coltivate mirabilmente all'estero, che 
bisognerebbe supporre, perchè le querimonie 
non fossero esagerazioni , che al di là delle 
Alpi i giorni durassero quarantotto, invece 
di ventiquattro ore ! Il lamento però non 
può riguardare gli ebrei. Pei loro figliuoli, i 
giuochi ginnastici, gli esercizii atti a raffor- 
zare la fibra, tutti i modi di educazione fi- 
sica sono coltivati , non di rado anche con 
quella ostentazione , con quella smania di 
Xneminenza, che caratterizza appunto la con- 
vivenza degli israeliti col resto della popo- 
lazione. 

E notate che alle famiglie ebree manca 
quel rinsanguamento che, per l'avvicendarsi 
delle condizioni economiche , affluisce nelle 
vene dei cristiani col salire continuo a mi- 



— 43 — 

gliore fortuna di un certo miniero di conta- 
dini, tìttainoli ecc., a sostituire gli sconi]>arsi, 
i caduti, gli esauritisi nell'ozio e nel nervo- 
sismo cittadino. 

Canittei'i intellettuali 



Prt'cocità e preiiiiitiu-ità : spi-culatori <■ couTfiijiiittori — Gcnii 
— l'omini illustri — Mciliocritìt o iletìct-nza iutellettuale. 



Intellettualniente non mi riesce di scor- 
gere tra gli israeliti e le [popolazioni italiane, 
delle quali essi tanno parte, altra ditìerenza 
notevole che non sia la precocità. ]V[a (pie- 
sta precocità — che può anche essere una 
prematurità, uno sforzo, meglio che un be- 
ne — è forse un fenomeno più psicologico e 
morale, e non sempre spontaneo, che non 
veramente intellettuale : sono i parenti, gli 
adulti, che destano l'intelligenza, eccitano 
l'amor proprio, tino dall'alba della vita, nei 
fanciulli semiti. O se anzi riscontro una spe- 
cialità, ovvero una non-specialità, nella in- 
telligenza degli israeliti , la trovo in scusso 
opposto a quello che comunemente si ritie- 



— 4+ — 

ue come coutrasseguo dell' ingeguo ebrai- 
co. <<. Gli israeliti souo calcolatori > — si 
(lice — <: vedete la facilità, la prontezza con 
la (jiiale maneggiano le cifre ». — Che siano 
conteggiatori, non nego : lo sono per abitu- 
dine, per necessità, forse più che per dispo- 
sizione naturale d' ingegno; ma che abbiano 
una attitudine speciale alle analisi, alle astra- 
zioni dèi calcolo , che siano calcolatori nel 
senso non secondano e meno proprio della 
parola, mi sembra contraddetto del tatto che 
è precisamente nelle scienze matematiche 
che si rinviene un numero relativamente 
minore di israeliti che abbiano toccato i più 
alti fastigii. Ed invece nelle arti , nelle let- 
tere, nelle scienze naturali ;, nelle discipline 
giuridiche, sociali, politiche, presso ogni po- 
polo, tra i i)arecchi che superano la medio- 
crità e tra i pochi che arrivano ai gradi più 
eccelsi trovate una adeguata rappresentanza 
israelitica. 

Adeguata , ho detto ; cioè non deiìcente , 
come da qualcuno si vorrebbe, e nemmeno 
— come potrebbe , per ragioni che esporrò 
in altro capitolo , parere soltanto — esube- 
rante. 



— 45 — 






« Gli ebrei — si dici' da (iiialeniu) — « han- 
no un in,<;e<in<> di second'ordinc, un ingegno 
sfruttatore e non cieatorc; invano ceirlieie- 
ste fra loro, per non uscire d'Italia, un Dante, 
un Leonardo, un Galileo ». Siccome chi ob- 
bietta ciò , non ammette certamente quello 
che sarebbe in assoluta antitesi col suo as- 
serto, che al contrario l'ingegno semitico si 
innalzi e vigoreggi più dell' ingegno giape- 
tico, o ariano, che dir si voglia , così gii si 
potrà o]>porre la stessa singolarità dei casi 
che ho citati e le illazioni del più semplice 
calcolo delle probabilità. Senza smarrirci in 
in statistiche, dovremmo accordare agii ebrei 
italiani qualche centinaio di secoli perchè ne 
potessimo proclamare l'inferiorità se non fos- 
sero riusciti a produrre uno o due di quei 
genii dei quali, nel corso di tre quarti di 
millennio, una popolazione settecento o ot- 
tocento volte più numerosa può a ragione 
vantare, quasi come un primato in faccia al 
mondo, quattro, o cinque, o sei campioni al 
più. O cinque, ho detto, o sei, per lasciar 
posto alla liberalità dei lettori ; ma io non 



— 41) — 

saprei mettere vicino ai tre ricordati nessun 
altro, eccetto S. Tommaso d'Aquino, senza 
temere di rendergli col confronto un lu'utto 
servizio. 

Lasciando dunque in disparte i genii nel 
senso sublime della parola , ed astenendoci 
anche da una si>ecie di classifica degli uo- 
mini eminenti nelle scienze , nelle lettere, 
nelle arti, per la quale sarebbe malagevole 
il giustificare le induzioni e le esclusioni, 
giova addurre qualche esempio che smenti- 
sca la asserita inferiorità intellettuale dei 
semiti. 

Potrei invitarvi a dare una occhiata in- 
torno a noi, qui in Italia; ma me ne guardo 
perchè male mi sentirei in grado d'astenermi 
da dichiarazioni e da riserve che sarebbero 
audaci, o penose; dichiarazioni e riserve che, 
per casi e per uomini più noti, sarà più fa- 
cile , per chi vorrà e saprà, rintracciare fra 
le righe di un altro capitolo. Basterà che 
volgiamo lo sguardo ad un' altra nazione 
nella quale la fibra della razza israelitica è 
più vigorosa, in concomitanza appunto al 



— 47 — 

mji^gior vi<j;(»R' dell.» lilna del resto della 
popolazione, ad uua nazione la cui prepon- 
deranza intellettuale ha preceduto, accouii)a- 
gnato e susseguito la preponderanza politica 
e militare — me ne duole pei filosotì della 
storia , dall' indegno scintillante e accomo- 
dante , pei quali militarismo è sinonimo di 
decadenza ! — perchè si presentino i nomi di 
Heine, di Marx, di Mevrbeer , di Liebig ad 
attestare come la ment^e degli ebrei si presti, 
non meno delle menti, là dei germani, (jui 
degli italiani e dei francesi , altrove degli 
anglo-sassoni, alle sintesi artistiche — facen- 
do, finora, eccezione per le arti plastiche — 
e letterarie, alle sottigliezze della critica, alle 
concezioni ricostruttrici, alle induzioni scien- 
tifiche. 

* 
* * 

Xou meno , ho detto ; e , soggiungo, upu 
più. Per il non meno gli esempi — l'abbiamo 
provato pur ora — soccorrono facilmente : 
i nomi luminosi sono in vista , non gli 
oscuri. Se nelle scuole i ragazzi ebrei sem- 
brano più svegli dei cristiani forse , sia 
pur anche, perchè più precoci e certamente, 



— 4-N — 

come ho acceuuato, perchè più stimolati per 
eccitameuti iutriuseci ed estrinseci, io, non 
potendo citare le statistiche degli oscuri, non 
potendo direttamente dimostrare il non più, 
non ho che da rivolgermi ai ricordi ed alla 
esperienza quotidiana dei lettori : essi saranno 
in grado di tarmi fede che la mediocrità, ed 
anche la deficienza intellettuale abbonda fra 
gii israeliti come fra i cristiani. Chi infatti, 
avendo avuto rapporti cou parecchi ebrei, 
non ha trovato anche fra loro un buon nu- 
mero di persone , il ragionare cou le quali 
era lo stesso, per usare una immagine vol- 
gare, che pestare l'acqua in un mortaio ? 

È questo uno dei molti argomenti nei 
quali mancano i dati positivi per persuadere 
gii altri, o per essere dissuasi dalla propria 
opinione. Io non potrei che pregare quei 
lettori che mi volessero dar torto a sdop- 
piare mentalmente i soggetti presi in esame 
ed a formarsi, se riescono, un concetto della 
lo'ro intelligenza indipendentemente dalle al- 
tre qualità psicologiche e morali per le quali 
è probabile che, in un israelita, dieci di in- 
telligenza valga per quindici e sia stimato, 
che so io ? dodici od anche venti; mentre in 



— w — 

mi cristiano dieci con-e riscliio di essere sti- 
mato iM'i' otto e (li \al<'ie, in pid(l<>tt(> utile, 
soltanto cinque. 

(Queste i[)otesi mi giova credere clie sod- 
disfino il lettore come la precisazione di un 
concetto esistente in contuso nella sua mente. 
Io non ho la pretesa di darne la dimostra- 
zione ; ma mi pare che (juanto andrò espo- 
nendo più avanti possa servire di conferma, 
di riprova indiretta; e ciò, dopo tutto , può 
essere una torma sufficiente <li dimostrazio- 
ne quando riesca a salvarsi dal i>ericolo 

di non rappresentare che un circolo \ izioso. 

Coraggio personale e coraggio civile 

Viltà f vÌ!iliacclifi-i:i — Lt- «liif specie di e(>rajj.!ii»i — l'aura «li 
aver paura — N'aiiirà. 

Dopo un duello, un «iiornalista ehreo che 
si era battuto l>ene, diceva da uom<> di spi- 
rito : «sì, io aveva [>aura e non mi vei'iiOii'no 
« a dirlo; me ne taccio anzi un vanto. Bella 
« forza stare al i)osto (piando si ha < orag- 
« gio ! il merito è di l>attersi hene quando 
« si ha paura ». 

E. RiGHiNi. — Aìitiseuiitisìtio e semitismo. 4 



— 50 — 

Riporto quest'aneddoto, perchè mi sembra 
caratteristico a pro^josito dell' addebito, che 
si fa comuuemeutc agli israeliti, d' essere 
vili. 

Vili, o vigliacchi? — La parola vigliacco è 
troppo odiosa perchè io mi permetta d'ado- 
perarla alla leggiera; e poi il termine di con- 
fronto per definire una azione, od una ina- 
zione , come una viltà o come una vigliac- 
cheria, può essere variabile secondo i senti- 
menti, i criterii ed i pregiudizii particolari, 
e, ijiù, secondo i generali. Novanta su cento 
francesi metto pegno che direbbero vigliacco 
un atto che novanta su cento tedeschi si pe- 
riterebbero a chiamare soltanto vile, mentre 
dieci soli tedeschi su cento definirebbero per 
vile una azione che dieci soli francesi su cento 
griderebbero vigliacca. -^ E se i ({uesiti fos- 
sero proposti ad italiani, cioè a me ed a voi, 
lettori.... ? 

I quesiti? quali? 

Quelli sui quali, i^arlando di francesi e di 
tedeschi, ci siamo capiti per aria, senza aver 
detto nulla di concreto. 

Per risolvere intanto la questione inciden- 
tale , io confesso che temo che i cento ita- 



— 51 — 

liuiii iiìtcìTogjiti sarebbero più iuipaeciati Ji 
rispondere dei cento francesi e dei cento te- 
desclii. — La risposta mia i)otrà parere eva- 
siva; ma, siccome non la riteu«fO dei tntto 
insufficiente, tiro dritto. 



« 
* * 



La viltà e, peggio, la vigliaccheria, sono 
mancanze di coraggio. Ma due sono le qua- 
lità di coraggio alle quali si può venir me- 
no, alfatto diverse l'una dall'altra. Vi è il co- 
raggio personale, e vi è il coraggio civile, o 
morale. L'una e 1' altra però bisogna consi- 
derarle entro e al di là di certi limiti. 

Al di sotto di uno di questi limiti si ha 
una mancanza o una tale scarsità di corag- 
gio, sia poi personale, o civile, che sarebbe 
poco il parlare di viltà. Chi di consueto * o 
anche solo negli atti più importanti della 
vita, non si facesse un dovere di superare 
quel limite, dovrebbe essere giudicato, tino a 
riparazione, un uomo finito : ridicolo, o spre- 
gevole. In un modo, o nell'altro, io lo direi 
nn uomo squalificato; dolente solo che siano 
troi)po frequenti i casi nei quali, senza ade- 



— 52 — 

guata riparazioue, quell'oblio che non ahbella 
la ^'ita eluda la squalifica. 

Al (li là del limite superiore si ha l'eroi- 
smo; l'eroismo del coraggio personale, e l'e- 
roismo del coraggio civile o morale. Ciascu- 
no è in grado di richiamare alla memoria 
esempi di eroismo, specialmente rispetto al 
coraggio personale. — Come nel coraggio per- 
sonale, così nel civile, vi è l'eroismo che io 
direi di primo , e quello di secondo grado ; 
questo giuoca uno contro cento , od anche 
uno contro mille; l'altro contro tutto accetta 
zero per i)osta. Gli atti , pur sempre nobi- 
lissimi, ma più comuni, di coraggio civile, o 
morale, sono quelli pei ([uali altri si espone 
al pericolo di sacrificare la popolarità, le sim- 
])atie, le lusinghe dell'amor ]>roprio, i lucri ed. 
i vantaggi; gli atti più sublimi sono quelli pei 
quali l'uomo ha il coraggio del proprio suici- 
dio morale: (piesta è proprio l'apoteosi del 
coraggio morale. La calma di Napoleone il 
quale, nell' affermare, tra il fischio delle palle, 
che (piella che dovea ucciderlo non era an 
Cora stata fusa, non può non intuire l'efficacia 
delle sue j»arole sui compagni d'arme, è un 
esem[)io di eroismo personale; ma e un e- 



— 53 — 

roisiiio «li second'ordiiie rispetto a (jiiello di 
Pietro Micca che è assolutamente certo di 
sacrificare la vita alla salvezza della citta- 
della di Torino. — Emilio Z(>la,la cui fama let- 
teraiia è già al sicuro , e che facendosi pa- 
ladino della revisione del processo Dreyfus 
non può si)erare alcun vanta, ugio e corre in- 
vece tutti i rischi , non quelli soltanto per 
la incolumità personale, ma anche dell'odio 
della nazione alla quale appartiene e la cui 
illustrazione è il vanto dei suoi scritti; e che 
rinunzia agli agi, alla sicurezza, alla popò 
larità , per la convinzione che occorra ripa- 
rare ad un <lelitt;) la cui infamia gli sembra 
dover essere macchia indelebile per la Fran- 
cia, presenta un esempio di eroismo reso più 
aft'ascinante dall' onestà , dalla vigoria , dal- 
l'ingegno, dalla gloria dello scrittore. L'esem- 
pio è jnirabile; ma si può andare ancora più 
in alto. Benedek non giuoca moltissimo, o, 
se volete, anc'ìe tutto, come Zola, su una 
carta : ha il coraggio del suicidio morale. Il 
vinto di Sadowa avrebbe potuto giustilìcarsi 
e far ricadere su altri l'onta della sconfitta. 
Per un vecchio generale al quale la sorte 
dell'armi non avea arriso sette anni prima 



— r)4 — 

sui campi di ^iOinbardia; per un iijare>iCÌallo 
dell' impero , ciò sarebbe stato ben i)in im- 
Ijortante che salvare la pelle. Avrebbe po- 
tuto lasciare memorie per le quali fosse stata 
sicura la rivendicazione della sua fama dopo 
la sua morte, facendo, al tìnire della vita, o 
venti, o cinquanta anni dopo, si)irare quello 
spirito di disciplina al (piale oltre tomba nes- 
suno può essere tenuto : per un uomo d' o- 
nore meno eroico ciò sarebbe stato il supre- 
mo conforto della esistenza. F., invece, non la 
sua volontà, ma solo il caso ha voluto che 
il nome di Benedek abbia potuto essere re- 
dento dalla vergogna, o dal torto di Sadowa. 
Egli pensava che, da vivo e da morto , nel 
tempo e nella eternità, fosse suo dovere sa- 
criticare tutto, assolutamente tutto, alle sorti 
del Governo austriaco e della dinastia degli 
Absburgo. Il governo e la dinastia non sa- 
pevano di quale sacrifizio gli fossero debi- 
tori ! — L' eroismo personale di Buonaparte 
non può reggere al paragone di quello di 
3Iicca; l'eroismo civile e morale di Zola im- 
pallidisce al confronto di quello di Benedek: 
l'eroismo del silenzio vince ancora una volta 
quello della parola. 



Ma in mezzo ai due limili, al di sojn'a, 
cioè, del disprezzo e del ridieolo e al di sotto 
dell'eroismo, io penso che il coraggio perso- 
nale debba ritenersi una virtù facoltativa, il 
coragiHio civile, o morale, una virtù obbligar 
toria; obbligatoria ris])etto, specialmente, alla 
società, se trattisi di coraggio civile; rispetto 
più particolarmente , alla propria coscienza; 
se si tratti di coraggio morale. 

Eppure (piante colpe contro (piesta virtù ! 
Il prof. Roncati della Università di Bologna, 
in una prolusione che potè essere citata ap- 
punto come raro esempio di coraggio civile, 
ricordava l' impressione penosa provata un 
giorno a riguardo di un nomo il cui coraggio 
personale avea toccato l'eroismo, e P onestà 

era esemplare: eppure ! — Benedetto Cairoli 

era alla stazione di Pavia e vi era anche Ron- 
cati. Roncati vede un Tizio, conosciuto per 
pessimo soggetto, ma che esercitava un certo 
ascendente sui bassi strati sociali , e avea 
perciò una certa importanza nella vita poli- 
tica ed elettorale della città , avvicinarsi a 
Cairoli, salutarlo e stendergli la mano; e Cai- 
roli, l'eroe senza macchia, l'ex-ministro del 
Re non solo rispondere al saluto — poco ma- 



— 56 — 

le! — ma contraccambiare la stretta di mano 
con amichevole espansione. Siccome Oairoli 
non potea non sapere che ))el mobile fosse 
quel tale, così tiratene voi le conseguenze 
che ne ha tirate il prof. Eoncati. E poi rijjen- 
sate ai molti casi simili dei ([uali vi sarà ac- 
caduto di essere testimcmii; o, meglio, fate 
un esame di coscienza. Fortuna che nelle 
virtù concrete non si può pretendere che una 
frazione delle virtù teoriche, o fortuna, se 
preferite, che le virtù vanno applicate, con 
un certo discernimento, cum (frano sall.s ! — 
diversamente, in questi tempi di pretesa so- 
vranità popolare — sovranità politica, e, per 
le teste vuote , anche morale — dovremmo 
confessare d' essere tutti un branco di vi- 
gliacchi. 

Non è però il caso di dire che solo chi è 
senza colpa può scagliare la prima pietra. 
Vi sono mancanze così enormi, e che pure 
riuscirebbero a passare inavvertite , per le 
quali è diritto e dovere di segnalarle anche 
a coloro che uon abbiano F anima netta da 
ogni peccato veniale. 



* * 



J-i' orno^lio può esserle una coliia: è però 
sempre mi juvsidio del coraginio civile' e mo- 
rale ; la vanità invece è un dissolvente di 
quel corag^"io che è una delle tbndjinientali 
virtù sociali : sociali e politiche. 

Poco importa di indagare se per lo più gii 
ebrei manchino, o no, di coraggio personale, 
quando si trovi in essi un surrogato — una 
Degazione della negazione — che abbia una 
efficacia equivalente e più sicura. 

Si dice che il suicidio sia una viltà; spesso 
è una vigliaccheria più che una viltà ; più 
spesso ancora, una cattiva azione a base di 
egoismo : ma ad ogni modo pel suicidio oc- 
corre una dose , e uon piccola , di coraggio 
personale. Sarà un coraggio patologico, ma 
sarà sempre un coraggio. Nelle statistiche 
dei suicidii, gii israeliti hanno in Italia , se 
non in altre nazioni , una i)ercentuale più 
alta di quella delle poi)olazioni con le quali 
convivono. Adduco (piesta suprema contin- 
genza, questa terribile crisi della vita, per 
porre in dubbio la mancanza di coraggio 
personale della (piale si fa carico agii ebrei; 
e vengo al surrogato , alla negazione della 
negazione. 



— 58 — 

« Bella forza stare al posto qiiaudo si ha 
« coraggio ! il merito è di battersi beue quando 
«si ha paura!» — diceva quel giornalista 
israelita. Io non so, ripeto, se gli ebrei, ab- 
biano, nel maggior loro numero, ])<)Co o molto 
coraggio personale: se non hanno coraggio, 
hanno certamente una gran paura d' aver 
paura. È questo il surrogato , la negazione 
della negazione , che rende inutile il soffer- 
marsi ad indagare se sia vero, o no, quello 
che il popolino afferma, vale a dire che gli 
israeliti manchino di coraggio personale. 



* 
* * 



Ma questo surrogato ha le sue radici in 
un sentimento più generale e che costituisce 
uno dei lati deboli del carattere, e, nelle sue 
conseguenze, della rispettibilità degli ebrei; 
in uno di quei sentimenti che rappresentano, 
rapporto alle altre loro qualità fondamentali, 
un esempio di quelle incoerenze delle quali 
ho fatto cenno in uno dei primi capitoli: nella 
vanità. Questa vanità , accoppiata ad una 
mirabile forza di volontà — una all'incontro, 
delle doti tijìiche degli israeliti — generando 



— yj — 

la paura d'aver i)anra . snj)|»lisce alla defi- 
cienza, vera o su})iM)Sta, di eoiaf^iiio perso- 
nale : ma questa vanità, individuale e collet- 
tiva| — collettiva, per solito di riverlKMo — è, 
riaifernio, uno dei vermi roditori del carat- 
tere degli israeliti. (j)uesta vanità , insieme 
con le i)reoccui)a/,ioni di una solidarietà — per 
le (|uali bisogna riconoscere agli ebrei, non 
dirò una assoluta giustificazione, ma molte 
e serie attenuanti — si frappone spesso tra le 
loro azioni e la loro coscienza , cementa i 
vincoli del semitismo sociale e politico — of- 
fi-endo così un buon pretesto all'antisemiti- 
smo — ed ottunde il seutimeuto del coraggio 
civile e morale. Ricordiamo che gli israeliti 
rappresentano una collettività non tempora- 
nea ed accidentale , ma permanente e ne- 
cessaria. 

Caratteri p.sicologici 



Oscillazioni del pendiiln — Calcolo del toruaconto — Calcolo ed 
esaltazione — Dalla ditfereuziazione all' a^•versione — Fa- 
sto e grettezza — Coltura nei due sessi — Energia e sue 
applicazioni e conseguenze. 

Vanità e serietà; fasto e grettezza; gene- 
rosità ed esosità; esaltazione e calcolo — ecco 



— (io - 

alcune coppie di concetti op])Osti i)er le (luali 
gli israeliti maggiormente si differenziano 
dalle i)opolazioni con essi coviventi : ecco al- 
cune coppie alle quali altri osservatori altre 
potranno aggiungerne. Si tratta di contrad- 
dizioni che — dirò ancora una volta — difficil- 
mente si riesce a spiegare , ma più diffìcil- 
mente si potranno negare , in maggiore o 
minor grado, negli uomini e nelle collettività 
di uomini. Il pendolo dei sentimenti e delle 
azioni oscilla tra quei termini : negli ebrei 
le oscillazioni sono più potenti , P arco sale 
di più dall'una, o dall'altra parte, oda tutte 
due. Perchè? — Diciamolo fino da ora; per- 
chè la macchina è più vigorosa e le molle 
sono più tese. 

Guardate infatti una popolazione compo- 
sta di individui nei quali le oscillazioni del 
pendolo fra sentimenti opposti e simultanei 
è notevolissima, senza però che il carattere 
complessivamente risultante abbia troppe ras- 
somiglianze con quello degli ebrei, la popola- 
zione degli Stati Uniti dell'America del nord: 
anche là, vanità e serietà, fasto e grettezza, 
esaltazione e calcolo, nella loro intensità, sono 
rivelazione di una fibra nervosa e robusta. 



— tìl - 

Ma — Itadate bene — le singole macelline 
iinininiono seinpre un movimento dissime- 
trico, e spesso poi affatto ii'i*e<>o]ai'e : esistono 
le forze interne ed esterne, moderatrici e per- 
turbatrici, i)er le (piali l'arco «lescritto dal 
l»endolo da una parte non è mai uguale a 
(]uello tracciato dalla parte opposta, ne co- 
stanti, o regolari, sono le divergenze dalla 
verticale : diversamente, detto clic le oscilla- 
zioni sono maggiori, sarebbe detto tutto. 



Intendiamoci, i)erò, sul valore dei termini. 
Parlando di calcolo, do alla parola il sigui- 
licato dell'uso comune, quello più volgare di 
calcolo del tornaconto e di valutazione ra- 
pida e c^>iitinua delle circostanze che su 
(piella influiscono direttamente od indiretta- 
mente : un calcolo che soveuti nella vita è 
l'antitesi, la negazione, del calcolo uel signi- 
ficato nuitematico della parola. — Il profes- 
sore d' aualisi infinitesimale vi ragiona con 
la maggiore lucidità per un paio d'ore sulle 
formule piìi astruse: la sua governante non si 
raccapezza in una divisione tra numeri di ]>iù 



— 62 — 

di due cifre. All'incontro, il primo sarebbe 
capace di spendere cento, avendo voluto ana- 
lizzare tutti i coefficienti, i rapporti ed i va- 
lori unitarii di una gestione domestica, nella 
quale la seconda, spendendo cinquanta, sa- 
rebbe riuscita , tutto calcolato , a mettersi 
venticin(]ue da parte iter itroprio conto. Sono 
due calcolatori che stanno alla specie filolo- 
gicamente comune presso a poco come la 
balena e, che so io ì il cavallo stanno alla 
stessa classe dei mammiferi. 



* 
* * 



Un mio amico, fornito di uno speciale spi- 
rito critico ed osservatore,mi diceva che nelle 
ragazze Israelite del mezzo ceto si Im gene- 
ralmente una esaltazione nervosa intellettuale 
e sessuale, alla quale fa da sottofondo una 
predisposizione ed una preoccupazione cal- 
colatrice: sono simultaneamente esaltatate e 
calcolatrici. 

È giusta l'osservazione ? 

Mi pare davvero di sì; ma a prova non potrei 
citare che la semplice opinione altrui e la mia, 
la mia: dopo quanto ho confessato più addie- 



— «3 — 

ti'o, può iiu'i'itare scarso ciedito. Statistiche ed 
istrnmeiiti percoiitrollailaiouon saprei trovar- 
ne, sempre che non mi acconciassi a ricorrere 
ad una di ([uelle così dette collezioni di docu- 
menti umani che formano, non t'osse che per 
insuttìcienza, una delle più belle mistitìcazioni 
ad uso e consumo di certe scienze di conven- 
zione. Quelli però tra' miei conoscenti che 
hanno avuto più tacile occassione di adden- 
trarsi nelle famiglie Israelite — alcuni me- 
dici per esempio — me ne confermano 1' e- 
sattezza. 

11 sesso ;, P età;, la condizione sociale per- 
mettono di credere che in quelle ragazze si 
possa ricercare più genuino e n<m meno raf- 
finato il carattere etnico degli ebrei; quel ca- 
rattere che verrà trasmesso nelle famiglie e 
che, portato in ambienti diversi, si rivelerà 
nelle varie sue forme e si diramerà nelle ine- 
vitabili contraddizioni. 

Vanità e serietà , fasto e grettezza, gene- 
rosità ed esosità, e tutte le altre coppie , e 
tutti gli altri fasci di sentimenti opposti che 
troverete certamente anche nei cristiani, ma 
che negli israeliti si riscontrano più potenti 
e più appariscenti, sono conseguenza dell'ac- 



— 04 — 

coppiamento di quella esaltazione e di (piello 
spirito di calcolo che però, pur trasfoniiaiìdosi 
parzialiiieute in derivazioni collaterali , mai 
o (piasi mai cessano di sussistere e di i)re- 
sentarsi anche nella loro natura essenziale, 
sotto la loro flsonomia primitiva. 






Nei termini e nelle risultanze di (piell'ac- 
coi)piamento v'è del bene, v'è del male e del 
neutro. 

Del tuìitro f 

Precisamente, del neutro^ cioè né l'una cosa, 
né l'altra, uè bene, né male; e non dell' «>i- 
noGuo come, in relazione alle conseguenze ne- 
cessarie del bene, o del male, mi sarebbe ve- 
nuto spontaneo alla penna. 

Quello infatti che non è né bene, né male 
— e che perciò ni prossimo non dovrebbe 
fare né caldo, né freddo — ma die è specinle 
ad una razza, costituisce una ditterenzione e 
difficihnente può restare innocuo. Ciò che sto 
scrivendo adesso si rii)orta e si colleiia di- 
rettamente a ciò che lio accennato i)iù so]>ra 
sott'eriiiaiidomi , allora, ai caratteri esterni. 



- 65 — 

Xelh' abitudini e nelle niultifornii manife- 
stazioni dei pensieri e dei sentimenti un <fi(id 
comune ad una razza viene avvertito non 
meno e viene notato con ma<>gior insist^inza 
di un quid di speciale nei lineamenti e nelle 
movenze. Dalla dittereuziazione alla avversio- 
ne lo sdrucciolo è tacile, specialmente quando 
si corra rischio di fre(jueìiti spinte, o si sia 
soggetti ad una i>ressione i)ermaneute. 



Io non so, egregio lettore, ([uali sieno le 
vostre privata costumauze: ignoro se viviate 
in un lusso un po' esagerato i)er la vostra 
condizioue, o in umi modestia eccessiva. Deb- 
bo anzi supporre, per la naturale [preventiva 
benevolenza di scrittore verso un eventuale 
lett-ore , che probabilmente vi asterrete dal- 
l'uno e dall' altra. Posso poi credere che la 
niaggiorauza — sempre, beu inteso, relativa — 
dei lettori non provi ne gii imbarazzi della 
esuberante ricchezza, uè le strettoie dell' in- 
dingenza : i poveri spendono meglio le poche 
lii-e che comprando libri, e non hanno torto: 
i ricchi, dato anche che adempiano a quella 

E. KiGHiNi. — Antiseiititìsmo e semitisnio. 5 



- 66 — 

che nel concetto degli autori dovrebbe es- 
sere una loro funzione sociale, di comprarli, 
dilficilniente li leggono: la scritta uso esterno 
sul frontespizio di essi, si troverebbe a posto 
come sulle bottiglie dei farmacisti. 

Ebbene, se entrate nella abitazione di un 
israelita la cui posizione economica e sociale 
sia presso a poco Uguale alla vostra, voi tro- 
vate una casa atfatto diversa dalla vostra: 
« che lusso ! » — direte ; oppure : « come fa 
della gente che ha un po' di ben di Dio a 
vivere in questo tugurio ? » 

Quella agiatezza borghese che i)er la so- 
stanza trascura magari 1' apparenza , che è 
aliena da una parvenza di lusso che stoni 
con l'abituale regime di vita, ma alla quale 
insieme ripugna ogni specie di sordidezza, 
difficilmente si rinviene nelle case degli ebrei. 
Si direbbe che nei semiti si ridesti una con- 
fusa aspirazione al fasto di quell'oriente che 
fu culla della loro schiatta , o permanga la 
tradizione del ghetto. Altri vorrà soggiun- 
gere che l'interesse lotta con la vanità, senza 
che nel conflitto la parte momentaneamente 
viucitrice riesca ad occultare la i)ertinace vi- 
goria della vinta : il conflitto facilmente tra- 



— (i7 — 



spare <lal l)is(>;i^ii<) prepotente <li non disgiun- 
gere (la»U oggetti il loro costo; la lingua 
batte (love il dente duole. 



* 



Le donne Israelite sono, proporzionalmente, 
più colte degli uomini; la loro istruzione poi, 
a parità di coudizione sociale, si lascia addie- 
tro dì gran lunga quella delle donne cristia- 
ne: difficilmente trovate in una signora ebrea 
quella si)aventosa fatuità, quella miserevole 
futilità di pensiero, per le quali le anime di 
non poche signore cristiane male rispondono 
alle lusinghiere iirevenzioni che l'avvenenza 
e le grazie della persona poteano aver de- 
stato a loro riguardo. 

Tra gli uomini invece si hanno i dotti in 
piccolo numero , come del resto i)roporzio- 
nalnieute tra' cristiani; e non molti, e sem- 
pre ritengo circa in uguale propozione, co- 
loro la cui istruzione in uuo o più rami dello 
scibile eccede un dilettantismo da orecchianti. 
La generalità non corre troppo avanti. Par- 
late con loro d'arti, di lettere, di storia, di 
scienze entro (piei limiti che determinano la 



— 68 — 

COSÌ detta comune coltura , e vedrete come 
questa sia superficiale e deflceute : in com- 
plesso, per quanto mi è accaduto di consta- 
tare, io la direi piuttosto inferiore che uguale 
a quella dei cristiani. È vero però che negli 
ultimi t^mpi presso di loro lo sport intellet- 
tuale va acquistando un favore simile a quello 
del quale largheggiano per lo sport fisico. 

Immersi negli accorgimenti sottili ma , 
come si suol dire, prosaici che formano il 
tessuto degli affari ai quali dedicano una 
incomparabile operosità, e poco forniti di 
quella coltura che ingentilisce la vita , ma 
non ha rapporti che remoti e discutibili col 
tornaconto immediato, parrebbe pertanto che 
gli ebrei dovessero essere refi'attarii, se non 
a qualche forma di idealità, almeno a quella 
che con una sola fi'ase io direi la poesia della 
concezione della vita nelle varie sue mani- 
festazioni. 

La realtà, al contrario, è dalla part^e dia- 
metralmente opposta. kSe parlate di uno scon- 
to, di una partita di granaglie, di una ope- 
razione di riporto, di un contratto in genere, 
il contraente israelita vi farà, tutt'al più prò 
forma, qualcuna di quelle dichiarazioni con- 



— 69 — 

venzionali alle quali è sottinteso che negli 
attari non si dà inipovtaiiza di sorta; ma, in 
sostanza, resterà terra terra nel caniix) della 
praticità. ^la se con la stessa persona vi in- 
contra di discoiTere di altra cosa che non 
sia un aftare, allora l'uomo non è più quello: 
siete quasi certi di scoprire un idealista e 
spesso uu sentimentale. Può darsi anche, 
ma raramente e quasi sempre poi parzial- 
mente , che troviate un esaltato. L'esalta- 
mento proprio della stirpe c'è, ma si è tra- 
sformato : la crisalide è diventata farfalla. 
Avrà concetti confusi , avrà una desolante 
povertà di cognizioni: che fa ciò f Per <jue- 
sta confusione , per (luesta povertà , gigan- 
teggerà, nella indeterminatezza, nello smar- 
rimento dei contini, l'oggetto al quale è ri- 
volta la sua mente ; l'ideale si sarà subli- 
mato. Parli di politica, o di storia, o d'arte, 
o di religione, o di scienza , alla sua frase 
non mancherà mai un ritlesso di poesia, sia 
pure bislacca, al suo pensiero un bagliore 
di entusiasmo. 

E in questi casi la vanità si attenua , se 
non si dissipa del tutto. Troverete molti israe- 
liti che, all'occasione, ci terranno a far poni- 



— 70 — 

pa di (luello che sanno ; e ciò non supera 
troppo (piel tanto di vanità che si vonà qua.si 
dire necessaria : sapere è utile e decoroso; 
ma utile e decoroso può anche essere che il 
vostro sapere sia noto. Difficilmente ne trove- 
rete che ostentino di sapere ciò che ignorano. 
Non mancherà chi vorrà attribuire il fatto 
ad una spontanea osservanza di quel pre- 
cetto che insegna che il miglior modo per 
occultare i confini del proprio sapere è di 
non oltrepassarli : ma si potrà forse dire in- 
A^ece elle temano dioft'uscare con l'impostui'a 
quella che è luce di dottrina e di idealità. 






Xell'età, nel sesso, nella condizione sociale 
che si poteva presumere fornissero gli ele- 
menti — stavo per dire gli ingredienti — della 
stirpe, se non assolutamente immuni da con- 
tatti esterni , certamente al maggior grado 
di concentrazione, ho ricercato, fra le incoe- 
renze generali e jiarticolari , quelle tipiche 
dei nostri israeliti. 

Xella vita materiale quotidiana , e nelle 
piccole e svariate ma continue manifesta- 



— 71 — 

zioiii del jxMisiei'o e del sciitinieiito, lio tro- 
vato, non (lue fasiche i»otessero sembrare 
accidentali, ina due esenipi licnerali clic ri- 
couferinnssero, ott'rendo ovvia raiiione delle 
trast'orniazioni , il concetto esjìosto intorno 
al carattere degli ebrei. 

Non so se un' altra qualità fondamentale 
derivi d«all' accoppiamento della esaltazione 
con lo spirito di calcolo ; non so e non mi 
importa di sapere. Dopo avere constata la 
fatalità delle incoerenze — incoerenze non, 
ripeto , intrinseche ; ma rispetto alle nostre 
cognizioni e, sopra tutto, alla insufficienza 
della nostra mente a i»enetrare l'essenza delle 
cose — darei alla mia volta esempio di una 
incoerenza puerile se mi preoccupassi troppo 
di costringere in un sistema le osservazioni 
che raccolgo, i fatti che espongo. 

Questa qualità è 1' energia , con tutte le 
sue diverse manifestazioni: operosità, costan- 
za, pazienza, x>ertinacia, reazione agii insuc" 
cessi ed agli scoraggiamenti. 

Xon dirò già che questa energia si espli- 
chi di continuo in forma encomiabile e non 
molesta al pubblico circostante e concorrente: 
una qualità , per quanto bella e buona , ha 



— 72 — 

sem])re la tendenza a degenerare nei vizii 
ad essa correlativi. Certo, la discrezione, la 
correttezza, la dignità, qualche volta possono 
pigliarci di mezzo : che importa f 

Importa, e non poco : ma importa, in sen- 
so sfavorevole, assai meno di quanto non 
importi, in senso favorevole, l'esistenza e lo 
svolgimento di quella energia la cui man- 
canza — reale e non apparente — è negli ebrei 
una eccezione così rara da dar ragione al 
balordo giuoco di parole circolante col pas- 
saporto di proverbio , che le eccezioni con- 
fermino la regola. 

Per le loro doti e pei loro difetti io credo 
che, un po' più su in un senso, un po' giù 
in un altro, gli ebrei presso a poco si tro- 
vino al livello delle popolazioni coabitanti : 
ma ])er quella energia che vivifica tutte le 
loro doti ed otfre etìicace compenso ai loro 
difetti — ed a proposito dalle une e degli 
altri intendo riferirmi e a quanto ho detto 
e a quanto dirò — non ho nessuna difficoltà 
a dichiarare, (juasi come riassunto di ciò che 
ho esposto finora e come punto di partenza 
per ciò che mi resta da esi>orre, che gli el)rei 
in complesso non solo, come si vorrebbe dire, 



- 73 — 

sanno tarsi valere , ma effetti vaniente val- 
gono i>iù delle i)oi)olazioni italiane con le 
qnali convivono. 

Onde una ragione dell'antisemitismo : non 
la sola certamente , ma — forse ! — la prin- 
cipale. 

Commercio 

Economia politica e sociolojiia — Commercio, inonopolii, sin- 
dacati — Commercianti ed eìirei. 

Che il commercio sia l'anima delle nazioni 
sentirete aflfermare mille volte. Ma sentirete 
dire pnre sovente che, mentre l'operaio, l'a- 
gricoltore, l'industrale, il professionista lavo- 
rano e producono, l'ebreo invece non produce; 
specula e sfrutta. 

In altri termini si fa carico alle persone 
degli ebrei, in quanto sono per la maggior 
parte i più abili commercianti, intermedia- 
rii ecc, di quelle accuse che le più elemen- 
tari nozioni di economia politica dovrebbero 
avere completamenre sfatate, contro i gua- 
dagni veri o supposti dei commercianti in ge- 
nere e specialmente di quelli fra loro, i ban- 



— li — 

eliieii, che col niovinieiito di denaro se<inoiio 
e moderano le oscillazioni della produzione, 
delle domande, delle offerte, dei mercati. 

È vero però che la economia politica è in 
ribasso : la sociologia, cresciuta sulle sue gi- 
nocchia, la tratta ormai da vecchia rimmin- 
chionita e tenta di detronizzarla del tutto. 
La sociologia è complessa, duttile, indefinita. 
Prende un jk)' dalle dottrine economiche e 
finanziarie; ])oi un altro po' dalla storia, un 
altro po' dalla biologia, dalla fisiologia, dalla, 
antropologia, da ciò insomma che le può far 
giuoco : mescola il tutto dosandolo secondo 
l'intuito del cuoco.... pardon! dello scienziato; 
lo condisce secondo i gusti del pubblico, lo 
scodella in porzioni adatte all'appetito degli 
avventori. Fino a trenta, o quarant'anni fa, 
gii economisti non erano ameni rifriggendo 
quelle teorie economiche che, generalmente 
vere, aveano il torto di essere sempre le stesse 
e di diventare perciò maledettamente mono- 
tone e noiose : non riuscivano a stuzzicare 
il palato dei lettori. Oggi, al contrario, i so- 
ciologi sanno toccare i tasti più sensibili, 
accarezzare i pregiudizi più reconditi, accen- 
dere un moccolo al diavolo e un altro a 



— <;) — 



S. Antonio: il ^naio è clie le note ])in co- 
muni agli scritti (li sociologia che ]>nllulano 
ogni giorno sotto vai'ii titoli nei libri, nelle 
riviste e nei giornali , sono la incongruenza, 
la stravaganza e un convenzionalismo del 
quale la novità non corregge la natura (1). 
Se capito in una vecchia biblioteca e at- 
traverso le reti metalliche degli scattali volgo 
un'occhiata compassionevole alle tìle di vo- 
lumi che hanno trattato i)er es. di astrologia, 
di alchimia ecc., io penso melanconicamente 
che probabilmente i posteri daranno una oc- 
chiata egualmente espresvsiva a quei volumi 
di così dette scienze sociali, che sembrano for- 
mare la great attraction della coltura moderna: 
e notate [lerò, mi alti-etto a confessare, che. 



(1) Forse però tutti i torti della Sociologia si ridu- 
cono ad uno solo, del quale, per di più, essa non ha 
colpa: alla faciltà con la quale può essere sofisticata. 
Difatti la mia ironia non attacca la sociologia come 
concezione scientifica. Ne rispetto i cultori e ne guardo 
con animiiazione i maestri: prima di tutti quell'Au- 
gusto Comte, dal cui pensiero deriva tanta parte del 
pensiero al qiuile si informa , o pare die si informi, 
il mondo moderno Più dunque che della sociologia 
in sé stessa io parlo di tutto quello che riesce a pas- 
sare per sociologia. 



— 7(3 — ■ 

tìglio del mio tempo, accade sovente anche 
a me di interessarmi di qnegli scritti sul cui 
effettivo valore intrinseco non posso repri- 
mere nell'animo i dubbii più crudeli ! 

Giacche sono uscito di strada — ho pro- 
messo di astenermi dall'erudizione; non mi 
sono inibito qualche breve divagazione — 
permettetemi di ritornarvi per un viottolo 
obliquo che può mettere in comunicazione 
1' argomento nel quale mi trovo con quello 
dal quale ho preso le mosse. 

Una certa categoria di sociologi è proclive 
ad evitare i malumori coi quali alcune sue 
teorie turberebbero le simpatie innate che la 
avvincono a qualcuna delle classi che eser- 
citano le varie forme di commercio. Il rime- 
dio è suggerito dai dettami della vecchia 
scuola salernitana: similia similibus ! Si sta- 
biliscono distinzioni fra la ricchezza mobile 
e la ricchezza immobile , fra il possesso di 
titoli e la proprietà fondiaria, e si cerca di 
far cadere su questa le maggiori odiosità 
per stornarle da quello. Predichiamo la so- 
cializzazione della roba altrui e.... prendiamo 
fiato; in (luanto alla nostra, ci penseremo con 
più comodo: non bisogna aver fretta, diamine! 



Se vogliamo diinque difendere commercio 
e commercianti e, nel caso nostro, gli ebrei, 
dalle insidie e dalle invettive di pregiudizii 
che si possono dire vieti per quante appa- 
renze di modernità rivestano, e si debbono 
chiamare \olgari anche se ripetuti da i)er- 
soue che, in altre materie, palesano coltura^ 
sentimenti e pensieri elevati, non facciamo 
troppo calcolo sull'appoggio mal fido e male 
afferrabile delle discipline sociologiche: pren- 
diamo a braccio (jnella massaia semplice, one- 
sta, bonaria, che è l'economia politica e ascol- 
tiamo che cosa ci dice. 






Essa ci dice — cito, o riassumo, nella pri- 
ma parte di qnesto paragrafo Paolo Leroy- 
Beaulieu (1) — che i commercianti possono 



(1) Da non confondere col fratello Anatolio , Y au- 
tore AqW Israel ches les Xations, che ho citato più ad- 
dietro e che direi un'opera veramente geniale, se non 
cercassi d" evitare 1* uso di un aggettivo diveniitomi 
uggioso per il significato al quale ormai troppo spesso 
si presta. Che cosa, per es. leggete sotto la frase una 
teoria yeniale ? Questo, non di rado: una teoria da ac- 
cettare in quanto è speciosa e fa comodo, con un vago 
e non confessato sospetto che sia prudente non sot- 
toporla ad una disamina troppo rigorosa. 



— 78 — 

essere considerati come i direttovi e gli orga- 
nizzatori della produzione di tutto il mondo. 
Fauno un doppio lavoro: uu lavoro di com- 
biuazioue delle capacità, delle risorse , dei 
bisogni dei dilferenti paesi; ed un lavoro di 
ripartizione, tra (luei paesi, dei diversi pro- 
dotti in modo che si verifichi con la mag- 
giore rapidità in ogni paese l'equilil)rio tra 
la domanda e l'offerta delle varie merci. A 
questo compito immenso, delicato, indispen- 
sabile cooperano anche i commerciaDti al 
minuto. I quali poi, se hanno parte minore nei 
pericoli della s])ecul azione — speculazione nel 
doppio significato della parola: d'osservazione 
e d'azione — immedesimano nella merce un 
certo lavoro materiale : di conservazione pri- 
ma; il conservare in qualche modo equivale 
al produrre; poi di riparto, di confezionamen- 
to ecc. e via via di risparmio, di l)righe al 
consumatore, di prevenzione delle sue abi- 
tudini ecc. 

Le moltiplicazioni degli scambi hanno fatto 
sorgere ab antiquo e resa sempre più necessa- 
ria nna categoria di occupazioni, quella che 
abbraccia le professioni commerciali. Alcune 
persone specializzano le loro attitudini rispet- 



— 7U — 

to al comniercio e, invece di lìiodiirre ;;li og- 
getti elle sono utili all'uomo e da lui deside- 
rati, si danno eura dei hiso<>ni del iniUhlico, 
si sforzano di ])resentii'li, riuniseono, o ten- 
gono sotto mano <|uanto può oeeorrere ai 
consumatori. Questi ultimi non li:inno d'uopo 
di tempo, di pensieri, di incertezze per met- 
tersi d'accordo coi singoli produttori; sanno 
dove rivolgersi. 

E sanno anche — o (lovrebl)ero sa])ere — che 
essi sono i padroni continui della situazione^ 
perchè l'anima del commercio è la concor- 
renza : la concorrenza spinge ciascun com- 
merciante a salire un gradino più alto degli 
altri suoi colleghi, ad affinarsi, per procu- 
rarsi o mantenersi la clientela diretta, o in- 
diretta, col miglior buon mercato, o col met- 
tere, a pari prezzo, una migliore qualità a 
disposizione degli avventori. 

Ma i monopolii ? i sindacati ? 

L'obbiezione viene troppo spontanea per- 
chè non corra l'obbligo di una risposta pron- 
ta, per quanto sommaria. 

Intanto, guardiamoci dalla confusione che 
si fa tra le due cose. Il monopolio dipende, 
o da un fatto naturale che cessa d'esser tale, 



- 80 — 

cioè monopolio, solo quando si riesce ad e- 
hideriie l'efficacia; o da un atto buono, o cat- 
tivo, d'imperio, d'autorità, di governo, di po- 
litica. Il commercio non genera i monopolii; 
anzi, se mai, li subisce e ne soffre. 

Il commercio invece, o meglio, il gTande 
commercio, crea i sindacati ; questa nuova 
forma di tirannia della società capitalistica, 
contro la quale anche molt^ brave persone 
che ci tengono a non essere confuse ne coi 
socialisti, ne coi socialistoidi , non riescono 
a trovare parole adeguate alla loro indi- 
gnazione. 

Ebbene : io che in vita mia non avrò mai 
occasione di i)render parte ad alcun sindar 
cato, o piuttosto ad alcun trust — la parola ita- 
liana ha significati secondari! che ingenere- 
rebbero confusione e consigliano a metterle 
allato la parola straniera — ne grande né pic- 
colo, credo invece che i sindacati siano una 
conseguenza, se non necessaria, certamente 
innocua della grande produzione e delle mol- 
tiplicate comunicazioni: gli sbarramenti di 
vallate ed i colossali serbatoi alpini com- 
piono rispetto alle grandi correnti lo stesso 



- .SI - 

iiftìcio (li una [tic't'ola diga o di una cisterna 
rispetto ad un tìlo d'acqua. 

Essi tentano di abbracciare con la juevi- 
sione un campo che è diventato così vasto, 
da sfuggire all' occhio de' singoli commer- 
cianti : se ro[>eia dei sindacati corrisponde 
ad un reale bisogno della produzione e, spe- 
cialmente, della consumazione uioudiale, essi, 
moderando o accelerando un dato corso d'af- 
fari, rendono loro un grande servizio ed è 
naturale che ne raccolgano un congruo com- 
penso. Se poi la previsione è sbagliata, state 
certi che non riusciranno mai ad imporre il 
loro errore : nella peggiore e nella meno fre- 
quente ipotesi, sorgerà un altro sindacato a 
trarne profitto acconciandosi alle esigenze 
del consumo. Gli esempi sono tutti ormai 
in (juesto senso : ma la leggenda paurosa su 
quegli orchi del commercio, su quei dissan- 
guatori dei popoli che sarebbero i sindacati, 
sembra che non venga ancora efficacemente 
messa in dubbio... forse per non privare gli 
inetti, gl'imprevidenti e gii sfortunati della 
magra consolazione di poter bestemmiare 
qualche onnipotente dio della terra! — I sin- 

E. RiGHtsi. — Antisemitismo e semitismo. 6 



— 82 - 



dacati schiacciano i grandi bisogni flttizii; 
vengono schiacciati dai grandi bisogni reali. 



Accennate, pro])rio per sommi capi, le più 
fondamentali tra le risposte che si possono 
dare alle accuse odiose, vecchie e nuove , 
delle quali sono fatti segno i commercianti, 
mi pare inutile il soffermarmi a comprovare 
che ciò si collega strettamente con la qui- 
stione generale dell' antisemitismo , e con 
quella si)eciale dell'antisemitismo moderno, 
perchè contempla la forma d'operosità non 
soltanto più comune agli ebrei , ma quella 
nella quale essi meglio eccellono. In questo 
caso particolare , ebreo è sinonimo di com- 
merciante: è la imjjerfezìone stessa del pre- 
giudizio, la discrepanza tra il suo involucro 
e il suo contenuto, che vieta di dire che gli 
israeliti sono sfruttatori, perchè sono com- 
mercianti, e consiglia ad affermare che sono 
sfruttatori e non altro. O, meglio, si inver- 
th'anuo i termini e si asserirà che si dedi- 
cano al commercio, perchè il commercio me- 
glio si adatta alla loro indole di sfruttatori: 



— 83 — 

ed allora io non avrei che a rifare il cam- 
mino a ritroso per ribattere 1' accusa, ini]>li- 
cita in qnell' asserzione, che il eomniercio , 
nelle molteplici sue torme , non sia che nn 
parassitismo. 

Avarizia ed tisni'a 



Considerazioui siili nvarizia — Gli eVirei non .«ono avari — In- 
tere*8? del danaro ed usura — Circoncisi e battezzati. 



Non so quasi se nel mettere in carta quei 
punti principali che possono dar ragione delle 
condizioni geuerali fatte agli ebrei nell'Italia 
moderna e dell'azione da essi esercitata sul 
popolo, in rapporto principalmente alla tol- 
leranza ed alla intolleranza reciproca, valga 
la pena che mi occupi dell'antipatia che si 
può raccogliere sul capo degli israeliti in 
quanto essi possono essere ritenuti avari , 
accumulatori cioè di ricchezze che verreb- 
bero sottratte all' uso generale. Xon lo so, 
perchè mi sembra che l)asti 1' osservazione 
più superficiale per constatare che quel pre- 
giudizio, non solo non corrisponde alla ve- 
rità, ma anzi ne è. precisamente il rovescio. 



— 84 — 

Intanto, dichiaro clie riguardo al secondo 
peccato capitale, considerato in sé stesso, la 
mia opinione non riesce a mettersi d'accordo 
con la opinione comune. Potrà parere un 
paradosso; ma non riesco a persuadermi che 
sia tale e perciò la espongo. 

Ohe cosa ama 1' avaro ? — nulla, o presso 
a poco. Ama il valore per il valore; è l'adora- 
tore del valore astratto, assoluto. Nel cam- 
po economico mi i)are che l'avarizia faccia 
riscontro a (luello che nel campo delle virtù 
cristiane è l'amore di Dio, l'amore del bene 
assoluto. Se l'avaro amasse materialmente 
le monete, od i buoni di banca, la sua ava- 
rizia non sarebbe più pura, e poi non sa- 
rebbe quella che è di fatto negli avari: par- 
teciperebbe un po' della passione del colle- 
zionista. Notate che l'avaro spesso non ha 
famiglia; anzi un avaro con famiglia non è 
il tipo dell'avaro perfetto : non si preoccupa 
degli eredi, né di sé stesso; si priva di tutti 
gli agi, si impone tutte le privazioni : per 
solito — e questo é caratteristico — non si cura 
della soddisfazione che parrebbe dovesse far 
parte integrante dei suoi gusti, quella di una 
amministrazione rudimentale che gli per- 



— 85 — 

metta di constatare i iiH»lioraiiieiiti della 
sua posizione eeoiioiiiica e tìnanziaria. Nulla! 
S. Bernardo dice clie l'avarizia è una paura 
d'esser poveri che fa vi\'ere sempre nella po- 
vertà. — L'avarizÌM, la vera avarizia, non è 
che una malattia: per chi ne è colpito, io com- 
prendo un sentimento di compassione, non 
quello così comune e generale di esecrazione. 

Ma, ad ogni modo, gli ebrei sono avari ? 
Cupidi del guadagno, sì; avari, no. Avarizia, 
no; gTettezza, non di rado, si; ma per que- 
sta c'è la vanità a contrastarla ed a para- 
lizzarla. Xelle città nelle quali sono relati- 
vamente numerosi — e notate che quando 
sono numerosi relativamente, paiono nume- 
rosissimi, mentre poi sono pochi : in una sol- 
tanto delle città che hanno una più forte 
colonia israelitica superano il ventesimo della 
popolazione: in tutto il Eegno non arrivano a 
41000 per (1) oltre 31 000000 d'ab.; uno circa, 



(1) Queste cifi-e ed altre generiche che, nelhi Parte IV 
del libro , metto iu conelazione con dati desunti da 
speciali mie ricerche, le rilevo dalle pubblicazioni som- 
marie del cav. F. Servi, accettandole come quelle che 
mi risultano le più attendibili. 



— Stì — 

su setteceuto ciiKiuaiita — se entrate in un 
teatro, in un ritrovo in un posto qualsiasi, al 
quale non s'acceda (/ratis, ne trovate il de- 
cuplo, in eouti-outo al resto del pubblico, di 
quello che la loro posizione economica a- 
vrebbe potuto far supporre. Proporzional- 
mente, non alle loro rendite, ma ai loro ca- 
pitali, spendono molto più dei cristiani. E 
ciò è loro possibile perchè le loro rendite 
sono in ragione non soltanto dell'entità dei 
loro capitali, ma anche delle prestazioni e 
delle operosità personali e, sopratutto , del 
movimento di quei capitali : l' associazione 
spontanea^ intima, continua del capitale col 
lavoro, per la quale si intensifica l'efficacia 
e dell'uno e dell'altro, è il merito principale 
degli ebrei. Dire che «li israeliti , accumu- 
lando, sottraggono al pubblico le ricchezze, 
è ripetere una scioccheria. La verità è che 
moltiplicano l'uso dei capitali, e ciò con pro- 
fitto loro prima di tutto — ci mancherebbe 
altro che non fosse così !— e preoccupandosi 
magari soltanto di quello — e chi vi può aver 
nulla a ridire ? — ma con vantaggio reale in- 
discutibile del resto del paese. Se in una 
città trovate 10 milioni in mano agli ebrei 



— 87 — 

e 100 in mano ai ri'i>*tiaiii, potete star certi 
elle quei dieci al confronto varranno per 
ciniiuauta e figureranno per duecento, 

Si tratterebbe di una sottrazione di ricchez- 
ze proprio (li nuovo conio ! 






« Ma SODO usurai ! » 

Ed io rispondo ancora una volta : « lo sono 
« davvero ? e cioè lo sono pui degli altri ? » 

Spero bene che ci intenderemo sul valore 
dei termini. Dall' interesse onesto all' usura 
il passaggio non avviene per gradi aritmetici 
m ragione della percentuale di sconto. Quella 
di poter regolare il tasso del frutto, al cin- 
que, che so io ? o al sei, o al sette per cento 
è stata una delle fisime intorno alle quali 
si è non di rado accanita la legislazione eco- 
nomica dei tempi passati e intorno alle quali, 
nel pensiero di non pochi ingenui, avrebbe, 
alle volte, l'obbligo di accanirsi la legislazione 
economica moderna : e poi prestate fede al- 
l'efficacia degli esempi della storia e dei con- 
sigli della esperienza ! 

L'interesse del denaro dipende dalle con- 



— 88 — 

(lizioui del mercato generali, o particolari ad 
un paese e dipende dalle condizioni speciali 
del rischio di non potere ricuperare alla sca- 
denza stabilita, senza perdita e senza briglie, 
la somma mutuata. Quando la Banca di Fran- 
cia, o quella di Inghilterra, per rinforzare le 
riserve metalliche hanno creduto di elevare 
il tasso di sconto al 9 , o al 10 per cento, 
nessuno ha sognato che facessero un'opera- 
zione da usurai. Una Cassa di Eisparmio, 
una Banca che abbia caratteri tali da non 
potersi dire istituto pienamente privato, po- 
trà avere pochi saggi d' interesse per varii 
modi di investimento del denaro, come pre- 
stiti su pegno di titoli, sconto di effetti com- 
merciali, sovvenzioni cambiarie ecc., e dovi*à 
ripartire il credito ai suoi clienti in maggiore, 
o minore misura, ma sempre sotto gli stessi 
tassi stabiliti: un privato invece, quando sia 
disposto a largheggiare nel fido, sarà perfet- 
tamente in regola con la propria coscienza, 
se non coi pregiudizii del pubblico , se nel 
frutto preteso comprenderà, non solo l'iute- 
resse del denaro per quello , come si dice, 
che fa la piazza , ma anche una specie di 
qiuìta d'assicurazione pei rischi che corre o 



— 89 — 

pei disagi ai quali è presumibile che vada 
incontro nelle singole o])erazioni. 

L'usura invece è , o una numovra dolosa 
l)er stimolare le passioni altrui, o un agguato 
teso all' altrui ignoranza intorno al credito 
del quale altri può essere meritevole, o una 
accorta e malvagia cooperazione ad una spe- 
culazione errata; manovra, agguato, coope- 
razione che si proi)ongono di approlittare di 
quelle passioni, di quell'ignoranza, o di quel- 
l'errore. L'usuraio, in fondo, non è che un 
ricattatore, od un truflFatore. 






Io non dico che manchi questa specie di 
ricattatore o di truffatore tra i tigli di Israe- 
le : ma ritengo che non abbondi, in propor- 
zione, più che tra i battezzati. Tutto sta ad 
intendersi nei modi di tale proporzione. 

Per farmi comprendere io pongo alcune 
cilre alle quali però non do un valore arit- 
metico : le indico per pura e semplice forma 
di esemplificazione. 

Gli ebrei sono generalmente commercianti, 
uomini d'affare, banchieri, commissionari ecc. 



— 90 — 

Su cento ebrei che posseggono qualche cosa, 
sok) 30, o 40, a far molto, saranuo , come 
professiouisti, impiegati, proprietarii di sta- 
bili o fU titoli , fuori dagli atfari , dal ma- 
ueggio del denaro a scopo di speculazione: 
e poi anche di questi 30 , o 40 , una parte 
sarà fuori solo parzialmente od apparente- 
mente. All'incontro per cento cristiani non 
sprovvisti di beni di fortuna le proporzioni 
saranno invertite : troverete i)iù di 70, o di 
80 alieni dalle speculazioni in genere e se- 
gnatamente da quelle di rapido giro ed a 
breve scadenza. ]Nta siccome — eccetto qual- 
che strana anomalia rintracciabile di prefe- 
renza nel sesso femminile — invano cerche- 
reste gli usurai tra chi non è in mezzo al 
movimento degli affari e in ispecie degli af- 
fari a base immediata di danaro , così non 
sarebbe da farsi caso che 1' usura tentasse 
più la generalità degli ebrei che non quella 
dei cristiani. 

Ma se invece restringete l'osservazione alle 
persone d' affari , vedrete forse invertirsi le 
parti : nel campo cristiano si presentano tali 
esempi di allegro strozzamento del prossimo, 
che occorre davvero una buona dose di pre- 



— !»1 — 

concetto ostile ])or fare se<>no di sjjeciale 
indigiuizioue l'usura de^li ebrei. Io non faccio 
che richiamare la vostra attenzione su poche 
categorie di fatti, alcuni dei quali, se non 
avete sempre vissuto nel mondo della luna, 
si saranno certamente ripetuti anche sotto 
i vostri occhi. Dal piccolo possidente che 
piange miseria, ma ha i cento franchi a di- 
sposizione del vicino, al (piale mancano le 
forze per arrivare al raccolto, e si contenta 
di un cinque per cento per due mesi e cosi 
di un trenta per cento all'anno, all'arruffone 
di piazza, cuor d'oro sempre pronto ad aiu- 
tare i fruttivendoli con le cinque lire che 
loro occorrono , facendosi pagare per inte- 
ressi e restituzione un meschino soldo al 
giorno per la bellezza di 305 giorni; dal ne- 
goziante, tutto cortesia , ben lieto di farvi 
credito perchè, sicuro di non perder nulla, sa 
quanto gli frutta Tesigere acconti a comodo 
vostro e rimettere il saldo a tempo indefinito, 
al gentiluomo che nella prodigalità del proprio 
acuisce la cupidigia dell' altrui — presso a 
poco come il Catilina }io1)ih genere natiis di 
Sallustio — e così è magnificamente predi- 
sposto a qualche bel colpo in guanti gialli, 



— 92 — 

non abbiamo che a volgere iu giro lo sguardo 
l^er dovere essere prudenti nel lanciare uua 
accusa categorica ad una classe di cittadini, 
gli ebrei, la quale nella serietà degli altari 
che tratta ha forse un diversivo che la di- 
stoglie dall'intendere cou speciale avidità alla 
forma di lucro che è la più odiosa per chi 
non sappia, come non sanno gli israeliti, ma- 
scherarne le parvenze e farne smarrire le 
tracce. 

Posso poi, non a riprova, ma a testimonian- 
za sussidiaria, citare una delle più cospicue 
città dell'Alta Italia. In essa gli ebrei non 
sono segnati dalla opinione del popolo come 
usurai. Essi sono abbastanza numerosi, ma 
sono quasi tutti iu una posizione economica 
molto elevata ed esercitano perciò il grande 
commercio; uè il piccolo, uè il mezzano sono 
nelle loro mani. Strozzini pertanto là vengo- 
no detti, non gli israeliti, ma altre categorie 
di uomini d'aft'ari. 

Farmi dunque di poter concludere che, dal 
X>uuto di vista dell'argomento che trattiajuo, 
non v'è altra scusa che l'aver conosciuto trop- 
po poco i cristiani per potere sinceramente 
dichiararsi antisemiti. 



— \r.ì — 



Pregiudizi 



PrescTÌzinue. iihltlio ed iicc'Dmodjnneuto — Verdetto sommario 
— Le itttcnuaufi pei ei-istiiiui — Lo .itteuuiiuti per gli 
ebrei — Auiu-rouismi — Speeialità che è invece uua gene- 
ralità — Giilvaiiizzazicmi uelaste. 



Xei (lue ca[)itoli seguenti cercherò di eou- 
cretare le cousegueiize di quauto sono ve- 
uuto fìu ora osservando ed esponendo, sulle 
generali, indipendentemente cioè dalle con- 
dizioni politiche del nostro paese, in questa 
prima parte del mio scritto, a proposito degli 
ebrei contemporanei e compatrioti nostri. 

Ma prima mi resterebbe da aualizzare quei 
residui della questione semitica nelle età pre- 
cedenti che, essendo ancora vitali, o potendo 
essere quando che sia galvanizzati , se non 
risuscitati, sembrerebbe che non si dovessero 
trascurare in relazione alle premesse del mio 
lavoro, per quanto queste debbano ritenersi 
modeste. 

Mi pare però che P argomento non am- 
metta via di mezzo: o uno svolgimento, molto 
ampio, o una soluzione categorica di poche 
righe. La scelta per me uou può essere dub- 



— 9-1- — 

bia, ne occorre che mi dilmighi ad esporne 
le ragioui : io debbo preferire la seconda. 

Essa si appoggia ad una norma di diritto 
che a me paco importa se alcuni giurispe- 
riti trovano fondata sul diritto civile, ed altri 
sulla necessità di accordare le teorie asso- 
lute coi bisogni pratici : la prescrizione. — I 
ricordi allietano la \ita ; ma solo 1' oblio la 
rende tollerabile : dice una sentenza. — Ed 
un'altra più volgare, ma non meno piena di 
buon senso , soggiunge che camminando si 
aggiusta la soma. — Prescrizione, obblio, ac- 
comodamento, ecco il risultato pratico, civile, 
e, soggiungo, il solo equamente possibile nel 
quale giova sperare che si risolva una con- 
tesa di molti secoli. 



* 
* * 



Le accuse di oppressioni materiali e mo- 
rali fatte subire agli israeliti, per parecchi 
secoli e quasi di continuo, nei paesi abitati 
dai cristiani hanno generale fondamento di 
verità? — Si! 

Bisogna accordare le attenuanti per tali 
oppressioni ? — Si ! 



- 95 — 

I delitti ed i sacrilegi iiuinitati agli ebrei 
dai loro oppressori si deve ritenere che, al- 
meno parzialmente, siano stati perpetrati? 
— Si! 

Per tali delitti e per tali sacrilegi si deb- 
bono accordare le attenuanti ? — Si ! 

Che cosa si deve dedurre, in relazione alla 
sui>posta permanenza dello spirito che ha 
informato quelle oppressioni , quei delitti, 
quei sacrilegii ? — Xnlla I 

Perchè ? — Perchè non è amniissil)ile la 
permanenza di quello spirito. 

È questa 1' opinione degli antisemiti ì — 
No! 

È questa l'opinione degli eVirei ì — Xo ! 






Io non dico che la nostra età non al>bia 
le sue superstizioni : tutt' altro ! In questo 
sono in massima d'accordo tanto con Garo- 
falo, quanto con Scarabelli — accoppiati^, per 
la circostanza, dal titolo di due loro opere, 
la Supe/sii-ione Socialista e la Sìq)erstizione 
Borghese — per quanto pure i due egTCgi va- 
lentuomini che portano nelle due schiere pò- 



— 9fi — 

litieo-sociali coutendeii denti una luce di sin- 
cerità e di rispettabilità del cui riflesso qual- 
che loro compagno d' arme avrebbe molto 
bisogno di giovarsi (veramente e per quanto 
so io, dico questo per una soltanto delle 
schiere; l'estendo all'altra per istinto di equa- 
nimità.... preventiva); per quanto, dico, siano 
d'accordo nel non essere d' accordo. Anche 
le età avvenire avranno indubbiamente le 
loro superstizioni: quelle della età presente 
e quelle dell'avvenire sono e saranno meno 
durevoli, più mutabili di quelle del passato. 
Xegare i fatti che sono conseguenze neces 
sarie nelle superstizioni, dei pregiudizii delle 
età trascorse, conseguenze non virtuali, ma 
efl'ettive, perchè quei pregiudizii non resta- 
vano nello spazio delle idee, ma informavano 
le leggi, le consuetudini, la vita tutta pubblica 
e privata, si potrebbe dire che sarebbe un vo- 
ler disconoscere la storia. Ciò mi importerebbe 
poco; la storia per me è una astrazione vuota 
di contenuto: esistono gli storici, e la loro esi- 
stenza rende impossibile l'esistenza della sto- 
ria. Ma per negare quei fatti bisogna impu- 
gnare di nullità, più che di falso, non solo la 
tradizione che si può ritenere un discreto sur- 



— i(7 — 

rooato a (|iiella che vorrebl».' essere la storia, 
ma tutti gli scritti, tutti i docunieuti, tutti 
i mouuuieuti, dai quali risulta uiaiiifesto lo 
stato , uou (li iuteriorità e di precauzionale 
soggezione, ma di abbiezioue e di oppres- 
sione nel quale erano — a ragione, o a torto 
— tenuti gli ebrei. 

A ragione, o a torto ? — Al lettore non an- 
tisemita sembrerà di sognare nel leggere 
che, a parere dell'autore, il torto possa non 
essere addebitato interamente agli oppres- 
sori. Ed io, a piena risposta, soggiungo che 
a quegli uomini non era dato uscire dal loro 
tempo, precisamente come a noi non è dato 
uscire del nostro. Prima di tutto, chi poneva 
in dubbio che i progenitori degli ebrei aves- 
sero invocato il sangue del G-iusto su se 
stessi e sui propri figli ì Quegli nomini cre- 
devano vii compiere la vendetta a Dio; no- 
tate che questo concetto di un Dio ven- 
«licatore sgorga dal Vecchio e ripugna al 
Xuovo Testamento : le solite incoerenze dei 
sentimenti umani! L'inno veramente cristiano 
di Manzoni 

— Sì, quel j^angue sovi-'essi discenda. 
Ma sia pioggia di mite lavacro — 

E. RiGHixr. — Antisemitismo e semitismo. 7 



— 98 - 

non avea ricordato che èva il Dimitte illische 
clovea far testo pei discepoli della Vittima e 
non quella incosciente esaltazione degli ucci- 
sori che anche adesso, con tanto lume di cri- 
tica, male sappiamo ridurre al suo vero valo- 
re. — Lasciatemi aprire una parentesi: non vi 
pare curiosa nel medio evo la posizione di quel- 
le colonie di ebrei i cui progenitori erano emi- 
grati dalla Palestina prima dell'era volgare 
e che perciò protestavano contro l'iniquità 
di far ricadere su loro una colpa che 1 loro 
padri non aveano commessa ì — In quanto al 
tenere i figli responsabili delle azioni buone 
o cattive dei padri , nel tempo passato si 
era presso a poco d'accordo. Oantù dice che 
i nostri vecchi erano più crudeli, ma più lo- 
gici di noi che permettiamo il rifiuto del- 
l'eredità di ciò che non torna a profitto o 
ad onore. 

Se con l'accenno sommario non fossi riu- 
scito a lumeggiare il punto fondamentale 
di quell'insieme di credenze per le quali ho 
ritenuto di poter concedere le attenuanti ai 
sistematici persecutori e disprezzatori degli 
ebrei nei secoli scorsi, sarebbe inutile che 
mi dilungassi nell'argomento; diversamente, 



— 99 



e data la natura dello scritto, e tenuto conto 
delle premesse da me poste, spero di poter 
credere che sarebbe supertiuo. 






Lo stesso ordine di concetti mi ha portato 
a uou rifiutare, nell'insieme , fede alle leg- 
gende di colpe e di ingiurie alle cose più 
sacre pei cristiani, che sarebbero state com- 
messe nei tempi passati dagli israeliti. 

Posso essere disposto a ritenere che i treu- 
lasei delitti di sangue, quasi tutti contro fan- 
ciulli, che nella France Juive Edoardo Dru- 
mont raccoglie dall'anno 1071 al 1(370 dalle 
cronache di tutta Europa — a dir vero,la messe, 
in tanto tempo e in tanto spazio, non è molto 
copiosa — malgrado il conato di documenta- 
zione che l'autore fa seguire a tre di essi, 
abbiano da rientrare tutti, o quasi tutti, nella 
categoria di quelle storie il credere alle quali 
non sarebbe, al dire di Eenan^ che una mo- 
struosa follia. 

Io non indago, caso per caso, se ciò che 
mi si dice sia vero; a me e forse, soggiungo, 
a chiunque, il più delle volte mancherebbero 



— lUO — 

i mezzi. Cerco se il complesso di ciò clic mi 
si narra sia probabile e, sopra tutto, se sia 
strettamente verosimile. E siccome non mi 
riesce di applicare agli ebrei 1' ipotesi che 
essi potessero astrarsi, per opinioni, per sen- 
timenti e per costumi , dall'età e dal paese 
nel quale vivevano, io li debbo ritenere im- 
pregnati fino alla midolla delle barbarie e 
dello spirito di superstizione di quelle jjopo- 
lazioni delle quali, bau gre mal gre, faceano 
parte. Xei secoli dei giudizi i di Dio , delle 
torture, delle inquisizioni, delle violenze, delle 
vendette feroci , delle rappresaglie crudeli, 
delle facili soppressioni legali e illegali di 
nemici, delle brutali coercizioni di coscienze, 
nulla mi permette di immaginare che una 
classe, e precisamente la classe opj)ressa e 
taglieggiata con immutabile preferenza, non 
fosse disposta a reagire, non fosse pronta a 
rendere alla cieca pane per focaccia, quando 
l'inasprimento fosse maggiore e l'occasione 
sembrasse propizia a farla franca. 

Ecco in succinto la ragione per la quale 
nei delitti e nei sacrilegi — sacrilegi ben in- 
teso, secondo le credenze cristiane — addebi- 
tati pel passato agli ebrei, non può, a mio 



— 101 — 



parere, non essere un fondo di verità ; ed 
ecco insieme in essa conipenetrate le rela- 
tive attenuanti. 



* 



Ma le condizioni della civiltà moderna sono 
radicalmente cambiate in confronto a quelle 
dei tempi scorsi : il sentimento che legitti- 
mava in faccia alla propria coscienza l'odio 
del cristiano per l'ebreo non ha che una ra- 
gione fittizia per sussistere : oggi non è più 
un sentimento religioso; è anzi un sentimento 
essenzialmente uTeligioso. 

E così il sentimento di ripulsioue dell'israe- 
lita pel credente cattolico —che egli maschera 
spesso , chiamando facilmente clericale chi 
non è che cattolico — ed anche più per chi, 
pur essendo clericale, non è detto che per 
ciò solo debba essere sempre necessariamente 
antisemita, se pure lo è accidentalmente oggi, 
costituisce a parere dell'autore di questo li- 
bro, una forma tanto più deplorevole quanto 
più generale di anacronismo. 

« È inutile ! gli ebrei ed i cattolici un po' 
clericaleggianti sono, e diventeranno sempre 



— 102 — 

più, nemici irreconciliabili gli iiui degli al- 
tri » — mi si replicherà con insistenza. 

E lo siano, in malora degli uni e degli 
altri ! in malora , sopratutto e pur troppo, 
di questa nostra Italia , della quale gli uni 
e gli altri fauno parte integrante ! — La ri- 
sposta è brusca : ma essa corrisponde ad 
una delle conclusioni alle quali arriverò col 
presente scritto, né mi è discaro che mi si 
porga occasione di annunziarla fin da ora. 



4f 4f 



« Ma in tutte le epoche, in tutti i paesi, 
in tutte le fasi della civiltà, gli ebrei deb- 
bono essere sospettati per lo spirito che in- 
forma la loro religione nazionale. Essi si cre- 
dono il popolo eletto : le promesse del loro 
Dio assicurano loro il dominio della terra : 
i testi sacri, le profezie li corazzano contro 
le continue delusioni. Con questa fisima di 
supremazia essi sono un pericolo permanente 
pei popoli che li ospitano e che debbono 
perciò , per prevenzione e legittima difesa, 
fiaccarne l'orgoglio latente, ma smisurato ». 

Presso a poco in questi termini si com- 



— 103 — 

peudia mia ru^iioiie clic vuol essere, e uou 
dico che uou sia, tilosotica, di un aiitisrjiii- 
tisuK) i)ernianeute e per uecessità intrausi- 
geute che sarebbe al ripuro dal pericolo di 
venir messo a fascio con gli altri pregiu- 
dizi. 

Si potrebbero è vero , consultare molte 
opere esegetiche e allora si ridurrebbero al 
giusto valore (pieste atf'ermazioni di domi- 
nazione mondiale : sotto le frasi grandiose 
non si troverebbero che i luoghi comuni delle 
letterature primitive, specialmente orientali. 

Ma ciò sarebbe superfluo. Basta osservare 
che quella che si crede una specialità della 
tradizioue ebraica, è una specialità delle tra- 
dizione di tutti i popoli. È una specialità 
che, essendo comune a tutti , non può in 
nessiui modo essere considerata come tale. 
Tu regere imperio populos, Romane, memento, 
e i due seguenti noti versi riassumono nel 
metro virgiliano il superbo concetto che 1 
romani aveano del proprio compito e dei 
propri destini. — In questi ultimi auui la co- 
noscenza del Giai)pone è stata messa, come 
si suol dire, alla portata di tutti; è di nìoda. 
Ho sotto mano un libro che mi sembra ve- 



— Ìfj4: — 

rainente pregevole, VEssai sur l'histoire du 
Japon del marchese De la Mazelière. Vi leggo, 
sul Seintoisiuo giapponese : e in cielo uè de- 
« stino implacabile, uè un Giove geloso : gli 
« antichi Mikadi; loro solo scopo è la gloria dei 
« Giappone - . E altrove : < come il Giappone, 
«sola Urrà rUvina , supera in bellezza tutti 
« i paesi, i Giapponesi, soia razza divina, su- 
« perauo tutti i popoli per le doti dell'iutel- 
« ligenza e del carattere. Per essi la morale 
« consisterà nel... conservare la coscienza della 
« loro superiorità... In tutti i tempi i loro au- 
« tori hanno professato questa morale patriot- 
« ti€a y> . 

Eipeto ancora una volta che non voglio 
fare dell' erudizione : ho citato due casi tipici 
senza alcun rapporto Tuuo con l'altro, ^on 
mi resta che invitare il lettore a compulsare 
le tradizioni degli altri popoli e sfidarlo a 
conservare poi nella sua convinzione e nella 
sua coscienza la base storico-filosofica al sen- 
timento antisemita. — Potrei solo chiedergli, 
in agiiiunta , se erede davvero che il senti- 
mento religioso ebraico sia così profondo ne- 
gli israeliti <Ia trovarsi molti fra loro — fra 
gli uomini e, peggio, fra le don uè — ohe ab- 



— 105 — 

biaiio fede positiva nelle promesse letterali 
(lei testi sacri, siano poi essi interpretati in 
modo pii'i (> meno lusiugliiero per il i)oi>olo 
eletto; ma potrebbe darsi il caso che la do- 
manda non venisse jìresa sul serio ! 



* » 



Salute, o geliti iiniaue altaticate I 
Tutto trapassa, e nulla può morir. 
Noi troppo odiammo e sofferiiimio. Amato. 
Il mondo è bello, e santo è l'avvenir. 

Io sento quanto vi è di nobile e di sin- 
cero nei versi del Poeta d' Italia, grande e 
buono. Ma sento che questa, è e deve re- 
stare, poesia : conforto, aspirazione , ideale. 
Ah, no ! il mondo non è sempre bello; l'av- 
venire si presenterà a volte fosco ed a volte 
ridente; a volte santo ed a volte malvagio. — 
Ma gli uomini di buona volontà avranno 
compiuta l'opera loro se alle cause di lotte 
e di guai inerenti ad ogni età si sforzeranno 
che altre non se ne aggiungano dolosamente 
suscitate, o malignamente ridestate. Xel caso 
nostro, in mezzo alle prevenzioni antisemite 
e semite insite nelle contese politiche e so- 



— lU(i — 

ciaìi dei iiostii teiiipi e del nostro paese, non 
tentiamo di vivificarne altre che non corri- 
spondono ne al sentimento religioso dei cat- 
tolici, né a quello degli israeliti, e che sono 
in assoluta antinomia con le condizioni at- 
tuali della civiltà. 

Semitisnio 



La Serenissima — Sostautivo ed aggettivo — Il seinitismo — 
Un carattere moderno del semitismo — Componenti e con- 
dimenti — Elemento religioso — Valore morale del semi- 
tismo. 



Una storiella, che manifestamente non ha 
altro colore di verità tranne quello che le 
deriva dalla figura che il governo della Ee- 
pubblica di Venezia ha assunto nella fan- 
tasia del popolino, racconta che ai bei tempi 
della Serenissima un pittore francese sarebbe 
capitato a V'enezia e si sarebbe trovato in 
una osteria con un Tizio. Da una cosa al- 
l' altra il discorso cadde sulla politica e si 
accalorò. Quel Tizio diceva ira di Dio del 
Governo , e il francese invece , per quanto 
poteva come forestiero, ne prendeva le parti. 
Malgrado il dissenso, si separarono buoni a- 



— 107 — 

mici. Il giorno dopo il pittore viene eliia- 
mato ili Palazzo : là gli chiedono se il giorno 
prima egli si sia trovato con un Tizio, e dei 
discorsi tenuti ecc. , ecc. , e poi tirano una 
tenda e gli fanno vedere Tizio che pendeva 
stecchito dal laccio. Il [)ittoi'e inorridito pro- 
testa che egli aveva difeso la Serenissima, 
e che aveva incontrato il Tizio solo per caso, 
e via via. «Lo sappiamo > — gli si risponde — 
«ma, ad ogni modo, ricordate per vostra 
« norma che della Serenissima non si deve 
« parlare né in bene, uè in male. Andate ! » 
Io scommetto che se gli israeliti potessero 
operare secondo l'impulso spontaneo dell'a- 
nimo loro e se i tempi fossero : men leg- 
« giadri e più feroci », la soddisfazione di pas- 
sare il laccio al collo a Drumout, o a qualche 
altro antisemita ugualmente brutale e per- 
tinace e di una buona fede peggio che di- 
scutibile, se la vorrebbero prendere; e, fran- 
camente, non saprei loro dar torto. Ma ag- 
giungo altresì che forse morrebbero poi dalla 
voglia di mostrarne il corpo penzoloni a chi, 
non essendo antisemita, atfermasse l'esistenza 
del semitismo. Ma che dilterenze! Ma che 
semitismo! Dovete far conto che non esista: 



— ìm — 

del semitismo, come a Venezia della Sere- 
uissinia, non si parla né in bene, ne in male. 
Precisamente — si i)otrebl)e sog,iiinn,<>ere — 
perchè al semitismo sia dato, come alla Se- 
renissima, di provvedere ai proprii interessi 
senza che nessuno ficchi il naso nei. tatti 
suoi. Certe persone, certe istituzioni hanno 
bisogno del chiasso ; la reclame è per loro 
condizione di vita : ad altre all'incontro, nes- 
suna circostanza è così propizia come la dis- 
simulazione della loro stessa esistenza. Senza 
1' anello che rendeva invisibile chi 1' avesse 
avuto in dito, la fantasia di Lodovico Ario- 
sto avrebbe durato fatica a salvare Astolfo 
dal fare la figura di un rimminchionito. 



* 



Il Semitismo esiste : esiste in potenza e 
si rivela in fatto. Gli ebrei appartengono a 
due nazioni ; alla nazione propria , 1' ebrea, 
ed a quella nella quale sono nati e vivono. 
Gli italiani , i francesi, i tedeschi ecc. sono 
semplicemente italiani, francesi, tedeschi ecc: 
gli ebrei sono ebrei italiani , ebrei francesi, 
ebrei tedeschi ecc. Prendiamo* ad esempio 



— lU'J — 

gli ebrei italiani. 11 nodo delle questione 
sembra che stia cjui: nel sapere quale tra le 
due parole, ebreo ed italiano^ sia il sostantivo 
e (luale 1' aggettivo ; quale il necessario e 
(piale il coiitingeute ; quale il principale e 
(piale il secondario. La ([uestioiie sembra, 
ripeto, che stia (jui; uia, soggiungo, non sta 
tutta (pii. 

Gli israeliti protestano : « noi siamo italiani 
come tutti gli altri; qualunque distinzione 
è arbitraria , ingiusta ed odiosa. » — « Ma 
che ? > — ribattono gli antisemiti — « voi siete 
prima di tutto ebrei; dopo, se vi resta tempo 
e, sopra tutto, in quanto vi conviene, sarete 
anche italiani. » — « In fin dei conti » — sog- 
giungono gii israeliti — « se i nostri proge- 
nitori sono venuti dalla Palestina , non ab- 
biamo uguale diritto di sentirci e di dirci 
italiani come voi che probabilmente non 
siete che i discendenti di una delle tante 
razze barbare che si sono sovrapposte nel 
Bel Paese ì » — « Xo ; — » replicano i nemici 
degli israeliti — « noi ci siamo fusi in un 
popolo; voi vi siete conservati e, quello che 
è significante, vi conservate tutt' ora legati 
fra voi in modo che siete e resterete stra- 



— 110 — 

niei'i per ([nauta osteutazioue poniate Del 
uoD mostrarvi tali. > 

Chi dice la veritii ì — L'interesse degli uni 
e l'odio degli altri permettono di credere che 
non la possano dire intera ne gli uni, né gli 
altri. Che gli ebrei appartengano simultanea- 
mente a due nazioni sarel)be diffìcile pot4?r 
neo-are. Xon so se in fondo all' animo si seu- 
tano pili ebrei, o più italiani: siccome essi 
respingono come ingiuriosa la prima ipotesi, 
io sono dispostissimo, non ostante le consi- 
derazioni che mi accadrà di fare più avanti, 
a non ritenerla vera. Ma, se anche fosse vera, 
via , non diamo corpo alle ombre : sarel)be 
in essa un motivo sufficiente per una con- 
danna contro gli ebrei che andasse al di là 
della semplice diffidenza? È supponibile sul 
serio un conflitto pel quale l'interesse della 
nazione giudaica, come tale, sia in partico- 
lare contrasto con quello della italiana , o 
della francese , o della tedesca ecc. ? Dove ? 
Quando ? Come ? — Mi pare che si entri nel 
campo di quelle fisime che hanno impron- 
tato il patriotismo sospettoso dei francesi, 
patriotismo che solo col toccare 1' eroismo 
ha potuto trent' anni fa salvarsi dal parere 



— HI — 



ridicolo a giudizio dei popoli di teuiperaiiieuto 
mei^iio equilibrato. 






Il vincolo che unisce gli ebrei, — anche, 
od anzi, specialmente (pielli che, meno tem- 
prati al senso della dignità , si sforzano di 
non parere ebrei e cambiano o storpiano 
come meglio loro riesce , nomi e cognomi 
per dissimulare il vero esser loro — è la co- 
munanza indelebile della persuasione, o del 
timore, in ciascuno di essi, di essere sempre 
ebrei e di potere quando che sia venire ri- 
conosciuti per tali. Ciascuno seute d'essere 
ebreo ; se ne vanti, o se ne vergogni , non 
può sottrarsi alla preoccupazione speciale e 
continua suscitata dalla coscienza dell'essere 
suo. Questa preoccupazione è grossolana, o 
sottile ; avvertita , o latente , secondo la fi- 
nezza di ingegno e di sentimento dei sin- 
goli individui; ma è il germe che dà vita al 
semitismo. « Quando parlo con un cristiano » 
— diceva un israelita dalla mente acuta — 
« mi è facile capire se in fondo all' animo 
« egli abbia il comune pregiudizio contro di 



~ 112 — 

« uoi; e ciò secondo che egli ci chiama rbrei, 
« o israeliti. In qnest'ultimo caso in rigiiar- 
« dosa variante di una parola dell' uso, che 
« egli crede spiacevole all' interlocutore, mi 
« dimostra che il pregiudizio e' è. » Io non 
dico se quel signore avesse torto, o ragione : 
altri du'à che il seinitismo è così suscettibile 
che uou lo si sa })roprio da qual parte pi- 
gliare. Per me tale suscettibilità è una delle 
caratteristiche della sua natura. 

Credete che gli ebrei si amino l'un l'altro ? 
A me pare di no : li possiamo vedere tante 
volte invidiarsi, combattersi , denigrarsi tra 
loro che non mi sembra proi^rio di dover ri- 
tenere che il sentimento della carità sia tra 
gii israeliti più diffuso che non fra i cristiani. 
Mi riporto alle premesse del mio scritto ; pei 
frequenti cod tatti il fenomeno delle ripul- 
sioni tra uomo e uomo appare continuo an- 
che tra gli ebrei. Si potrebbe forse dire che 
la facilità con la quale un israelita caduto 
in disgrazia trova aiuto dai suoi correligio- 
narii non è che una compensazione — che 
caso X3er caso non può essere che tardiva, 
quando pur sia esuberante — all'accanimento 



— 118 — 

<lellii lotta contro <|uclli che tciitjivaiio di 
innalzarsi. 

Siamo sinceri. U uomo in un altro nomo 
anni soiu-atutto sé stesso : l'ebreo in un altro 
ebreo ama sé stesso. Si preoccupa della ri- 
percussione, anche soltanto morale e senti- 
mentale, su sé stesso di (juauto si trova negli 
altri. È questo un sentimento profomUimente 
lunano che si ritrova nei più reconditi pe- 
netrali dell'anima, sia pure sotto le parvenze 
del maggior disinteresse, delle ]>iù nobili sijn- 
patie: l'uomo è egoista non solo direttamente, 
ma anche di riflesso. Lo commovete, lo im- 
pietosite,' lo esaltate rappreseutandogli casi 
nei (juali egli, od i suoi, si sarebbero potuti 
trovare : la sua commozione , la sua ])ietà, 
il suo esaltamento saranno tanto più ìinui- 
namente nobili, (pianto più ascosa e remotii 
ne sarà la scaturigine, e nulla più. Umanar 
mente, ho detto ; non parliamo di quei pu- 
rissimi spiriti che sarebbero gli an- 
geli. Ebbene // scmithmo è questo sentimento 
nmauo fondamentale , specializzato per la co- 
scienza che ogni ebreo ha di essere ehreo. 

L'invidia dei poveri verso i ricchi si trova, 

E. RiGHixi. — Antisemitismo e semitisrno. 8 



— 114 — 

uaturalmeiite, anche fra gli ebrei; ma molto 
ÌDdebolita per un riverbero d'orgoglio quasi 
personale, di vanità semita. Il piccolo traffi- 
cante fa la guerra al piccolo trafficante , il 
mediatore al inediatore, il banchiere al ban- 
chiere : e se la fanno davvero, non per com- 
media, come la malignità grossolana di molti 
antisemiti vorrebbe far credere. Finche uno 
tenta di superare l'altro, anche senza danno 
diretto di questi, è un suo nemico; quando 
lo ha superato, lo è molto meno; col tempo 
non lo sarà più. Allora 1' ebreo sente il bi- 
sogno di fruire del riflesso che lo splendore 
della fama e delle ricchezze riversa sui cor- 
religionarii e perciò anche su di lui. 

Poco dopo il 1860 Napoleone III avea af- 
fidato di nuovo il ministero delle Finanze 
all'israelita Achille Fould. Una persona che 
allora era adolescente e abitava una città 
dell' Alta Italia nella quale sono numerosi 
gli ebrei , ricorda che un modestissimo me- 
diatore ebreo di quella città parlava della 
nomina di Fould con tanta soddisfazione, — 
come se si trattasse di uno stretto parente 
suo, o come a lui ne dovesse venire qualche 
vantaggio, — che quel giovinetto non sapeva 



— 115 — 

capire come dijiniinc ({iK'l nicdijitore dovesse 
essere cosi gongolante percliè il signor Fould 
era diventato Ministro delie Finanze dell'im- 
pero francese. 

l)oi)o (inanto siamo andati considerando 
insieme, io e il lettore, forse ci sapi»iamo dar 
ragione della soddisfazione di quel buon dia- 
volo di mediatore. 

Per un motivo analogo , ma con inten- 
sità di preoccupazione maggiore, l'ebreo sente 
la necessità di tutelare di contraccolpo se 
stesso tutelando singolarmente gli altri cor- 
religionarii. , 






A questo ufficio di tutela generale indefi- 
nita, di prevenzione, di gioriflcazione, di dis- 
simulazione , nel mondo moderno è organo 
efficacissimo la stampa : perciò gli ebrei pro- 
vano il bisogno di averla in mano, o almeno 
di intrudervisi in qualche modo. Un israe- 
lita — e forse il caso è meno raro di quanto 
non si creda, — Iacea parte della redazione di 
un giornale che posava ad antisemita. Niente 
di strano : prima, perchè l'antisemitismo del 



— 11(5 — 

giornale, non essendo che nna posa, potevBr 
darsi che stesse in traccia d'argomenti pemuaf 
sivi per smetterla; poi perchè la presenza di 
qnel redattore poteva forse, in ({nalche mo- 
mento diftìcile, valere a far bordcygiare il gior- 
nale durante la sua rotta. 

Discutere se i giornali siano un bene , o 
un male è cosa oziosa. Volendo fare dell'u- 
morismo pessimista, si potrebbe dire che 
stanno alla vita intellettuale come i sigari 
alla vita fisiologica : sarebbero i sigari della 
intelligenza; molto fumo e un poco di tos- 
sico. A che giova fumare ! Non so : so che 
non possiamo farne senza. C è però questa 
differenza che mina alle fondamenta il pa- 
ragone, del quale, — confesso ({uesta piccola 
immodestia, — mi era compiaciuto, pur ora, 
quando mi è venuto alla penna. Pei sigari 
il danno non è , forse , neir uso ; ma, quasi 
certamente, nell'abuso : pei giornali, il con- 
trario. Un giornale è un pericolo; molti, sono 
innocui. Un pericolo, ho detto; non un danno 
certo. Ohi legge un giornale, sempre quello, 
solamente quello, — od anche più d'uno della 
medesima tinta; ciò che, in fondo, è lo stesso, — 
a poco a poco si adatta ad una servitù in- 



— 117 — 

tellettiiMlc, iiiottcMido le «ne convinzioni in 
mano altrui, alla sorte. Dio gliela mandi buo- 
na ! Se eai>ita bene, bene: fortunato lui ! Se 
no, ha fatta schiava inconsciamente la \Kivte 
mioliore di sé stesso, o di nn ambizioso, o 
di un venduto, o di un farabutto , o di un 
prosuntuoso ignorante che gli fabbrica , a 
cimine centesimi al giorno, idee e sentimenti. 

Ma lasciamo (lueste melanconie. 

L'intluenza degli ebrei nel giornalismo è 
uno dei caratteri del semitismo moderno; nn 
carattere accidentalmente , ma non sostan- 
zialmente, politico: diversamente ne parlerei 
più avanti. Così l' influenza nella stampa è 
nno dei caratteri moderni della massoneria. 
Tra il semitisnjo e la massoneria alcuni ve- 
dono rassomiglianze profonde; il semitismo 
sarebbe una specie di massoneria congenita. 
Non è qui^ per me, il posto di trattare un 
a>rgomento che concerne più specialmente il 
lato politico della (piistione. La staniiia con- 
corre, se non a creare, certo ad esagerare la 
fama e la semplice notorietà : concorre poi 
coi silenzi! innocenti, o meditati, con gii elo- 
gii misurati, o coi complimenti mortiticanti, 
a deprimere l'opera delle energie ribelli ad 



— 118 — 

asservimenti. In alcnui casi v'è della iiiala- 
fede; in altri, assolutamente no. — Vi sono 
israeliti scienziati, professori, artisti, scrittori^ 
uomini politici , amministratori che godono 
di una rinomanza superiore ai loro meriti 
reali: a formare e a mantenere questa rino- 
manza il semiti smo è stato ed è uno dei 
principali fattori , servendosi spesso anche 
della stampa. Ma siccome il semitismo è pro- 
dotto principalmente danna autosuggestione^ 
non di rado sincera, così quella rinomanza, 
e le soddifazioni ed i lucri da essa conse- 
guenti, ripetono soventi 1' origine da errori 
che ne possono intaccare la legittimità, ma 
non offuscare l' onestà. Queste mie parole 
spiaceranno agli idolatri ed agii iconoclasti, 
perchè dietro ad esse ciascuno crederà di 
scorgere (pialche nome e qualche cognome; 
è ovvio il supporre che , mentre scrivo , la 
mia mente, corra ad esempi concreti. Ma non 
è di piacere agli uni , o agii altri che mi 
debbo dar pensiero. 



* 
* * 



Il presente schizzo del semitismo nell'I- 



- 119 — 

talia contemporanea sarebbe tro])i)<) incom- 
l)leto, troppo ;nenerico, se non a<ijiinn<iessi 
una riga per distinguere le condizioni delle 
città nelle quali gli ebrei sono relativamente 
numerosi da qnelle nelle ([uali sono pochissimi 
e qualche volta, se ]uir ve ne sono, non si sa 
dai cittadini che siano tali. 

Meritano, per l'argomento, d'essere di pre- 
ferenza considerate le città che racchiudono 
cospicue colonie semitiche. In esse il semi- 
tismo assume una forma più concreta a ca- 
gione appunto dei caratteri esterni e psico- 
logici facilmente avvertiti, — anche se male 
giudicati, — dalla popolazione. E poi la con- 
vivenza stabilisce certi speciali rapporti di 
parentele, di conoscenze, di rivalità, di pet- 
tegolezzi ecc. pei (juali alcuno ha detto che 
gli ebrei sono una si^ecie di villaggio carat- 
teristico entro le mura cittadine, un po' d'olio 
in una scodella d'aceto. Ciò, a mio parere, 
Don influisce aft'atto sulla natura intima del 
semitismo, ma gli porge piìi facilmente occa- 
sione di rivelarsi in azione e di destare, o 
di subire, la reazione antisemitica. 

Io poi non saprei meglio sjtiegare il mio 
concetto sulla difterenza fra gli israeliti sparsi 



— 120 — 

e quelli agglomerati in alcune città, che ser- 
vendomi (li un paragone, al (juale mi sono 
aperto modestamente la via nominando testé 
l'olio e l'aceto. Una vivanda è per solito com- 
l^osta di vari ingredienti : carne, pasta, bur- 
ro ecc., che ne formano la parte sostanziale 
e nutriente, e di un condimento, o di un piz- 
zico di droghe, che, pur essendo in piccolis- 
sima dose, danno al piatto il sapore più pic- 
cante. Dove sono abbastanza numerosi, gli 
israeliti ra})presentano uno dei componenti 
necessarii della vita cittadina, ma dove sono 
pochissimi; — e dove sono pochissiminon fanno 
quasi mai parte del prot-elariato, — per la po- 
sizione che occupano nella banca, o nel com- 
mercio, o negli nfticii, o nell'insegnamento, 
o nella stampa e per la loro incomparabile 
energia, valgono il sale, o il formaggio, o le 
spezie. Il i)aragone, ne convengo, saprà un po' 
troppo di cucina : ma ho ricordato che gli 
israeliti, in tutto il Eegno, non sono che poco 
più di 40000, uno, cioè, per ogni 750 od 8(X) 
abitanti. Perdonatemi il linguaggio eccessi- 
vamente volgare, se esso vale a destare una 
immagine abbastanza vivace dello stato delle 
cose. 



121 — 



E l'eleineiito religioso , la coimiiiaiiza di 
fede e di aspirazioni non costitnivà mi vin- 
colo di solidarietà, uno dei caratteri i)in spi- 
rituali del seniitismo f 

Non lo credo: o, nie.ulio, lo credo; ma con 
una efficacia limitata. È vero che gli ebrei, an- 
che molti di quelli che passano per spret/iudi- 
catt, nella intimità della famiglia sono più os- 
servanti di certe pratiche del culto di <iuanto 
comunemente non si creda. Ma da (jnesto 
alla fede profondamente radicata ci corre 
tanto, da non doversi dare grande importanza 
ad un legame religioso che non sia princi- 
palmente di forma e di convenzione. Xotate 
poi che mentre il cattolicismo e più anco- 
ra, nelle popolazioni nordiche, il prot-estan- 
tesimo hanno una base sicura e un isti'U- 
mento di trasmissione e di insinuazione effi- 
cacissimo nell'animo delle donne, invece le 
donni' Israelite sono non più , e forse anzi 
meno, religiose degli uomini. Si avverta in- 
fine che il regime di libertà civile e gli allet- 
tamenti d'una cultura sconnessa dagli inse- 
gfnamenti dei libri sacri non hanno certo ser- 



— 122 — 

Vito ad aliuientare la fiamma della fede , a 
ravvivare lo zelo del culto. Chi scrive ricorda 
d'aver melanconicamente sentito rimpiangere 
da un ebreo profondamente credente l'epoca 
della costrizione, durante la quale ])iìi sacra 
era la religione dei padri, meno superficiale 
l'osservanza dei riti imposti da quella che 
per antonomasia vien chiamata la legge. — 
Scrive Anatolio Leroy-Beaulieu : « Israel, 
« qui a resiste à vingt siecles de cojnpression, 
« est mis en perii par la civilisation qui l'a 
« émancipé. De tous les ennemis aux quels il 
« a survécu, de Pharaon , ou de Xabucodo- 
« uosor, à Titus, et d'Adi-ien à Torquemade, 
« aucun n'à été,pour lui,aussi redoutable que 
« cette société moderne, la premiere à lui sou- 
« rire.Xos idées modernes, notre critique, nos 
« Sciences arìjennes sout en train de ruiner les 
« traditions et les moeurs juives ». — In via 
poi di discorso mi si ta notare come l'assuefa- 
zione alla libertà ed alla eguaglianza civile, 
coi suoi vantaggi, non manchi anche negli 
israeliti dei suoi inconvenienti : più studiosi 
pur sempre dei cristiani, adesso, a difterenza 
di qualche anno fa, i giovinetti ebrei meglio 
forniti d' ingegno danno già qualche prova 



— \2:i — 

(li una t'erta rilassiitrzza, di un iiiIimu'c iui- 
pe<'iio a far buona figura. 






Ebreo italiano : (|uale è il sostantivo e 
quale 1' aggettivo ? La risposta alla domanda 
è già stata data da me : sostantivo sia pure 
il secondo, aggettivo il primo. ]Ma lio detto 
che la questione non si conteneva tutta qui. 

11 semitismo negli ebrei è un sentimento 
ineluttabile; ma ciò non toglie che possa es- 
sere oggetto di ammirazione, o di biasimo. 
Il giudizio intorno ad esso deve essere di- 
verso secondo che lo si dà dall' esterno , o 
dall'interno : ma dall'interno non lo può dare 
chi non è dentro, non lo possiamo dar noi 
che non siamo israeliti ; mentre invece si 
può considerare vana la pretesa di molti ebrei 
di voler giudicare dall'esterno : come nes- 
« suno » — scrive Xegri — « può emigrare nella 
« pelle di un altro , così nessuno può emi- 
« grare nel pensiero di un altro > : nel pen- 
siero, e peggio poi nel sentimento, mi per- 
metto di aggiungere. Incapaci dunque a dar 
giudizio dal punto di vista semitico, diamolo 



— 124 - 

(liil punto (li vista nostro. Perchè dovremmo 
rittni're riprovevole il semitismo ? Xon si 
tratta di un vero e jiroprio spirito di corpo ? 

E gli spiriti di corpo sono generalmente da 
lodare a priori f Generalmente, risi)ondo no. 
Ma sono sempre da biasimare ? Sempre, ri- 
spondo pure, no. 

Lo spirito di corpo difficilmente riesce a 
non degenerare nelle ingiustizie, nelle esclu- 
sioni odiose, nelle consorterie grandi e pic- 
cole. Quello che si dice chaurinisme con pa- 
rola francese, — perchè i francesi non sono 
riusciti a dissimulare un sentimento pel quale 
non hanno forse torti più gravi di quelli di 
altri popoli, — non è che una esagerazione di 
quel nobilissimo spirito di corpo che è il pa- 
triotisnio. 

Come molte altre , questa questione non 
può essere risolta che coi criterii della re- 
latività occasionale , contingente , fortuita , 
transeunte. Entro certi limiti , il semitismo 
è un sentimento di solidarietà umana de- 
gno, per quanto non ha di eccessivamente 
egoistico, di rispetto e forse anche d'ammi- 
razione. Volere^, o no, anclie l'aft'etto dome- 
stico , l' affetto filiale e paterno , non è che 



— 125 — 

il Plinio passo che 1' egoismo tii fuori del 
soggetto; eppure,— o a nigione, o a torto se ne 
parlerà dopo! — il figlio che difende il ])a- 
dre, il padre che protegge il tìglio destano 
tutte le vostre simpatie. Ma quei limiti sono 
variabili, e non debbono rimanere insormon- 
tabili : se si cambiano in un diritto d'asilo 
per le bricconate, o se invadono il campo 
della libera manifestazione della operosità 
altrui , allora comprendoni) un sentimento 
che deve rinunziare alla benevolenza e ras- 
segnarsi alla reciprocanza di ostilità. 

Tutti gii umani sentimenti possono avere 
nella moderazione e nella sincerità la pro- 
pria giustificazione , od almeno una valida 
scusa ; nella esagerazione e neUa malatede 
trovano tutti la propria condanna. 

Antisemitismo 



Dittereiiziazioui. attitndiui. pregiudizii — Invidia — Petulanza 
— Reazione al seniitismi). 



Al fenomeno sociale dell' antisemitismo 
italiano moderno, — sociale soltanto, perchè, 
come ho detto, riserbo alle jjarti successive 



— 126 — 

di (jiiesto scritto 1' esame del lato più mii- 
tabilmeute politico dell'argomento, — mi pare 
di ])otere, dopo quanto sono andato esami- 
nando finora , assegnare sei canse , se non, 
forse meglio, sei motivi. 

Tre hanno , o dovrebbero avere , impor- 
tanza secondaria e superficiale , e sono : la 
ditterenziazione di tipi, di costumi, di carat- 
teri; le attitudini e le occupazioni bancarie 
e commerciali; i pregiudizii tramandati da 
altre età e non confacentisi alle condizioni 
della età nostra. I tre motivi principali sono : 
invidia; reazione alla petulanza; reazione al 
semitismo. 



Lasciamo ai moralisti di professione lo 
stabilire le distinzioni nette tra il sentimento 
di emulazione e quello di invidia. Nefasta, 
finché volete , l' invidia è un sentimento il 
quale trova nelle condizioni stesse della vita 
umana una jn^edisposizione fatale a mettere 
salde e diffuse radici , perchè scaturisce da 
quel concetto di relatività, al quale 1' uomo 
non può per nessun modo sottrarsi. Un nano 
dei nostri paesi passerebbe per un gigante 



— 127 — 

nella terra dei Liliput. Ci seiitianio iii.snpor- 
biti, o iiiortitìcati , ricchi o poveri, dotti, o 
ignoranti, i>el paragone con gli altri uomini: 
ai termini stessi d' ogni giudizio riguardo 
alla vita sociale e i)olitica è necessario il 
confronto che, per hi complicazione con (piel- 
l'egoismo che non etimologicamente soltanto 
deriva dall'eco, si trasforma così facilmente 
in invidia. Io non affermo clie questo sen- 
timento sia i^er assoluta necessità inerente 
alla umana natura : gli ottimisti diranno che 
per essa bastano l'emulazione e... la lìlosotia. 
La mia ragione infatti mi consiglia a credere 
sulla j>arola a Dante, che se ne dichiara quasi 
non tocco: Dante non avrebbe potuto essere 
invidioso che a patto d' avere avuto una" 
umiltà, che non era davvero tra le sue de- 
bolezze. 

Ma poclii sono quelli che, pur essendo lungi 
dalle vette più eccelse del genio e della virtù, 
per la coscienza sincera del proi)rio valore 
possano essere e siano di fatto resi immuni 
dal sentimento dell' invidia : e poi , anche 
questa immunità è relativa. Se è vero che 
Cesare abbia dichiarato che avrebbe preferito 
di essere primo in un povero paesello alpestre 



— 128 — 

piuttosto che secoudo a Roma, la confessioue 
sarebbe veramente preziosa. 

Gli ebrei valgono, — abbiamo notato a po- 
sto opportuno, — più delle popolazioni con 
le quali convivono : con questa aggravante 
che non valgono di più per quei i)regi di 
ingegno che , imponendo un certo rispetto, 
attutiscono l'invidia nelle sue manifestazioni 
più comuni, obbligandola, se non altro, alla 
dissimulazione anche in faccia alla coscienza 
di chi ne è tocco ; ma valgono di più per 
la multiforme energia che permette loro di 
trarre partito da quelle doti che pei non 
semiti restano di frequente tesoro infrutti- 
fero, lo non mi perito quindi a dire che 
nella invidia è riposta una delle ragioni più 
l^rofonde e più generali dell' antisemitismo; 
forse, rialìermo, la principale. 



Non ho però taciuto che la energia degli 
ebrei può essere molesta ai conviventi e, 
specialmente poi, ai concorrenti, spesso tanto 
l)iù valorosi quanto più dignitosi e discreti. 

Per dire intera e aperta la verità, è bene 



— 129 — 

che spieghi il mio i)eiisiero. — flettiamo di 
fronte, alla conquista lenta o rapida di una 
clientehi, di una cattedra, di un ufticio , di 
un incarico, di un attarc. ])iù avvocati, più 
medici , pifi professori , pii'i mediatori , più 
specuhitori ecc. Xella propria partita ciascuno 
varrà (luello che varrà ; avrà un merito in- 
trinseco, grande () piccolo, che potrà servire 
a fargli fare l)Uona , o mediocre figura e a 
lU'ocurargli adeguati protitti materiali o uìo- 
rali, (juando la clientela, la cattedra, l'ufticio, 
l'affare siano ottenuti. Per ottenerli però vi 
sono altre qualità, che servono non meno, 
od, anzi, non di rado giovano molto di più; 
e queste j»ossono essere buone , o cattive; 
convenienti o sconvenienti. Le cattive , le 
scouveinenti , si riassumono per gran parte 
in una parola che nel caso nostro è caratr- 
teristica , la petulanza. Salvare la dignità 
finché si può e, dopo, cacciarla sotto i piedi; 
tagliar la strada correttamente o scorretta- 
mente al concorrente ; mettere in moto in- 
fluenze dirette e indirette ; ricattare e adu- 
lare; minacciare e strisciare; ecco un insieme 
di arti che tanto più, in generale, ripugnano 

E. RiGHiNi — Antisemitismo e semitismo. 9 



- 130 — 

alle persone, quanto maggiore è il loro me- 
rito reale ; ma che invece sembra che ripu- 
gnino ben poco a molti finii di Israele. — Io 
e voi, lettori, avremo trovato qualche ecce- 
zione che ci avrà maggiormente colpito per 
la sua rarità, come avremo certamente tro- 
vato un certo numero di battezzati capaci 
di dare dei punti in materia a moltissimi 
ebrei. Ma io e tutti quelli coi quali ho par- 
lato dell'argomento per esperienza f)ropria e 
per notizie raccolte, ad una voce possiamo 
far fede che la operosità degli israeliti nel 
farsi largo nel mondo per arte di concorrenza 
preventiva indipendente dal merito intrin- 
seco, nel farsi valere più di quanto non val- 
gano, non può venire ragguagliata , come 
caso speciale , a quella energia che essi di- 
mostrano in tutte le cose loro, e vuole es- 
sere segnalata come veramente eccessiva: 
dalla energia , dalla tenacità , si passa alla 
petulanza. 

Ma notate che questa pertinacia , questa 
petulanza viene per solito praticata dagli 
ebrei i)er conto proprio, o per conto dei più 
stretti congiunti : ciascuno per sé e Dio per 
tutti ! l!fon è un peccato collettivo ; è una 



— 131 — 

serie continua di peccati individuali, quando 
non sia conii)licata con rag«4Ìri di sètte, con- 
sorterie ecc. Non è un carattere del seniiti- 
smo , e ])arrebl)e pertanto che non dovesse 
dare alimento all' antisemitismo. Parrebbe; 
ma non è. Gli uomini ragionano come e 
quando ])ossono, né si può pretendere che 
ragionino troppo spesso; gli elementi inaf- 
ferrabili dei sentimenti sfuggono alle analisi 
del raziocinio. In ottanta, se non anche in 
novanta , su cento casi si constata che gli 
ebrei agiscono così : i fatti stabiliscono la 
prevenzione; la prevenzione si traduce in un 
sentimento. 

Se l'invidia cetra nell'antisemitismo come 
fattore che torna per intero a vanto degli 
Cibrei, per l'altro fattore , meno importante, 
ma, forse, non meno tipico, al quale ho ac- 
cennato in questo paragrafo, gli ebrei digui- 
tosi e corretti debbono riconoscere che il 
torto procede dai molti loro correligionari 
troppo procaccianti e troppo disinvolti. 



* 



Nell'iiltima parte di questo scritto dovrò 



— 182 — 

esaminare il semitismo in (|nanto è coeffi- 
ciente (Iella vita politica della nazione. In 
questo caso specifico e come antitesi a tale 
forma di semitismo, o, più veramente , allo 
indirizzo pernicioso che il semitismo politico 
va prendendo , 1' antisemitismo merita una 
prevenzione meno diffidente , per non dire 
addirittura una considerazione simpatica. Di 
fronte, invece, non ad un caso speciale, ma 
al complesso delle civiltà, l' antisemitismo 
potrebbe pretendere piena indulgenza solo 
se fosse correttivo di tendenze invadenti e 
perniciose. Ma quando ciò non è, dato pure 
che quelle tendenze esistano , non è lecito 
esagerarne P efficacia solo per potere , nel 
reagire contro di esse , esercitare vendette 
oblique ed obbedire a sentimenti non ge- 
nerosi. 

L'eccesso di difesa potrà essere degno di 
scusa ; ne sarà degno però sempre meno, 
quanto più diverrà esagerato. Ad ogni modo 
non varrà mai come titolo sufficiente per 
una completa giustificazione: altrimenti, bi- 
sognerebbe accettare per buona ogni con- 
traddizione in termini. 



PARTE TERZA 



JDOliticllLO 



Lotte etniche e socialismo 

Fatalità iusiissisteuti — Diritto di critica — Socialismo e for- 
porativismo — Socialismo francese e tedesco — Condizioui 
dell'Italia. 

Noi Italiaui apparteniamo alla nazione che 
due volte ha avuto il predominio in Europa 
e nelle parti più vicine all'Europa dell'Asia 
e dell'Africa, per vigoria intellettuale e per 
sviluppo di civiltà ora congiunta ed ora dis- 
giunta dalla dominazione o dalla assoluta 
preponderanza politica. 

Ciò ha valso per un momento a far credere 
che alla conquista della indipendenza nazio- 
nale dovesse conseguire una terza egemonia 
fra le genti civili. 



— 134 — 

Ora invece attni versiamo un i)erio(lo di 
depressione morale^ non tanto percliè i fatti 
non abbiano corrisposto, come non poteana 
corrispondere, alle troppo liete aspettazioni^ 
quanto perchè ci par d'essere sotto l'incubo 
d'una inesorabile legge etnica, per la quale 
la razza latina dovrebbe andar soggiacendo 
ad altre razze più giovani e più vigorose, la 
germanica, ad esempio, l'anglosassone; que- 
ste poi alla loro volta dovranno i>iegare dar 
vanti alla razza slava che s'avanza fidente 
nei suoi destini ecc. ecc. Non so, del resto, 
quale parte sia serbata alla razza gialla, al- 
l'indiana ecc , e troppo mi allontanerei dal 
mio proposito se ricercassi in materia i con- 
cetti (lei tìlosolì della storia.... dell'avvenire. 

Orbene : tutta questa preoccupazione così 
paurosa per noi e per le nazioni a noi so- 
relle in latinità, la Francia, la Spagna ecc. 
emerge da una concezione veramente vuota 
di contenuto. 

L'Asia decreiMta! La vecchia Europa! La 
giovane America! La più giovane Oceania!... 
Ecco tutto ! 

Quanto convenzionalismo in queste parole, 
e, peggio, in queste idee ! Quasicchè la serie 



— 135 — 

(lei progenitori degli abitanti di un paese 
fosse differente, seeondo che si tratta di una 
parte del mondo, o di un'altra. 

3Ii pare, invece, molto semplice e molto 
vero che clii nasce da una famiglia di con- 
tadini europei, — poco importa se latini, od 
anglosassoni, o germanici, — purché non trojv 
po esausti da una lunga miseria, rappresenti 
qualche cosa di più rustico, di i)iù primitivo, 
di più (/iovane, che non il rampollo di una fa- 
miglia vivente v logorantesi la libra nel ner- 
vosismo e nella civiltà troppo artefatta di 
un grande centro, anche se questo sia Xiiova 
York, o Chicago, o Boston, invece d'essere 
Louilra , o Parigi , o Milano ; e mi sembra 
anzi, per ragione analoga, che le classi ope- 
raie e campaguuole del nuovo mondo del> 
bano ritenersi in (jualche modo un po' meno 
rustiche, un po' meno f/iof'ani,i\ì quelle del 
vecchio continente. 

Questo per gli individui , la cui totalità 
forma le nazioni. 

Eiguardo allo svilupparsi ed al perdurare 
della civiltà, della coltura, della supremazia 
iutellettuale,morale, commerciale, industriale, 
economica ecc., in una data nazione, ciò in- 



— 13(i — 

(lubbiameute dipende dalle circostanze che 
producono, favoriscono, quella civiltà, quella 
supremazia ecc. ]Ma siccome è difficile che 
quelle condizioni si rinnovino nello stesso 
posto e non variino per un popolo risi)etto 
ad un altro, così il primeggiare, il decadere, 
il risorgere di un popolo si collega con la 
legge delle probabilità. Glie la civiltà susse- 
gua alla barbarie, la decadenza alla civiltà, 
è cosa fre(juente, anzi, per ragione appunto 
delle più ])rol)abili combinazioni , a lungo 
andare è cosa sicura ; ma uno dei i>eriodi 
può essere brevissimo, l'altro lunghissimo, e 
le successioni possono seguirsi rapide, lente, 
comuntjue irregolari; ii'regolari, ben inteso, in 
confronto alle leggi che l'uomo crede a torto 
di potere stabilire. Così nelle famiglie: le virtù, 
od i vizii, le condizioni dell'ambiente, i feno- 
meni intellettuali ed economici possono avere 
periodi difierentissimi. Per vari secoli una 
famiglia i>uò essere ricca, potente, composta 
di individui intelligenti e robusti : invece in 
pochissime generazioni non è raro vedere 
una famiglia sorta dal nulla degenerare eco- 
nomicamente, moralmente e fisiologicamente. 
Come italiano, io sono lieto d'aver l'animo 



— UT — 

interamente Sj:j;onibr<) dall'incubo della fata- 
lità etnica che peserei )l>e sulle genti latine 
in genere, e perciò sulla mia nazione: scrittore, 
sarei felice se le considerazioni ora esposte, 
come ])aiono a me di una evidenza intuitiva, 
tali dovessero apparire anche a ijualcuno dei 
miei lettori: i popoli nei quali sono numerosi 
i cittadini tiduciosi nelle sorti della patria, 
hanno un gTaude elemento di successo. Chi 
poi non ha ragione di stìducia, può dirsi for- 
tunato se liesce a dissipare, almeno in qual- 
cuno dei suoi compatrioti, quella stiducia che 
fatalmente intorpidisce ogni forma di ener- 
gia. Possunt quia posse videntur: quanta ve- 
rità nell'emistichio virgiliano ! 



* 
* * 



Indipendentemente dun(|ue dall'avere più 
volte e per non breve volgere di tempo gran- 
deggiato fra i popoli, indipendentemente dal- 
l'ai>partenere alla razza latina, piuttosto che 
alla germanica, o alla slava, potrà la nazione 
italiana ascendere più in alto o non essere tra- 
scinata più in basso del jiosto che oggi occupa, 
se saprà rinvigorire, o non lasciar sminuire il 



— 138 — 

carattere degli individui che la coni pongono, 
se saprà uniformare quegli istituti fondamen- 
tali che governano la sua compagine sociale 
e alle leggi ineluttabili che presiedono all'u- 
mano consorzio e a quelle particolari che 
non ripugnano all'indole del suo popolo. 

Se oggi, più manifestamente che pel pas- 
sato, la questione economica predomina fra 
le politico-sociali , non per ciò si potrà fare 
astrazione dagli altri sentimenti che agitano 
l'animo umano. 

Ma, anche fermandoci dì preferenza sulla 
questione economica, non potremo accettare, 
senza benefìcio di inventario e senza diritto 
di critica e di riijulsa, le concezioni che, pre- 
supponendo l'uomo diverso da quello che è, 
lo rendono meno adatto a contare per quello 
che veramente è, a valere per quello che vale. 



* 



Minimum assicurato di salario; riduzione 
delle ore di lavoro; abolizione dei contratti 
a cottimo; inibizione delle oi)ere delle donne 
e dei fanciulli, e ciò non solo per ragioni di 
umanità, ma, forse specialmente, per elimi- 



— i:«> — 

nazione di concorrenza; limitazione del nu- 
mero de^L^li apprendisti o delle loro attribu- 
zioni; esclusione da industrie uguali od af- 
fini di operai stranieri disposti ad acconten- 
tarsi di iHÙ modica mercede, e via via; — ecco 
le richieste concrete , positiv^e delle masse 
operaie socialiste nel i)aese nel quale pare 
più vigorosa e coerente la concezione socia- 
lista che si dichiara e parrebbe che non po- 
tesse non essere essenzialmente collettivista. 

Ma tutto ciò c(U'risponde davvero a (piello 
che vorrebbe essere il socialismo ! 

Il socialismo indice la lotta di classe, ma 
s'attretta di soggiungere di non indirla a 
profitto di questa o di quella classe, ma nel- 
l'interesse unico di tutte le classi, per l'abo- 
lizione delle chissi stesse. Ebbene : piaccia, 
o no, in i)ratica, in quelle i)retese caratteri- 
stiche della classe operaia da me ora enu- 
merate, — e che segnatamente in Germania, 
sono propugnate con maggiore e quasi esclu- 
siva serietà di intenti, — non vi è nessuna vera 
preoccupazione dell'interesse delle altre classi. 
La classe operaia, quando viene al concreto, 
combatte nel suo esclusivo interesse. Dice 
di fare del socialismo; ma realmente non fa 



— 140 — 

che del corporativismo : al corporativismo 
coni.s;)ODde necessariamente quella costru- 
zione dei privilegi, che parrebbe dover es- 
sere proprio la negazione del socialismo. Xei 
paesi dove il socialismo operaio si dichiara 
organizzato , oggi abbiamo il quarto stato 
che marcia alla conquista dei beni della terra; 
ma, mentre dichiara di combattere jjer tutte 
le classi, in fatto combatte esclusivamente pei 
propri ideali. 

Ed io non dico qui che ciò. sia un male, 
od un bene. Ma perchè possa essere un bene, 
bisogna che non solo le condizioni economi- 
che generali, ma anche le condizioni morali 
offrano un sottostrato di serietà, di coesione, 
di rispettabilità a quel corporativismo. 



* * 



La Francia è ricca ed esuberante di sen- 
timento patriottico : essa ha potuto, e forse 
può ancora, x>ermettersi di cambiar forma di 
governo ad ogni volgere di pochi lustri , e 
può aprire gli atéUers nationanx e lasciar sfo- 
gare i l)ollori ed i dispetti della capitale in 
una Comune più rivoluzionaria, in fondo, pò- 



— 141 — 

liticaiiiente che non socialmente ed ecoiio- 
iiiieamente; e potrà magari in una nuova con- 
vulsione cercare di parodiare in pratica (lual- 
clie dettanu' i>ifi grossolano della scuola col- 
lettivista. 8ono lussi da popolo ricco e il cui 
sentimento patriottico non teme scosse. 

Nella Germania il quarto stato potrà segui- 
tare la sua marcia alla conquista dell'impero: 
il corporativismo dei la\ oratori potrà momen- 
taneamente farla da i»adrone nei rapporti col 
capitale. Xon dubitate; se anche riuscirà par- 
zialmente a vincere, sarà esso il primo a non 
volere stravincere. Bisogna esser matti, — mi 
riporto ad una confessione di.... Liebknei'kt, 
uno proprio dei santi padri del socialismo 
germanico! — per volersi immaginare che cosa 
sarebbe anche in Germania, l'organizzazione 
socialista. Ma, data l' indole ed il tempera- 
mento del popolo tedesco , si può ritenere 
che i lavoratori tedeschi non saranno invece 
così matti da voler disseccare le fonti di 
quella ricchezza nazionale per le quali va 
grandeggiando ogni giorno di più nelle in- 
dustrie e nei commerci la patria di Bismarck 

e di Carlo Marx! Malgrado tutti i libri, 

tutte le riviste e tutti i giornali socialisti, 



— 142 — 

si potrebbe scommettere che la ^ ittoria del 
socialismo tedesco apparirebbe agii occhi per 
es. dei socialisti italiani, — di quelli genuini, 
non di quelli di convenzione, o di mestiere, 
disposti, se loro torni conto, a non meravi- 
gliarsi di nulla, — come nna immane misti 
ficazione. 

E poi non è detto che del successo mo- 
mentaneo di parziali conati per un'organiz- 
zazione ripugnante all'umana natura, anche 
la compagine economica e sociale di paesi 
ricchi ed esuberanti, o di sentimenti patriot- 
tici, come la Francia, o di sentimenti d' or- 
dine, come la Germania, non avesse a risen- 
tire qualche nocumento malamente riparabile: 
non è detto che di contraccolpo, — in virtù 
di quel mors tua, vita mea, del qnale la ci- 
viltà arrotonda gli spigoli, ma deve lasciare 
intatto il nucleo irriducibile, — altre nazioni 
non riuscirebbero a trarre partito dalle follie 
delle masse di Francia, o di Germania, che 
avessero voluto tradurre in atto le strava- 
ganze dei sognatori o che si fossero lasciate 
travolgere dalla corrente delle piìi torbide 
cupidigie. 



US 



* 

* ¥r 



Un ricco potrà porre sul tappeto verde per 
parecchie sere varie migliaia di lire: se per- 
derà, tal sia di lui I ma avrà probabilineiite 
tempo a ritrarsi e a mettere «>iiidizio, prima 
d' essersi interamente rovinato. Ma un ga- 
lantuomo, clie debba misurare tutte le sue 
rendite per potere sbarcare modestamente il 
lunario con la siui famiulia, dovrà girare al 
largo dal tavolo pericoloso. 

Tale è il caso della nostra Italia in con- 
fronto a nazioni più ricche nelle quali il sen- 
timento patriottico ed il sentimento morale, 
sotto la forma più specialmente sociale, ab- 
biano più estese e i)iù profonde radici. 

Io ijenso che non occorra risalire alle ori- 
gini delle più gravi e complesse questioni 
politico-sociali per affermare, — sia pure come 
constatazione di tatto non transiti>rio, — che 
nelle nazioni nelle quali la classe ricca è 
poco ricca, la classe dei capitalisti scarseggia 
di capitali, la classe degli intraprenditori di 
vario genere è povera di iniziative e di aiuti, 
ivi a maggior disagio si trova la classe dei 
lavoratori, dei salariati, dei proletari!, degli 



144 — 



stessi assistiti dalla pubblica ben efìceiiza. Xou 
è colpa mia se questa constatazione di fatto 
sfugge così spesso a molti sociologi che si 
dicono positivisti e che non sono che aprio- 



risti da gabinetto ! 



Il Socialismo in Italia. 

Fatti caratteristici — Socialismo ed anarchia. 

In una strada di una qualunque città di 
Italia un cornicione minaccia di cadere sul 
marciapiede; i passanti se ne accorgono e gi- 
rano al largo. Supponete che , non poten- 
dosi subito rimuovere il pericolo, una guar- 
dia municipale venga messa di piantone li 
vicino per i)revenire i cittadini di tenersi giù 
dal marciai)iede. Sapete che cosa avviene ? 
— Che si sente il bisogno di slidare il peri- 
colo per sfidare il i)riucipio di autorità. « Ohe 
« cosa ve ne importa se mi voglio rompere 
« la testa ì Lasciate che ci pensi io e badate 
« ai casi vostri. » Tra parentesi, questi casi 
vostri , per la guardia , sarebbero altri casi 
di servizio pubblico pei quali verrebbe da 
altri cittadini , invitata ancora a non darsi 



— ur» — 

pensiero. — Meiitiv la miardia ccica di per- 
suadeiv i coiitradittoii a darle retta, un li- 
bero cittadino, e p<ti un altro, e p<H un altro 
le scappano dietro le spalle, proprio rasente 
il muro, e il pnl>blico si uode delle prodezze 
e accompagna oiiiii violazione di conseuna 
con ni'la di compiacenza e bette alla povera 
gnardia. — E lo stesso si>irit() che mette il 
moìl(i molla snlla bocca delle turbe minac- 
ciose se due angeli cmtodi passano per la via 
con un brutto cett'o ammanettato che sappia 
un iK)' atteggiarsi a vittima : e notate che 
nessuno conosce uè chi sia uè che possa aver 
fatto ! — Ricordo, in uno di questi casi, d'aver 
visto un salumiere uscire dalla bottega e, 
coi buoni polmoni e col temjìeramento focoso 
gridare e scalmanarsi a più non posso. Il 
banco era rimasto deserto : un furfante, col- 
lega forse di (juello che accompagnavano in 
questura, atterra il momento buono; sgatta- 
iola nella l)ottega , apre il cassetto , caccia 
le mani nelle ciotole dei denari, intasca quello 
che può, e poi via tra la folla. Ve la imma- 
ginate la faccia del salumiere reduce dalla 
dimostrazione fatta a quattro passi dalla porta 

E. RiGHixi. — Antisemitismo e semitismo. 10 



— U6 — 

del suo negozio ì — Io iioii so se (lualclie 
volta sia lecito godere del male del prossimo; 
ma confesso che il mio sentimento , livolu- 
zionario.... al rovescio, non seppe attristarsi 
del caso capitato così a buon punto all'amico 
padrone di bottega. 

Qualche tempo fa io mi trovavo in un car- 
rozzone di traìwal in una importante città del- 
l'Italia Centrale. Il lungo i)ercorso della linea 
era diviso in tratti e per ogni tratto , com- 
piuto per intero od in parte, si pagavano 
dieci centesimi. Poche decine di metri prima 
che fluisse un tratto monta un signore e 
resta per il tratto successivo : vuol pagare 
due soldi; il fattorino esige invece anche gli 
altri due del tratto i)recedente, essendo pre- 
cisato il punto di divisione fra tratto e tratto, 
quantunque fosse stato piccolissimo il tra- 
gitto percorso nel primo tratto dal signore. 
La pretesa, equa od eccessiva, del fattorino 
dà luogo ad una discussione fra alcune per- 
sone che erano vicino a me. Una diceva : 
« in tìn dei conti, il fattorino ha una interes- 
« sanza nell'incasso del carrozzone al quale è 
« addetto » — « ]N^o » — ripete un'altra — « egli 



-- 147 — 

è pagato a gioriiatji !» — «Oh alloia jioi » — sog- 
giniigcì non 8o se il iniiiio, od un nnov<^ in- 
terlocutore, — « il fattorino ha coniniesso una 
birbonata». — E con questo giudizio sommario 
è tinita la discussione. Io mi volto con aria 
iuditt'erente, do una occhiata a (|uei signori 
e capisco che quella conclusione corrispon- 
deva tanto ai loro sentimenti da servire per- 
fettamente di suggello all' argomento. Non 
•dirò già che, se avessero riflettuto, non sa- 
rebbero arrivati ad una conseguenza diame- 
tralmente oi)])osta; ma osservo che la corri- 
spondenza tra quella conclnsione e il loro 
sentimento li dispensava dal riflettere e ag- 
giungo che, se invece di quelle quattro, o 
€inque persone, ve ne fossero trovate altre 
quattro o cinqne, a caso, si potrebbe scom- 
mettere dieci contro uno che , dopo quella 
■osservazione i)iena di filosofia... latina , che 
era una birbonata che il fattorino facesse il 
proprio dovere pel proprio dovere, nessuno 
avrebbe trovato nnllfi da ridire. Poiché il 
€aso morale, tipico, è proprio questo : se il 
fattorino nel compiere rigorosamente il pro- 
prio dovere, in una circostanza che si potea 
riiietere dieci, o venti volte al giorno, avesse 



— 148 — 

avuto il proprio tornaconto, allora era scu- 
sabile quella che si sarebbe potuta giudicare 
lina esosità: ma la esosità diventava imperdo- 
nabile, una birbonata, se compiuta per sen- 
timento disinteressato del dovere ! 

Supponete un lavoro di scavo e di tra- 
sporto di terra disposto in modo che ad esso 
si possano adibire molti o pochi operai. Pren- 
dete una compagnia di quaranta persone e 
mettetela a lavorare a cottimo per un dato 
prezzo unitario; alla sera ogni operaio avrà 
guadagnato per es. trenta soldi. Il giorno 
dopo, fermo lo stesso prezzo unitario , divi- 
dete quella compagnia in due, di venti uo- 
mini ciascuna : potete essere certi che il gua- 
dagno dei singoli lavoratori sarà stato mag- 
giore; per es. trentun soldo. Suddividete an- 
cora: fate quattro compagnie di dieci; in. 
nessuna di queste la giornata media sarà 
stata al di sotto di trentun soldo, per qual- 
cuna forse sarà arrivata ai trenta cinque, o 
ai trentasei. E così di seguito , purché non 
vi spingiate ad uno >ininuzzamento incom- 
patibile con la natura del lavoro da com- 
Ijiere. A questo fatto corrisponde una specie 



— U!) — 

<li aforisma che ogni caporcia o mporah di 
opera' terraiuoli ed ouni assistente di me- 
stiere vi ripete come la cosa \m\ naturale: 
« Si sa che le compagnie piccole guadagnano 
« sempre di più delle grandi. > Molti operai 
intatti , anche dei più modesti , acipiistano 
nella vita «luelhi istruzione indipendente 
dalla istruzione elementare di convenzione 
che i)ermette loro di completare il naturale 
buon senso. ISIa i)ochissimi , e projnio solo 
come rarissima eccezione, sono così zotici da 
non sentire questo fatto semplicissimo, senza 
bisogno di tradurlo in ragionamenti e, molto 
meno, in cifre: che, lavorando in una com- 
pagnia di quaranta, ciascuno non trae che 
un (luarantesinio di p.otìtto , o di danno, 
della propria maggiore, o minore alacrità; che 
va bene essere solidali, ma ammazzarsi per 
un (luarantesimo di vantaggio, a rischio che 
gli altri non facciano altrettanto , sarebbe 
troppo da minchione: che, lavorando invece 
in venti, cresce il rapporto tra lavoro e pro- 
fitto, e più cresce passando da venti a dieci 
e da dieci a cinque; e non solo vale la pena 
di lav(U'are di più, ma, — notate bene, — si ac- 
quista la coscienza del diritto di redarguire 



— 150 — 

il couipa^no indolente percliè, — «caro mio, 
« non è giusto che io affatichi per te e tu gua- 
« dagni una buona giornata alle mie spalle. 
— E il vicino indolente si sente disarmato e 
manda giù quella risposta pepata che, a tu 
per tu , avrebbe dato al compagno che gli 
avesse fatto il rimi^rovero quando si lavo- 
rava in quaranta; ed è costretto a muoversi 
con maggior lena. 

Ho narrato questi tre fatti, perchè mi pa- 
iono veramente tipici come estrinsecazione 
in diversi casi speciali, come rappresenta- 
zione concreta, di sentimenti diffusi e radi- 
cati più o meno nell'umana società, ma che 
essendo più diffusi e più radicati nel nostro 
che non in altri paesi, corrisi)ondono a fat- 
tori principali del carattere politico-sociale 
del nostro popolo. 



* 



Si potrebbe dunque afl'erniare recisamente 
che nelle jopolazioni italiane i sentimenti 
d'onestà, d'autorità, di solidarietà sono as- 
solutamente più deboli che non, ad esempio, 



— 151 — 

nelle popolazioni nennaniclie, anglo-sassoni, 
o scandinave. 3Ia T aftei inazione sarebbe 
troppo rigorosa e, in i)arte almeno, andrebbe 
al di là delle premesse. 

Io direi piuttosto che il sentimento d' o- 
nestà, — senza con ciò jmrtroppo ])otersi dire 
che sia più vigoroso che in altri i)aesi, — da 
noi è più facilmente sofìsticabile , e che lo 
spirito di indii)endenza, mentre s'avvantag- 
gia troppo a scapito del sentimento di soli- 
darietà, traligna facilmente in reazione con- 
tro ogni forma di autorità umana. Ma, detto 
questo, non soggiungo poi che sarebbe bene 
che fosse perfettamente l'opposto. Il nostro 
pPi)olo ha altre qualità, — quella per es. di 
iugegno,di senso estetico, di parsimonia ecc., 
— che, associate allo si)irito di indipendenza, 
ne farebbero uno splendido tii)o di popola- 
zione individualista. Si noti di passaggio che 
il sentimento di eccessiva solidarietà non è 
spesso che una necessità provocata dalla co 
scienza della detìcenza del sentimento indi- 
vidualista. 

Ma individualismo non vuol dire egoismo : 
tutt'altro ! — Il guaio è che la scarsa vi 
goria , resa più perniciosa dalla facile soli- 



— J52 — 

sticabilità del seutimento della onestà , in- 
tacca l' individualisnio e lo tramuta facil- 
mente in egoismo. Ogni vizio non è sempre 
soltanto l'antitesi di una virtù ; spesso è 
1' esagerazione , la caricatura , la degenera- 
zione di un'altra virtù : l'egoismo è apijunto 
le esagerazione ed insieme la degenerazione 
dell'individualismo. 

Comuntiue, dato e n(m concesso, che una 
organizzazione sociale, quale è quella ideata 
dai socialisti coscienti della portata delle 
loro opinioni, e perciò necessariamente col- 
lettivista, debba conseguire necessariamente 
dalla evoluzione per la quale è trascinata 
l'attuale organizzazione capitalistica e dat-a, 
e ancor meno concessa, la possibilità di una 
tale organizzazione a base di proprietà collet- 
tiva dei mezzi di produzione, — e per la di- 
mostrazione della non concessione di tale 
impossibilità , non ho , ripeto , che a ripor- 
tarmi alle opere che trattano a fondo l'argo- 
mento, — bisogna supporre almeno che il po- 
polo nel quale e pel (puile dovesse attuarsi 
una tale oganizzazione fornisca ad essa tre 
elementi fondamentali : onestà, e, più parti- 
colarmente quella forma di onestà, che più 



— 153 — 

strettamente si riferisce ai lajjporti sociali; 
ossequio al i)riiici])io di quella autorità per 
la quale, certi uomini sono incaricati d'adem- 
piere certe, funzioni; sentimento di solida- 
rietà. 

Anche in (juella forma adulterina di cor- 
porativismo, sotto la quale il socialismo sa- 
rebbe com])res() e sentito dalle masse ope- 
raie dei paesi nordici e potrebbe , se mai, 
essere compreso e sentito in alcuni centri 
industriali d'Italia, — e fermo sempre che tale 
adulterazione è la negazione del socialismo, 
— parlare di una organizzazione collettivista, 
socialista , o forse anche pseudo-socialista, 
senza quei tre elementi di onestà sociale, di 
rispetto all'autorità e di sentimento di soli-, 
darietà, mi pare che possa equivalere al voler 
costruire un muro, senza calce, senza sabbia 
e senza jnetre o mattoni. 

E mi par proprio che nella nostra Italia 
non abbondino i materiali da costruzione ! 

E mi pare , di più, che, da noi, muratori 
e nìanovali del grande futuro edilìzio so- 
ciale facciano (piello che possono per get- 
tare nel tìume parte di quei materiali, dei 
quali sembrerebbe invece che dovessero far 



— 154 — 

tesoro ammesso però clie la loro inten- 
zione sia di erigere la fabbrica, e non di gua- 
dagnare, alla nìeglio o alla peggio, la gior- 
nata ! 

In altri termini, la i)ropaganda socialista 
è praticata in modo da agire come un dis- 
solvente di quei sentimenti sociali, mercè dei 
quali soltanto si potrebbe ritenere in qual- 
che modo possibile l'organizza/ione colletti- 
vista. 

Messi dunque in relazione i metodi di tale 
propaganda con l' indole delle nostre popo- 
lazioni e coi sentimenti in esse dominanti, 
si può constatare la necessità della trasfor- 
mazione che il verbo socialista subisce nel 
trasfondersi nel nostro popolo; quando non 
si converta, come nei maggiori centri operai, 
in un corporativismo arieggiante a quello 
germanico, esso traligna rapidamente ed in- 
vicibilmente in una specie caratteristica d'a- 
narchia. 



Collettivismo e Patriottismo. 

S(ic-i:i1isiiii) e collctti visiiK» — Sticiiilisino coiu'i-cti» — Contnid- 
(lizionc t'r;i soci.-ilisiiio e piitriotisiiio — liiigione ilei pa- 
triotisuio. 

Spogliate gli uni per {irriecliire gli altri, 
e ciò, per di più, senza garanzie contro nuove 
spoglia/ioni e rispogliazioni e senza nessun 
diritto per opi)orsi a ({ueste vicende di ri- 
vendicazioni , sarebbe un perpetuare , senza 
sentimento vero e protondo di giustizia , le 
lotte che hanno Innestato in ogni età V u- 
iiiana famiglia. 

11 socialismo non sarebbe che un nome 
nuovo applicato a vecchie idee, quando non 
avesse per substrato una rinnovazione radi- 
cale degli istituti economici; quando cioè del 
suo programma non tacessero parte sostan- 
ziale e integrante l'al)olizione della proprietà 
privata, — o almeno, salve le incongruenze 
delle supposte applicazioni, di ogni proprietà 
che non sia quella dei prodotti del lavoro, — 
e la socializzazione della terra e degli stru 
nienti di lavoro e di produzione. 

Conseguentemente socialismo e collettivi- 
smo possono non essere sinonimi in tanto 



— 156 



solo in (iiiai)to il primo serve ad esprimere 
P in.egrazione e la manifestazione politica 
del secondo. 



* 



Xou è mia colpa se molti, pur dichiaran- 
dosi ferventi socialisti, accettano in massima, 
quasi in teoria astratta, il concetto colletti- 
vista informatore essenziale, necessario, del 
socialismo , e poi si ribellano al suo svolgi- 
mento , alle sue applicazioni. Senza di esso 
si avrà qualclie cosa che nessuna legge né 
umana uè divina potrà vietare a Caio , o a 
Sempronio di chiamare socialismo, ma qual- 
che cosa che, invece, sarà agli antipodi col so- 
cialismo. Se consentite che possa sussistere la 
proprietà privata, non dei prodotti, intorno ai 
quali si intrecciano speciali (piestioni , ma 
dei mezzi di produzione, dei capitali, il mondo 
dovrà necessariamente camminare economi- 
camente come ha camminato finora; manche- 
ranno i freni efficaci alla concoiTenza, si rin- 
noveranno le lotte e gli intrighi jiersonali ; 
si avranno ricchi e poveri, sfruttati e sfrut- 
tatori. Tutto ciò è inerente alla proprietà 



— 157 — 

privata. Se non si svel«Ji<)in) lino le ultime 
radici della ]>ianta fatale , nuovi germogli 
spunteranno nel terreno fecondo dell'umano 
egoismo e per forza naturale assurgeranno 
alla vigorosa superbia di nuovi tronchi. 

Che cosa vuol dire dunque socialismo ? 

Vuol dire sacritìzio continuo e completo 
dell' individuo alla società , e vuol dire in- 
vsieme rinunzia assoluta ad ogni cupidigia, 
sacrifizio d' ogni tendenza d' appropriazione 
della terra , di conservazione e d' arricchi- 
mento. 

Vuol dire , o meglio vorrebbe dire ciò , 
quando si ijotesse concepire P uomo affatto 
diverso da quello che è. 



* 



E socialismo vuol dir anche negazione del 
patriottismo. So bene che mentre alcuni so- 
cialisti fanno quasi pompa di ciò , conside- 
rando il i)atriotismo quasi un vieto pregiu- 
dizio tenuto desto pel corso dei secoli dalle 
classi dominatrici a scopo di sfruttamento 
dei popoli, molti altri invece protestano in- 
dignati contro l'affermazione. 



— 158 — 

Epi)nre è facile dimostrare che tra socia- 
lismo e patriotismo vi è vera contraddizione 
di concetti. 

Una intatti delle osservazioni di maggiore 
importanza e di più grave portata, che Paolo 
Leroy-Beaiilieu svolge nel Traitè, riassume 
neWEssai (V economìe poUtiquc e approfondisce 
pili particolarmente nel Colìecti risme, è que- 
sta : se non riconoscete legittima 1' origine 
della proprietà ])rivata individuale, o fami- 
liare , nella prima occupazione , nella tra- 
smissione ereditaria, e nella i)rescrizione, noni 
potete ammettere un consimile diritto in una 
col!e<tività, in una comunità, in una nazione, 
rispetto ad un'altra collettività, ad un' altra 
comunità, ad un' altra nazione, perchè non 
è che per prima occupazione, e per trasmis- 
sione ereditaria , o in forza della sanatoria 
nascente dalla prescrizione che quelle popo- 
lazioni hanno la proprietà, — non importa poi 
come internamente suddivisa, — del territorio 
€he occupano. 

Mi basta accennare a questo argomento, 
rimandando i)el suo svolgimento il lettore alle 
opere del dotto ed acuto economista da me 
ora citate. 



- i:>!) — 

lu sostanza, una comunità, una nazione, 
uon avi'ebl)e , per occupare il teiri torio co- 
munale o nazionale, diverso o nia<i7iior di 
ritto di <]uello in virtù del (piale un i)roprie- 
tario detiene il proprio podere. Gli Ameri- 
cani, die impediscono al formicaio dei Cinesi 
poveri di invadere la parte occidentale degli 
Stati Uniti, commetterebbero un t'urto j)er- 
mauente a loro danno. 1 Francesi, gli Ita- 
liani, i Tedeschi occupanti regioni ricche o 
per fertilità di suolo, o per miniere carbo- 
niiìche, o per forza di corsi d'acqua, o per 
benedizione di clima , sarebbero debitori di 
un annuo tril)uto ai disgraziati abitatori della 
sconsolata Lappouia, od alle grame tribù va- 
ganti nel cuore dell' Africa. Diversamente, 
come la municipalizzazione può non di rado 
ripugnare alla nazionalizzazione, così la na- 
zionalizzazione è la negazione della socia- 
lizzazione. 

Dico ciò, perchè municipalizzazione di certi 
cespiti di rendita e di certi servizi, naziona- 
lizzazione di cai)itali ecc. sono j)arole delle 
quali si fa grande uso nei programmi, nei 
congressi e negli scritti socialisti. 

Se tra il concettò compreso in quelle pa- 



— 160 — 

role e il concetto che si deve ritenere fon- 
damentale del socialismo, — perchè dalla sua 
negazione a fianco della proprietà nazionale 
o municipale non abbia con parità di duitti 
a risorgere la proprietà privata, — appare una 
contraddizione non eliminabile , coloro che 
sono persuasi che l'essenza della dottrina so- 
cialista non risponda che ad una concezione 
errata della mente umana, non potranno do- 
lersi che le stesse contraddizioni fra (juelli 
che vengono proclamati solennemente ed in- 
sistentemente i capisaldi del programma so- 
cialista servano di riprova degli errori di 
quella concezione. 

Un patriottismo che cominciasse dal ne- 
gare ad un popolo il diritto di occui)are 
il proprio territorio e di curarne la gran- 
dezza, la ricchezza^, il decoro con prevalenza 
su gli altri popoli e dallo si)egnere i senti- 
menti che emanano dalla presunzione di quel 
diritto, si potrebbe chiamare patriottismo solo 
quando si volesse con la confusione delle pa- 
role mascherare la confusione delle idee. 

Il socialismo che, per la sua natura neces- 
sariamente collettivista, deve volere la di- 
struzione della proprietà privata, che per gin- 



— Itìl — 

stificai'e la distruzione di ([iiesta deve iiupu- 
giiaie <iuella propiietìì collettiva ristretta ad 
un municipio, ad un popolo, ad una nazione, 
nella quale ha tbndaniento il nìucoIo ed il 
sentimento patriottico , si trova necessaria- 
uieute in antitesi sostauzialecol i)atriottismo. 



]\ra il patriottismo è qualche cosa, di oc- 
casiouale , di transitorio , o ha davvero le 
sue radici nella natura umana ? 

Per me la risposta non è dubbia. 

Ma prima di addurre la considerazione che 
elimina il <lubbio, che dà ragione del fatto, 
trovo opportuno di dichiarare, — non l'osse 
che a prevenire alcune obbiezioni acciden- 
tali, — che al patriottismo corrisponde un sen- 
timento che si deve adattare , e si adatta, 
alle mutevoli condizioni della civiltà; ha la 
parte necessaria e la parte contingente , la 
principale e l'accessoria. 

Il patriottismo del nostro secolo deve as- 
sumere — non fosse che per non essere un 
anacronismo senza vitalità, perchè la forma 

E. Righisi — Antisemitismo e semitismo. 11 



— 1H2 — 

iu esso non uccida la sostanza, — manifesta- 
zioni diverse da <iiielle sotto le quali si rive- 
lava, jser esempio, nel Medio Evo, o in Roma 
antica; precisamente, del resto, come i vin- 
coli famigliari odierni sono diversi da quelli 
che congiungevano in altri tempi i compo- 
nenti della stessa famiglia, e le varie fami- 
glie affini fra loro, senza che perciò la fami- 
glia cessi d'essere una istituzione fondamen- 
tale dell'umano consorzio. 

Ma affermare che il sentimento patriottico 
abbia, come suol dirsi, fatto il suo tempo, 
si può soltanto da chi non si dia cura di co- 
noscere 1' uomo quale di fatto è. E indebo- 
lire , sfibrare un sentimento conforme alla 
natura umana è, — nella vita psicologica, in- 
dividuale o collettiva , non meno che nella 
vita fisiologica, — un recare nocumento all'in- 
dividuo, od a quella raccolta di individui che 
prende nome di popolo, o di nazione. 

L' uomo infatti è un animale eminente- 
mente socievole ; ed è anche , di necessità, 
limitato nell'espansione dei suoi sentimenti. 
Ama se stesso; ma, sia pure di riflesso per 
quanto hanno di comune con lui, ama i suoi 
simili. L'amore per l'umanità in genere perde 



— 168 — 

<li intensità (pKinto \):u'r elio gnada;>ni in 
estt'iisione ; se pni'c non r sjiesso 1' espres- 
sione (li un vuoto s.Mitinientalisnio. L'amore 
per sé stesso rasenta eosì da vicino 1' egoi- 
smo, da restarne non di lado interamente 
assorbito. Il patriottismo invece, il senti- 
mento patriottico, — sentimento, dico, non 
sentimentalismo ; (piesto è la corruzione di 
quello, — è abbastanza vasto, riferito all'io, 
od anche al noi , per essere nobile e gene- 
roso; è abbastanza ristretto, riferito a tutti 
gii uomini , per non diluirsi in una utopia 
distruggitrice, non dico dei diritti, ma dei 
doveri che l'uomo ha verso se stesso, e, di 
riverbero, verso la società; perchè, — e qui 
sta la morale sociale dell'individualismo, — è 
appunto affermando, migliorando, afiìnando 
la propria personalità che l'uomo può adem- 
piere in modo proficuo alle sue funzioni an- 
che sociali. Il patriottismo rappresenta un 
sentimento complesso nel quale s'accordano 
ragione e sentimento, pel quale l'egoismo 
transige con la carità, pel quale lindividua- 
lismo s'atferma nella più eletta delle sue ma- 
nifestazioni. 

E siccome è sentimento profondamente u- 



— 164 — 

mano, cioè naturale all'uomo in quanto l'uo- 
mo è quello che è; così, (quando anche cre- 
diate di averlo distrutto , non sarete forse 
riusciti, — sia pure contro le vostre migliori 
intenzioni, — che a pervertirlo. 



Cattolici e Clericali; 
Intransigenti e Intolleranti. 



Confusione di termini — Necessità della intransigenza — Con- 
ciliazione — Liberali gelosi — Questione romana — Coudi- 
zioni transeunti — Condizioni permanenti. 

Veramente, a titolo del presente capitolo 
mi sarebbero state sufficienti le parole iììr 
transigenti e intolleranti, accompagnate dal- 
l'una o dall'altra delle altre due che le pre- 
cedono , cattolici , clericali : e ciò solo per 
indicare di quali intransigenti e di quali in- 
tolleranti, o, a contrariis, di quali transigenti 
e di quali tolleranti, io mi sia proposto di 
scrivere. 

Per quanto, infatti, occorre allo scopo di 
questo libro, la distinzione tra cattolici e 
clericali può essere illustrata con poche pa- 
role. La denominazione di cattolici fa capo 
ad un concetto religioso; quella di clericali 



— 165 — 

rivela di preferenza una tendenza politica; 
il (luesta può i)iù facilmente essere annesso 
da^L^li avversari un signiticato \h)CO benevolo 
che non sembrerebbe confacente alla i)riina. 
Ciò parrebbe che dovesse essere, ma ciò n(m 
è che meno di frecpiente di (\i\iìuto a 2>riori 
non si possa credere: e, se mai, ])er solito 
tro])po incompletamente. 

Tutti i clericali dichiareranno di poter in 
tanto essere detti clericali in quanto sono 
sinceramente cattolici ; nessuno confesserà 
d' esser in tanto cattolico in quanto gli è 
necessario per poter militare nelle fila cle- 
ricali. D'altra parte nel campo liberale sen- 
tirete spesso la distinzione astratta tra cat- 
tolici e clericali; ma nei casi concreti note- 
rete una predisposizione troppo frequente a 
chiamar clericale chi sia soltanto franca- 
mente cattolico. 

Ed io non dico che questa confusione non 
sia indizio del poco scrupolo di esattezza e 
di sincerità che gii uomini pongono nel giu- 
dicare sé stessi, i proprii amici ed i proprii 
avversarli; dico solo che per poter cogliere 
attraverso la parola, non quella idea che ad 
essa dovrebbe corrispondere, ma quella che 



— 166 — 

l)er molti ad essa di fatto corrisponde, iiou 
si può prescindere da tale confusione. Con 
questa differenza però, che l'idea vera, ge- 
nuina, ijernmne; alla peggio , se il mal uso 
avrà troppo guasta la parola die la tradu- 
ce va, essa ricorrerà per manifestare sé stessa 
ad altra espressione j)iù acconcia: mentre 
invece una idea clie ha la necessità di ma- 
scherare la propria falsità coll'equivoco della 
locuzione, molto facilmeute è condannata 
alla dissoluzione. Così io credo debba acca- 
dere della sinonimia a base di poco buona 
fede tra clericale e cattolico : ma non contìdo 
che ciò possa avvenire tanto presto; ne mi 
illudo che, tolto di mezzo un equivoco, non 
siano per fiorirne altri in sua vece. 






1 cattolici , o clericali, — dopo quanto ho 
esposto pur ora e dato alla parola cattolici 
un significato di preferenza politico, mi con- 
viene accoppiare 1 due termini, — possono 
essere tolleranti, od intolleranti; ma debbono, 
in quanto almeno sono cattolici, essere in- 
transigenti. L' intransigenza sarà in essi ri- 



— 167 — 

l)rovevole , uou alloreliè abbia radice nella 
convinzione, ma (jiiando derivi soltanto dalla 
intolleranza. 

La neiitizioue di tale necessità [>nò aver 
orijLiine in ragioni che a me siano igìiote, o 
delle (inali io non riesca a valutare tutta la 
importanza in confronto a quelle che mi de- 
terminano aUa sua atiermazione ; ma \mò 
anche dipendere;, almeno parzialmente, dal- 
l'errore di uou considerare l'eterogeneità che 
esiste tra l'in transigenza e l'intolleranza. La 
prima proviene da predomiuio della ragione; 
la seconda da imi)ulsi del sentimento, o, più 
forse, del temperamento. 

vStabilita bene questa distinzione di origine 
e di natura , io credo di potermi in questo 
scritto dispensare, come da una digTessione 
troppo inopportuna, dalla dimostrazione della 
necessaria intransigenza del cattolicismo nella 
età moderna: mi basta accennare che (]uella 
dimostrazioue procederebbe dall'esame con- 
testuale delle condizioni intellettuali moderne 
e dell'essenza del pensiero cattolico. 

Ma , appunto perchè l' intransigenzti ha 
quella l)ase logica che fa difetto alla intol- 
leranza , appunto perchè essa dii)ende da 



— H)S — 

(liuilche cosa, che io non mi periterei di dire 
relativamente assoluta, — giacche la contrad- 
dizione tra l'avverbio e l'aggettivo rispecchia 
1' anomalia con la quale si trova spesso nella 
intelligenza limitata, relativa , dell' uomo il 
concetto di assoluto, — avviene non di rado 
che l'intolleranza s'argomenti di avere buon 
giuoco camuffandosi da intransigenza. 






Ciò posto , guardiamo che cosa si pensi 
rispetto al partito cattolico , o clericale , da 
quei liberali che non siano imbevuti del 
Ijrecoucetto anticlericale o anticattolico; dico 
preconcetto per non usare la parola pregiu- 
dizio^ che può per avventura riuscire meno 
simpatica e di significazione più indefinita. 

Per tutti (luei liberali una conciliazione, 
o, se non altro, un modus vivendi politico coi 
cattolici, o clericali non intolleranti, corri- 
sponderebbe, in fondo, alle loro tendenze 

ed ai loro desiderii. Corrisponderebbe al 

condizionale : in altri termini dunque , non 
corrisponde di fatto per tutti. A questo ri- 
guardo tre correnti di idee attraversano la 



— ìm — 

massa liberale: una è decisamente favore- 
vole alla conciliazione; due sono contrarie. 
Ma (lueste due sono determinate da ra«>i<)ni 
d'ordine affatto differente : per le une si te- 
mono i clericali; per le altre invece si crede 
che sia inutile pensare a nessuna forma di 
conciliazione con loro^ giudicandosi che, sic- 
come per un accordo occorre un consenso 
di ambe le parti , non si possa sperare che 
il partito cattolico o clericale si induca ad 
una conciliazione che per esso dovrebbe equi- 
valere ad un suicidio. 

Io mi rendo couto delle ragioni che de- 
terminano queste due ultime correnti; me ne 
rendo conto, ma non ne resto persuaso. Per- 
ciò mi trovo nella prima schiera , pur con- 
fessando che destano in me più viva simpa- 
tia e più alta stima la maggior parte dei 
componenti delle altre due. Né paia strana 
la confessione dal momento che parlo della 
maggior parte e non di tutti; dal momento 
cioè che vengo con ciò a dichiarare, che se 
molti fanno numero nella prima schiera forse 
perchè non hanno sentito la vivacità dei sen- 
timenti, o non si sono dati pensiero della se- 
rietà delle riflessioni che indussero le altre 



— 170 — 

(lue schiere a l)attere un diverso cammino, 
una parte invece, — sia pure una minoran- 
za,— di (luella prima schiera appartiene ad 
essa appunto per avere valutati ((uei senti- 
menti e vagliate quelle riflessioni e averne 
riconosciuto insnfficiente l'efficacia. — Mode- 
stia a parte, io dichiaro di appartenere a tale 
parte di (piella prima schiera. 

Lasciamo, pel momento, in disi)arte la i)ri- 
ma schiera alla quale dovremo naturalmente 
ritornare dopo la critica delle altre due e 
occupiamoci sommariamente di tale critica. 






Liberali che temono i clericali : liberali ge- 
losi custodi delle rivendicazioni politiche 
della Italia nuova e sopratutto, in concreto, 
della libertà di coscienza , della libertà di 
stampa, della integrità territoriale, della in- 
tangibilità di Eoma. Io ho voluto dirli, quali 
sono per generosità di sentimento, gelosi cu- 
stodi di tutto ciò , piuttosto che liberali di 
poca fede. Bisogna infatti non avvertire come 
il mondo moderno sia impregnato di i)en- 
sieri e di sentimenti, dei quali sarebbe lungo 



— 171 — 

e fuor (li posto <|iii liccvcarc le olivini (com- 
plesse, niji possono riconoscersi in jmrte come 
un ritorno all'jintico, — al molto antico, — in 
IJarte come il necessario prodotto di una (evo- 
luzione storica, di una applicazione continua 
e dilt'usa delle deduzioni della filosofia natu- 
rale, per temere davvero che certe nuiu^iori 
e i)iii necessarie concpiiste della civiltà pos- 
sano essere in balia di un partito che, se per 
1' addietro le ha avversate , ha però dovuto 
lasciarsene compeuetrare in modo da avere 
omai fatto esso pure di quelle infiltrazioni 
parte integrante della sua compagine. Li- 
bertà di stampa e libertà di coscienza, io ho 
la persuasione che pel sopravvento del par- 
tito clericale non correrebber(j maggior peri- 
colo di quello al quale sarebbero esposte 
dalla soperchieria di altri partiti che si van- 
tano ultra liberali ; e si vantano ultra libe- 
rali anche per poter far getto di ogni sen- 
timento veramente liberale. Ma di questo io 
non ho soltanto l'intima persuasione; credo 
di poter addurre la prova di fatto. 

Il paese d'Europa nel quale predomina il 
partito clericale è il Belgio: da tre lustri è 
nelle sue mani il governo. Io sfido chicches- 



— 172 — 

sia ad asserire che nel Belgio la libertà di 
coscieuza e la libertà di stami)a siano meno 
rispettate che in qualunque altro stato. Ei- 
guardo , anzi, alla stampa, all' infuori degli 
argomenti politici e senza pregiudizio di que- 
sti, la libertà è addirittura una licenza nel 
meno lusinghiero signitìcato della parola. Le 
sconcezze che vi vengono otterte dai riven- 
ditori di giornali di Bruxelles non trovereb- 
bero grazia dalla polizia nei paesi che si ri- 
tengono i più rispettosi della libertà , quali 
la Svizzera e l'Inghilterra. 



Ma resta la questione della sovranità tem- 
porale del Papa, la questione romana, chiusa 
detinitivamente pei liberali, sempre aperta, 
e i)erciò sempre minacciosa, per parte dei 
clericali. 

Da trent' anni l'Italia politica ha fatto di 
Koma la sua capitale, il potere terreno dei 
Pontefici è passato in quello che si suol dire 
dominio esclusivo delia storia, e non ci vor- 
remo accorgere del radicale mutamento di 
idee che a (piesto riguardo si è prodotto, più 



— 173 — 

che ili altri, in coloro sk'ssi che liauuo l'a- 
ìiitudiiie e debbono avere la convinzione di 
dirsi ])aladiiii della resurrezione di quel po- 
tere? non sentiamo ([njinto di vuoto sia nella 
rievocazione di (luella resurrezione ? non ci 
rendiamo conto che si tratta di un program- 
ma di tradizione, più che di una vitalità di 
sentimento ? — Una egregia persona legata, 
di rapporti personali e politici coi maggio- 
renti del mondo clericale diceva , parlando 
allo scrittore di (pieste pagine: « La quistione 
« romana in qualche modo deve essere risolta; 
« noi cattolici non siamo in grado di preci- 
« sare come debba essere risolta, ma seutia- 
« mo che lo deve essere. > Il mio pensiero 
correva allora a quel Prefetto del Eegno che 
iacea lasciare le pratiche sul suo scrittoio, di- 
cendo che a quel modo a poco a poco si e- 
vadevano da se, e mett^eudo in confronto la 
evasione che il tempo e le rinnovate consue- 
tudini politiche e i mutati indirizzi del pen- 
siero vanno dando alla questione romana,con 
la dichiarazione così indefinita del mio in- 
terlocutore dalla quale emergeva, per quanto 
non voluta , la confessione della impossibi- 
lità del ritorno allo stato politico anteriore 



— 174 — 

al 20 settembre, io riconoscevo l' impossibi- 
lità della mia mente di dar corpo alla paura 
che l' integrità politica della nazione possa 
essere messa in pericolo per opera di un 
partito che, riguardo a questo che sarebbe 
per noi il punto più minaccioso del suo pro- 
gTamma, non solo non sa quello che si vo- 
glia, — nel qual caso l' incoscienza potrebbe 
essere temiì)ile, — ma sa di non sapere quello 
che si voglia : ha , cioè , la coscienza della 
propria incoscienza , ostenta come una pre- 
tesa quello che è costretto a subh^e come 
una fatalità. 



Quest' ultimo concetto i)otrà non parer 
ehiaro al lettore : io confido di renderlo più 
manifesto quando passi a considerarlo da un 
altro lato , dal lato cioè di quella corrente 
liberale , la terza delle sopraindicate , che 
vede in esso l' impossibilità di qualunque 
buon accordo parziale ma, imi)ortante, col 
partito cattolico. 

Volere, o no, — si dice, — il Papato più di 
quello che ha perduto con la spogliazione 



— 175 — 

del (loiiiiuio tenitorialc. lia lai-j^aniriirc ;mia- 
dagnato, appunto [xt l'ettetto di (piclla spo- 
gliazione, in prestigio, in autorità spirituale. 
Questo lu'estigio , (piesta autorità, gli S(Mìo 
cresciuti, secondo alcuni, i)el fatto d'essergli 
stato tolto di dorso il fardello di un doini- 
uio politico elle era diventato un anacroni- 
smo; secondo altri invece i)erchè egli ha po- 
tuto assumere (piella parte di vittima che, 
couciliaudo le più grandi sini])atie, concorre 
a- conferire una forza morale potentissima. 
Coloro pei quali (piest'ultima considerazione 
ha una importanza capitale, non possono non 
darsi ragione della necessità che avrebbe il 
partito, la cui parola d'ordine parte dal Va- 
ticano di non adattarsi a nulla che non sia 
in continuo antagonismo con le condizioni 
politiche determinate dall'annessione di parte 
dello Stato Pontificio prima, e poi, special- 
mente di Eoma allo Stato Italiano. 

Questo modo di considerare i possibili rap- 
porti tra il Papato ed il Governo italiano, tra 
il partito clericale ed il partito liberale, io 
trovo che è degno della maggiore conside- 
razione; trovo anzi che corrisponde ad una 
percezione limpida e serena della verità : ep- 



— 17H — 

pure uoii mi appa,<i;a. Xoii mi appaga , per- 
chè ili esso è insito 1' errore di considerare 
come permanente uno stato di cose che non 
è, che non può essere , che transitorio. La 
quistione romana il 21 settembre 1870 non 
era più quella che era stata fino al 10 set- 
tembre, oggi non è più quella che era quasi 
30 anni fa ; ogni giorno essa va modifican- 
dosi. E così si modifica il sentimento delle 
varie scuole liberali rispetto al papato e le 
loro dis[)osizioni d'animo e la loro condotta 
rispetto al partito cattolico o, meglio, ai vari 
Ijartiti cattolici o clericali; perchè non biso- 
gna dimenticare che solo un mirabile spirito 
di disciplina coordina in un partito quelli 
che di fatto sono diversi partiti. E cosi il 
l^restigio che deriva al Papato dall'atteggia- 
mento di vittima, dall'antagonismo coli' Ita- 
lia politica moderna, dall'ostentata diversità 
di condotta del Vaticano di fronte al Go- 
verno italiano ed agli altri Governi ;, è per 
la logica dei fatti^ destinato a logorarsi. Li- 
berali e clericali che non trovano in altri 
sentimenti ed in altri concetti la vitalità e 
la forza del cattolicismo, anche nel campo 
dei partiti politici, giudicano troppo effimere 



177 — 



e troppo artiticiose (pici la vitalità e (luella 
forza. 






Ed invece non debhono credersi né [>as- 
sejigieie, né innaturali quella vitalità e (juella 
forza, perchè, non soltanto sono una dimo- 
strazione della vigoria del sentimento reli- 
gioso iu genere , 'ma altresì corrispondono 
alla estrinsecazione di tale sentimento che 
meglio si adatta all'indole dal nostro popolo, 
e vengono (liscii)linate mercè (juella orga- 
nizzazione, per la ([uale il eattolicismo ha 
sulla vita politica dei paesi, dei quali esso è 
antica e generale forma religiosa, quella in- 
fluenza che solo in grado minore possono 
esercitare le altre chiese cristiane negli altri 
paesi. 

Contrapporre la ragione alla fede, la scienza 
al eattolicismo è uno stabilire antitesi che 
io direi errate , e che altri invece vorrà di- 
chiarare empie od assurde. Io so quello che 
penso in argomento e so quello che pensano 
molti altri, e mi rendo conto di quello che 
pensano essi, pure essendo i loro pensieri 

E. RiGHixi. — Antisemitismo e semitismo. 12 



— 178 — 

differenti dai miei. I! concetto che mi ai)pa- 
ga è quello precisato dal Xegri cou 1' affer- 
mazione che, di fronte ai i)roblemi trascen- 
denti la mente umana, la negazione è non 
meno irrazionale dell'affermazione. Per quan- 
to povera cosa sia la scienza dell'uomo, se 
il cattolicismo volesse erigersi a suo anta- 
gonista, esso dovrebbe rassegnarsi a continue 
irreparabili sconfìtte. Ma se invece raccoglie 
le anime al di là dei confini non supera- 
Ijili dalla scienza e le avvia < pei floridi sen- 
tieri della speranza , allora la sua virtù è 
vigorosa e i)erenne. Xoii tutti pensano così. 
Le constatazione del disquilibrio tra i bi- 
soo'ui dell'anima e le limitatissime soddisfa- 
zioni che ad essi può dare la scienza, spinge 
una folla a cercare rifugio nelle credenze, 
nei dettami, nelle pratiche di una forma re- 
ligiosa adatta alle molteplici esigenze della 
Tifa individuale e collettiva , di una forma 
religiosa che, perciò appunto, non può non 
assumere , per quanto parzialmente , un ca- 
rattere politico. Lo spirito critico, invece, che 
con attacchi anche parziali riesce a compro- 
mettere la compagine di tale editìzio, guida 
un'altra folla a generalizzare le demoliziimi. 



— 179 — 

a negare quanti» non possa essere dimostrato 
all' uomo a lum* di i'a<>:ioue. Io constato 
l'esistenza delle due schiere che i»otrauno 
ingrossare od assottigliarsi, ma che nulla fa 
credere debbano ([uaiido che sia sparire. 

Tra le due , nell' interesse della felicità 
umana, nell'interesse anche della prosperità 
collettiva dei i)opoli, la scelta non mi pare 
dubbia. Molti jtossono non ai)partenere ne 
all'una, uè all'altra; ma anche questi non i)os- 
sono essere inditterenti al sopravvento del- 
l'una o dell'altra. 

Ebbene : iTua parte soltanto di coloro che 
militano nella seconda schiera, — in quella 
che combatte og'ui sentimento religioso, — può 
trovare quella pace dell'animo che viene in- 
vece largita a tutti coloro che formano la 
prima schiera, la schiera dei credenti. A con- 
trabilanciare la petulanza dei più invadenti 
fra i clericali io posso c(mipiacermj che nella 
politica militante si trovino anche gli anti- 
clericali : ma, seppure si voglia da alcuno 
dire superstizione ogni credenza religiosa, e 
si debba i)erciò ammettere l'esistenza di una 
superstizione antireligiosa, e se a molti uo- 
mini non riesce di sottrarsi o all' una o al- 



— ISO — 

l'altra, parnii che, non i)iire per la felicità 
individuale, ma anche per l'interesse e la pro- 
sperità sociale, la superstizione relis^iosa sia 
da preterirsi alla superstizione antireligiosa. 
E il partito cattolico troverà la sua vitalità 
perenne, la sua energia più efficace, nel dare 
a quella credenza veste e bandiera : il suo 
compito sarà ben altrimenti nobile e dura- 
turo di quello che si iuimescliinisse nella con- 
fusione dell'accessorio con l'essenziale, nella 
perpetuazione fittizia di una questione poli- 
tica, — la questione romana, — che va di giorna 
in giorno dissolvendosi. 

Ragione dei precedenti capitoli. 

Opportunità del coordiuaiiienti) — Lotta di classe e di razze 
e concezione socialista — Risposte necessarie — Partiti 
complessi e partito clericale. 

I problemi politici che agitano il nostro 
come gli altri paesi, la nostra più, forse, che 
le i)assate età, sono molti e complessi. Fra 
essi ho dovuto soifermarmi a considerare 
quelli che avessero relazione diretta, o , se 
indiretta, necessaria con l'argomento che dà 
materia al presente libro. 

Quali siano le relazioni dirette emergerà 



— 181 — 

dai vari capitoli della successiva <|narta i)ai*- 
tc dello scritto stesso. Non mi jiare però 
opportuno di passare ad essa seuza aver 
]>rinia riassunto e in (pialche modo coordi- 
nate le conse;;uenze che risultjino dai ])ochi 
capitoli di questa terza i)arte, tanto i)iù che 
non mi dissimulo che tali capitoli avranno 
forse potuto sembrare al lettore troppo fra 
loro slegati (1). 



(1) I/esposiziouc di nu fatto renderà più eliiaro il ])re- 
seute oapitolo e darà, forse ]ue<;li(). ragione della in- 
tera parte del liltio. Il fatto è clie dap[)rinia <|uesta 
parte avesi assiuito tali proporzioni da eccedeie quelle 
generali d<-ll'opera : era diventata qnasi un libro nel 
libro. L'autore lia giudicato che ne fosse stata tur- 
bata reconomia del lavoro. Perciò si è accinto ad un 
riassunto di quello die prima avea messo in carta. 
Ora teme che il riassunto sia riuscito troppo compen- 
dioso. Osserva però che scopo principale, se non unico, 
di (]uesta parte non è uno studio sui partiti politici 
d'Italia, ma una esposizione di alcune considerazioni 
fondamentali che, invitando il lettore a collocarsi in un 
punto di vista uguale a quello dell'autore, derimano 
il pericolo della confusione delle vedute e delle idee. 
In altri termini l'autore si rassegna a la.sciarsi dire: 
«avete torto»; ma vorrebbe che non gli si potesse 
dire : « non potete , o non volete farvi capire ». E 
questo, qui, gli basta. 



— 182 — 



* 
* * 



StriKjgìe far ìife : ecco uua delle leggi fon- 
damentali che governano il mondo vivente. 
;Xon l'averla intuita, — dell'intuizione rapida, 
spesso accidentale , più spesso necessaria- 
mente inefficace, di verità che poi furono 
risepolte per lungo corso di secoli, va dato 
merito alle splendide fioriture dell'ingegno 
umano nell'antica Grecia e, forse anche piti 
addietro, presso altri popoli , in precedenti 
civiltà asiatiche, — ma l'averla atìeimata, con- 
cretata , dimostrata si può ritenere il fatto 
scientifico della più alta e della più estesa 
importanza che caratterizzi il secolo decimo- 
nono; come l'averla sofisticata nelle sue ap- 
plicazioni alla umana famiglia è una delle 
caratteristiclie di alcune scuole sociologiclie 
dell'ultima parte di questo stesso secolo, le 
quali mettono tanto maggior impegno nel 
proclamarsi positiviste, quanto più sono im- 
pregnate di apriorismi e di pregiudizii che 
vorrebbero non essere creduti tali unica- 
mente perchè di data recente. 

La lotta per la vita nelle razze, nelle col- 
lettività umane si manifesta in due forme: 



— 183 - 

esterna ed interna. Per la jn-inia è lotta di 
eoncorrenza , di esclusione, di preminenza 
tra ])oi)ol<> e itopolo, tra nazione e nazione, 
tra razza e razza ; per la seconda è lotta tra 
individuo e individuo, e può assumere le par- 
venze di lotta di classe. Dire clie la lotta 
di classe sia non lotta di una contro un'al- 
tra classe, ma lotta nell'interesse dei com- 
ponenti di tutte le classi, in ([uanto si di- 
chiara di tendere con essa a confondere in 
mia le classi tutte, è attermare contempo- 
raneamente due cose in contraddizione di 
termini e di concetti assoluta e diretta fra 
loro : assoluta e diretta, cioè senza i)ossibi- 
lità di diversioni e dì giustiflcazioni. 

Ho accennato come mi sembri manifesto 
che dipenda da un pessimismo iuoiustificato 
la preoccupazione di una specie di fatalità, 
per la quale la nostra nazione, — insieme alle 
altre nelle quali si suddivide la razza detta, 
pili o meno propriamente , latina, — sarchile 
destinata a cadere in uno stato di avvili- 
mento e di inferiorità. 

^la di questa decadenza si troverebbe fa- 
cilmente la ragione quando in un popolo 
dovessero prevalere quei sistemi economici 



— 184 — 

e sociali che coutraddicessero e al maggiore 
spontaneo .sviluppo delle facoltà umane in 
genere e all'indole particolare di quel popolo; 
o meglio, quando non potendo, appunto per 
la loro ripugnanza con l'umana natura, sus- 
sistere nel modo genuino nel (piale fossero 
stati escogitati e ])redicati , degenerassero 
attraverso all'indole speciale di quel popolo 
in una dissoluzione irreparabile degli orga- 
nismi economici e sociali meglio adatti al 
popolo medesimo. 

Tale è il caso della concezione socialistica. 

Essa viene enunciata e riassunta a grandi 
linee nei i)rogrammi del partito : ma i prin- 
cipali capisaldi di quei programmi non sono 
che una rinnegazione di quello che ne vor- 
rebbe essere il concetto informatore fonda- 
mentale. 

E così nelle tendenze pratiche quei punti 
staccati prendono il sopravvento, e il socia- 
lismo si snatura e si adatta al carattere del 
popolo nel quale esso si diffonde. In Ger- 
mania, dove è più potente e meglio orga- 
nizzato e dove sembra i)iù genuino, non è 
che una grande forma di corporativismo. 

Una forma di corporativismo tenderebbe 



— 1S5 — 

ad essere, tanto più fiaccamente però, (pianto 
minore è la morale sociale della popolazione, 
anclie in alcune parti d' Italia. Ma i)iù ge- 
neralmente, e in gran i)arte anche là dove 
sembra dcstinjito a convertirsi in corporati- 
vismo, esso non fa die dare nuovi impulsi 
{ille tendenze anarchiche e dissolventi dei 
vincoU sociali. 

Indii)endenteinente adunque dal concetto 
che k) informa, il suo sopravvento sarebbe e- 
siziale alla nazione italiana più, senza para- 
gone, che non ad altre nazioni nelle (piali 
la compagine sociale sia d'altra natura: met- 
terebbe la prima in condizione di inferiorità 
rispetto alle altre. 






Per potere esaminare uelle varie loro parti 
principali i rapporti che con la quistione po- 
litica in-edominaute. — quella della organizza- 
zione economico-sociale, — hanno le altre que- 
stioni rifereutisi all'azione degli israeliti sulla 
vita politica del i)aese, mi è occorso di met- 
tere ben in chiaro quello che viene spesso 
affermato, e spesso anche dimenticato, dai 



— 186 — 

corifei del partito socialista, e cioè che, ran- 
uodaiidosi tutti i mali che travagliano, per 
fatto dell'uomo, la società alla costituzione 
economica vigente, ed essendo questa ba- 
sata sulla proiirietà privata, concetto infor- 
matore del socialismo deve essere P aboli- 
zione della proprietà privata d'ogni sorta di 
capitali: in una parola, il collettivismo. 

Ma il concetto collettivista non è in ne- 
cessaria antitesi col concetto e col senti- 
meuto patriottico ? E questo concetto e que- 
sto sentimento sono per l'uomo qualche cosa 
di fittizio, di transitorio , o non rappresen- 
tano invece una naturale corrispondenza ai 
bisogni complessi dell'animo umano f 

N^on solo sarebbe stata troppo monca la 
trattazione dell'argomento, ma anche mi sa- 
rebbe venuto a mancare qualche punto di 
ril'erimento a quanto sarò per esporre nella 
parte successiva del libro che a questa terza 
deve sovrapporsi e ad essa intrecciarsi , se 
non avessi data risposta a quelle domande. 



* 



Clericali, o cattolici , da una parte ; so- 



— 187 — 

cialisti e rivoluzioiiarii dciraltra : ecco i due 
partiti che ormai si (lovranuo contendere il 
campo. 1 partiti iuterniedii, gli ilnidi, quelli 
dai colori equivoci, sono destinati ad essere 
assorbiti o di (lua, o di là; sono condannati 
a sparire ». — Così si sente spesso dire, o nie- 
lanconicameute da alcuni che nei partiti in- 
termedii non aveauo cercato che un rifugio 
alla loro pusillanimità e alla loro mediocrità 
morale; o pretenziosamente, se non tenden- 
ziosamente, da parecchi che si dichiarano 
militanti nei partiti estreur, — o meglio , in 
uno di essi, il socialista, il rivoluzionario, — 
per [)arere (luello che in fondo all'animo non 
sono; o intiue, audacemente da molti che 
veramente appartengono a (piei partiti e che 
si arrabbattano per ingrossare le loro Illa con 
gli emigranti dalle schiere dei conservatori, 
dei liberali, dei radicali ecc. 

Molte volte (quella dichiarazione non pro- 
viene che da stanchezza , da viltà, o da in- 
teresse partigiano. 

D' altronde essa presuppone possibile uno 
stato politico troppo schematico, troppo poco 
complesso per poter essere specchio della 
verità. 



— 188 — 

I partiti (letti non estremi possono essere 
a base, o di convinzioni e di sentinjenti ge- 
nuini, o di opportunismo, di falsità, di astu- 
zia di bassa lega. In questo secondo caso 
sono certamente destinati ad essere spazzati 
via. Ma non ci facciamo illusioni. Non si cre- 
da 'che il mal seme del cinismo e della vol- 
gare furberia possa essere reso infecondo : 
« mentre spunta l'un, l'altro matura »; mentre 
uno si andrà dileguando, un altro si anderà co- 
stituendo con nome e con x^arvenze nuove.... 
«e muta nome perchè muta lato!» E i pri- 
mi gabbati saranno probabilmente coloro che 
avranno creduto d'aver fatto tcibuìa rasa del 
partito poco rispettabile della vigilia. Se lo 
troveranno di fronte vivo, vegeto, ringiova- 
nito da nuove sembianze, per modo che non 
resterà loro tutto al più che la magra sod- 
disfazione di credere che non sia più quello 
di prima e di accingersi a sconfiggerlo di 
nuovo, o.... a restarne disfatti. 

Ma la gente ora ricordata non rai)iu'esenta 
che le scorie dei partiti che potranno anche, 
secondo 1' uso , essere detti intermedii , ma 
che più propriamente saranno da chiamare 
complessi. Se infatti a quei partiti è, o do- 



— IS!) — 

vrebbe essere, di norma ordinaria nn criterio 
di giustizia clic li taccia riiMi^iianti dagli 
esclnsivisnii dei ]>artiti estremi, (piel criterio 
non basta a determinare la loro caratteri- 
stica. Questa vuoisi di })reterenza cercare 
nella loro adattabilità; — cosciente forse, ma 
ad ogni modo spontanea non studiata, cioè, 
né interessata, uè rassegnata, — alle molteplici 
tendenze intellettuali e morali delle umane 
collettività, all'essere esse il prodotto genui- 
no e al poter essere, nelle professioni politiche 
di alcuni , l' espressione più nobile e più 
schietta della molteplicità e della indistrutti- 
bilità di quelle tendenze. Ernesto Eenan ha 
scritto che i moderati sono il sale della terra. 
I moderati ! che bella e che uggiosa qualifica 
per un partito ! Tanto uggiosa da aver ride- 
state quelle antipatie, per le quali è tipico il 
caso dell'ateniese che votava per l'ostracismo 
di Aristide perchè lo chiamavano il giusto. 
Eppure, piaccia o no, a quelli che io direi 
i sempHcUti della filosotìa della storia e della 
filosofìa della i)olitica, — per quanto di que- 
ste filosofie io abbia un concetto molto mei 
(/eìieris, — bisogna tener tanto maggior conto 
Idela forza dei partiti intermedi, (luanto meno 



— 190 - 

questa dipende da una specie di artifìzioso 
parassitismo, a spalle della ingenuità dei par- 
titi estremi; quanto più, cioè, è sincera nel 
pensiero e nella azione. 

Ma alla lor volta i i)artiti intermedi non 
possono pretendere d'agire isolatamente, per 
sola virtù propria : essi debbono rendersi ra- 
gione delle correnti che trascinano l'umana 
famiglia. Queste correnti , se anche paiono 
interessare argomenti di carattere affatto per- 
sonale e privato, assumono, non fosse che pel 
fatto d'aver stabiliti vasti rapporti tra uomini, 
una importanza politica; importanza che, del 
resto, può derivare loro da altre circostanze 
che non occorre ora analizzare. Tale impor- 
tanza non sarà necessariamente sempre e in 
tutto propizia: i)orterà, se non altro, seco le 
•conseguenze della eterogeneità, risi)etto alla 
vita pubblica politica e sociale, della sua ori- 
gine. Ma ciò non toglie che possa essere pro- 
pizia spesso ed in molte cose. 

È questo il caso delle azioni e delle riper- 
cussioni per le quali il sentimento religioso, 
non concepito vagamente , non professato 
astrattamente, non impregnato di livore per 
quanto ad esso sia estraneo, ma compreso 



— ];»i — 

dell'esigenza del continuo svol «pimento del 
pensiero lunanizzato nelle torme meglio com- 
patibili con l'indole del jjopolo nel (juale es- 
so si manifesta, reso singolarmente efficace 
mercè nn organismo mirabile per connessione 
di parti e per continuità di condotta, vuol es- 
sere considerato e come elemento integrante 
della collettività sociale e come ragion d'es- 
sere necessaria di un partito politico. 

Molti potranno, od anche dovranno, in ob- 
bedienza alla sincerità dei loro sentimenti, 
essere nemici di ({uel partito : molti altri do- 
vranno ad esso essere estranei. Ma sarà ob- 
bligo di questi ultimi di esaminarlo con una 
serenità che permetta di valutare non solo 
quanto sia in esso di male e quanto di bene, 
ma anche la maggiore o minore efficacia tanto 
del male quanto del bene. 

E se riconosceranno, o che il male sia in 
realtà meno grave di quanto non paia, o che 
la società moderna sia immunizzata contro 
i pericoli che, per fatto di quel partito, sem- 
brerebbero minacciarla; e se , d'altra parte, 
faranno ragione all'opera integratrice di pro- 
suutuose deficienze e rijjaratrice di inconsulte 
demolizioni che si può attendere dai priu- 



— 192 — 

cipiie dai sentimeuti iiilormatori di ({uel i>ai' 
tito stesso, noji ostante i suoi torti e le sue 
esagerazioui, allora giiidicheramio da com- 
battersi l'opera opposta, (j nella che, col pre- 
concetto di opporsi a quanto i)0S8a sapere 
di clericale, contrasti tutte le conseguenze 
protìcue, accettabili od anche soltanto tolle- 
rabili, che dalla vigoria delle credenze reli- 
giose possono derivare ad un organismo po- 
litico. 



PARTE QUARTA 



Oli Bt>rel 
raollo^ jiolitioa^ itali 



Gli ebrei prima della rivolnzione 

La Rivoluzione — Fniiziouo sociale antica degli Ebrei — Im- 
possibilità (li lina loro azione politica. 

Come moltissime altre, la parola Rivolu- 
zione h'à parecchi significati; tutti, o quasi, 
presso a poco ugualmente legittimi. Per evi- 
tare confusioni, prima di usarla, sarà bene 
che la completi con la indicazione di quel 
significato speciale che qui più le conviene. 
Con essa dunque non intendo solo il grande 
scoppio politico avvenuto in Francia alla 
fine del secolo decimottavo, ne la parte dei 

E. RiGHiNi — AntisemitÌKino e semitismo. 13 



— 194 — 

prodotti di quello scoi)pio che fn consoli- 
data, nella coscienza del mondo, per opera 
dell'Impero , né le parziali rivoluzioni che 
ad esso conseguirono : C(m essa invece de- 
signo cumulativamente tutto quell'insieme 
che comincia ed acquista carattere da quello 
scoppio, ottiene importanza formale da quella 
consolidazione, come avea avuto importanza 
essenziale dalla elaborazione del pensiero e 
diifusione dal contagio delle idee che lo ave- 
vano preceduto e i)reparato; che si propaga 
perle serie delle ripercussioni di quello scoppio 
presso gli altri popoli e per le crisi e per 
gli assetti politici che da esso ripetono in 
gran parte le loro origini e di quell'insieme 
fanno parte integrante. 

Uno dei meriti pili grandi, ed insieme uno 
dei maggiori torti della Eivoluzione, è sta- 
ta la disorganizzazione di quelle associazioni 
umane che formavano come tanti campi 
chiusi a tutela degli uomini in essi compresi 
contro le invasioni esterne, ed insieme a co- 
strizione delle loro energie e degli impulsi 
delle singole loro nature. Preoccupata di 
tale smantellamento e del pericolo di con- 
simili ricostituzioni, la Rivoluzione nei suoi 



— 195 — 

primordii e nel paese nel (juale è scopi >iatu, 
dapprima, pur [)roclaniando la libertà d'as- 
sociazione , è stata ostile alle associazioni 
tutte, per (pianto esse dichiarassero liberi i 
loro adepti di uscirne a piacere. Ma poi il 
I)rincipio dell'associazione teoricamente li- 
bera ha i)reso il sopravvento. Così in mezzo 
a masse disgre4»ate si sono costituite asso- 
ciazioni organizzate. Alcune di esse erano 
le vecchie risorgenti; altre nuove per indole 
e per sistemi : le une e le altre tendenti a 
riconcpiistare in qualche modo, o a crearsi, 
senza limiti e senza riguardi , privilegi in 
assoluto contrasto con quei principii d'ugua- 
glianza civile e politica che, — naturali, o lì t- 
tizii, logici od assurdi, — sembravano dover 
essere l'anima della rivoluzione. Del resto, 
quello che avvenne nei costumi , andò suc- 
cedendo ogni giorno più anche nelle leggi. 
In Italia, ad esempio', i principii della Ei- 
voluzione parrebbe che avessero dovuto as- 
surgere a norme di governo dal 1859 in 
poi. Ebbene, io credo che si contino sulle 
dita le leggi promulgate dopo la costituzione 
del Regno, che non includano la creazione 
di qualche privilegio. ]S^on discuto se ciò sia 



196 — 



un beue, o un male; uè, quando si ritenga 
che sia un male, se evitabile, o no : constato 
il fatto. 



* 



La disaggregazione delle vecchie classi, 
delle antiche istituzioni, dei privilegi d'altre 
età, determinò uno stato di cose doppia- 
mente favorevole — e per sé stesso, e in con- 
fronto al precedente — per gli Ebrei. Allo 
stringer dei conti — abbiamo visto nella se- 
conda parte di questo scritto — per doti in- 
tellettuali ed anche per doti morali gli Isra- 
eliti non possono , in complesso , ritenersi 
gran fatto al di sopra , o al di sotto , delle 
popolazioni italiche delle quali fanno parte. 
Ma abbiamo constatato pure che in essi ec- 
celle una dote che i)uò, in pratica, da sola 
superare per effetto utile tutte le altre: la 
dote cioè di far valere tutte le altre per tutto 
quello che valgono, di trarue tutto il par- 
tito che da esse si può ricavare. Se aves- 
simo una unità di misura per l'intelligenza, 
potremmo dire che dieci di intelligenza in 
una testa semita vale come quindici o venti 
nella testa giapetica ; presso a poco come 
mille lire nel portafoglio di un ebreo equi- 



— 197 — 

valgono, ili giro d'aftiiri e in ricavo <l'ntili a 
forse i)in di duemila nello scrigno di un cri- 
stiano. 

Io penso che nella coscienza diftusa, in- 
deterniinata, ma persistente, di questa (jua- 
lità speciale degli Ebrei, si debba ricercare 
la causa, non unica, ma principale, dello sta- 
to di opi>ressioiie e di artiflzlosa inferiorità 
nel quale gli Israeliti erano tenuti , presso 
tutti i popoli, nelle età passate. La ragione 
del pregiudizio religioso si può considerare 
come concomitante, ma inadeguata da sola 
alla gravità e alla generalità del fatto. E poi 
ne appare sminuita l'importanza a chi con- 
sideri che contro la comunità israelitica non 
potea campeggiare quel pericolo di jiroseli- 
tismo pel quale doveaiio essere più viva- 
mente temute, più vigilantemente sorvegliate 
e più aspramente osteggiate tutte quelle 
chiese, o sette religiose, che sorgevano e si 
mantenevano con quel proposito di farsi 
largo a scapito della religione gelosamente 
dominante, che mancava ai seguaci dell'An- 
tico Testamento (1). 



(1) Anticamente era caratteristico lo spirito di pro- 
selitismo degli ebrei : ciò prima del medio evo. Poi, 



— 198 — 

Invece, meutre le persecuzioni contro gii 
eresiarchi e i dissidenti di varie specie eb- 
bero carattere preponderantemente, per non 
dire esclusivamente, religioso, quelle contro 
gli ebrei — dei quali, in fin dei conti si am- 
metteva di dover tollerare il culto — si pre- 
sentano con impronta più specialmente so- 
ciale, se non vogliamo anche dire politica. 

In mezzo agli ordini, alle classi, alle cor- 
porazioni, alle università, alle gilde, alle mae- 
stranze, le comunità israelitiche , in quanto 
erano tali, si sarebbero trovate nelle coudi- 
zioni normali delle età che attraversavano. 
Ma queste condizioni, quando anche fossero 
state per essi davvero normali , non erano 
le migliori i)er gli ebrei. Sapendosi far va^ 



è stata ed è caratteristica la sua assenza. Si potrà 
dire che quando il monoteismo ebraico rappresentava 
un progresso, ima foria più evoluta, in confronto al 
politeismo pagano, allora quello spirito avesse una 
ragione d'essere che poi, in confronto al cristianesimo, 
gli è venuta a mancare. 11 proselitismo degli ebrei 
nel mondo romano ha offerto il terreno di coltura ai 
germi del cristianesimo. — Ho scritto in corsivo le pa- 
role /or w?« i^iìi evoluta, perchè intendo di usare solo 
con precauzione una frase il cui abuso è gravido 
troppo spesso di una pretenziosa ed errata sistema- 
ticità di concetti. 



— 199 — 

lere, in ragione di (|nell<) che valgono, più 
che non sappiano gli altri cittadini , non è 
maiìite.staniente loro propizio il fatto di es- 
sere impediti di trasbordarti dalla classe nella 
quale sono rinchiusi, di infiltrarsi fra gli altri 
cittmlini, di trar partito, mercè ogni forma 
di rapporti, della speciale attitudine ad uti- 
lizzare le proprie in confronto delle altrui 
facoltà. Se mi si conceda l'espressione, direi 
che l'assetto economico-sociale nel (luale si 
era composta la Società prima della Eivo- 
luzione, non offriva agli Ebrei modo di av- 
vantaggiarsi del plus-val&re relativo di tali 
loro facoltà. 

Ma ciò, quando le accennate condizioni 
fossero state per loro normali, cioè presso a 
poco equipollenti a quelle con le quali erano 
disciplinate le attività degli altri cittadini. 

Il vero è invece che, pur avendo conte- 
nuti gli Ebrei in una classe distinta dalle 
altre , si visse nel continuo sospetto che 
quella classe potesse essere la sfruttatrice 
delle altre, e si pensò insieme di utilizzare 
indirettamente, brutalmente, quando più oc- 
corresse e quando meglio ne fosse pòrto il 
pretesto, le attitudini degli Ebrei congenite 



— 200 — 

o specializzate dalle necessità della vita e 
dalle liiiiitazioni e dalle costrizioni ad esse 
imposte. 

Si noti a questo proposito che la classe 
israelitica, con le tolleranze speciali che le 
erano concesse e con le speciali angherie che 
formavano ad intervalli il correspettivo di 
quelle tolleranze, serviva quasi di sfogo, di 
valvola di sicurezza alla compagine sociale 
premuta da una parte dalhi inesorabilità 
delle leggi economiche e dall'altra dalla po- 
tenza dei i)regiudizi e delle disposizioni le- 
gali in assoluta contraddizione con quelle 
leggi. Mi pare che, chi ben osservi, possa ri- 
trovare in questo fatto la funzione sociale, 
sotto parvenza esclusivamente economica, 
esercitata dagli Ebrei nell'età passata. Se l'as- 
surdo dei pregiudizii e delle leggi d'ordine 
economico e finanziario dominanti non si ri- 
velava nelle sue manifestazioni quale era di 
fatto, e perciò poteva mantenersi e perpe- 
tuarsi , ciò avveniva ]jerchè esso avea di 
fianco, in inavvertita ma necessaria coesi- 
stenza , il rimedio di una compensazione, 
nella eccezione che, o convenzionalmente od 



— 201 — 

tinche con san/ione lenale, facevasi lisimtto 
agli Ebrei. 

(Tra pareutesi : uou sarà d'uopo, spero, che 
precisi hi diflereuza di concetto che non av- 
vince qui, all'idea di leff^i le disposizioni le- 
gali. Le ])rinie sono d'ordine generale, pree- 
sistenti alla legge scritta e da essa incoer- 
cibili: le seconde si riferiscono alla forma, 
alla legalità convenzionale). 

Kipensianio all'odiosità che accompagnava 
il commercio del denaro; ai dubbii , spesso 
elevati a canoni di carattere quasi religioso, 
sulla onestà di pretendere un interesse; alla 
scarsezza del numerario ; alla non sempre 
riconosciuta necessità ed insieme alla poca 
sicurezza del fido; a quella tradizionale bnr- 
banza dei debitori che ha in ogni tempo 
fatto contrasto , per curiosa inversione di 
parti, con la sommessione dei creditori. ...al- 
meno fino al momento nel quale ai primi 
l'acqua non arrivi alla gola; alla facilità di 
confusione tra il concetto di interesse e 
quello di usura; alla ripugnanza sospettosa 
per quanto potesse essere usura od averne 
il colore; e poi consideriamo come commercio 
di danaro, giro di numerario , meccanismi 



— 202 — 

di lido, cautele di crediti, dissimulazione od 
anche aperta tollerauza di usura, fossero hi- 
sciati in facoltà degli Ebrei: allora ci ren- 
deremo conto di (juella compensazione di 
un abuso con un altro abuso, di quella neu- 
tralizzazione di un assurdo con un altro as- 
surdo, che i)ossono far capire come la con- 
dizione particolare fatta agii ebrei nei tempi 
passati dalle leggi, dai costumi, dai pregiu- 
dizii fosse una fatalità, cioè una vera e pro- 
pria necessità sociale, date le società quali 
erano e quali non potevano non essere. 

Tra gli Ebrei e i rappresentanti della col- 
lettività sociale, i governi, si può dire che 
correva la stessa bisogna che intercedeva tra 
il Re di Francia e gli appaltatori delle pub- 
bliche gabelle: Le roi leur faisait rendre gorge 
tous les cinq ou six ans, et les laissait à noii- 
veau se gorger d'or, — come osserva Anatole 
Trance con la finezza d' osservazione e di 
ironia che gli è abituale. 



* 



^on importa nemmeno ricercare quale, allo- 
ra, potesse essere l'azione politica degli Ebrei. 



— -im — 

Era così generale il pregiudizio a loro 
riguardo, che dovrebbe essere ritenuto una 
stravaganza il pensare che nelle età passate 
essi potessero avere avuta una azione poli- 
tica : è infatti una stravaganza il trasportare 
le idee ed i sentimenti di una età in altre 
età che a quelle idee e a quei sentimenti 
si debbano riconoscere assolutamente refrat- 
tarie. Non so se sia esatto affermare che, 
generalmente, solo il clero e la nobiltà ebbero 
pel corso di parecchi secoli una vera e pro- 
pria efficacia politica ; ma non è certo iue- 
satto l'asserire che di poter avere una im- 
portauza politica a molte classi , congrega- 
zioni, corporazioni ecc. di cittadini non dovea 
passare ueppur per la mente l' idea. Tutte 
le più audaci aspirazioni degli ebrei uon do- 
veano dunque andare al di là di quella eman- 
cipazioue per la quale le loro comunità ed 
i singoli cittadini israeliti avessero potuto 
godere di quella eguaglianza civile e sociale, 
di (juclla tolleranza limitata dalle leggi co- 
muni, per le quali le persone degli ebrei e 
la classe che esse formavano fosse posta al 
livello delle altre classi. 

— « Lasciateci mettere al paro degli altri, 



- 204 - 

« e poi vedrete: peusereiiio noi a mettere gli 
«altri al disotto di noi»; — è questo mi 
pensiero che può da qualche antisemita con- 
temporaneo essere immaginato nella mente 
degli ebrei delle età passate, ma che non è 
concepibile che come qualche cosa di spora- 
dico, di eccezionale, meglio ancora, di invero- 
simile, in quelle menti ed in quelle età. 

Gli Ebrei dopo la Rivoluzione. 

Ipotetico pi-ogramniii ir^raelitieo — Vautaggi della comuuità 
israelitica — I vincoli di comunità rispetto alla politica 
— Pericolo indiretto. 

Ma questo programma di predominio della 
loro stirpe sulle popolazioni con le quali essi 
convivono esiste almeno realmente per gii 
ebrei nella età presente , esisterà nella età 
futura ? 

A tale domanda ho già data incidental- 
mente e parzialmente risposta negativa più 
addietro; debbo ora rafforzare con dichiara- 
zione più esplicita quella risposta, senza però 
estenderla a tutto quanto può comprendersi 
nella domanda stessa. Non mi basta di ne- 
gare la serietà della supposizione di un vero 
e proprio programma che sia professato in 



— 205 — 

comune e nel quale l'idea iuforniatrice wsia 
svolta nella sua ampiezza e contenuta nei 
termini che la precisano; debbo anche rele- 
gare tra le inverosimiglianze l'ipotesi di una 
specie di programma virtuale che, esistendo 
in modo indeterminato nella testa di ogni 
israelita , o almeno , di moltissimi israeliti, 
possa in certa guisa essere considerato di 
latto come programma comune alla gente 

ebrea. 

* 
* * 

Ma quella risposta che darei rispetto a 
quanto formalmente o sostanzialmente, di- 
stintamente o confusamente, potesse essere 
detto un programma , io non potrei dare 
ugualmente negativa riguardo ad una ten- 
denza che, pur senza concretarsi o svolgersi 
in un vero programma, ne sarebbe il sotto- 
strato necessario. 

Questa tendenza corrisponde alla solida- 
rietà congenita che lega 1' uno all' altro gli 
israeliti, non nell'interno, ma, per così dire, 
riguardo all'esterno : non , cioè con l'effetto 
di impedire all' occasione o di attenuare le 
antipatie, le rivalità, gli odii dell'uno contro 



— 206 — 

l'altro; ma col risultato di far passare in se- 
conda linea, di far dissimulare, di far tacere, 
quei sentimenti ik)Co l)eneYoli, quando con 
la loro esplicazione si avvantaggi contro un 
ebreo chi non sia ebreo; e meglio ancora, ove 
quei sentimenti non esistano , con 1' effetto 
di rendere tanto più efficace quanto \nh spon- 
taneo, l'aiuto da correligionario a correligio- 
nario. 

Giova infatti osservare, in questo ordine 
di idee , che la rivoluzione ha creato agli 
Israeliti una condizione propizia e che si può 
dire naturalmente privilegiata. 

La rivoluzione infatti — abbiamo osservato 
nel precedente capitolo — ha disaggregate le 
antiche organizzazioni, ma non è riuscita ad 
impedire che se ne formassero di nuove e 
che alcune delle primitive risorgessero, poco 
importa poi se col vecchio nome o con name 
rinnovato. Tra gli organisnji sociali nati o 
risorti, quelli hanno maggior vigoria la cui 
ragion d'essere risieda in tali condizioni di 
razza, in affinità di sentimenti congeniti, o, 
se acquisiti, profondamente radicati, da met- 
tere gli organismi stessi al riparo dalle acci- 
dentalità delle umane sorti, al di sopra della 



— 207 — 

volubilità delle unuiiie passioni. Ma organi- 
smi di <iuesta fatta si trovano in grado di 
far godere agli individui che li coniiwngono 
i benetizii di una situazione privilegiata; pri- 
vilegiata artitìciahnente o naturalmente, se- 
condo che quelle consociazioni di individui 
abbiano la loro ragione d'essere nella volontà 
dell' uomo, o in fatti precedenti e su])eriori 
alle manifestazioni di quella volontà. Le cor- 
porazioni religiose, ad esempio, e la masso- 
neria appartengono alle i)rime; la comunità 
israelitica alle seconde. 

Tale condizione privilegiata risulta appunto 
dal fatto che simili consociazioni non esi- 
stono già, come prima della rivoluzioue, a 
contatto di altre la cui compagine possa ad 
esse contrastare, o da esse difendersi; ma si 
trovano in mezzo a moltitudini di individui 
sparsi, o dì minuscole associazioni disaggre- 
gate, od anche di istituzioni la cui effettiva 
coesione male corrisponde a quelle parvenze 
di saldezza e di vigoria che le leggi ed un 
convenzionalismo atfatto superficiale sembra 
che loro assicurino: appartengono per esem- 
pio a quest' ultima categoria le collettività 
comunali, provinciali ecc. 



- 208 - 

Tutto ciò è un bene, o un male ? — Potrei 
soggiuut»ere ancora una voltai che non mette 
conto (li rispondere. L'aver constatato che è 
un male sarà indubbiamente una condizione 
necessaria , ma non è per alcun modo una 
condizione sufficieut-e per indicare un rimedio 
che sia efficace e — quello che forse piìi im.- 
porta — che non conduca ad un altro male 
uguale, se non anche peggiore. Poiché non 
v'è duljbio che possa trattarsi di un male : 
un male per alcuni in relazione al concetto 
metatìsico che essi collegano all'idea di bene 
e di male; un male per altri alla stregua di 
quegli stati della coscienza che danno fon- 
damento a tale idea. Un male, dunque, ri- 
spetto a quella idea; un male in sé stesso, 
un male individuale; ma che , per ciò solo, 
non é detto che possa sempre ritenersi un 
male sociale. 

Mi spiego. 

Togliere ogni vincolo alle esplicazioni delle 
umane facoltà; proporsi pertanto , che ogni 
uomo possa godere egli e far insieme godere 
la società di tali esplicazioni; spezzare le coji- 
lizioni che a profitto dei loro componenti 
avrebbero menomata o sfruttata l'opera altrui; 



— 209 — 

ecco lo spirito iiitorniatore della rivoluzione 
demolitrice de^li antichi ordinamenti sociali 
e che avrebbe dovuto essere del [»ari nemica, 
in coerenza dei suoi principi!, di nuove con- 
sociazioni , di nuove consorterie , di nuove 
sette intese a favorire gli ascritti a detri- 
mento degli estranei. Tale lo spirito e il pro- 
l>osito: tale, insieme, l'ut;)pia. Questa veniva 
sul)ito svelata daUa proclamazione generica 
di un diritto d'associazione che, se tacca ra- 
gione agli umani sentimenti, dovea necessa- 
riamente condurre, — legalmente, o abusiva- 
mente, per /rt.s, o per nefas, — al travisamento 
di quello spirito , alla vulnerazione di quei 
propositi. 

Per il sentimento di solidarietà, che è l'ani- 
ma di una consociazione, i singoli componenti 
si trovano avvalorati al conttonto degli estra- 
nei: ciò può tanto più facilmente recar offesa 
all' umana dignità ed alla suscettibilità mo- 
rale, quanto più viva è la tendenza di qua- 
lunque consociazione che ìwn sia ben espli- 
cita, ben definita e, — quello che è più raro, 
— ben contenuta nelle sue forme manifeste 
e nei suoi programmi confessal)ili , a dege- 
nerare in qualche cosa che potrete chiamare 

E. RiGHixi — AììtisemiiisiìiO e semitismo. 14 



— 210 - 

consorteria, setfca, caiiiorra, combriccola ecc., 
e clic, — ancliL' se vi viuscirà di sottrarre alla 
odiosità della parola l'odiosità della cosa, — 
rapjn'eseuterà sempre un sistema di aiuti 
iudiretti, una tentazione ai so])rusi, una gua- 
rentigia di inii)unità. 

31a per l'insieme del corpo sociale ciò dif- 
ficilmente, — e non occorre dar ragione di 
tale dilficoltà, — può essere un bene; ma non 
è detto che debba sempre essere un male. 
Sarà un male allora soltanto quando il gruppo 
d'individui che, in virtù di spontanea conso- 
ciazione o di efiìcacia di vincoli settarii, riesce 
ad acquistare od a conservare una i>repon- 
deranza, abbia o interessi propri o preoccu- 
pazioni o mire speciali contrarie o disformi 
da quelle che meglio consonerebbero con 
l'interesse della più vasta collettività politica 
e sociale nella quale esso è compreso. 

Giò posto, e messa in evidenza la situa- 
zione particolarmente favorevole creata, dopo 
la rivoluzione, agli ebrei, dal fatto d'appar- 
tenere essi ad una comunità la cui affinità 
e la cui coesione non temono offesa da sen- 
timentalismi poco profondi, né da ragiona- 
menti troppo unilaterali, guardiamo se gii 



— 211 — 

•ebrei al)V)iaiio esercitata negli ultinii tempi, <> 
eoniincino ad esercitare ora e siano per eser- 
citare ogni giorno di più una azione po- 
litica loro particolare, e cio('' non come cit- 
tadini appartenenti all'uno o all'altro partito, 
ma come tacitamente e si vuol anche, quasi 
inconsciamente consociati attraverso o al di 
sopra dei partiti; guardiamo il loro contegno 
e la loro tendenza riguardo alle questioni 
che più profondamente interessano la vita 
politica della nazione. 

Parlo di vita e di azione politica, e ciò a 
qualcuno, malgrado il titolo e le premesse di 
questo libro, sembrerà troppo poco. — Dans 
« dix ans, je ne sais pas conimeiit un chrétien 
«fera pour vivre », avrebbe detto non molti 
anni fa un ebreo a Parigi, e i giornali hanno 
ripetuto la minacciosa esclamazione. 11 ripen- 
sarla non conduce certo la serenità nel giu- 
dizio delle popolazioni riguardo al genere 
delle operosità israelitiche. 

È inutile che io mi ripeta: nei capitoli che 
ho dedicati con titoli speciali al Semitismo 
ed all'Antisemitismo ho cercato l'essenza e la 
ragione dei due fenomeni, l'uno all'altro corre- 
lativi, quali si presentano in Italia. Io mi 



- 212 — 

rendo conto come i contrassegni differenziali 
possano mettere in evidenza le caratteristiche 
degli appartenenti alla razza ebraica, più che 
non le caratteristiche, o meno apparenti, o 
più mntabili, di altre consociazioni; e da ciò 
vedo scaturire una moltitudine di fatti che, 
pur essendo disgiuuti l'uno dall'altro, formano 
una corrente che in astratto si potrebbe anche 
ammettere che j>otesse essere o di simpatia, o 
di antipatia per gli Israeliti, ma che, in realtà, 
non sarà che di avversione. Ma ciò esorbita 
dalla cerchia dei fenomeni di carattere po- 
litico-sociale. Tutti coloro che lottano per 
la conquista di un ufficio, di una clientela, 
di un altare, di una rinomanza, di una sod- 
disfazione, sono seccati ed indignati di ve- 
dere i concorrenti contrastare loro il passo 
con migliore fortuna, non per merito, o per 
valore intrinseco, ma per l'appoggio diretto o 
indiretto dei consanguinei, dei correligionari, 
dei consociati: la molestia e la indignazione 
nascono dalle cose in sé, indipendentemente 
della natura dell' ente che le produce ; sia 
esso vincolo di partito , di setta , di comu- 
nanza di stirpe, di lega d'affari, i)oco importa. 
Quella traccia di pensieri omogenei e, più 



— 218 - 

ancora, quella comunanza di sentimenti, — non 
accidentali, ma necessarie; non generiche, ma 
speciali, — che danno ad un insieme di av- 
venimenti il carattere di fenomeni politici e 
sociali, mancano pertanto a tutti i fatti nei 
quali un ebreo abbia un aiuto diretto o in- 
diretto dagli altri ebrei, quando i fatti stessi 
non siano di carattere politico. Mancano del 
pari st^ un massone si avvantaggi della coo- 
perazione degli altri massoni, o un prete della 
solidarietà degli altri sacerdoti, quando quella 
cooperazione o quella solidarierà si esi)lichino 
in circostanze alle quali siano estranei i sen- 
timenti e le tendenze d'indole politica. 

Ma, data la facile degeherazione perlaquale 
l'istinto socievole traligna nel compromesso 
settario , sarà davvero tanto probabile che 
quell'aiuto, quella cooperazione, quella soli- 
darietà si contengano nell' ambito ad essi 
prefisso ? non invadano e non perturbino altri 
campi della umana attività ? O non si potrà 
piuttosto temere, o sospettare, che parte degli 
appartenenti a quelle comunità trovino che 
il miglior partito che si possa trarre da esse 
sia quello precisamente di farsene un punto 



- 214 - 

d'appoggio per l'opera di sfruttamento indi- 
viduale , od anclie ristrettamente collettivo, 
dei più ampii e più indifesi campi circostanti T 

« Essere riuniti per vincoli di razza, o es- 
serci riuniti per vincoli v olon tarli, sta bene »y 
— dirà qualcuno. — «Ciò permette ad og'nuno 
di valersi dell'opera spontanea dei consociati, 
nell'interno della comunità : ma se ce ne po- 
tremo valere anche al di fuori, — oggi a me, 
domani a te, — non sarà tanto di guadagnato 
per tutti noi ? » 

E la tentazione si presenta così seducente I 



* 
* * 



Supposto per un momento che gli Israe- 
liti esercitino o possano quando che sia eser- 
citare un'azione ])olitica loro propria, questo 
fatto sarà utile, inditferente , o nocivo alla 
vita pubblica del paese ! 

Io non mi perito di rispondere a priori che 
diftìcilmente potrà essere indifferente, più dif- 
ticilmente ancora vantaggioso. Se infatti i 
medici, o gli ingegneri, o gli avvocati e via 
via, — per non dire anche gli alti, i bassi, i 
biondi, i bruni ecc., — si coalizzassero, o si 



— -Jl.J — 

trovassero, quasi senza che essi stessi se ne 
fossero accorti , coalizzati , i>ci' «leterininare 
una politica clie bisognerebbe dire itrofessio- 
uale, come altri potrebbe in (pialche modo 
chiamarv' confessionale (luella deuli ebrei, 
mi riesce tacile di immaginale che la po- 
litica del paese non potrebbe che soffrir no- 
cumento dalla infiltrazione di tali correnti 
eterogenee. 

Qualche cosa di simile, — si dirà, — di quello 
che avviene per l'invadenza di preconcetti 
religiosi cattolici in argomenti di carattere 
politico: il partito ebraico farebbe riscontro 
al partito clericale, potendo, o non potendo, 
esserne il naturale contrapposto. 

Secondo me il confronto non calza che 
molto parzialmente; vale a dire, nell'insieme 
e nella sua parte principale non calza affatto. 

Xon sono troppe le cose che a questo 
mondo si abbiano a giudicare buone in se: 
molte, — e diverse secondo i giudizii dei di- 
versi uomini, — si possono invece ritenere per 
se stesse cattive. ]Ma , pur rappresentando 
esse un male, bisogna riconoscere che o ([uel 
male è inevitabile, o, in complesso, è prov- 
vido , in (juanto vale da correttivo a mali 



— 216 — 

nia«ìgiori e, comunque, ageuti in senso con- 
trario. 

Dato duuque il concetto di relatività degli 
umani rapporti, fa d'uopo giudicare con molta 
serenità l'esistenza di un partito clericale in 
quanto essa è tanto inevitabile da parere a 
molti quasi naturale e in quanto, — rannodan- 
do gii atFari della vita ad un concetto di giu- 
stizia trascendente e riparatrice, e riducen- 
doli ad un ei>iso(lio passeggero in confronto 
al sentimento religioso, che, se non sempre 
è, bisogna almeno ritenere che dovrebbe o 
vorrebbe essere alla radice di quel i)artito, — 
serve da contrappeso al dilagare di un ])es- 
simismo desolante, ed allo scatenarsi di cu- 
pidigie demolitrici dell'organismo sociale ed 
incapaci di nessuna ricostriizione compensa- 
trice. 

Perchè dunque un ipotetico jjartito poli- 
tico ebraico potesse paragonarsi al clericale, 
io mi domando se in esso si riscontrerebbe 
quella, sia pure fatale, spontaneità di origine 
e quella efficacia di correttivo d' altre ten- 
denze socialmente perniciose. 

E siccome la risposta dovrebbe essere ne- 



— 217 — 

giitiva, così mi è giuoco forza aniuicttei'e clie 
il coiiti-onto non regge. 

Col partito clericale un partito ebraico 
avrebbe solo (juesto di comune : 1' eteroge- 
neità, con la vita politica di un paese, della 
origine e delle tendenze; eterogeneità par- 
ziale per il primo, com])leta per il secondo. 

So bene che, in argomento, si risolleverà 
ancora un volta lo spettro del pericolo cle- 
ricale : ed io ripeterò ancora una volta che 
la società moderna, — in Italia non meno, 
uìa forse anche piìi che in molti altri paesi, 
— è talmente impregnata di scetticismo, di 
criticismo e di positivismo, — non conta poi 
se, concentrati, in pochi individui; diffusi, di- 
luiti, nella generalità, — è talmente plasmata 
nel pensiero e nelle consuetudini sul tipo 
rivoluzionario, che può tranquillamente con- 
siderarsi come resa immune contro quel pe- 
ricolo. 






Del resto immaginare , anche come sem- 
plice ipotesi, un vero e proprio partito ebraico 
è un «trattar l'ombre come cosa salda». 



— 218 — 

Il pericolo ebraico è concepibile solo nel 
timore o nel sospetto che la generalità degli 
israeliti s'accordi, non tanto per interessi e 
per convinzioni personali, staccate, sincere, 
dei snoi componenti, quanto per nna specie 
di istinto di razza dominatore o soflsticatore 
dei singoli sentimenti e delle singole opinioni, 
s'accordi, dico , nel secondare e perciò nel 
ratforzare qualcuno dei partiti, o, più gene- 
ricamente qualcuna delle tendenze politiche 
che possono essere più funeste alla Xazioue. 

Gli Ebrei nei primi anni del Regno. 



Acquieseenzu degli israeliti — Coesistenza di due patriottismi 
— Gli ebrei e i moderati — Cambiamenti uelV ambiente 
politico. 



QuantuiKiue i governi che cessarono in 
Italia quando la nazione si andò componendo 
in unità politica sotto la sovranità costitu- 
zionale di Casa Savoia fossero gli eredi e i 
diretti continuatori di quelle istituzioni e di 
quelle tradizioni, alle quali avea per gli Ebrei 
corrisposto una secolare ojjpressioue, tuttavia 
gli Israeliti, pure simpatizzando per qualche 
cosa che fosse diversa dalla immedesimazione 



— 219 — 

nello Stato Poiititicio , dal conmibio negli 
altri stati, (leirautorità politica con una auto- 
rità ieU<;iosa che li considerava come estranei 
se non come nemici , erano in tondo ])oco 
trau(inilli intorno a ((uello che potesse suc- 
cedere come conseguenza di un rivolgimento 
politico. 

Se non aveauo conseguito una piena ugua- 
glianza civile, ad essa si erano molto avvi- 
cinati; cessati i timori delle spogliazioni dal- 
l'alto, non si sapea mai (i nello die avesse 
potuto succedere contro la classe ritenuta 
di preferenza sfruttatrice e accnmnlatrice 
di ricchezze, quando si fossero scatenate le 
cupidigie dal basso. E poi non conveniva 
compromettersi troppo coi governi che erano, 
o che sembravano, forti e die ad ogni modo 
avrebbero avuto buon giuoco ad aizzare con- 
tro gli eV)rei le invidie po])olari. flettere il 
creditore in mala vista del debitore è cosa 
troppo facile, perchè il creditore non debba 
guardarsi dal farne venir voglia destando 
contro di sé i sospetti di chi potesse coglierne 
il destro e ([uasi quasi farsene un merito , 
od anche trovare in esso un buon diversivo 



— 220 — 

a stornare da sé altre ragioni di odiosità o a 
cercare ad esse un equilibrio. 

E poi bisogna aver presente che la razza 
israelita, per quanto sia quella che, pur con- 
servando sempre la sua natura intima e ca- 
ratteristica, si adatta meglio, forse, di qua- 
lunque altra ad ogni ambiente, non poteva 
tuttavia, nel gh'o di pochi anni, e senza una 
troppo manifesta variazione nell' ambiente 
stesso, avere smesse le abitudini di sommes- 
sione , avere svestito il sentimento, ad essa 
per lungo corso di generazioni inculcato, di 
una parziale inferiorità. 

Non mancarouo, certamente, tra gli Ebrei i 
precursori con l'opera e col pensiero del risor- 
gimento i)olitieo nazionale; ma nelle masse 
predominò una acquiescenza agli ordini po- 
litici vigenti. Se le altre classi borghesi aves- 
sero condivisi i sentimenti e seguito il con- 
tegno degli Israeliti, — e ciò specialmente, 
si noti, fatta ragione alle rispettive ingerenze 
assunte nella vita pubblica della nazione dopo 
il 1859, — e se, inoltre, l'esempio del Piemonte 
nel decennio 1849-59 non avesse conciliato 
al nuovo ordine di idee molte anime pru- 
denti e diffidenti, si può ritenere che 1 ces- 



— 221 — 



sati Governi avrebbero potuto più a biiin^o 
dormire sonni tranquilli. 






Per la rivoluzione italiana è stato neces- 
sario un ridestarsi, un aeutizzarsi , un esal- 
tarsi nelle popolazioni del sentimento patriot- 
tico. Si ha un bel ridere da alcuni sulle quar 
rantottate, e nn bel piangere da altri sul 
tramonto del patriottismo, non perchè oggi 
esso possa ritenersi intiepidito , ma perchè 
si rifiuta a manifestarsi nelle forme che gli 
erano proprie nella preparazione, nell'immi- 
nenza, e nel domani del risorgimento nazio- 
nale ! Mi pare che le quarantottate abbiano 
rassomigliato ad una gTande vampata, ad un 
fuoco di i)aglia e di legna sottile, che dura 
poco, è vero, ma che è quello che occorre 
per smuffire e risanare l'ambiente. 

Ma non volendoci soft'ermare alla superficie 
ed alla parvenza delle cose, ed essendo ne- 
cessario penetrare nella loro essenza per co- 
noscere quale calcolo si possa fare di esse, o 
quale valore retrospettivo adesse bisogni dare, 
noi dovremo considerare il patriottismo , e 



— 222 — 

come sublimazione ideale e come coeflBciente 
di graudezzji e di t'orza nella compagine na- 
zionale, i)ei' quello che sostanzialmente esso 
è. A tal uopo non ho che a rii)ortarmi a ciò 
che sono venuto esponendo in pro]!»osit(> nella 
terza parte di questo libro. Ma nel caso con- 
creto, per quanto cioè riguarda gli israeliti, 
non posso uè debbo dimenticare quello che è 
implicito in ciò che ho osservato più addietro, 
vale a dire che, per quanto io sia disposto 
ad ammettere che nella espressione di ebreo 
iUdiano , ebreo sia 1' aggettivo e italiano il 
sostantivo, bisogna tener conto della modi- 
ficazione che alla significazione generale del 
sostantivo porta 1' aggettivo ; modificazione 
tanto meno travScurabile ed accidentale, quan- 
to più atfini sono i concetti ai quali si riferi- 
scono e il sostantivo e l'aggettivo. Si tratta 
invero di rapporti di stirpe, di razza, di nazio- 
nalità, nell'uno e nell'altro caso. Per l'italia- 
no, che sia solamente italiano, il sentimento 
j)atriottico può avere per oggetto più ristretto 
la città natia o la regione, e i)iù ampio l'Italia; 
per chi, oltre ad essere italiano, sia anche 
ebro, quel sentimento ])uò invece, oltre che 
alla città^ alla regione, all'Italia, rivolgersi 



— 22.'^ — 

del pari, con non meno intensa soddisfa/ione 
di nn bisogno generoso dell'animo, alla na- 
zione ebraica. La terzina dantesca 

« Clie ciascuna di noi è cittadina 
Di una vera città, ma tu vuoi dire 
Che vivesse in Italia |)ert\i;riiia » 

parrà ad alcuno che, conie nel concetto cri- 
stiano del poeta si addice alle creature umane 
di passaggio sulla terra in cammino per la 
patria celeste , si possa applicare del pari 
agli ebrei, che si trovano nella nostra come 
nelle altre nazioni : l'insieme della loro gente 
sarebbe per loro (piella terrestre Gerusalem- 
me che per analogia farebbe riscontro alla 
simbolica Grerusalemme celeste dei più fer- 
vidi credenti nelle promesse di Gesù. 

Xon è pertanto un recare offesa alla no- 
biltà dei sensi degli israeliti il pensare che 
meno necessaria dovesse essere per loro quella 
specie predominante di socievolezza ideale 
e quasi impersonale che si concreta nel pa- 
triottismo ; e ciò precisamente perchè una 
forma consimile e non meno umanamente 
generosa, una trasformazione dell' egoismo 
in altruismo , sorgeva e si mantene va gi- 



- 224 - 

gante nell'animo loro mercè il « trepido e re- 
verente affetto» che «sparsi i>er tutti i lidi» 
li Iacea « d' un sol core » verso la grande 
comune famiglia ebraica. 

Io credo anzi che torni ad onore degli 
israeliti 1' asserire (juesta verità : che trove- 
rete in maggior numero gli italiani che non 
si sentono italiani e , forse, e anche senza 
forse , i francesi che non si sentono fran- 
cesi , e i tedeschi che non si sentono tede" 
scili, che non gli ebrei che non sentano il 
vincolo simpatico che li collega con gli altri 
ebrei o, in genere, con la propria schiatta. 
E penso che mal si renda conto dello sdop- 
piamento delle coscienze e delle necessarie 
incoerenze dei sentimenti umani chi non 
avverta come anche gli ebrei che si augu- 
rerebbero di non essere nati ebrei, essendo 
invece in fatto ebrei, partecipino della soli- 
darietà della stirpe. Xou mi curo che la 
mia asserzione possa parere contraddittoria 
quando ad essa corrisponda la constatazione 
dei fatti. Del resto a darne ragione mi soc- 
corre un confronto. Chi non sia un Adone, 
se vede altri che gli paia più bello di lui, 
si augurerebbe voloutieri di far cambio con 



— 225 — 

l'altro (lei proprio tìsico : mti ciò non toglie 
elle sopporti ed ami il proprio tìsico , parte 
per parte, per quanto debba riconoscere di- 
fettose le singole parti , ed anche l'insieme, 
come non ama certo gii elementi semplici o 
composti del corpo di nessun altro dei suoi 
simili. 

L' altruismo, — ripeto la i)arola che sarà 
italianamente brutta fin che volete, ma della 
quale non trovo l'equivalente, — è il contrap- 
posto dell' egoismo , e potrà anche in certi 
casi, come, ad esempio, nell' amor materno, 
portare all'annichilimento di questo : ma non 
si può concepire se non in rapporto all'egoi- 
smo stesso. 

Come e perchè il sentimento patriottico 
italiano abbia in questo secolo assunto un 
carattere spiccatamente politico è superfluo 
esaminare in questo scritto : ma giova no- 
tare che è naturale che gii israeliti d'Italia 
non abbiano avuto una parte decisiva e pro- 
porzionalmente preponderante nel far ride- 
stare quel sentimento, e di conseguenza, da 
principio, nell'imprimergii quel carattere. 



E. KiOHiNi — Autisemitismo e sc'ìnitismo 15 



— 226 — 

Instaurati i nuovi ordinamenti politici, <»li 
ebrei vi si sono trovati interamente a loro 
agio. Uguaglianza civile; possibilità di espli- 
cazione della loro multiforme operosità; rea- 
zione contro i pregiudizii dei quali erano 
stati vittime; una certa curiosa benevolenza 
dei cittadini verso questi ultimi venuti allo 
esercizio delle professioni liberali^ degli uf- 
ficii amministrativi ecc.; la presunzione spon- 
tanea che gli israeliti molto avessero da 
perdere e nulla da guadagnare in nuovi 
rivolgimenti; tutto ciò valse a far compren- 
dere la grandissima maggioranza degli ebrei 
in quel partito liberale moderato , o costi- 
tuzionale , o di destra , che lino al 1876 fu 
XJreponderante in modo manifesto nella po- 
litica nazionale), e che, — per quanto modi- 
ficatosi i)er diversità di tempi e pur anche 
sofisticato e demoralizzato per errori , per 
debolezze, per infiltrazioni, per adattamenti 
inopportuni ; per quanto travisato da nomi 
varii e comprendente individui che credono 
di essere ad esso contrarii, — ha seguitato 
anche dopo , quasi continuamente , per ne- 
cessità delle cose , ad avere predominio in 
quella stessa politica. 



— 227 — 

Quando morì Vittorio Emanuele II, l'Italia 
si rese conto di tutta la grandezza del Re 
che avea compresa e coordinata 1' opera di 
tutti i fattori del risorgimento nazionale; 
ma gli ebrei lo piansero con intensità di 
affetto su[)eriore a quello degli altri citta- 
dini : in Italia Ee Vittorio avea simbolizzato, 
rappresentato e, in certo modo, personificato 
il Messia di loro gente. 

La generazione già adulta , o divenuta 
adulta nel primo periodo di storia italiana, 
seguito ai successi della Eivoluzione , era 
quella che, o avea passata la gioventù sotto 
i precedenti regimi , o per memoria di in- 
fanzia e per recenti tradizioni domestiche, 
avea vivo il ricordo di quei tempi che pel 
confronto con le condizioni posteriori appa- 
rivano anche più tristi di quanto non fos- 
sero sembrati mentre andavano trascorrendo. 

Rispetto al nuovo ordine di cose e al 
partito nel quale tale ordine si incarnava, 
gli ebrei si trovavano in uno stato di par- 
ticolare consenso al quale mal si potea pa- 
ragonare quello, sia pure per qualche anno 
generale , del resto degli italiani che non 
rimpiangevano i cessati governi. Intanto, 



- 228 — 

facendo auclie astrazione da coloro che non 
prendeano, od ostentavano di non prender, 
parte alla vita pubblica del paese, quelli 
nei quali non era spento tale rimpianto for- 
mavano una frazione che introduceva una 
tinta speciale nella tavolozza politica della 
nazione. Ma coloro che avevano favorito 
l'opera della rivoluzione non poteano consi- 
derarsi tiTtti talmente fusi ed assimilati nelle 
istituzioni che si era data l'Italia nuova e 
molto meno poi nel partito che in essa avea 
preso il sopravvento, da non portare con sé 
le conseguenze di quelle speciali scuole alle 
quali erano stati ascritti negli anni della 
preparazione, non poteano aver chiuso l'ani- 
mo a quelle speciali aspirazioni per le quali le 
diverse gradazioni dei partiti liberali vive- 
vano già in germe sotto la compressione 
dei cessati governi. Le reminiscenze classiche, 
le teorie giacobine, gii ideali repubblicani, 
le repugnanze pei disinganni sofferti, il mi- 
raggio dei primi anni del Pontificato di 
Pio IX, lo sconforto delle delusioni, il fascino 
di Mazzini, le gloriose tradizioni degli as- 
sedii di Venezia e di Ivoma, i sospetti con- 
tro i Sabaudi in Lombardia, la ripercussione 



I 



— 229 — 

degli odii contro l'Uomo del 2 dicembre, le 
diffidenze e le menomazioni regionali, tutto 
ciò avea coneorso a conservare nn indirizzo 
speciale ai diversi partiti che aveano coo- 
perato alla caduta degli antichi governi e, 
uou tutti c(m uguale vivacità di desidcrii e 
precisione di intenti, alla uniticazione poli- 
tica della Penisola. 

Gli israeliti che in quella cooperazione, 
proporzionalmente alla maggiore loro euer- 
gia, aveauo avuto parte forse meno attiva 
e meno larga, ma, certamente poi, più g'e- 
nerica, che ad ogni modo, non erano pre- 
ventivamente vincolati a questa piuttosto che 
a quella frazione od anche fazione politica, era 
naturale che si sentissero portati ad incor- 
porarsi col partito liberale moderato, non 
solo perchè prevalente ed imperante, ma 
perchè in esso trovavano e quelle guaren- 
tigie di stabilità di un ordine di cose che si 
presentava come il più propizio agli ebrei 
italiani e anche una consonanza di senti- 
menti maggiore che non negli altri partiti. 

11 partito liberale moderato infatti si era 
messo nella necessità, od avea avuto la de- 
bolezza, di fare nei primi anni dell'eccessivo 



— 230 — 

anticlericalismo, premuto come era dal par- 
tito avversario, dal partito delle varie sini- 
stre, che, se nell'Alta Italia, si scatenava fu- 
ribondo contro quanto potesse parere con- 
cessione ai preti, nell'Italia Meridionale facea 
tesoro d'ogni forma di malcontento; premu- 
to, dico, da quel partito e timoroso di non 
lasciarsene prendere la mano. Gli israeliti si 
trovavano, e si trovano ancora, quasi tutti 
nella Italia Centrale e nella Settentrionale, 
da Roma e da Ancona in su : essi non po- 
tevano far tacere nell'animo un quasi istin- 
tivo rancore contro i clericali; ma non aveano 
alcuna ragione di fare dell'anticlericalismo, 
dal momento che il Governo ne facea per 
conto suo ed anche per conto loro. Ed anzi 
il nessun bisogno di fare osti^ntazione di an- 
ticlericalismo permetteva loro di avere buoni 
rapporti anche, almeno parzialmente, nelle 
città con sacerdoti e con clericali. Anche 
ho detto, nelle città; nelle campagne, infatti, 
è noto come, mentre parecchi proprietarii 
cristiani assumevano la posa di mangia preti, 
i proprietarii ebrei invece abbiano tenuto e, 
se possono, tengano ancora i migliori rap- 
porti col curato; ben felice se riuscisse loro 



— 231 — 

(l'()s[»itare il Vescovo iu visita pastorale per 
la Diocesi. 



* 



Ma allora, — dieci e, più, venti e, più an- 
cora, treut'aiini fa, — i tempi correvano diversi 
da oggi e fla quelli che si affacciano nell'av- 
venire. 

Il passato ha solo un interesse, che non 
sia di soddisfazione contemplativa, in (jiianto 
contiene la genesi del presente e del futuro- 
Gli ebrei, che sono diventati e vanno diven- 
tando, uomini sono, in confronto ai loro i)adri, 
nati e cresciuti iu un ambiente diverso. Sa- 
rebbero nati e cresciuti in una parte diversa 
di quell'ambiente anche se l'ambiente si fosse 
conservato il medesimo : ma, di più , 1' am- 
biente si è andato moditìcaudo. 

Sarà bene notare di passaggio che da quan- 
to sono venuto esponendo mi i>are risulti che 
in quell'ambiente gli ebrei d'allora si trovas- 
sero tanto a loro agio, e fosse perciò natu- 
rale che essi vi si accomodassero, — tenuto 
conto della relativa modestia delle cupidigie 
suggerita loro dal ricordo e dal confronto 



_ 232 

coli' età iinmediataiuente precedente , — da 
potersi dire, cou leggera variaute dantesca, 
quell'ambiente 

« Fatto per proprio della loro .specie ». 

L'ambiente politico sociale italiano moder- 
no è stato modificato : 1. per la cessazione 
degli scopi di liberazione e unificazione na- 
zionale (piasi interamente raggiunti e pas- 
sati, pel loro eventuale completamento , in 
second' ordine nella coscienza del popolo; 
2. per la partecipazione alla vita pubblica, 
diretta, — diritto di voto, — e indiretta, — 
lettura di giornali, società ecc. — assunta da 
maggior numero e da diversi ordini di citta- 
dini; o. per la concezione e la propaganda 
socialista, o detta e creduta tale; 4. i)er il ri- 
sveglio, per il carattere, o pei caratteri, del 
partito clericale o cattolico. 

Del primo punto basta la constatazione : 
il secondo ha una importanza, non in sé stesso, 
ma di relazione, riguardo all'argomento no- 
stro, importanza però che non vuole essere 
trascurata : sul terzo e sul quarto mi sono 
soffermato nella precedente parte di questo 
libro. Xon mi resta pertanto che connettere 
in quello che, in materia, riguarda special- 



— 233 — 

meliti gli ebrei eou ciò die lio già consi 
derato da un punto di vista più generale. 

(tIì Ebrei e il Socialismo. 



Tattica 80fialist:i — Lf tre cori-eiiti — Emigraziouc jKilitica 
degli elirei. 



« L' ostilità contro lo sfruttamento degli 
« ebrei nasce dall'esasperazione di certi cir- 
« coli borghesi d'essere votati alla ruina per- 
« che non sanno sostenere la concorrenza 
« ebraica.... Il socialismo è nemico del capi- 
« talismo, sia esso ebreo o cristiano, e lavora 
« a sopprimerlo. I socialisti disai>provano 
« l'antisemitismo come agitazione rivoluzio- 
« naria. Però riconoscono il suo carattere ri- 
« voluzionario che, eccitando le classi medie 
« e i contadini contro i capitalisti ebrei, farà 
« riconoscere che loro nemici non sono solo 
«i capiialisti ebrei, ma tutti i capitalisti». 
Biporto le parole che vennero dette nel con- 
gresso socialista tenuto a Berlino nel 1892. 
Vi è in esse uua sincerità e la rivelazione di 
lina tattica così spregiudicata da far correre 
i brividi i)er la pelle alla maggior parte dei 



— 234- — 

lettori israeliti che avranno occasione di leg- 
gerle e da turbare gli idillii teniporariamente 
e parzialmente intrecciatisi tra il socialismo 
ed il semitismo; quello, ad esemjiio, ebe ba 
per tema la venerazione pei pensatori ebrei 
patriarchi e profeti del collettivismo, o l'al- 
tro portato al di qua dalle Alpi dall'alleanza 
tra socialisti ed israeliti nell'episodio della 
storia francese moderna che prende nome da 
Dreyfus. 



Qualche anno fa io non avevo letto la Fr an- 
ce Juive di Drumont : un mio amico israelita 
me ne avea parlato come di un libro da guar- 
darsi con una specie di reverenziale terrore 
per la poderosità della dottrina alla quale 
avrebbe attinto l'autore; anzi quel mio amico 
supponeva un ignoto collaboratore, profondo 
negli studii biblici e talmudici , che avesse 
fornito i materiali a Drumont. Quando poi 
ho letto il libro non ho potuto condividere 
il giudi'jiio che preventivamente me ne era 
stato porto. Mi è parso lo scritto di un in- 
gegno potente e vivace, di una mente che 
avea elaborato una quantità di materiali, ma 



— 235 — 

che poi non avea «>nar(lato tanto pel sottile 
nella scelta. La parte leygera^ aneddotica e 
(piella nella quale l'autore ha tatto d'ogni 
erba un fascio, occupa molte pagine nei due 
volumi. Ma l'autore è indubbiamente un uomo 
di acuta intelligenza che, se è stato condotto 
dall'avversione i)er gli ebrei a rimpinzare lo 
scritto di roba scadente, non ha mancato di 
trarre profitto da osservazioni elevantisi al 
di sopra della volgarità e penetranti nel vivo 
dell' argomento. Sentite infatti , a proposito 
dell'oggetto che dà titolo e tema al presente 
capitolo : ^ Quando l'ebreo si impersona in 
« quegli immani cervelli tedeschi avidi di 
<:< sistemi e di idee, in quegli spiriti francesi 
« entusiasti di novità e di parole d'eftetto, in 
« quelle imaginazioni di slavi sempre in cerca 
« di fantasticherie , non riesce più a conte- 
« nersi : inventa il socialismo, l'internaziona- 
« lismo, il uihilismo ; getta addosso alla so- 
« cietà che l'ha accolto rivoluzionarli e sofisti^ 
« gli Hertzen, i Goldeberg, iMarx, i Lassalle, 
« i Gambetta, — perchè Gambetta per Dru- 
« mont deve pur essere ebreo (1), — i Cremieux. 



(1) Anche Lombroso dice ebreo Gambetta : ma la 



— 236 — 

« Egli mette a fuoco il paese per larvi cuocere 
« l'uovo di qualche bauchiere » — E altrove: 
« Ohe sia Hertzeu in Eussia, Carlo Marx oLas- 
« salle in Germania, si trova sempre, proprio 
« come in Francia, un ebreo che predica il co- 



dice manìfestaiueute suirasserzione di Anatolio Leroy- 
Beaulieu. asserzione per la quale a Lombroso, israelita, 
avrebbe dovuto essere tacile il controllo. Leroy-Beau- 
lieu scrive che il padre di Gambetta non era ebreo, ma 
che proveniva da stirpe ebraica. A'^giunge che ciò è 
stato contestato, ma che a lui risulterebbe vero, per- 
chè confermatogli da un tale che l'avrebbe snputo da 
Leone Gambetta stesso. Mi permetto di credere che 
nella trasiuissione di queste informazioni verbali sia 
corso qualche equivoco. Leone Gambetta era di ori- 
gine ligure : ad Albissola e a Celle Ligure sono nu- 
merosi i Gambetta consanj;uinei di Leone. A me ri- 
sulterebbe cheuonsono di stirpe ebraica. Noto poi che 
l'essere di stirpe poco canta quando si debba risalire 
molte generazioni indietro. Nessuno dei miei lettori 
si vorrà, credo, scandalizzare se ricordo che i registri 
d'allevamento delle razze equine; — i stiidhooks — non 
tengono più conto degli incroci j^ei quali al di là della 
3^ generazione si sia passati da un puro sangue ad un 
ottavo di sangue. Anclie la presunzione contraddice 
a.ll'origiue ebraica del dittatore Gambetta, in quanto 
i Gambetta sono liguri. Nella Liguria sono stati ra- 
rissimi gli ebrei. E si capisce. Se è vero quanto atìer- 
ma il proverbio che in commercio, per tener testa a 
un ebreo occorrono dieci cristiani e per tener testa a 
Tin genovese dieci ebrei, si comprentle come gli ebrei 
delle età passate nelle loro migrazioni abbiano prefe- 
rito alla Liguria altre regioni. 



— 237 - 

« uiuiiisnio e il socialismo, che (loniaiida la «li- 
« visioue dei beni deuli antichi abitanti, nien- 
« tre i suoi correligionarii arrivati nel paese 
« scalzi, s' arricchiscono e non mostrano al- 
« cuna buona disposizione a dividere (|ual- 
« siasi cosa ». — Ancora : n L'ebreo è abilis- 
« siuio; per distruggere l'antica società che lo 
« respingeva, egli s'è messo alla testa dell'a- 
« zione democratica. I Marx , i Lassalle , i 
« principali nihilisti, tutti i capi della rivo- 
« luzione cosmopolita sono ebrei. Per tal 
«guisa l'ebreo imprime al movimento la di- 
« rezione che vuole . 

L'autore francese manifestamente esagera 
nel fare agli israeliti il inerito e contempo- 
raueaiueute la colpa di ;uia nettezza dì per- 
cezione e di una malvagità di procedimenti 
che possono, in questo o in quel popolo, ri- 
scontrarsi in alcuni individui, ma che le masse 
uou riescono che ad intaire confusamente e 
a seguire disordinatamente. Esagera riguardo 
alla gente ebrea, peccando insieme di otìesa 
ingiustitìcata verso le persone che egli male 
ricorda quasi campioni dei torti che addeb- 
bita ai loro correligionarii. Ma al di sotto 
della esagerazione e all'infuori delle ingiurie 



— 238 — 

si intravede quanto di vero sia contenuto nel- 
l'osservazione dello scrittore antisemita. 

Lasciando in pace i russi, ed anche i tran- 
cesi tirati in ballo quasi a forza, osserveremo 
che se la polemica tra Schulze-Delitzsche Las- 
salle non giova a far ritenere in quest'ultimo 
pari all' ingegno brillante la correttezza e 
quella freddezza di ritiessioni che può dare 
affidamento della serietà delle convinzioni, e 
soffermandoci al pensatore ed agitatore nella 
cui mente e nei cui scritti il concetto socia- 
lista assunse forma necessariamente colletti- 
vista e veste scientifica, noteremo che se non 
possiamo concepire Carlo Marx facendo astra- 
zione dalla nazione e dalla stirpe alle quali 
apparteneva, (1) quella nazione e quella stirpe 
hanno in diverso grado dato carattere spe- 
ciale alla sua ])ersonalità , ma non costitui- 
scono l'essenza di quella personalità. La per- 
sonalità di Marx forse non potea crescere che 



(1) E neanche dal nome die portava. Il cognome 
della famiglia era Mordechai. Il padre di Carlo lo cam- 
biò in Marx. A questo proposito scrive Anatolio Leroy- 
Beaulieu nell' 7s)-rtè7 chez les Naiions : « Je regrette, 
« pour rinspirateur de l'Internationale, ce degnisement 
« aryen; j'anrai voulu voir si Mordechai fùt deveun, 
« aussi aisément, le prophète du collettivisme »• 



— 239 — 

sul suolo tedesco; mn mi sembra temeraria 
l'affermazione che il suo seme dovesse neces- 
sariamente venire da Israello. 

Del resto, che sia contingente o necessario 
il fatto che le persouificazioni, — V eroe alla 
Carlyle, — del collettivismo, cioè di quel so- 
cialismo sistematico, o scientitìco che dir si 
voglia, che pretende di essere affatto diverso 
dalle utopie delle età passate e che in realtà 
Don è che la più colossale delle utopie, — 
quella per la quale le età future rideranno 
dell'età nostra, non meno di quanto noi pos- 
siamo ridere delle età trascorse , — sia nato 
di stirpe israelita , in altri termini che sia 
maggiore o minore la quantità di vero con- 
tenuta nelle osservazioni dell'antisemita fran- 
cese , ciò non importa gran cosa per 1' as- 
sunto di questo libro. Anzi sarà bene osser- 
vare che non meno tedesco e non meno ebreo 
di Marx e di Lassalle è Eugenio Eichter, l'o- 
ratore e lo scrittore anticollettivista : a pro- 
posito del quale non farò certamente al let- 
tore il torto di supj)orre che gli sia sfuggita 
l'acutezza di osservazione per la quale il Dopo 
la vittoria del socialismo di Richter rappre- 
senta, sotto l'apparenza di una operetta su- 



~ 240 — 

pertìciale , la quintesseuza della critica alle 
teorie collettiviste quali vennero proclamate, 
nei postulati e nelle relative deduzioni , al 
più solenne dei congressi socialist', quello di 
Erfurt del 1891. 

Interessante è invece il considerare la ripu- 
gnanza o l'assimilazione del pensiero israe- 
litico italiano con quelle concezioni sociali- 
stiche che sono state concretate e hanno 
grandeggiato nel caui[)o delle idee per opera 
specialmente di israeliti tedeschi. In questo 
tatto si trova una delle correnti determina- 
trici dell' atteggiamento vero , o apparente , 
degli ebrei italiani rispetto al socialismo. 
Un'altra corrente vuol essere cercata nella 
ripercussione dei sentimenti che hanno de- 
terminato speciali rapporti tra un socialismo 
affatto diverso dal tedesco, il francese, — un 
socialismo cioè meglio simpatizzante , non 
col pensiero, ma con l'indole del popolo ita- 
liano, — e gli ebrei, non soltanto francesi, ma 
di tutta la terra, nell'affare Dreyfus. La terza 
corrente, la più profonda, e perciò la meno 
apparente, ma insieme la più efficace, è de- 
terminata dall' interesse particolare che gli 
ebrei hanno rispetto al movimento socialista. 



— 241 — 

organizzatore di interessi che sono , si noti 
bene, in opposizione più accentuata coi loro 
che non con quelli di qiiahnuiue altra classe. 
L'interesse che hanno , ho detto , o, mi af- 
fretto a soggiungere, che credono d' a\ere : 
né, aggiungo, se a ragione od a torto; se a 
breve, o a lunga scadenza. 

Poco importa che le due prime di quelle 
correnti al)biauo origine esotica a giudizio 
di coloro pei quali ebreo accoppiato ad ita- 
liano corrisponde all'aggettivo anziché al so- 
stantivo. Il tatto è che bisogna esaminare le 
tre correnti, e partitamente e nel loro in- 
sieme, in quanto raccolgono per gli ebrei ita- 
liani quelle che sono le tre maggiori forze 
dalle quali dipendono tutte le azioni umane 
individuali e collettive, la forza del pensiero, 
la forza del sentimento , la forza dell' inte- 
resse, qualunque poi possa essere la vigoria 
dell'una in confronto alla vigoria dell'altra, 
la vigoria reale in rapporto alla vigoria ap- 
parente di ciascuna, la persistenza di inten- 
sità e di direzione delle singole forze e delle 
loro risultanti. 



* 

E. RiGHixi. — Antisemitismo e semitismo. 16 



— 242 — 

Quello che ho scritto, sia pure iu tesi molto 
generale^ uel presente capitolo, e quello che 
dalle ultime righe precedenti si jmò supporre 
che sarò per scrivere nei capitoli prossimi , 
deve far ritenere che la massa israelita sia 
andata disertando le file di quel partito li- 
berale moderato al quale essa apparteneva 
nei primordii del regno , e che vada anche 
guardando con simpatia meno manifesta od 
anche con contrarietà mal dissimulata le i- 
stituzioni monarchico-costituzionali. Xon si 
tratta di una vera e propria ostilità; è il caso 
di una adesione sui generis, di una adesione 
che lascia disponibile molta benevolenza per 
istituzioni che vengono vagheggiate in op- 
posizione alle vigenti e che cerca di non 
spiacere agli uomini la cui opera si ispba 
a diversi ideali. 

Certamente gli israeliti che hanno varcati 
i quaranta od i ciuquant'anni, che sono en- 
trati presto nella vita pubblica e che hanno 
pel passato fatte esplicite dichiarazioni di 
fede politica , sono ormai vincolati dai loro 
precedenti : di loro, realmente il minore, uf- 
ficialmente il maggior numero appartengono 
all'antico partito. Ma la nuova generazione 



- 2+8 — 

mostra od ostenta o^ni <»iorii() più tendenze 
diverse, mentre poi non si r.immarica troppo 
del dissenso coi pii> anziani, e d'altra part€, 
— ciò che è più significativo, — gli anziani 
non provano una stretta al cuore nel vedere 
la gioventù rinnegare i loro ideali. — Per 
che ! Perchè le divergenze sono più di for- 
ma che di sostanza, più di apparenza , che 
di realtà; perchè gli uni e gli altri si rendono 
scambievolmente conto deUe circostanze che 
li obbligano a battere diversa via ; perchè 
quelli, i più vecchi , sanno benissimo che i 
giovani negli affari in-oprii sono conserva- 
tori non meno di loro, questi comprendono 
che lo stesso sentimento che li anima per- 
vade gli spiriti di (luelli. E forse non l>asta. 
Qualcuno vorrà anche soggiungere che un 
interesse di razza prevalente alle convinzioni 
ed ai partiti spinge gli ebrei ad esercitare 
su larga scala quello che io chiamerei il si- 
stema degli ostaggi. 

Il sistema degli ostaggi ! che roba è questa? 

Sentite. Quando padre e figlio , o due o 
più fratelli, prendono parte attiva alla vita 
politica e militano uno in un campo e l'al- 
tro nel campo opposto, senza che ciò alteri 



— 244 — 

allatto i loro migliori rap])orti personali, cre- 
dete proprio che nessuu interesse meno che 
delicato, nessun sentimento meno che leale 
provochi un tatto così opportuno come quello 
d'aver tra le braccia un campione del par- 
tito avversario e d'aver dato in ricambio un 
ostaggio così prezioso ? Sarà proprio il colmo 
della malignità pensare che le famiglie com- 
prendenti quegli uomini politici e di conse- 
guenza gii uomini stessi abbiano il maggior 
tornaconto a tenere una zampa di qua e una 
altra di là ? Le simpatie crescono spontanee, 
le amicizie nascono fortuite. Ma certe ami- 
cizie, certe simpatie, per quanto possa essere 
difficile provare che siano simulate e non 
sincere, non cesseranno i>er questo di parere 
sospette. Io non dico se a ragione, od a torto: 
l'esame si dovrà fare di volta in volta, e si 
potrà trovare che somiglianza o completa^ 
mento di ingegni e di temperamenti, comu- 
nanza di studii, affinità di gusti avranno de- 
state quelle simpatie e stabilite quelle ami- 
cizie. Ma non sarà raro il caso che tra due 
uomini professanti fedi politiche diverse non 
si riscontri nulla di tutto ciò; mentre invece 
salterà agli occhi l'interesse che uno di loro, — 



- 24-0 — 

il più scaltro, il più iiitraprciKUMite — od an- 
che tutti due possono avere nell'aftidaniento 
che nelle file avversarie vi sia qualcuno che 
mitighi gii attacchi e all'occasione porga una 
mano. 

E avvertite che questo machiavellismo spic- 
ciolo, di buona o di cattiva lega, trae ori- 
gine più spesso da una scarsa dignità di co- 
scienza e da una poca rigidità di carattere 
che non da una premeditazione perfida : ri- 
pugna a Tizio, mentre non offende per alcun 
modo il senso morale di Sempronio, il qnale 
tutt'al più si guarderà dal far mai P esame 
di coscienza per evitare il pericolo di trovare 
scorretta la propria condotta. 

Ho data ragione della frase e 1' ho spie- 
gata adducendo esempii tipici, singolari. Si 
vorrà affermare che un esempio generale pel 
quale il fatto diverrebbe sistema sia pòrto 
dal tornaconto che gii ebrei possono avere 
nel suddividersi politicamente in partiti fra 
loro contrarli! 

Xon credo, quantunque a creder ciò mi 
potrebbe indurre l'osservazione che le appa- 
renti divergenze di opinioni e di sentimenti 
politici non generano tra gii israeliti quelle 



— 246 - 

scissure profonde che le divisioni e i partiti 
producono tra gli altri cittadini. 

Xon credo ciò invece , perchè questo ri- 
parto degli israeliti tra i partiti che si con- 
tendono il campo e che non potrei specificare 
in nomi concreti di liberale, conservatore, co- 
stituzionale, ovvero radicale, socialista, rivo- 
luzionario, senza indurre in equivoco il let- 
tore pel maggiore o njinor convenzionalismo 
necessariamente e mutabilmente insito in 
quelle denominazioni; questo riparto, dico, mi 
si presenta come un latto transitorio. Mi 
pare che gli ebrei che prendono parte o poco 
o molto nella vita pubblica, i quali si pro- 
fessino francamente e decisamente contrarli 
alle aspirazioni e ai sistemi che senza qua- 
lificarsi sempre e apertamente per socialisti 
hanno in uggia quanto possa sapere di an- 
tisocialista, diventino di giorno in giorno più 
scarsi e possano in un avvenire non lontano 
essere addidati come rarità della specie. 

È un interesse che si sovrappone ad un 
altro , per amore o i)er forza, — vorrà dire 
qualcuno. 

Forse ! rispondo fino da ora. E per dare 
ragione della risposta passo a considerare la 



— 247 — 

prima, la più potente e la più persistente 
delle correnti che valgono a determinare e 
spiegare il contegno degli ebrei italiani ri- 
spetto al socialismo, alla politica, cioè, con 
carattere più specialmente economico; la cor- 
rente dell'interesse, vero, o snpposto. Poi pas- 
serò alle altre due che con essa concorrono 
e che la rafforzano, o la modificano : la cor- 
rente del pensiero e la corrente del senti- 
mento. 

Interesse 



Studii preferiti dei socialisti — Ricchezze degli ebrei — Pro- 
letariato ebraico — Principii e interessi — Interesse d'oc- 
casione. 



È un risalire all'rt&ic? degli elementi di e- 
couomia politica il ricordarne le divisioni più 
generali : parte prima, produzione delle ric- 
chezze; parte seconda, ripartizione delle ric- 
chezze. 

La scuola socialista ha per debito di se- 
rietà l'occuparsi della i)rima parte: deve, al- 
meno 2)ro forma, asserire e ingegnarsi di so- 
stenere che col sistema collettivista aumen- 



— 248 — 

terà, o almeno uoii scemerà la produzione 
delle ricchezze. Se e come riesca nell'assunto 
non occorre di analizzare. Chi voglia adden- 
trarsi neir argomento ricorrerà alle opere 
speciali. 

Lo studio però di questa prima parte viene 
fatto dai socialisti come un fuor d'opera al 
quale in qualche modo è necessità di non 
sottrarsi. Quella invece che richiama con as- 
soluta preferenza la loro attenzione è la se- 
conda parte : la divisione delle ricchezze. 

Perchè una classe abbia interesse alla isti- 
tuzione di un regime economico diverso dal 
vigente a base di proprietà privata, bisogna 
che la ricchezza media posseduta da quella 
classe sia inferiore alla media posseduta 
dalla generalità di tutti gli altri cittadini : 
diversamente la i^rima conseguenza del cam- 
biamento di sistema economico sarà che 
quella classe si rassegni a lasciarsi impoveri- 
re a profitto degli altri cittadini che avranno 
vantaggio dal cambiamento. ]S'on sarebbe 
dunque che il preconcetto di dire a tutti 1 
costi una gTOSsa assurdità che permetterebbe 
d'asserire che l'interesse di quella classe non 
sia in assoluta opposizione col sistema col- 



— 241 1 — 

lettivista. Sempre cl»e uoii si volesse ani- 
Tare a suppone ammissibile ciò che i socia- 
listi proclamerebbero una bestemmia, e cioè 
che ili regime collettivista sia dato a co- 
loro che oggi veugouo additati all'invidia del 
popolo come gaudeuti , privilegiati, sfrutta- 
tori e chi più uè ha più uè uietta, di diven- 
tare più gaudeuti, più i>rivilegiati, più sfrut- 
tatori ecc. 

Posta in questi termini, la questione, ri- 
sulta di una chiarezza cui non vale a intor- 
bidare il puerile sofisma che la lotta di classe 
uon sia già fatta a danno di questa o di 
quella classe , ma deliba avere per conse- 
^'uenza il vantaggio di tutte le classi ! 



In Italia, — i)arlo i)er semplicità solamente 
del Eegno, — quale è il numero degli ebrei e 
quale quello degli altri regnicoli ? quale la 
ricchezza posseduta dai primi e quale quella 
•dai secoudi ? in qual rapporto sta dunque la 
ricchezza dei primi e in quale quella dei se- 
condi col numero degli uni e degU altri ì 

Mi rifiuto a rispondere con cifre a queste 



— 250 — 

domande fra loro necessariamente concate- 
nate, perchè mi trovo nella imi)os.sibilità di 
addurre per ima di esse dati numerici al 
quali io possa prestar fede con una certa 
serietà, e per un'altra so di essere nell'im- 
possibilità di addurne anche rinunziando 
alla pretesa di qualsivoglia attendibilità. — 
Quale è il complesso delle fortune grandi, 
mezzane e piccole possedute dagli ebrei? 
Mi duole per coloro che credono alla repe- 
ribilità di una base seria per una imposta 
unica progressiva che non sia una truffa ai 
contribuenti ingenui e sfortunati; ma v'è da 
ridere al pensiero che possiate avere una ri- 
sposta. — Qual'è il totale delle ricchezze pos- 
sedute dagli italiani ? A tale domanda le 
statistiche, miliardo piìi, miliardo meno , vi 
potranno rispondere con esattezza che, al- 
meno i)er stabilire delle medie, può sembrare 
sufficiente. Vi diranno per es. da 50 a 60 
miliardi. Il guaio è che non si affretteranno 
a soggiungere se si parli di netto o di lordo. 
A questo proposito lasciatemi aprire una 
piccola parentesi. Se la cifra è lorda , la si 
può ritenere a priori assurda ; perchè per 
elevato che vogliate ritenere il reddito di 



— 251 — 

(|uella ricchezza, vi è (luaiito occorre i»er di- 
mostrare all'evidenza che due terzi degli ita- 
liani dovrebbero entro l'anno morire di fame. 
Se poi è netta, allora è oziosa, perchè in- 
completa. Se intatti un mio patrimonio netto 
è di dieci perchè per (luindici di attivo ha 
cinque di passivo, tinche quel passivo sarà 
posseduto da un mio connazionale non re- 
sterà alterata la ricchezza complessiva del 
paese. Il caso varrebbe ugualmente se quel 
cinque di passivo corrispondesse alla capita- 
lizzazione dei tributi percetti dagli enti po- 
litici ed amministrativi. Eiassumendo , io 
penso che si possa arrivare con sufficiente 
approssimazione a determinare la rendita 
complessiva degli abitanti d'una nazione 
avente buon servizio doganale e buoni uf- 
ficii statistici; ma parmi che non sia dato 
l'evitare errori madornali quando da quella 
rendita si rit-enga di poter risalire al capi- 
tale che dovrebbe esserle corrispondent-e. Ho 
parlato delle reudite complessive d'una na- 
zione; in quanto poi a quelle speciali di date 
classi o categorie di cittadini e, più, a quelle 
particolarmente così multiformi e complesse 
degli israeliti, la speranza di giungere a cifre 



— 252 — 

che uou siano da ritenere del tutto fanta- 
stiche mi pare da liporsi nel novero delle 
ubbie. 

Eitornianio in carreggiata. 

Poiché le cifre staccate non servirebbero 
a nulla e poiché non ci è dato citarne quel 
complesso che corrisponderebbe esattamente 
alle domande che abbiamo poste , potremo 
ritenerci in grado di rispondere, anche senza 
conforto di cifre, al contenuto di quelle 
domande ? 

Io credo di sì, perchè parmi che l'asserire 
che le ricchezze possedute e le rendite per- 
-cette dagli israeliti in Italia possano con 
sicurezza ritenersi di gran lunga sui)eriori a 
queir ottocentesimo circa della ricchezza e 
della rendita totale del paese che equivar- 
rebbe al rapporto numerico degli ebrei con 
gli altri italiani, sia conforme a verità. 

Dato dunque anche, e non concesso, che 
la socializzazione dei capitali e dei mezzi 
tutti di produzione non dovesse deprimere 
l'umana attività e condurre una delle meno 
-agguerrite delle nazioni civili, quale è la no- 
stra, all'impoverimento, non sarebbero certo 
_gli ebrei che potrebbero approfittare della 



— 253 — 

livellazione delle fortune, né aver vanta^jL'io 
della minore eflicacia, a loro esclusivo pro- 
fitto, della loro energia e della speciale at- 
titudine a trarre partito delle doti delle 
quali sono torniti. 



* 



Ma forse che gli ebrei sono tutti ricchi, 
od anche soltanto tutti agiati ? Ma forse che 
anche tra loro non abbondano i poveri e 
mancano i veri miserabili ? 

3Iiserabili, poveri, disagiati si contauo cer- 
tamente anche tra gli eljrei. È diffìcile for- 
marsi nella mente un quadro esatto delle 
vere condizioni economiche dei diversi paesi 
ed essere perciò in grado di asserire se nella 
Gallizia , che so io ? o nella Polonia , o in 
quella Palestina che si va ripopolando di ebrei, 
la coudizione dei figli d' Israello indigenti sia 
più deplorevole di quella dei pezzenti degli 
stessi o di altri paesi. Ma poiché io non parlo 
che degli ebrei italiani, credo di essere nel vero 
affermando che i poveri israeliti rappresen- 
tano per così dire F aristocrazia dei poveri 
conterranei. Qui più che mai per gii aiuti 



— 254 — 

che si porgono è il caso di considerare gli 
ebrei come una nazione a sé, applicando in 
concreto quanto genericamente ho detto più 
addietro : che, cioè, nella nazione nella quale 
maggiore è la ricchezza e 1' intrai)rendenza 
e, aggiungo a tutta lode, la solidarietà, ivi 
gli indigenti sono meno indigenti , i mise- 
rabili meno miserabili. 

Del resto è naturale che, anche a questo 
proposito , gli ebrei risentano i beneflcii di 
formare naturalmente una solida organizza- 
zione : solida e , si noti per di più , ])er- 
manente. 

È infatti stato a ragione osservato più 
volte che uno degli errori nel quale cadono 
di sovente i socialisti nel parlare di bor- 
ghesia , di capitalisti , di lotta di classe , è 
quello di supi)orre in quelle classi un assetto 
stabile , mentre invece esse non corrispon- 
dono che ad un insieme continuamente mu- 
tabile di individui che vanno l'uno all'altro 
sostituendosi. Nella borghesia , nella classe 
capitalista, ogni giorno salgono a frotte per- 
sone venute dalla classe operaia, dal prole- 
tariato; ed ogni giorno a frotte altre persone 
scendono al proletariato, passando dall'agia- 



— 255 — 

te/za a (luella povertà che più spesso si dice 
vergognosa [>eicliè iiou riesce ad essere di- 
gnitosa. — Ciò non avviene negli ebrei, ai 
quali non è dato oggi d'essere e domani di 
non essere ebrei : una delle cagioni del se- 
niitisnu), — l'ho notato a suo posto, — è pre- 
cisamente la coscienza che ogni ebreo ha di 
essere e di sentirsi ebreo , di sentirsi cioè 
stretto per la comunanza di stirpe coi suoi 
cori*eligionarii. Le altre classi constano ge- 
neralmente di un aggregato di persone che 
possono essere od anche non essere sempre 
le stesse: in quelle classi, se anche il vincolo 
degli adepti non può essere spezzato, — semel 
((hhas , semper ahhas ; per quanto 1' aforisma 
si riferisca, più che ad altro, ad una dignità 
e sia perciò passato in proverbio in modo 
improprio, — esso si crea non naturalmente, 
non per così dire automaticamente, ma per 
volontà o a al più per anuueuza dei singoli 
individui. Le altre comunità sono acciden- 
tali e più o meno volontarie; quella degli 
israeliti è necessaria. 

Sta bene dunque che debba ritenersi con- 



— 256 — 

travio all'iuteresse degli ebrei un sistema 
economico nel quale la socializzazione dei 
capitali implichi ineluttabilmente l'abolizione 
della proprietà privata, — e perciò del sistema 
capitalistico vigente, — dalla (piale gli scrit- 
tori socialisti vi dimostrano, con un processo 
di logica di una rigidità da digradarne quella 
degli scolastici, che procedono tutti i guai 
che travagliano l'umana famiglia. Con questa 
differenza però che gli scolastici aveano per 
le mani una bisogna un po' più ardua; non 
si trattava di demolire , ma di costruire : 
d'altra parte è vero altresì che gli scolastici 
hanno incontrato la fortuna dell' ingegno 
portentoso di Tommaso d'Aquino, e che dal 
dottor Angelico a Carlo Marx ci corrono 

due dita ed anche qualche cosa di j)iù. 

Sta bene, si ripete, che l'interesse degli ebrei 
li porterebbe a voler perpetuato il sistema 
economico vigente. Ma che perciò? IsTon sa- 
ranno essi tanto piìi ammirevoli se in omag- 
gio ad un sentimento di giustizia, in obbe- 
dienza ad impulsi di generosità, si mettono 
in opposizione col loro stesso interesse ! 

Davvero ? Ci credete ! — Ciò forse dipen- 
perà da un ottimismo nel giudicare gli uo- , 



mini, che io non condivido, e che mi so dar 
ragione di non condividere. 

Io ho conosciuto al mondo alcnne ])ersone, 
— e non so se io possa dire parecchie , in- 
vece di alcune^ — le (inali avendo per com- 
pito di tutelare un interesse generale hanno 
fatto tacere qnahiuque interesse loro parti- 
colare che fosse in opposizione col generale. 
Ma uomini i quali , senza averne alcun ob- 
bligo preciso, si siano presi la briga, non di 
passar sopra al proprio interesse, ma di cer- 
care di prenderlo di fronte e di rovinarlo, 
io non credo proprio d'averne conosciuto 
nessuno : se mai , andrei a cercare questi 
campioni nelle file del galantuomini mat- 
toidi. 

Ma nel caso slacciale poi io vi dico che non 
sono aiì'atto disposto ad ammettere a priori 
la buona fede, o il perfetto equilibrio men- 
tale, o, — ciò che può valere non so se di 
scusante o di aggTavante, — la j)iena coscien- 
za delle proi^rie azioni in coloro che, mentre 
professano teorie in opposizione ai loro in- 
teressi, non costringono, — e questo è l' im- 
portante, — gli interessi stessi ad adattarsi a 

E. RiGHixi — Antisemiiismo e semitismo. 17 



— 258 — 

quelle opÌDÌoni; ad adattarvisi senza stravar 
ganze, senza eroismi, in ragionevole confor- 
mità alle condizioni economiche e sociali vi- 
genti. Vedete che sono di manica larga ! 

Metto in moueta spicciola la mia opinione 
in i^roposito. 

Quando un uomo ha abitudini signorili, e 
intasca laute rendite , e fa borghesemente 
buoni affari ed insieme si dichiara socialista, 
collettivista ecc., io non ho certo la pretesa 
che quel signore per essere creduto debba 
spogliarsi del suo. — « Bisogna certamente 
cambiar faccia al mondo; ma fino che il mon- 
do non abbia cambiato faccia, fa d'uopo che 
ci adattiamo a i)renderlo come è : non pos- 
siamo far getto del nostro, quando gli altri 
non fanno getto del loro. » E su questo tema 
sentirete ricamare un seguito di variazioni 
una più bella, una piìi pratica, una più bor- 
ghese dell'altra ! 

Ed io rispondo che v'è modo e modo. Fin- 
che volete godere di una certa agiatezza, 
finché volete coiiservare, per ora , il vostro 
capitale — non si sa mai quello che possa 
succedere ! — e magari rafforzarlo con (jual- 
che modesta annua riserva, io non ci trovo 



— 259 — 

uiilla a ridire. Tutt' al più , per conto ini») 
personale , mi pare che sarei iiu po' inil>a- 
razzato a porre d'accordo la mia vita coi miei 
principii, se i vostri [n'incipii fossero i miei. 
Ma quando vi permettete tutte le ratti na- 
tezze, quando vi compiacete di quella altez- 
zosità schifiltosa che non è distinzione, quan- 
do state avidamente in traccia di lauti jxii'd- 
dagni, ({uando pretendete che ogni suonata 
di campanello alla vostra porta taccia cascare 
un marengo nella vostra tasca, quando rad- 
doppiate le reudite, fiutate le splendide spe- 
culazioni, accumulate i patrimouii, cercando 
iusieme di farvi piccini ({uauto occorre per 
lasciare che le imposte, i contributi pei pub- 
blici servizii, le paghino gli altri; e poi pro- 
clamate il vostro amore per le classi disere- 
date, e poi fate l'occhio di triglia agli apo- 
stoli della rivoluzione sociale , e poi predi- 
cate l'abolizione della proprietà privata e la 
necessaria evoluzione collettivista, e poi pro- 
testate contro la tirannide borghese ; o, se 
anche risparmiate quelle proclamazioni, que- 
gli assensi, quelle prediche, quelle proteste, 
non vi lasciate sfuggir occasione per mani- 
festare le vostre annuenze, le vostre simpatie 



— 260 — 

per tutto ciò che sia in contracid izioue con 
quegli interessi ai quali attingete in così 
larga misura; in verità io non posso che giu- 
dicarvi impostori in faccia agli altri, con la 
sola attenuante che la ottusità della ^•ostra 
coscienza vi permetta di essere mentitori in 
faccia a voi stessi. 

Si sa: ogni regola ha le sue eccezioni. Io 
non comprendo certamente fra le eccezioni 
coloro che pretestano a sostegno delle loro 
massime in discordanza con la loro vita le 
teorie scientifiche, le necessità evolutive ecc. 
ecc. — cose tutte di un valore scientifico 
molto convenzionale e di un positivismo mol- 
to immaginario : — se infatti i principii non 
concordano con gii interessi, questi dovreb- 
bero piegare a quelli. Ma qualche eccezione 
prodotta da fenomeni di innocente autosug- 
gestione non può mancare : è la possibilità 
di trovarmi di volta in volta di fronte ad una 
di queste eccezioni che non mi permette di 
giudicare uno per uno disonesti tutti coloro 
che, professando dottrine in opposizione ai 
loro interessi , non costringono, — ripeto la 
frase perchè in essa si contiene il nocciolo 
pratico della questione, — i loro interessi a 



- 2(il — 

coutormarsi a (^nt'lle olie dichiarano essere 
le loro eouviuzioiii. 

Tutto ciò in tesi molto ani])ia; per la ge- 
neralità cioè, e per le relative eccezioni, dei 
capitalisti l)or<>lie.si che trag<iono largo par- 
tito di quel sistema economico al quale si 
protestano contrarii, e che io dico i più bor- 
ghesi dei borghesi , i più struttatori degli 
sfruttatori; perchè non solo spremono da un 
sistema tutti i vantaggi che questo loro of- 
fre , ma spremono anche il vantaggio che 
loro deriva dall' atteggiarsene ad avversarii. 
Di conseguenza, anche per gli ebrei simpa- 
tizzanti pel socialismo. 

Guardiamoci attorno. Israel iti generosi e 
più specialmente caritatevoli , ne troverete. 
Io crederei anzi di poter affermare che ne 
troverete più che non fra gli altri cittadini. 
La generosità però e la carità sono virtù che 
non diremo certamente borghesi , ma che 
siamo tutti d'accordo nel riconoscere estra- 
nee a questo od a quel sistema economico 
di distribuzione della ricchezza. 

È invece inerente al sistema economico 
individualista , a base di proprietà privata, 
la speculazione , il guadagno , la ricerca di 



— 262 — 

buone rendite, il risparmio, la capitalizza- 
zione. Che tale sistema abbia ])rofìttato e 
profitti , per le loro speciali attitudini , ])iù 
agli israeliti che non agli altri italiani credo 
risulti con una evidenza per la quale al let- 
tore saranno sembrate superfìne le consta- 
tazioni di fatto che ne ho addotte quasi a 
riprova, ^on mi citate qualche rarissima ec- 
cezione; guardate quasi tutti gii ebrei e di- 
temi se non uniformino la loro condotta al 
tornaconto che deriva loro dall'applicazione 
del sistema. Anche quelli che sono, o paio- 
no, fuori degli affari, anche quelli che non 
si danno pensiero del collocamento e dell'au- 
mento dei risparmi, anche quelli che osten- 
tano la loro immunità dalla lue capitalistica 
borghese e credono di poter parlare e seri 
vere da buoni socialistoidi o da schietti socia- 
listi senza tema che venga rinfacciato loro 
di i)redicar bene e razzolar male, anche tutti 
questi se non si valgono del sistema, ciò è 
unicamente perchè hanno chi se ne vale per 
loro. Sarà il padre ; sarà il fratello , sarà il 
suocero, sarà magari una donna di famiglia, 
ma qualcuno sulla cui attitudine al risparmio 
ed alla speculazione possano fare sicuro asse- 



— 2ti3 — 

giiaiiieiito state certi che lo tiovei-ete \ioco 
distante da loro. 

Sia duuciue che consideriamo gli ebrei col- 
lettivamente , sia anche che li esaminiamo 
disginntameute, uno per uno , noi vediamo 
che nessun interesse li può spingere a pre- 
ferire la vagheggiata economia sociale col- 
lettivista all' economia a base di proprietà 
privata. Xoi troviamo inoltre ben più rare 
che non fra' battezzati le eccezioni formate 
da coloro che, professando principi i in con- 
trapposizione ai loro interessi , s' acconcino 
in qualche modo a infrenare gli interessi 
per modo che non si riveli troppo manife- 
stamente discutibile la buona fede della loro 
linea di conùotta, o qnella dei priucipii pro- 
fessati. 

« Fra i socialisti sono legione coloro che, 
« malgrado il nome di cui si ornano , sono 
« borghesi belli e buoni, i quali, urkimlo con- 
<i tro ,il'i altri, fanno crederey-, — o vorrebbero 
«far credere, — « di non essere fra coloro contro 
« i quali essi urlano.... Xon veggo che i dot- 
« tori del socialismo collettivista siano di- 



— 264 — 

« sposti ad a bbau donare al collettivismo i 
« loro guadagni ed i loro risparmi. ISTon ab- 
« bianio mai assistito ad un sacrifizio di que- 
« sto genere : abbiamo invece assistito più 
« volte ad nno spettacolo completamente di- 
« verso » — Scrive Gaetano IS'egri. 

E , con maggiore vivacità , Yves Guyot : 
« Volete una politica di alleanza coi vostri 
« nemici ! Sia : ma in tal caso siate logici 
« fino alla fine: milionarii che marciate con 
« loro (e vene ha) dividete! deponete le vostre 
« rendite sull'altare del collettivismo , per 
« modo che non si possa sospettare che se 
« voi urlate con ì lupi è per avventarìi sul pros- 
« Simo con la speranza vigliacca d' essere ri^ 
« sparmiati e di profittare della preda co- 
« ninne ». 

Non voglio aggiungere nulla ai due brani 
ora citati. (1) Le parole trascritte in corsivo 



(1) Prima di correggere le oozze mi è capitato tra 
le mani « Les Eévélations sur l'assassinai d' Alessan- 
dre II di Osman Beìf. L'antisemitismo dell'autore non 
può nuocere all'acutezza del seguente brano : « C'est 
« à tort que les socialiste» s'acliaruent contre les ca- 
« pitalistes en masse; sans s'en douter, ils font le jeu 
« des Juifs. Ceux-ci s'eflForcent de les lancer contre la 
« muraille du capital, où les socialistes sont sùrs de 



— 265 — 

nell'uno e nell'altro valgono a dar ra «itone di 
quello che tiuora può essere sembrato uu 
assurdo. Valgouo a darne ragione, in genere, 
per (piei V)orgliesi ricchi, o solamente agiati, 
o semplicemente appartenenti ad una delle 
tante classi che dai socialisti vengono desi- 
gnate con l'odiosa qualitìca di sfruttatrici, i 
quali, mentre approtittano di tutti i vantaggi 
derivanti dalla loro posizione economica e 
sociale, cercando per di piìi non di rado di 
sottrarsi^ in quanto loro riesca, agli oneri ad 
«ssa inerenti , si professano fautori di con- 
cezioni e di azioni che jjortino alla distru- 
zione di quel sistema economico e politico la 
quale trascinerebbe nella sua rovina ciò che 
€ssi hanno di più caro al mondo. 

Valgono dunque a darne ragione per gli 
€brei. 

Io non so certamente lodare gli ebrei di 
un contegno che oltre a favorire e rafforzare 
una corrente politica che è perniciosa a quelli 
che reputo i supremi bisogni del paese, è forza 



« se briser la téte, permettant ainsi aux Juifs de saii- 
■« ver leur peau et leurs niagots ». Per quanto acuta, 
rosservazione però non regge ad una critica che non 
sia a base di malignità. 



— 26t) — 

riconoscere che, almeno parzialmente, non 
può ritenersi sincero. Almeno parzialmente; 
cioè riguardo ad interessi che non si è poi 
affatto dis]Josti a sacrificare : in quanto al 
pensiero ed al sentimento, ne parleremo più 
avanti. Xon so lodarli : ma debbo insieme 
tener conto della scusante che si può loro 
accordare. 

La scusante sta nel fatto che gli israeliti at- 
tivi, laboriosi, economi, intraprendenti, avidi 
di guadagni, accumulatori di ricchezze, rap- 
presentano in bene ed in male, — anzi rijìcto, 
forse più in bene ed in male, — la quintes- 
senza di quella borghesia contro la quale si 
appuntano le invidie e gli attachi degli apo- 
stoli, — all'ingrosso, in astratto; al minuto, in 
concreto, —della rivoluzione sociale. Sono per- 
ciò pecore segnate. Sentono d' essere additati 
all'odio, come formanti la classe detentrice, 
per eccellenza, di ricchezza e sfruttatrice del 
popolo. Qual meraviglia che, più degli altri, si 
affannino a non parere, non dico quello che 
sono , ma quello che sanno d' essere giudi- 
cati f Qual meraviglia che trovino consona 
al loro interesse d'occasione quella politica che 



— 267 — 

dia loro l'illusione di i>oter uciitralizzare le 
invidie, stcn-nare le cupidigie ? 

Illusione, ho detto; e, aggiungo, povera po- 
litica ! 

Fate che domani scoppii una violenta com- 
mozione che non sia rapidamente soffocata, 
e vedrete qua! merito verrà fatto agli israe- 
liti delle benemerenze che essi crederanno 
d'essersi procacciate dal proletariato ! 

Drumont ha un bello scrivere che ebrei 
sono i capi della rivoluzione cosmopolita 
« perchè 1' ebreo possa imprimere al movi- 
« mento la direzione che vuole >. Ah ! se 
questa asserzione valesse a tranquillare l'a- 
nimo di qualche ebreo , io scommettto che 
per essa sola piÌT di un israelita sarebbe di- 
sposto a perdonare allo scrittore antisemita 
tutto il fiele contro i figli d'Israello. 

Ma invece parmi che la cooperazione degli 
ebrei a prò dei sovvertitori dell'ordine sociale 
non possa che risolversi, per gii ebrei stessi, 
in una solenne mistificazione. 

Si arriverà, o non si arriverà alla sperata^ 
o temuta, rivoluzione sociale, in questo o in 
quel popolo, ad ammonimento o ad ammae- 



— 268 — 

^trameiito, ad esempio o a terrore delle altre 
genti. 

Se non ci si arriverà, gli israeliti che avran- 
no mostrato di parteggiare per essa , e , di 
consenso , gli altri loro correligionarii , non 
avranno godnto che di una soddisfazione 
morale d'ordine interiore; cioè di una certa 
popolarità, o, più veramente, di una minore 
impopolarità. Eccetto che per (pialche am- 
bizioso, il giuoco non avrà valso la candela ! 

Se, al contrario , ci si arriverà, allora gli 
ebrei vedranno spazzati via dal tnrl)ine i so- 
gni di immunità. 

Si tratterà insomma, o di una mistificazione 
cronica e^ per così dire, ad effetto retroattivo, 
o di una mistificazione acuta e risolutiva di 
una posizione equivoca per gli israeliti. 

Ma se invece la rivoluzione sociale, — il 
cataclisma o la palingenesi dell'umano con- 
sorzio e delle singole nazioni, — non dovesse 
tradursi che in una mistificazione resa co- 
lossale dai pensieri, dai timori e dalle ansie 
4ella preparazione e della previsione ? — Al- 
lora, in quella mistificazione mostruosa nella 
5ua immensità e grottesca nelle sue propor- 



— 2(59 — 

zioiii andiauuo coufuse e travolte le mistifi-^ 
cazioni miuori. 

E forse delle tre ipotesi, quest'ultima è la 
meuo improbabile. 



Pensiero. 



«Per correr miglior acqua...» — Religione e idealità — Pre- 
disposizione religiosa — Mancanza di antinomie — Appa- 
renze scientifiche — Fascino di tali apparenze. 



Le scusauti che nel precedeiite capitolo ho 
riconosciuto dovute agli israeliti che profes- 
sano priucipii contrarli ai loro interessi, e li 
professano con una buona fede che non dirò 
molto dul)bia, o molto sospetta^ ma che debbo 
ritenere non molto profonda , per non dire 
addirittura superficiale, non sono sufficienti 
a salvaguardare tutta la rispettabilità delle 
persone alle quali quelle scusanti vogliono- 
essere accordate. 

Ma tale rispettabilità verrà rialzata nella 
mente dell'osservatore quando si considerino 
le correnti del pensiero e del sentimento che 
si mescolano a quelle dell'interesse e con la. 



— 270 



relativa loro purezza valgono a rendere in 
complesso meno torbida 1' acqua del fiume. 



* 



Nel socialismo alcuni hanno veduto un cri- 
stianesimo senza Dio e senza Cristo. Hanno 
asserito che esso è una specie di religione e 
con questa asserzione hanno creduto di spie- 
gare lo zelo, il fanatismo di molti neofiti. 

« Perchè vi riscaldate tanto per una rifor- 
ma sociale che voi non vedrete, che voi stesso 
convenite che i vostri tìgli non vedranno ! » — 
Se rivolgete questa domanda a qualche ope- 
raio onesto, laborioso, caldo fautore della ri- 
voluzione sociale, ma rispettoso delle altrui 
persone e degli altrui diritti, prcmto ai con- 
tinui sacrificii d'opera e di denaro perchè i 
pezzi grossi , i furbi per istinto o per mali- 
zia, gli sfruttatori di nuovo conio, possano 
esercitare con la necessaria agiatezza e con 
le relative soddisfazioni il mestiere di agi- 
tatori, vi sentirete probabilmente rispondere: 
« Ohe mi importa tutto ciò ! io non cerco il 
mio tornaconto, né quello dei miei figli : io 
lavoro per una idea di giustizia e ne sono 
pago ! » 



— 271 — 

Potete (lire ciò una religione, (inando vo- 
gliate chiamare religione ogni idealità. Certo, 
anche la religione è una idealità ; ma non 
tutte le idealità sono religione. Se non vor- 
rete far confusione di detinizioni e di idee, 
dovrete comprendere nella religione solo 
quelle idealità d'ordine trascendente che si 
presentano all'uomo come inesauribili e che 
trasportano l'animo umano nei regni dell'in- 
finito. Diversamente, le angustie del tempo, 
dello spazio, delle singole menti, vi costrin- 
geranno a dir religione tutto ciò che abbia 
potuto esaltare , a ragione od a torto , per 
una buona o per una cattiva causa, perma- 
nentemente o di sfuggita, un popolo, od un 
gruppo di persone, od anche alcuni uomini 
soltanto. La religione del dovere, la religione 
dell'onore, la religione della famiglia ecc. non 
sono religioni che per metafora, qualunque 
possa essere il loro ascendente su moltissime 
anime, qualunque la forza d'azione che rie- 
scano ad imprimere, i sacriflcii che sappiano 
imporre e rendere financo graditi. 



Se vi è però gente per la quale l' ideale 



— 272 — 

socialista possa assumere una parvenza che 
più assomigli a quella che per essa ha la er- 
ligione, questa è la gente ebrea. 

La presenza di Dio è bensì immanente 
nella religione ebraica ; ma si tratta di un 
Dio più di giustizia che di misericordia , e, 
sopratutto, di un Dio la cui giustizia si eser- 
cita nelle cose terrene. Le idealità ultrater- 
rene appaiono, — quando appaiono, — come 
un accessorio che fa parte più complemen- 
tare che sostanziale del concetto religioso : 
la salute, la ricchezza, la lunga vita , V affi- 
damento di una discendenza gloriosa e fe- 
lice, ecco i premii promessi dal Dio d'Israello 
ai membri del popolo eletto che siano osser- 
vanti della sua legge. In fondo , chi ben 
guardi, le stesse cose, presso a poco, formano 
il contenuto delle promesse degli apostoli del 
socialismo ad un umano consorzio che sia 
modellato sui miraggi da loro fatti brillare; 
vi mancherà la ricchezza e vi sarà invece la 
giustizia, o, almeno, l'eguaglianza fra gli uo 
mini. 

Per tal modo si può dire che il concetto 
socialista si riattacca al concetto religioso- 
ebraico. 



— 27S — 

Gli israeliti sono o non sono relioiosi : se 
sono religiosi , lo sono secondo 1m loro reli- 
gione, non secondo altre : ma se anche non 
lo sono, è naturale che lo possano essere, o 
che lo siane» stati; nell'uno e nell'altro caso la 
religione che è loro possibile — quando non 
credano di dover rinnegare la loro gente — e, 
meglio ancora, la religione che ha avuto un 
ascendente su gli animi loro , non può es- 
sei-e che l'ebraica. Essi pertanto hanno nella 
loro religione una ])redisposizione ad accet- 
tare quasi per trast'orn fazione o per surro- 
gato della parte predominante in essa, non 
ostante il suo poco spiritualismo, la conce- 
zione di un organismo sociale che corrisponda 
ad una presupposizione di perfetta giustizia 
e di godimento per tutti gli uomini di quei 
beni della terra che il Dio d'Israello ha pro- 
messo in retaggio agli osservanti dei suoi 
precetti. 



* 



Il socialismo non è necessariamente anti- 
religioso; o, se mai, lo è per così dire parzial- 
mente,in quanto la base scientifica sulla quale 

E. RiGHiNi. — Antisemitismo e semitismo. 18 



— 274 — 

crede di avere le sue foiidameuta mziouali 
è di un materialisuio che non si contenta di 
lare astrazione dal sovrasensibile, e che per- 
ciò non si rassegna alla possibilità dell'azione 
di eause ignorate e di tìnalità trascendenti; 
ma ehe attenua che le cause ed i tini di tutte 
le azioni umane, semplici, complesse, indivi- 
duali, collettive , vogliono essere ricercate, 
spiegate e prevedute — se non indirizzate — 
alla scorta delle coustazioni possibili alla 
scienza umana. 

Se non è sempre anti religioso, il sociali- 
smo non può dunque essere che non religioso, 
quando nou si voglia dire irreligioso; x^erchè 
non religioso non è completamente sinonimo 
di irrd igioso : si può infatti nc^n essere reli- 
giosi, senza sentirsi irreligiosi. L'etimologia 
è alle volte specchio fallace al signilìcato pre- 
ciso delle parole. Da ciò una antinomia pro- 
fonda col cattolicismo, religione espansiva e 
ripugnante dalla non-religione quasi come 
dalla irreligione e poco meno che dall'anti- 
religione. 

L' ebraismo invece si è venuto completa- 
mente spogliando dalla tendenza al proseli- 
tismo : esso non può fare alcuna colpa al 



— 275 — 

socialismo del suo carattere irreligioso. Men- 
tre le alleanze eventuali e le tolleranze a 
base (li dissiniulazione tra clericali e socialisti 
non dipendono che da (jiiella tattica che per- 
suade ad una certa comunanza d' azione i 
partitiche trovano l'accordo solo nell'intento 
di abbattere (i nel lo che esiste, invece gli ebrei 
olle, anche senza essere credenti, abbiano un 
pnichant per le credenze avite, i)oss()no , se 
socialisti , confondere le due qualitìche di 
ebreo e di socialista senza che l'una si trovi 
a disagio al fianco dell' altra. Essi non ven- 
gono, come i cattolici in particolare e come 
in generale, i cristiani, costretti a subire quel- 
l' offesa alle loro credenze più care che il 
socialismo, nella ricerca esclusivamente ter- 
rena della giustizia e della felicità, reca ad 
ideali che relegano quella ricerca tra le cose 
d'importanza secondaria e passeggera, ispirati 
come sono alla tiducia di una giustizia infi- 
nita e di una felicità eterna. 

Tra il pensiero religioso ebreo ed il socia- 
lismo è possibile una neutralità completa e 
perciò anche amichevole: tra il socialismo ed 
il pensiero cattolico non è ammissibile che 
una neutralità diffidente. Pel confronto , i 



— 276 



due primi dovranno perciò sembrare molto 
più vicini tra loro di quanto pur non siano 
di fatto. 






Il socialismo ha parvenze scientifiche. 

Per dire o per negare , che , oltre le par- 
venze, abbia dalla scienza anche la sostanza, 
occorrerebbe uno studio speciale che male, 
per le sue proporzioni, potrebbe essere inne- 
stato nel presente libro. Mi limito ad accen- 
nare quale dovrebbe essere il punto di par- 
tenza e quale, a mio vedere, sarebbe la con- 
seguenza. 

Il punto dipartenza andrebbe cercato in uno 
snebbiamento delle idee intorno a ciò che 
si possa dire o non dire scienza : forse forse 
a furia di eliminazioni , si arrivererebbe al 
sospetto che non di rado , quando si parla 
in genere di scienza , non si sappia di che 
cosa si parli. — Ohe bell'ingegno Oarlyle ! Sen- 
tite : « sarebbe una povera scienza quella che 
« volesse nasconderci la vasta, profonda, sacra 
« infinità della inscienza , che non potremo 
« mai penetrare e sulla <]uale ogni scienza 



— 277 — 

« galleg«iia come una iiieinl)ranasuperticiale . 
E poi bisognerebbe aggiungere che se pochis- 
simo è quello che si può comprendere sotto 
il nome di scienza, è soltanto una meschina 
trazione di quel pochissimo che è dato di tro- 
vare nella testa di uno scienziato , di un 
oruppo, o di una scuola di scienziati. 

La conseguenza poi alla quale mi pare di 
poter tranquillamente giungere, e della quale 
pure non debbo qui dar ragione, è che il so- 
cialismo non può pretendere di derivare per 
legittima discendenza — senza troppi incroci 
sospetti — da quelle cognizioni che, staccate 
o raggruppate, possono aver diritto alla qua- 
lifica di scientifiche. 

Per rargomeuto intatti che sto svolgendo 
in questo paragrafo l'importante non è che 
il socialismo si possa dire scientifico, ma che 
ne abbia le i)arvenze, e che a molti sfugga 
la superficialità di quelle parvenze. Xou è 
solo pei pittori che una cosa in tanto è in 
quanto pare che sia. 

L'idea della ricostruzione dell' organismo 
sociale secondo norme imposte dalla scienza, 
più che da esse derivate, è una concezione che 
si presenta seducente, che si abbarbica teua- 



— 278 — 

ceiiieiite nelle menti predisposte da un lata 
a fantasticare, dall'altro a dar veste concreta 
alle fantasticherie — dissimulandole così agli 
occhi altrui, e, prima, ai proprii — coll'adat- 
tarle su schemi che si credono usciti dai labo- 
ratorii scientifici. Ho detto : l'idea della rico- 
struzione dell'editìcio sociale. Forse sarei en- 
trato meglio nel concetto di quelle menti se 
avessi parlato addirittura di costruzione. Non 
è raro invero che siano dimenticate e lasciate 
in disparte le leggi della evoluzione, del deter- 
minismo, del materialismo storico ecc, tutti 
insonuna quei sistemi pei quali sarebbe stato 
dimostrato dai santi padri del socialismo, 
senza alcun inquinamento metalìsico, che le 
condizioni del periodo nel quale viviamo sono 
una conseguenza necessaria della evoluzione 
economico-sociale. Non è raro che sembri 
che tutto ciò non abbia più alcun valore r 
non è raro che sentiate parlare dello stata 
caotico dell'umano consorzio il quale allora 
si sarà acconciato all'osservanza delle grandi 
norme scientiflche economiche, antropologi- 
che, fisiologiche ecc. quando avrà adattato 
gli organismi collettivi, gli istituti sociali, ai 
precetti intuiti e predicati dagli studiosi della 



— 279 — 

litui'uia siK'iale. — Vi basta l'aiiiiiio «li iiimia- 
tiiiiare la triste sorte ehe sarebbe stata riser- 
ì)ata all'imiaii itti futura se non fossero ««inn- 
ti i sociologici di alcune s<'uole ad illumi- 
nare con la face della scienza il cammino 
che essa <leve i)ercorrere? Ah, perchè «|uella 
brava gente che con sicurezza scientitica vi 
dimostra che la proprietà è incamminata a 
trasformarsi nel collettivismo non è venuta 
al mondo uno, o due secoli prinui ? Allora 
dall'abolizione del feudalismo si sarebbe i>as- 
sato direttamente al collettivismo. 

— Oibò! bisognava attraversare il ])eriodo 
liberista, mercantilista, ecc. ecc. — Vedete? 
Sarò proprio una testa dura, ma non riesco 
a capacitarmene. Adesso dite che bisogna 
che la proprietà vada accentrandosi senipre 
più in poche mani per modo che la collet- 
tivizzazione faccia gioire molti e strillare 
pochissimi. Ebbene : allora si era proprio a 
due passi da qnesto stato di cose. Credete 
che il torto è vostro d'essere venuti al mondo 
troppo tardi: diversamente, nel 1792 la na- 
zionalizzazione <letinitiva dei beni della co- 
rona, dei nobili e del clero sarebbe stato un 



280 — 



att'are di cimine minuti, e la Francia avrebbe 
dato al mondo il bnon esempio. 






Eitorniamo in argomento. 

Parlando dei Caratteri psicologici degli ebrei 
ho messo in evidenza il coniinl>io tra l'esal- 
tamento e il calcolo, tra l'idealismo e il po- 
sitivismo pel quale spessissimo trovate nel 
carattere della stessa persona due aspetti 
affatto diversi tra loro: trovate inoltre una 
specie di venerazione per quanto abbia sa- 
pore di scienza. Avvicinate ora a quelle pre- 
messe, a quelle contraddizioni, o, se meglio 
vi piace, a quelle integrazioni psicologiche 
le contraddizioni intrinseche delle concezioni 
socialisticlie, e non dimenticate come queste 
si presentino ammantate di paludamento 
scientitìco : allora vi sembrerà naturale che 
al pensiero israelita convengano le elucu- 
In-azioni delle scuole socialiste. Se si tratta 
di studiosi, gli ebrei si iscriveranno di pre- 
ferenza a (iuelle scuole; se si tratta di per- 
sone i)iù o meno colte che si interessino, sia 
pure saltuariamente, delle questioni politico- 



— 281 — 

sociali, siihirauiio il t'ascino delle dottrine 
promidgate da <[iielle scuole, pur non tacendo 
■esse esplicita pi-otessione di fede. Quel fa- 
scino avrà poi maggiore efficacia perchè rac- 
comandato al prestigio dei nomi dei corre- 
ligionarii che come professori, come scrittori 
ecc. godono generalmente — i)er ragioni che 
ho accennato più addietro ed alle quali dovrò 
ancora fare allusione — di una rinomanza più 
alta e i)iù diffusa «li quella che compet-erebbe 
al loro intrinseco valore. 

Del resto, in tesi generale, si può senza 
ingiuria sospettare che molti cultori di scienze 
le quali con le discipline economiche e so- 
ciali nulla hanno a vedere giurino nel verbo 
delle scuole soscialiste , soltanto perchè se- 
dotti dall'etichetta scientitìca con la quale 
quelle scuole spacciano i loro yn'odotti. 

Seutinieuto. 



Peccato ed espiazione — Pensiero tedesco e sentimento fran- 
cese — L'affa re' Dreyfus — Gratitudine pei socialisti. 



Veramente se l'uomo potesse esser logico 
nei suoi sentimenti do^Tebbe cercare di ri- 



— 282 — 

parare al male che gli accade di commet- 
tere, non uscendo da quell'ordine di fatti nei 
quali , per iusuftìcenza di virtù o anche per 
vero mal animo, egli ha i)ecc}Uo. 

3Ih sì ! andate a parlare di logica nei sen- 
timenti. Ricordate piuttosto come egli , in 
fatto di coscienza e di giudizio sulle azioni 
proprie, sia facilmente accomodante. Di gTa- 
zia, se intende di riparare al male che fa com- 
piendo qualche buona azione di natura af- 
fatto diversa e il compiere le quale gli sia 
meno penoso che non l'astenersi dal male 
commesso, o che è disposto a commett-erel 

Stupri, omicidii, spogliazioni, saccheggi e- 
rano all'ordine del giorno di età piìi feroci: 
(Umazioni ai conventi, penitenze edificanti, 
espiazioni solenni servivano a mettere in pace 
le coscienze. La storia, o la leggenda, di Lo- 
renzo dei Medici che volta le s])alle a fratte 
Girolamo quando (piesti per assolverlo di- 
manda riparazioni in diretto rapporto con le 
colpe delle quali il moribondo si accusava, fa 
rilevare lo speciale carattere dei due uominir 
o, forse meglio, di uno di loro, Savonarola, 
e costituisce una eccezione che, per contrasto,. 



- 2K3 — 

mette in luce le iiieii/o^iie coiiveiizioiiiili delle 
età passate. 

Entrate in una chiesa e vedete un vecchietto 
che prega con grande fervore a pie di un al- 
tare. Se domandate chi sia quel sant'uomo^ 
non tate le nun'aviglie se vi sentirete rispon- 
dere che è uno dei più noti e dei più abili 
strozzini della città. Nelle ore nelle (juali non 
dissangua il itrossimo egli viene a mettere 
in pareggio i conti della sua coscienza molti- 
plicando le orazioni e le picchiate di petto. 

Potrei aggiungere altri esempi di simili 
compensazioni, ma sarebbero supertiui. 

Xon debbo però dimenticare una osserva- 
zione di Pascal : non ne ho sott'occhi il te- 
sto, ma ne ricordo il contenuto. Egli dice che 
l'uomo è così indulgente verso se stesso che 
il proi)osito di comi)iere il bene e(i nivale già 
per lui al bene compiuto, e non so se aggiun- 
ga che lo dispensa dal compierlo poi di fatto- 

Eichiamando alla mente queste constata, 
zioni e queste considerazioni, mi spiego come 
il sentimento degli ebrei possa inclinare a 
simpatia verso dottrine e sistemi economici 
che sono in diretta opposizione coi loro in- 
teressi e con le loro azioni. 



— 284 — 

Il sistema capitalistico vigente a base di 
proprietà privata è quello che può essere: 
Pio mi guardi dal dire che sia P ideale di 
uua perfezioue la quale, ad ogm modo, uou 
potrebbe rappresentare che uua creazioue fan- 
tastica della nostra mente. Si vorrebbe as- 
segnare all'uomo nella creazione un posto che 
non so affatto come si creda che gii possa 
competere ! 

Ma gii ebrei — ho già detto , e nessuno, 
credo, vorrà porre in dubbio — rappresentano 
la quintessenza del sistema capitalista, a base 
di proprietà privata, e, non meno, a base di 
speculazione. Se la speculazione è l'ordigno 
più adatto a (piello che dai socialisti con si- 
gnificato odioso viene detto sfruttamento e 
che noi diciamo diritto di parziale utilizza- 
zione delle energie che si è saputo far en- 
trare in azione, gli ebrei formano la quintes- 
senza della classe sfruttatrice. 

L'uomo è animale socievole ; il precetto di 
dare ai poveri quocl ,superest corrisponde ad 
un bisogno dell' animo umano pietoso delle 
altrui miserie; pietoso, se non altro, per ri- 
guardo a sé stesso, perchè sente che quelle 
miserie come sono toccate ad altri avrebbero 



— 285 — 

potuto toccare a lui, o ai suoi cari. Pare im- 
possibile! ma in questo egoismo incousciente 
è la più poteute molla della carità. Gli ebrei 
(luuque, come gli altri borghesi, sentono una 
puuta al cuore per quello che è di meno 
buono, di necessariamente crudele, nel sistema 
economico vigente. La debbono sentire anzi 
\nn acuta e più frequente degli altri bor- 
ghesi, appunto perchè il sistema economico 
vigente profitta più a loro che non alle al- 
tre classi non proletarie. 

Ma abbiamo notato come 1' uomo sia fa- 
cilmente accomodante nel saldare i conti 
della sua coscienza. Guadagnare , accumu- 
lare, da una parte; dall'altra parte illudersi 
di professare principii di disinteresse, di ugua- 
glianza sociale, di agiatezza per tutti, di giu- 
stizia; fare del socialismo astratto e del ca- 
pitalismo concreto ; sono termini nei quali 
l'egoismo umano può facilmente trovare una 
compensazione che permetta di curare con 
maggiore tranquillità intima di coscienza i 
proprii interessi. 

Forse Tarte raffinata dei più furbi nell'in- 
gannare il prossimo non farebbe che una 
meschina figura se la potessimo mettere a 



— 286 — 



coufrouto con l'arte spoutiuiea con la quale 
anche i più ingenui riescono di continuo ad 
ingannare se siessi ! 



* * 



Il pensiero predominante in Europa oggi 
è pensiero germanico : in questo fatto ha 
parte la moda, ed hanno parte altre ragioni 
di maggiore o minore importanza intrinseca 
che non occorre analizzare. Il pensiero ita^ 
liano subisce l'ascendente del pensiero ger- 
manico; direttamente ed indirettamente : di- 
rettamente per la lettura, la volgarizzazione, 
la dittusione delle opere tedesche , e , non 
meno forse delle opere , delle riviste ecc. 
d'autori, di pensatori di scienziati italiani 
plasmate sullo stampo delle concezioni o 
delle rielaborazioni intellettuali germaniche: 
indirettamente, in quanto il pensiero di altri 
popoli ha assorbito di pensiero tedesco e 
non fa che cambiargli vaste nel rimetterlo 
in circolazione. Xon è spesso che pensiero 
tedesco (piello che trovate negli scritti di 
autori francesi , specialmente se trattino di 
scienze tilosofìche o del substrato filosofico 



— 287 — 

(U altre scienze, o di (list-ipliiic ecoiiomiclie, 
sociali ecc. 

Invece non è il sentimento tedesco quello 
che possa meglio dittondersi nell'animo del 
poi)(>lo italiano. Più di ogni altro, il senti- 
mento francese pervade il nostro po[»olo. 
Alcune delle correnti del sentimento france- 
se sono peculiari alla nazione francese e di 
quelle sono deboli i contraccolpi al di qua 
delle Alpi; altre invece si ripercuotono con 
una spontaneità e con una forza che corri- 
spondono alle varie affinità psicologiche che 
corrono tra i due popoli. ]Ma le intiueuze 
di un popolo straniero sono più efficaci per 
gii altri quando nell'uno o nell'altro popolo 
tocclùno l' interesse e il sentimento israeli- 
tico. Ciò, del resto, è naturale, data la co- 
munanza di stirpe tra gii ebrei dei due po- 
poli : il veicolo di trasmissione ha in quella 
comunanza fibre continue e tenaci. Allorché 
dunque il sentimento degli ebrei in una na- 
zione viene eccitato in un dato senso, l' ec- 
citazione si proi)aga agii ebrei degli altri 
popoli: ma tale propagazione, senza perdere 
nulla della sua intensità , può essere meno 
avvertita, come fatto speciale per gii israe- 



— 288 — 

liti , quando luaggiovi siano le simpatie di 
sentimento tra i due popoli o 1' ascendente 
che 1' uno esercita sulF altro e quando nel- 
1' uno o nell' altro i)opolo P eccitazione sia 
stata prodotta da un tatto che abbia com- 
mosso gli altri cittadini. In tal caso il feno- 
meno più generale dissimula nella sua com- 
pagine il fenomeno speciale israelitico : ma 
ciò non toglie che questo possa realmente 
essere il nucleo, l'ossatura, senza la quale 
l'altro non avrebbe che molto minore con- 
sistenza. 

Un fatto di eccezionale importanza per 
l'argomento che sto esaminando è stato Vaf- 
fare Dreyfus. 



* 
* * 



L' affare Dreyfus rappresenta un episoilio 
notevole della storia francese moderna e, 
per l' interesse che ad esso hanno preso le 
altre nazioni , della storia moderna in ge- 
nerale. 

È certamente difficile valutare l' impor- 
tanza degli avvenimenti mentr'essi accado- 
no. Alcuni fatti che hanno influito potente- 



— 289 — 

mente sulle viceiule «lei im)i>o1ì si sono an- 
dati compiendo quasi all' insaputa dei con- 
temporanei. 

Altri fatti che sembrava <l<j vesserò cam- 
biar faccia al mondo si sono invece lisolti 
« «piai fumo in aere, od in acfpia la spuma». 

Xt^iili avvenimenti politici i contemi>cranei, 
se pure vogliano riteneisi spettatori , sono 
insieme attori; per quanto n«)n abbiano alti'a 
parte che «jnella di comi)arse , si muovono 
sul palcoscenico durante la rapi)reseutazione. 
]o n«m dico che il loro giudizio valga meno 
di quello dei posteri : dico che, se non avrà 
le deficienze di questo , ne ha altre d' altro 
genere. 

Il giudizio dei contemporanei concorre al 
completajiiento del fatto al quale si rivolge; 
è integrazione politica «lei fatto stesso. Un 
fatto ha maggiore o minore eflìcacia imme- 
diata secondo viene più o meno divulgato, 
secondo è giudicato in un senso o in un 
altro. — L'importanza apparente di un fatto 
nou ha nessun rapporto direttamente pro- 
porzionale alla sua im]»ortanza reale. Quella 
è spesso nou solo effìmera, ma anche affatto 
casuale: soventi non ha la sua ragione che 

E. RktHIxi — Antiseviitisnio e semitismo. 19 



— 290 — 

nella maiicaiiza di altri fatti che destiiio lo 
interessamento ed eccitino le passioni dei 
popoli. 

Io dubito pertanto che l' affare Dreyfus, 
quando sia ridotto alle sue vere proporzioni, 
possa occupare c]uel posto nella storia mo- 
derna che, mentre si andava svolgendo, i>ub- 
blico e scrittori , politici e pensatori hanno 
ritenuto ed affermato gli potesse e dovesse 
competere, 

Uaffare Dreyfus sarebbe stato ordigno di 
sfasciamento delle istituzioni alle quali è 
atììdata la tutela della organizzazione poli- 
tica e sociale vigente, ordigno tanto più ef- 
ficace in quanto per esso si sarebbero im- 
pegnati in un' opera di demolizione scam- 
bievole l'esercito e la magistratura. 

Tra i due conteudenti, il terzo, il partito 
della rivoluzione sociale , il partito che in 
Francia si chiama e si crede socialista — ma 
la cui sostanza è, malgrado il nome comune, 
molto diversa da quella del partito socialista 
tedesco e dell' italiano — avea tutto da go- 
dere, e non ha mancato di trarre il maggior 
partito che gii è stato possibile da quel con- 
flitto. Forse però, in realtà, se ne è avvan- 



— 291 - 

taggiato jueiK) di quanto non si è fi'ediito. 
Non occorre aggiungere che, in ({uesta come 
in tutte le altre circo.stauze, il partito rivo- 
luzionario ha mirato a tutte le demolizioni 
che fanno i)arte necessaria, anche se non 
confessata che ad intermittenze , del suo 
programma. 

Tra due mali, il minore : è regola elemen- 
tare di ogni politica. Al partito rivoluziona- 
rio conveniva schierarsi dalla parte della ma- 
gistratura , non certo per tenerezze verso 
questa che per esso è una delle fondamen- 
tali istituzioni borghesi, ma perchè era buona 
l'occasione per intaccare la compagine del- 
l'esercito. E poi nel nome di Drevfus si agi- 
tava il vessillo della giustizia e della pietà, 
vessillo che non sem])re si ha la fortuna di 
poter inalberare a coprire tutto il carico di 
molteplici e sosi)ette provenienze. 

Il partito rivoluzionario francese ebbe dun- 
que buon giuoco a prendere parte prepon- 
derante a favore della revisioue del processo 
e della riabilitazione del capitano israelita. 

Se Drevfus (1) non fosse stato ebreo, si può 



(1) Drevfus proprio. Dreyfus ! — Si direbbe (jiiasi 
che alla disgrazia del povero capitano abbia concorso 



— 292 — 

scommettere dieci contro uno che uou gli 
sarebbe toccata la disgrazia della coiidauaa; 
ma se Dreyfus fosse stato cristiano e avesse 
subito quella condanna nelle stesse circo- 
stanze , si può scommettere non dieci , ma 
cento, ma mille, contro uno che la Francia 
ed il mondo non sarebbero stati commossi^ 
come furono , per la riparazione dovuta al- 
l'infelice. Tout (T qui arrive à uu Inif^dans' 
le coiìì le plus reculé (V un désert , premi les 
lìroportmiii (V uu évenement. Si direbbe che 
queste parole non fossero state scritte più di 
due lustri prima deWaffare Ureyfus. 

Che gli ebrei di Francia, ed anzi che tutti 
gli ebrei sposassero la causa di Dreyfus è 
naturale. L' innocenza di lui passava in se- 
conda linea: se anche fosse stato colpevole^ 
una volta sollevata la (piestione, tutto Israele 
era impegnato a tVirne risultare l'innocenza. 



anche il suo coguOiue. Mentre le desinenze od anche 
le intere formazioni di molti cognomi di israeliti fran- 
cesi tradiscono l'origine tedesca, magari sotto Tatte- 
nuante di una provenienza alsaziana, Drej/fus è in 
Francia cognonie tipicamente, caratteristicamente, e- 
Itreo, come uno fra i più dittasi e i più conosciuti 
cognomi ebrei, anche prima della notorietà assunta 
neffli ultimi anni. 



— 2!>3 — 

Ve <lubbio che nell'unsia <li (iiialclic fase 
incerta del processo <li lieinies,(iiuilclie israe- 
lita (li lueute più fredda non abbia siisiirrato 
-airorecchio di nu c()rreli;y;iouario : « ah, per- 
chè non 1' abbiamo lasciato laggiù <lov' era, 
quel disuraziiito ? » 

Cou intenti alt'atto diversi gli el)rei ed i ri- 
voluzionarli francesi si trovarono dunque con- 
fusi in un solo partito dreyfmiano, facendo 
gli uni e gii altri per esuberanza di sentimen- 
to — che esorbitava dal caso vero ed isolato 
di giustizia e di riabilitazione dovuta ad un 
innocente — da rimorchiatori a coloro che 
con preoccupazioni più candide prendevano 
a cuore la sorte del ])over() capitano ed a 
sdegTio e a desiderio di legittima punizione 
le infamie che avessero secondato la calun- 
nia e maturata la condanna. 



Forse (juesta alleanza tra ebrei e socialisti 
francesi fu non solo occasionale, ma anche 
meno intima e meno completa di <iuanto non 
sia sembrata da lontano attraverso i vetri 
colorati dei giornali. Nel giornalismo tran- 



— 294 — 

cese, e, non meno forse, nell'italiano hanno 
ingerenze jLirandissinie gli ebrei. QnelP al- 
leanza parve al di qna dalle Alpi più gene- 
rale e pili consistente di quanto non fosse. 
Gli israeliti italiani non potevano dare ira- 
portanza ai rapi)orti speciali che legavano 
parte degli israeliti di Francia ad alcuni dei 
partiti di quella nazione ; e j^oi — ciò che è 
più importante — nella denominazione co- 
mune di socialismo si confondono e si per- 
dono le ditìerenze caratteristiche tra il par- 
tito socialista francese e l'italiano. Un israe- 
lita francese, illustre enitore di scienze chi- 
miche e noto come uomo politico e come 
scrittore di sociologia, il Xaquet, pubblicava 
ad esempio , non più addietro del 189<), un 
libretto dal titolo Soclfdisme ollectivhte et so- 
ckilisme Uberai. Le prime pagine sono una 
snccinta e perspicua esposizione della con- 
cezione marxista ; tutto i! resto è una cri- 
tica demolitrice del collettivismo — rv)ba da 
meritargli le scomuniche di tutti i Tnrati e 
di tutti i Ferri del Bel Paese : — ma ciò non 
gli impedisce di conchiudere dichiarando : 
«Je auis , ponr ma pari, profondement sociali- 
ste »; e di aggiungere quelle ragioni d'ordine 



— 295 — 

seiitiiiieiitalo che veiiiioiio deiiiiate di un l)e- 
nevolo disprezzo dagli apostoli del sociali- 
smo sistematico, o, come dicono essi, scieii- 
titìco. 

L' iuteivssaineuto degli israeliti italiani e, 
credo, del pari degli israeliti di tutto il mon- 
do per la (piestione Dreyt'us, (piando (jnesta 
si dibatteva pifi ardente in Francia, era tale 
da rendere puerilmente ineflìcace ogni sforzo 
di dissimulazione. Una fanciulla innamorata 
in segreto e tre])idante per un pericolo ch<^ 
forse corre l' oggetto amato , per (luanto 
cerchi di sembrare inditferente alla sorte di 
lui, non è più ingenua nel lasciar trasparire 
la preoccupazione che le rode l'animo. 

Il vedere dunque — e vedere da lontano, 
senza perciò avvertire le particolarità discor- 
danti — che un |)artito politico difendeva la 
causa dell'uomo che raccoglieva in sé le per- 
secuzioni, la rivincita, gii odii, i disinganni, 
le ansie, gii amori — in modo per così dire 
attivo e passivo — di tutta la sua gente, co- 
me nessuno li avea raccolti mai; dell'uomo 
che i)otea rappresentare Israello innocente e 
calunniato, Israello soldato e patriota, Israello 
circonfuso dell' aureola della persecuzione e 



— 296 — 

del sacritìcio; il vedere che (luel partito non 
solo difendeva <iuella causa , ma ne Iacea 
quasi la causa propria, dovea avere per ne- 
cessaria conseguenza una profonda gratitu- 
dine degli ebrei italiani — e non so se e 
quanto io possa dire anche di altri paesi — 
per quel partito. 

Tale sentimento speciale , date le predi- 
sposizioni di adattamento del sentimento ita- 
liano verso il francese in quanto <|uesto ab- 
bia di attascinante e di espansivo e data la 
comunanza di stirpe tra gli ebrei nelle va- 
rie nazioni, dovea intiuire potentemente sulle 
disposizioni d'auLmo degli ebrei italiani verso 
il partito socialista italiano che da molti è 
ritenuto tutt'uno col partito socialista degli 
altri popoli e che, ad ogni modo poi, è, me- 
gli(^> che a (pialunciue altro, simile al partito 
omonimo presso i popoli stranieri e, più forse 
che ad altri, al francese. Se, infatti, il par- 
tito socialista francese è ben diverso dal par- 
tito socialista italiano, ciò non vuol dire che 
esso s'accosti di \nh a (inalchc altro i)artito 
politico italiano. 

Che cosa è rimasto dalla ripercussione che 



— '297 - 

il feiJoiiiLMio Dreyfus ha avuto in Italia? lo 
uou so se sia rimasta nessun' altra traccia 
importante; ma è rimasta la direzione im- 
pressa al sentimento semitico Italiano nel 
senso della corrente socialista. 

La gratitudine degli ebrei italiani pei so- 
cialisti francesi pro[)ugnatori in jnassa della 
causa di Ureyfus si è convertita in un sen- 
timento simpatizzante col partito socialista 
o, almeno, da esso non ripugnante: ha con- 
corso, non solo a ratt'orzare quel sentimento 
le cui origini abbiamo già trovate in nn altro 
fenomeno psicologico, ma eziandio a impri- 
mergli un carattere jjìù spiccatamente politico. 

Massoneria. 



« Entrate e vedrete ! » — Presunzioui f.iVDrevoli — Mauifesta- 
zioiii sospette. 



Pretendere che un autore parli solo di ciò 
che sa, è un esigere troppo; è un addossar- 
gli una responsabilità della «juale quella igno- 
ranza non colpevole che va congiunta a qua- 
lunque coltura lo esonera. 8i dovrebbe però 
far obbligo ad nno scrittore di non occuparsi 



— 298 - 

die (li (iuegli argomenti che egli crede di 
conoscere. 

Alla stregua di tale norma io non potrei 
parlare della massoneria. Ma il male è che 
nessuno ne potrebbe discorrere, pel semplice 
fatto che i massoni lianno conservato, non 
so se per tradizione, o per regola precisa^ 
quello che era un desideratum antico della 
Massoneria , indi])endentemente dalla mag- 
giore o minore sua sicurezza di fronte ai 
governi succeduti alla restaurazione del 1815. 
Negli Statuti (feneraU della Società dei Liberi 
Muratori pubblicati in Napoli trovo infatti 
che « dell'ordine massonico i profani dovreb- 
« bero ignorare fino l'esistenza » . Hanno con- 
servato la tendenza, o la norma, del segreto, 
del mistero, della dissimulazione. Or non è 
molto tempo mi accadeva di udire un mas- 
sone accusare indignato di spionaggio, di de- 
lazione ecc. un giornale clericale che avea 
detto che i signori A. B. C. appartenevano 
alla massoneria. E siccome quei signori vi 
appartenevano di fatto, confesso che quel 
massone con la sua indignazione non riu- 
sciva di certo a conciliare le mie simpatie 
alla istituzione che gii stava tanto a cuore. 



— 299 — 

Nel 1875 l'Imperatore Guglielmo I in una 
conversazione a Milano eoi rapi»resentanti 
(Iella massoneria italiana andati ad ossequiar- 
lo disse : « a coloro che, per dissuadermene, 
« mi domandavano che cosa era e a che cosa 
« avesse potuto .giovare la massoneria , ho 
« semi)re risposto: entrate e vedrete >. — In 
queste [)Oche parole è compresa la ragione 
che distrugge la mia speciale incompetenza 
in materia, col porle di fronte una uguale 
iucomi)enza altrui. 

L' « entrate? prima e vedrete dopo » esige 
lina tale fiducia preventiva che, peccando per 
eccesso, ginstitìea l'esagerata sfiducia verso 
l'istituzione medesima in gran parte di co 
loro ai (piali per temperamento, o per reve- 
renza ad altre autorità, o per sospetti di iu- 
dizii e di fatti sintomatici, ripugna 1' accor- 
dare alla cieca quella fiducia. 

Quello per(> che è manifesto ancha ai pro- 
fani a proposito della massoneria è la esi- 
stenza di una gerarchia suif/eneris nell'ordine: 
i tini, gli scopi, l'essenza medesima dell'as- 
sociazione non sono che parzialmente e in 
diverso grado noti agli stessi adepti. Bu(ma 
parte, di loro non ne possono parlare che con 



- 300 — 

uua iiicoiiipeteuzti non gran fatto minore di 
quelle alla quale debbono rassegniirsi i jn'o- 
fani; altri con una incompetenza di grado 
in gTa<lo minore, se vogliamo, ma pur sempre 
non trascurabile: pochi con vera conoscenza. 

Ma questi pochi l)isogna che si adattino 
a priori ad essere sospettati, non solo dagli 
avversari, ma anche dai profani, perchè chi 
4ice : « prima entrate e poi vedrete » , non 
offre guarentigie che troppo i)ersonali e troppo 
fortuite perchè le sue parole abbiano il pre- 
stigio di una sufficiente autorità. La com- 
j)eteuza di chi raccolga una scarsa tidncia 
non vale in pratica gran fatto di più della 
incompetenza altrui, non importa poi se con- 
fessata o non confessata. 

Se non temessi che le mie parole fossero 
ritenute un insulto, che non è nel mio con- 
cetto e meno ancora nelle mie intenzioni, tanto 
ai massoni quanto ai gesuiti, io direi che è 
singolare la rassomiglianza che al pensatore 
che non sia in grado di addentrarsi nei se- 
greti e nella essenza della Compagnia di Gesù 
e della Massoneria — e nessuno è in grado 
di addentrarsi tanto negli uni quanto negli 
altri che si dissolverebbero se permettessero 



— 801 — 

tale simultanea iiitroiiiissioiie — presentano 
le (Ine istituzioni. Ma , sì : andate a dire a 
un massone che la massoneria assomij^lia alla 
compagnia di Gesù, o ad un ^esuitM ehe il 
suo ordine fa uno speciale riscontro all'or- 
dine massonico ! Date piuttosto all' uno e 
all'altro del l)irl)ante, del ladro, e peggio se 
volete, e sarà più facile che siate perdonato ! — 
Eppure siccome ho il dubbio, e vorrei dire 
la persuasione, che nel male che agli uni ed 
agli altri si imputa dai rispettivi avversari sia 
molta esagerazione, per non dire molta ini' 
quità, non mi parrebbe d'aver recato ingiuria 
né agii uni uè Jigii altri con la mia asser- 
zione. 

Non è il caso per me di prendere insieme 
le due gatte da pelare, perchè è estraneo al 
proposito di questo libro il trattare di quella 
estrema ala destra del i)artito clericale che 
è formato dalle schiere dei seguaci di quel 
povero S. Ignazio di Loiola il cui nome ha 
avuto così triste fortuna. 

Debbo invece soflfermarmi alla massoneria^ 
perchè un esame della parte che nella vita 
politica hanno gli ebrei è costretto riualche 
volta ad intrecciarsi coll'esame dell'azione che 



— 302 — 

SU quella vita iiiedesinia esercita la masso- 
neria. 

Che la massoneria non sia una birbonata, 
una speda di associazione di mutuo soccorso 
intesa ]n'iucipalmente ad aiutare per/rts o per 
nefas gli adepti in tutti ,i»ii altari s[K)rclii o 
puliti, in tutte le cui)idioie lecite od illecite, 
in tutte le imprese legittime o disoneste — 
come si asserisce tuttodì dai nemici della isti- 
tuzione — mi pare che appaia evidente dalla 
constatazione di qnesto semplice latto: che 
persone che per altezza di mente, nobiltà di 
carattere, integTità di vita , meritano ed ot- 
tengono una stima tanto maggiore quanto 
piti da vicino sono conosciute, a])partengono 
alla massoneria. 8e il loro senso morale fosse 
offeso dallo spirito della istituzione, se la loro 
limpida percezione del bene e del male ve- 
nisse off'uscata dalle leggi dell'ordine masso- 
nico, (pielle persone spezzerebbero sdegno- 
samente i vincoli che le legano alla istitu- 
zione stessa. E badate che io non alludo sol- 
tanto a qualcuno di quegli uomini illustri 
che, avendo dato l'ingegno e la vita alle arti, 



— 308 - 

alle lettere, od alle scienze, possono, sj)aziaiMl(> 
iu un uioudo a se, non avvertire le niiseiic 
che li eircondauo ed essere perciò quasi incon- 
sciamente couservati e mostrati come splen- 
didi nomi decorativi dalla massoneriti mili- 
tante. Il mio i)ensiero s'aggira intorno a me, 
tra fior di galantuomini, tra i)ersone nelle 
quali la modestia delle occupazioni e dei 
lavori intellettuali s'accorda con (piello scpii- 
sito buon senso e con (jnella continua retti- 
tudine che forniscono all'umano consorzio i 
suoi migliori elementi. Anche lì m'accade di 
sapere iscritti alla massoneria amici e cono- 
scenti la cui rispettabilità vince ogni dubbio. 
Se poi invito il lettore a guardarsi intorno 
alla sua volta, io mi tengo sicuro che , per 
motivo analogo, egli dovrà mettere in qua- 
rantena i sospetti sulla necessaria disonestà 
della semi-misteriosa associazione. 

Sulla disonestà necessaria, ho detto. Xou 
posso raggiungere altrettanto sulle disonestà 
parziali ed accidentali. 

ISTella vita pubblica, od anche nei vari fe- 
nomeni della vita sociale, dei rapporti degli 
uomini tra loro, non è raro veder succedere 
fatti dei quali sfugge all'osservatore la causa 



— 304 — 

che potrebbe ritenersi apparente, fatti che si 
mostrano anzi in contrapposizione, come ef- 
fetti, alle cause dalle (piali avrebbero dovuto 
derivare. Aiuti reconditi ed insi)erati, premi- 
nenze sproporzionate al valore reale, \ antaggi 
immeritati, esclusioni iugiustitìcate, tolleranze 
eccessive, salvataggi scanchilosi e via via, rap- 
presentan(> non di rado anomalie strane ed 
inesplicabili. Bisogna pensare ad una mano 
ignota che abbia turbato V ordine regolare 
delle cose e recato sli-egio alle ragioni della 
giustizia. Xon sarà vero che la mano sia 
quella della massoneria tutte le volte che i 
sosi)etti cadono su di essa : ma troppo spesso 
l'ipotesi della inframmettenza massonica viene 
avvalorata da circostanze disparate , troppo 
spesso essa si i)resta assai bene alle spiega- 
zioni inutilmente altrove cercate, troppo spesso 
le incidenze si intrecciano e formano sistema, 
perchè si possa assolvere la massoneria dalla 
imputazione di una assistenza ai singoli adepti 
che non sia di carattere settario nel signifi- 
cato meno simi)atico della parola. 

Capisco : si addurrà la giustiticazione pre- 
ventiva della onorabilità vagliata e control- 
lata dei singoli adepti. Potrei rispondere che 



— 305 — 

le presuuzioiii (lel)boiio dile<>iiai'si al con- 
fronto (lei fatti concreti.: uia mi basta d'os- 
servare che in qualunque associazione , e 
specialmente poi nelle associazioni del gè. 
nere di <|uella della (juale sto parlando , le 
probabilità della epurazione del sodalizio 
mercè il ripudio dei membri compromettenti 
non hanno alcuna speranza di sopravvento 
contro il pericolo dell' inquinamento della 
società stessa per oi)era dei membri bacati. 
E ciò è naturale. Il bisogno immediato e 
personale provato da questi d' aggrapparsi 
alla associazione per renderla solidale con 
loro infonde ad essi una energia contro la 
quale s'infiacchisce la vigoria generale e di 
ordine quasi platonico con la quale 1' asso- 
ciazione tutela , o protesta di tutelare , la 
propria dignità e le ragioni astratte della 
giustizia. 

Del resto la degenerazione in consorte riti, 
— dando al termine il significato meno be- 
nevolo — è pericolo generale di tutte le as- 
sociazioni naturali o volontarie che da un 
lato non siano prive di vitalità, drll' altro 
abbiano una vitalità diversa da quella che 

E. RiGHixi. — Antisemitismo e semitismo. 20 



— 306 — 



ad esse ha dato origine. Di tutte , e perciò 
anche delle migliori. 

Ma la massoneria si può dire delle migliori ? 



* * 



L'aver asserito che la massoneria non può 
ritenersi una istituzione per sé stessa cattiva 
e 1' aver presentato quasi a riprova i fatti 
che possono confortare tale asserzione, non 
impone di concludere che essa sia buona, e, 
meno poi, che sia tra le migliori associa- 
zioni. Guai se corresse l'obbligo di dichiarar 
buono tutto quello che si riconosce essen- 
zialmente non cattivo ! 

I massoni affermano che la loro è una 
istituzione puramente e semplicemente uma- 
nitaria, filantropica ecc. , vigilante a tutela 
di tutte le cause generose, ispirata a ideali 
di fratellanza, di affinamento intellettuale e 
morale di tutti gli uomini ecc.: aggiungono 
che i vincoli che uniscono gli adepti servono 
solo a rafforzare l'efficacia della cooperazione 
e ad assicurare i benefizii della disciplina. 

Tutto ciò , in massima , deve esser vero. 
Diversamente^ sarebbe inesplicabile quanto 



— :^07 - 

ho ricordato i)iù soi)ra , e cioè che persone 
degne della maggiore stima siano iscritte 
alla massoneria. 

I nemici della massoneria crollano il capo 
adducendo i loro diritti al sospetto. — «Co- 
me volete snl serio che crediamo a (pieste 
dichiarazioni così ingenue e così ottimiste 
quando con esse è in assoluto disaccordo il 
sistema del segreto, della occultazione? Ohe 
razza di bene è questo che deve circondarsi 
del mistero , che non deve agire alla luce 
del sole, che non può trar partito dalla ef- 
ficace propaganda della pubblicità ì No, no; 
gatta ci cova : non è il bene, è il male che 
ha bisogno di operare nelle tenebre. » — E 
qui hanno buon giuoco citando i fatti par- 
ticolari che sono manifestazioni settarie di 
una mutua assistenza che solo alla peggio 
può tentare di camuffarsi da filantropia, da 
umanitarismo, da disinteresse. 

« Nei casi di dubbia reità di un fratello, 
« la .sua reputazione deve essere rispettata e 
<tgg,rantita da tutto V Ordine, contro l'opinione 
«pubblica anche la più divulgata, che d'al- 
« fronde non è sempre ben fondata. Il so- 
« verchio zelo di un accusatore anche della 



— 308 — 

« Dijiggiore buona fede si converte facilmente 
« in calunnia; nella massoneria non decesi an- 
« dare in traccia che della innocenza. Col fine 
« lodevole di in'oteggere il decoro dell' Or- 
« dine massonico nella opinione dei profani 
« (che dovrebbero ignorarne fino l'esistenza) 
« la mano di un massone non rovescierà un 
« altro in quel precipizio d' infamia , sul di 
« cui orlo fu tratto forse da privata ven- 
« detta.... Straniero ad ogni profana infiuen- 
« za, 1' ordine dei liberi muratori è instituito 
«per 2)rote(/f/ere (fli uomini c^ie ne fanno parte 

« e renderli perfetti » 

Ho riportato cpiasi per intero quell' arti- 
colo 467 degli St^ttuti della Società dei liberi 
muratori dal quale più sopra avevo stralciato 
un inciso. — Eoba vecchia, si dirà : una pub- 
blicazione del 1820 ! — Veramente, rispondo, 
la trovo riprodotta, senza alcuna dichiara- 
zione di perenzione, in un opuscolo di prima 
edizione stampato nel 1896 con autorizza" 
zione sincrona del Grande Oriente. Debbo 
dunque ritenere che abbia un persistente»va- 
lore di autenticità. — Ad ogni modo è facile 
rintracciare in esso le tradizion i e la conferma 
dei costumi massonici e ritrovarvi la costante 



— 8U9 — 

pi'et)Ccnpazioiie di una iniitua assistenza sta- 
bilita su tali critei'ii che possono facilmente 
compromettere la correttezza, se non l'one- 
stà, delle azioni. A persuadersi di ciò Inasta 
fermare un momento 1' attenzione sulle pa- 
role di ([uell' articolo che ho trascritte in 
corsivo. 

Ma io non debbo indugiarmi in un lungo 
esame. Mi è sufficiente avere a grandi tratti 
accennato, non dico alle ragioni intime e re- 
condite che ignoro , ma alle manifestazioni 
che sono palesi, per giustiticare (piella opi- 
nione che mi sembra la meglio attendibile: 
che messi a confronto i principii ai quali è 
informata la massoneria e i singoli fatti nei 
quali si esplica la sua azione quotidiana, la 
istituzione non sia né così ammirevole , né 
cosi esecranda, come vorrebbero i suoi pro- 
pugnatori, ocome sosterrebbero i suoi nemici. 

3Iassoneria, ebrei e clericali. 

Economia dello scritto — Massoneria e clericalismo — Massoni 
e partiti rivoluziouarii — Malintesi — Eltrei e massoni. 

Il lettore che abbia seguito con una certa 
attenzione lo svolgersi di questo libro avrà 



— 310 — 

forse riteuuto fuori di posto il precedente 
capitolo, come forse fuori di posto i)otrà ri- 
tenere alcuni paragrafi del x>i'esente. L' uno 
e gii altri parrebbero per avventura più adatti 
alla parte terza dell'opera che non alla quarta 
nella quale ora siamo. 8i sarebbe trattato fi- 
nora e si tratterà qui ai>presso per qualche 
paragrafo d'argomento generale: solo dopo, 
vedremo il nesso che rannoda , come caso 
particolare , i rapporti che legano all' opera 
politica della massoneria le opere o le ten- 
denze politiche degli israeliti. 

Ma debbo dire che cpiesta considerazione 
non è sufficeute per cambiare 1' ordine allo 
scritto. 

La Compagnia di Gesù ho detto che rap- 
presenta l' ala destra del partito clericale; 
posso notare del pari che la massoneria rai> 
presenta, non so se io dica l'estrema ala si- 
nistra, o il nucleo più compatto di quello che 
con qualche improprietà di concetto si chia- 
ma partito anticlericale. Non colle negazioni, 
m a colle aftermazioni; non colle reazioni, ma 
colle azioni, hanno ragione di vita i partiti: 
la parte negativa, la parte critica non pos- 
sono in essi assumere che una imp<u*tanza 



— 311 — 

sussidiaria e coiiiplementare. ]Ma la masso- 
neria è esseuzialiiieiite iiu orgauisiiio che si 
adatta ad un partito, e non un partito. Il 
patriottismo è un sentimento: il clericalismo, 
il liberalismo, il socialismo ecc. costituiscono 
l'essenza di tanti partiti. Xulla di simile si 
può riscontrare nella massoneria. Se ])ure la 
massoneria si dovesse preponderatamente od 
anche interamente, statutariamente, schierare 
tutta con un partito, non per ciò la sua esi- 
stenza e la sua azione potrebbe equipararsi 
alle altre questioni politiche alle quali diret- 
tamente od indirettamente l'autore deve far 
capo. 

Xon potendo adunque comprendere la trat- 
tazione di questo argomento nella parte terza 
e non essendo il caso di farne una parte a 
sé, mi è parso che l'economia dell'opera non 
fosse alterata se ne ivessi discorso quando 
mi fosse stato necessario per poter poi pro- 
seguire al completamento del mio lavoro. 
Perciò il capitolo precedente e alcuni para- 
grafi di questo si trovano qui piuttosto che 
in altro posto precedente, o loro speciale. 






— 312 — 

La uiassoueria, senza dunque rappresentare 
un elemento a se, senza connettersi a senti- 
menti positivi di carattere politico, concorre 
alla vita politica del paese per la sua carat- 
teristica opposizione al partito clericale cer- 
cando di combatterlo in qualuiique sua ra- 
mificazione, e mettendolo perciò a nudo sotto 
qualsiasi colore, sotto qualsivoglia sfumatura 
essa ritenga possa rintracciarsi lo spirito di 
quel partito. Per la diretta, per quanto non 
sempre necessaria , derivazione del partito 
clericale dal principio cattolico, ed anzi spesso 
anche senza il sospetto di tale derivazione, la 
massoneria è impregnata d'ostilità per tutto 
ciò che sappia di cattolicismo. Cattolicismo, 
e massoneria rappresentano due termini in- 
conciliabili di un antitesi; tanto più che il 
cattolicismo alla sua volta non lascia sfug- 
gire occasione per dimostrare una ripugnanza 
invincibile, una ostilità senza tregua, non solo 
per la massoneria, ma anche per tutto ciò 
che sospetti che con essa possa avere atti- 
nenza. 

Se vi è, ad esempio, istituzione che dovrebbe 
raccogliere le più vive simpatie, la più effi- 
cace cooperazione di rutti gli italiani, senza 



- 318 - 

distiiizioue (li credenze religiose, di <>i>iiiioiii 
tìlosoliche, di professioni lioliticlie, essa è hi 
Dante Alighieri. In Francia, in Germania 
— dentro e fuori dei confini dell' ijnpero, do- 
vunque siano tedeschi — nei paesi slavi, isti- 
tuzioni simili alla Dante Alighieri — VAlliance 
fraucaise , la Schulverein , V Afisociazioue dei 
santi Cirillo e Metodio — sono 1' espressione 
genuina e completa del patriottismo refrat- 
tario a qualunque divergenza d'opinioni e di 
sentimenti. Altrettanto non accade in Italia 
per la Dante Alighieri. 

Il partito clericale, se non le è sempre e 
in ogni luogo ostile, è però freddo verso di 
essa e di essa diflìdente, Perchè ? — Perchè 
alcuni degli uomini egregi che presiedono 
alla associazione sono noti come pezzi grossi 
della massoneria. Basta (piesto fatto perchè 
la Dante Alighieri sia sospettata come una 
emanazione della massoneria e messa in 
quarantena ! 



Purché non si faccia del clericalismo, od 
anzi purché si faccia dell'anticlericalismo, la 



— 314 — 

massoueria non si schiera per l'nno piuttosto 
che per l'altro del varii partiti che si con- 
tendono la supremazia politica in Italia. È 
noto anzi come talvolta nelle lotte politiche 
concrete e precise — quelle ad esem])io per 
la elezione di un deputato — il fatto d'essere 
in ballo il nome di un tratello massone con- 
tro quello di un profano abbia portato una 
strana pertubazione tra i massoni del col- 
legio militanti in uno o in un altro campo 
politico. 

Ma se vogliamo dire partito politico della 
massoneria quello al quale appartengono gli 
adepti in maggior numero o con maggiore 
combattività, sarà bene che evochiamo il ri- 
cordo del governo di Crispi, perchè allora me- 
glio ebbero occasione di venire alla luce le 
divergenze politiche dei massoni delle varie 
parti d'Italia. Xon so se i massoni più bel- 
licosi abbiano fatto all'on. Crispi l'addebito 
d'essere un fratello dormiente : dicono che sia 
questa l'espressione che designa i massoni 
immemori della loro qualifica. 8ta in fatto 
però che la massoneria dell'Italia centrale 
e meridionale parve schierata dalla parte di 



— 315 — 

Cris])i; quella dell'Italia settentrionale sem- 
brò compresa nelle file radicali. 

La compagine massonica negli ultimi tem- 
pi deve essersi modificata nelle tendenze po- 
litiche dei suoi adepti. Or non sono molti 
anni erano non rari e vixaci gii attacchi dei 
socialisti contro la massoneria : adesso in- 
vece si dice — e la notizia corsa ])ei giornali 
non diede luogo a smentite, (juantunque si- 
mili smentite valgano... (piel che valgono! — 
che alcuno dei più antichi ed operosi capi 
del partito socialista italiano occupi una po- 
sizione cospicua nell'ordine massonico. Di più,, 
quell'afiinità di sentimento per la (juale gii 
atteggiamenti del po])olo francese inducono 
ad atteggiamenti correlativi il popolo italiano,, 
come abbiamo visto avere influito per gli isra- 
eliti, così non può essere rimasta senza ef- 
fetto pei massoni. Più che non negli anni 
addietro, la massoneria francese si trova in 
ottimi rapporti col partito socialista francese. 
Essere insieme socialista e massone è in I- 
talia una accidentalità : in Francia invece pare 
che il fatto, se non normale, si possa almeno 
dire comune. È ovvio dunque che il feno-^ 
meno abbia per ripercussione dì qua dalle 



— 816 - 

Alpi una certa disposizioue della Majssoiieria 
sempre più consona alle tendenze dei partiti 
radicale, socialista ecc. 

Del resto, senza peccare né di troppa ma- 
lignità, né di troppa ingenuità , mi pare si 
possa osservare che l'essere contemporanea- 
mente massoni e socialisti, mentre non deve 
mettere troppo a disagio né i massoni né i 
socialisti di buona fede, non può non con- 
venire maravigliosamente a chi si sia ascritto 
alla massoneria, o si dichiari socialista , per 
suoi fini speciali meno on<n'evoli e, non oc- 
corre dire, meno confessabili. 



Pei giornali clericali l'abbinare loggia con 
sinagoga , el>reo con massone , é quasi uu 
luogo comune. Per loro pare che tutti gli 
israeliti debbano essere massoni. 

È certo infatti che gli ebrei uon possono 
avere per la massoneria quella ripugnanza 
che, int-ensa o diffusa, si trova non solo nei 
clericali ma anche nei cattolici che si pos- 
sano dire in qualche modo osservanti, anche 
se osservanti con molta tepidezza di senti- 



— 317 — 

mento religioso e con poca vivacità di fede 
concreta; osservanti insomma nel cuore e 
nelle azioni , più che per altro , per inerzia 
e per amore di una certa tranquillità del- 
l'anima.... o del buono accordo domestico; 

Gli ebrei dumiue non hanno ragioni per 
essere ostili a priori alla massoneria. L'es- 
sere poi appaiati dall'odio e dal sospetto dei 
clericali ai massoni li induce a simpatizzare 
per questi. Io credo che tra clericali ed ebrei 
corra un malinteso che assume ogni giorno 
pili forza di pregiudizio invincibile. Gli ebrei 
credono che i clericali siano antisemiti : e 
questo non è , o almeno non era vero , o — 
cercherò di ridurre il mio i)ensiero a quelle 
minori proporzioni che meno contrastino col 
pensiero altrui — era vero molto meno di 
quanto non si credesse. Eacconto nn aned- 
doto di pochi anni fa. Un israelita ritenuto 
non massone e noto pel suo rispetto alle 
credenze religiose altrui era candidato nelle 
elezioni politiche contro un radicale massone. 
Il cardinale, residente nel collegio, ricordava 
alle persone che lo avvicinavano il consiglio 
del 8. Padre perchè i cattolici si astenessero 
dalle urne: «però» — non mancava di sog- 



— 318 — 

giungere — « quando abbiate a fare ef>n cit- 
« tadiui non disposti a seguire tale consiglio, 
« allora sarà meglio che favoriate la riuscita 
« del candidato israelita. » — È facile riduiTe 
al giusto valore le riserve e comijreudere 
come l'antisemitismo non potesse — allora ! — 
essere condizione necessaria del clericalismo. 
Il fatto è che i clericali sono antisemiti, per- 
chè in ogni ebreo vedovo un massone reale, 
o virtuale, e perciò un anticlericale o, meglio, 
un anticattolico. Gli ebrei perdono la calma 
e il lume della ragione quando si tratta di 
clericalismo , appunto perchè in ogni cleri- 
cale hanno ragione di sospettare un antise- 
mita. È specialmente l'organizzazione juas- 
sonica che fa temuti e i)erciò odiati dai cle- 
ricali gli ebrei : è la reazione contro quel- 
l'odio che rende idrofobi gli israeliti contro 
quanto sappia di clericale. 

Il mondo è pieno di malintesi grandi e 
piccoli che formano la disgrazia degli uo- 
mini di buona fede ed in genere dei galan- 
tuomini e la fortuna dei furbi di mestiere 
e, pure in genere, delle coscienze equivoche. 
Io penso che quello che ho segnalato testé 
sia uno dei grandi malintesi della vita pò- 



— 319 — 

litica italiana. L'averlo segnalato non vuol 
già (lire che l'autore ritenga che sia agevole 
od anche semplicemente possibile farlo spa- 
rii'e. Gli uomini di fede dubbia, le coscienze 
equivoche, i furbi di mestiere si contano in 
tutti i partiti e in tutti gli ordini sociali in 
numero suftìcente e con energia ed abilità 
più che sufticenti ad impedire la risoluzione 
dei malintesi, a perpetuarli, a rinnovarli ed 
a moltiplicarli, se occorre ! 



Che la massoneria sia una associazione di 
mutua assistenza tra i suoi adepti io non 
trovo i30st<ì in dubbio da nessuno. La que- 
stione verte su due punti: 1° se la mutua 
assistenza sia scopo tanto preponderante da 
potersi in pratica dire unico; gli avversarli 
dicono di sì , i i)ropugnatori protestano di 
no : 2" quali siano i limiti e la natura di 
tale mutua assistenza; i propugnatori asse- 
riscono che non trattasi che di fini nobili, 
di intenti generosi; gli avversarli invece pro- 
testano che le dichiarazioni non servono che 
a mascherare i fini loschi e che in realtà la 



— 320 — 

massoDerin non fa che d'ogni erba un fascio 
a profitto (lei suoi adepti. 

Al di sopra di questa divergenza resta sem- 
pre il fatto che una mutua assistenza tanto 
più proficua quanto più complessa, e perciò 
pur anche meno sindacabile nella sua vera 
natura, è base fondamentale dell'istituto mas- 
sonico. Il parallelismo tra una tendenza na- 
turale da una parte, da parte degli ebrei, ed 
una consimile tendenza volontaria convertita 
in disposizione statutaria , dall'altra parte, 
cioè da parte dei massoni; il nessun ostacolo 
che all'intreccio delle due correnti può met- 
tere, in altri casi , l'ossequio diretto od in- 
diretto ad una autorità religiosa; la presenza 
di un nemico comune, il clericalismo , non 
importa poi se vero, o larvato, o semplice- 
mente sospettato tale; tutto ciò crea od au- 
menta le buone disposizioni degli israeliti 
' ad entrare nella massoneria. Eccetto poi 
qualche caso di contrarietà morale , o di 
dubbi! personali sulla bontà intrinseca della 
istituzione, o di fierezza contro quanto paia 
menomare la libertà e perciò anche la di- 
gnità individuale, gli ebrei col dare il nome 
alla massoneria sembra che tutto abbiano 



— 321 — 

tla guadagnale, uiilla da perdere. Sembra, 
dico; perchè iiou sono iu grado di decidere 
se a quella parvenza corrisponda la realtà. 
Ma siccome ([nella parvenza deve loro facil- 
mente mostrarsi seducente , e siccome ad 
ogni modo mi pare che essa , più che una 
conseguenza delle osserviizioni teste fatte, 
sia una circostanza concomitante con le al- 
tre che hanno fornito il substrato di tali 
osservazioni, così trovo naturale che molti 
israeliti facilmente si inducano ad entrare 
nella massoneria. 

Del resto potrei ripetere qui quello che ho 
detto più volte a proposito d'altri argomenti: 
è inutile perdersi in induzioni e cercare le 
ragioni che le corroborano, (juando si possa 
constatare il fatto. Ed il fatto è — e lo si 
può accettare sulla fede pubblica, come cosa 
quasi notoria — che un numero proporzi» mal- 
mente molto grande di ebrei appartiene alla 
massoneria. Se poi nell' interno dell' istituto 
massonico gli israeliti possano avere tra loro 
rapporti speciali ed eventuabnente più van- 
taggiosi di quelli stabiliti tra gli altri adepti, 
è cosa ancor meno verilìcabile di altre na- 
scoste all'occhio dei profani, perchè dovrebbe, 

E. Rionixi. — Antisemitismo e semitismo. 21 



— 322 — 

panni, essere ignorata anche dagli adepti che 
non siano israeliti. 

Nel succedersi delle fasi che nei diversi 
svolgimenti delle cose umane vanno attra- 
versando i partiti politici, quando si voglia 
rendersi conto dell'azione speciale che nella 
vita politica italiana hanno gli ebrei^ non si 
può pertanto dimenticare come quella azione 
possa essere , parzialmente almeno , du*etta 
dai rapporti di stretto legame tra la masso- 
neria e gran numero di ebrei, né si possono 
trascurare gli aiuti o gli ostacoli che ai di- 
versi partiti avviene di trovare nelle tendenze 
che per opera della massoneria da personali 
e disgregate sono tratte a trasformarsi in 
collettive e sistematiche. 

Importanza degli Ebrei. 

Poclie cifre — Gli ebrei nelle rappresentanze politiche ed am- 
ministrative — Base della importanza politica degli ebrei 

— Gli ebrei nelle professioni liberali e nei diversi ufficii 

— Essere, parere e valere. 

Secondo le informazioni più attendibili gli 
ebrei nel Eeguo d'Italia arriverebbero appena 
al numero di 41000; se ne conterebbe dunque 
uno ogni 770, o 780 abitanti. 



— 32;^ — 

I Coimiui coiit'fneiiti mi uiupiM) di ebrei 
eompusto di iiou meno di 30 persone non 
sarebbero che 00 sugli 8500 e più che si cou- 
tano nel Ee<4iio. Solaiuent'C iu 18 mimicipii 
gli israeliti superei'ebbero il numero di 5<M). 
In un solo piccolo comune e non più che in 
una o due città la popolazione israelita rag- 
giungerebbe un ventesimo del totale della 
popolazione agglomerata tra città e sobborghi. 
Ai gruppi israeliti di maggiore importanza nu- 
merica assoluta non fa riscontro l'importanza 
numerica relativa desunta dal totale degli 
abitanti che li comprendono. Infatti gli S(MX) 
israeliti di Eoma e i 50(X) di Torino — le due 
più cosi)icue comunità israelitiche italiane — 
si riducono a proporzioni X3iù modeste di quelle 
di comunità minori, in rapporto alla poi)ola- 
zione complessiva delle due grandi città. 

Se in tutto il mondo gli ebrei sono da otto 
e mezzo a nove milioni, ed in Europa circa 
sei milioni e mezzo, l'Italia ne com])rende 
un numero relativamente molto minore che 
non , nella media complessiva , il resto del 
globo e che non, specialmente, l'intera Eu- 
ropa. 



— 324 — 

Cesare Lombroso riporta, nell'operetta l'J. «- 
tisemitismo e le Scienze modi me i due seguenti 
braui dell' opera Israel cliez les Xations di 
AnatoUo Leroy-Beaulien : 1. «Xon sono pas- 
« sate che poche generazioni da quando sono 
« cadute le barriere del ghetto e già un gTan 
« numero di Ebrei non solo si è stabilito nelle 
« nostre vie e nelle nostre città, ma ha invaso le 
« cattedre delle Università, le scene dei teatri 
« e persino le tribune delle nostre assemblee 
« i)olitiche.» — 2. « Gli ebrei hanno un bell'es- 
« sere fra noi una minorità infima, uno o due 
« per cento; in Italia e in Francia uno o due 

« per mille Per essere così pochi gli Ebrei 

< tengono dappertutto troppo posto; essi hanno 
« il torto di dimostrare che il numero non 
« è tutto; e il numero non lo perdona ». 

Informandosi allo stesso ordine di idee e 
dando anzi loro una forma più precisa, lo 
scienziato israelita scrive alla sua volta: «11 
« governo a base di suflragio universale tende 
« sempre più a far prevalere gli strati bassi 
« contro gli strati più elevati.... » — Via, per 
un socialista, la confessione ha un certo va- 
lore : ma si tratta di uno scienziato ! la con- 
siderazione mi fa ricorrere per analogia alla 



— 325 — 

niente nn proverbio del mio paese che dice 
che ai ricchi ed ai mascalzoni tutto e lecito; e ,i»li 
scienziati rappresentano hi ricchezza intellet- 
tuale ! — Eiprendo la citazione interrotta : 
« Allo stesso modo e per la stessa ra<iioiie 
« che, a pari merito, nn nobile, per il vecchio 
« rispetto che si ebbe nei tempi fendali ai 
« nobili, viene eletto deputato, a pari ragione, 
« con doppi meriti un ebreo avrà sempre il 
«voto contrario». 

Le constatazioni di fatto mostrano che le 
premesse valgono davvero le conseguenze! 

Infatti in Italia, dove abbiamo un deputato 
ogni circa 62000 abitanti, e perciò dove, se 
condo Lombroso, per gii ebrei dovrebbe es- 
sere una bazza poter avere un solo rappre- 
sentante politico , invece nella 20-^ legisla- 
tura se ne contano dieci in Parlamento. In 
Senato, il cui ingresso potrebbe essere con- 
teso agii ebrei da altri pregiudizii che non 
siano quelli delle masse popolari, su 340 mem- 
bri, sei sono israeliti. 

Veramente pare che Lombroso non debba 
essere preso troppo in parola in fatto d'arit- 
metica; ad esempio, tra pagina 51 e pagina 52 
della citata pubblicazione stampa in tutte 



— 326 — 

lettere — e ciò toglie il dubluo di mi errore 
tii)OgTafico — che gli ebrei in Italia « non 
souo che un iniliouesiiiio della popolazione » — 
Uu milionesimo? Trentuno, o treutadue fra 
tutti ? ! Alla larga dai dati elementarmente 
positivi e sperimentali dei grandi architetti 
di edificii scientifici basati per intero sul po- 
sitivismo e sullo sperimentalismo! 

Del resto, siccome questo svarione gli corre 
alla penna quando Lombroso intende porre 
in evidenza il patriottismo degli eljrei ricor- 
dando che, malgrado l'esiguo loro numero, 
8 erano fra Mille di Garibaldi, colgo il destro 
per ribattere una obbiezione che da tal fatto 
potrebbe dedursi a ciò che ho asserito in un ca- 
pitolo precedente a proposito della parte presa 
dagli el)rei nella vita politica d'Italia prima e 
dopo la rivoluzione. Xoto intanto che i Mille 
del 1800 in gran parte provenivano dalle re- 
gioni nelle quali già da un anno avea trion- 
fato la rivoluzione. E poi osservo che 8 su 
mille, o più veramente su circa 1200, se rai)- 
presentano una aliquota molto alta a con- 
fronto del rapporto tra il totale degli ebrei 
e il totale degli altri italiani, non corrispon- 
dono che ad un terzo circa del rapporto che 



— 327 — 

eonv tra i IH membri compresi nelle due Ca- 
mere legislative ed il totale dei senatori e 
dei deputati. Perchè la mia precedente as- 
serzione potesse essere colta in tallo bisogne- 
rebbe, o che questi 8 non fossero stati meno 
di 23, o che i 1<> si riducessero a non più 
di (\. E, non essendo ciò, mi valgo del diritto 
di convertire quella eventuale obbiezione in 
una casuale riprova del mio asserto. 



La proporzione della rappresentanza israe- 
litica in Parlamento non è, del resto, che un 
indice della rappresentanza israelitica nei con- 
sessi amministrativi, nei Consigli provinciali 
e comunali. Xei diciotto Comuni nei quali 
il numero degli israeliti tocca o supera il 
mezzo migliaio si conta una popolazione 
complessiva di poco piìi di 3 200 000 abitanti 
e sono 1050 i consiglieri comunali. Gli israeliti 
in quei Comuid sono circa 35 700, vale a dire 
quasi i nove decimi del totale degli israeliti 
italiani; ma non sono che dal 11 al 12 per 
mille del totale della popolazione. Invece i 
consiglieri municipali ebrei raggiungono il nu- 



— 328 — 

mero di 54, corrispondeudo così a più del 51 
per mille del totale complessivo degli ammi- 
nistratovi di quei muiiicipii. In altri termini, 
fra 1000 abitanti si contano 11 israeliti; fra 
1000 consiglieri comunali se noverano 51. 
I^on è dunque il caso di poter negare che 
la rappresentanza numerica non sia di gran 
lunga superiore negli ebrei che negli altri 
cittadini (1). — Ad ampia e generale confer- 
ma di quanto sono andato esponendo nei 
precedenti capitoli a proposito delle ^ ariate 
tendenze reciproche tra gli ebrei e le diverse 



(1) Ciò diiuostia che Tasserzioue di Lombroso è pre- 
cisamente il rovescio della verità. Del resto mi spiego 
l'errore. A Torino, dove da molti anni vive Loml)roso, 
SII 80 consiglieri comunali, imo solo sarebbe israelita. 
Siccome i 5000 ebrei, a Torino, corrispondono a circa 
un settantesimo della popolazione, le proporzioni nu- 
meriche sarebbero rispettate, per poco che esse deb- 
bano valere. Ma dal 1848 al corrente 1900, se le mie 
informazioni sono esatte, tre soli israeliti sarebbero 
entrati nel Consiglio Comunale di Torino. Questo fatto 
è una anomalia in confronto a quanto è accaduto nel 
resto di Italia. Ma il Lombroso non è andato più in 
là di quello che aveva immediatamente sotto gli oc- 
chi, e, generalizzando Teccezione, l'ha data per re- 
gola. Questa è una spiegazione del caso speciale, ma 
non è un buon sintomo per le base delle altre teorie 
della scuola del Loml)roso. 



— ;-!2i» — 

correnti politiclic, si noti die i consi<'lieri 
israeliti sono proporzionalmente più nume- 
rosi nei comuni — uno eccettuato — nei (inali 
nelle ]n\\ recenti eie/ioni hanno avuto il so- 
pravvento ra<licali, repubblicani e socialisti, 
alleati sotto il nome di partiti popolari, mentre 
qualche anno addietro ad una più larga rap- 
presentanza semitica Iacea riscontro una pre- 
ponderanza di costituzionali od anche, in «e- 
nere, di conservatori. 

È poi notevole la gelosia con la (luale gli 
israeliti intendono conservati i posti occu- 
pati dai loro correi igionarii. Se in un ufficio 
dove se ne contavano tre ne ponete quattro, 
la cosa è naturale : — « ma che ebrei ? ma 
che cristiani ! che cosa sono queste odiose 
distinzioni? non siamo tutti italiani del pa- 
ri? » — Provatevi invece a porne tre dove 
erano in quattro , e ciò unicamente perchè 
non avete sotto mano la persona più adatta, 
senza nessun preconcetto, o, tutt'al più, col 
semplice preconcetto di non voler riconoscere 
una specie di trasmissione di privilegio in- 
giustificato : allora vedrete il rovescio della 
medaglia; sembrerà che abbiate violato un 
diritto acquisito, che abbiate commesso una 



- 380 — 

menomazione ostile. Il non ebreo clie succeda 
in una carica ad un ebreo passa per solito agli 
occhi degli altri ebrei per un usurpatore : pa- 
zienza se si tratta di un avversario ricono- 
sciuto ! ma peggio poi se appartiene allo 
stesso partito politico od amministrativo del 
predecessore ! 

Riguardo agli uffici elettivi , per quanto 
largo sia il suffragio anche in Italia, non bi- 
sogna però dimenticare che la rappresentanza 
popolare si concreta attraverso al corpo elet- 
torale. Per tale considerazione le proporzioni 
numeriche stabilite teste restano d'alcun poco 
modificate e viene accresciuta 1' importanza 
politica immediata degli israeliti. Per la mag- 
giore agiatezza, per la diffusione di gran lunga 
inìi grande della cultura elementare , e per 
una più viva sollecitudine dei proprii diritti 
gli israeliti forniscono un numero proporzio- 
nalmente maggiore d' elettori. Xou sono in 
grado di citare cifre precise; ma mi pare di 
non essere lungi del vero supponendo che 
tale più alta percentuale d' elettori in con- 
fronto al totale dei cittadini possa valutarsi 
dal 20 al 30 per cento. A simile stregua, per 
valore politico proprio elementare e diretto. 



— 831 — 

gli israeliti starebbero iu confronto al totale 
degli italiani come uno a <)(K) o forse anche 
a 500, anziché come uno a 750 o ad 800. Ohe 
se poi quella differenza del 20 o del 80 per 
cento, riferita al totale della popolsizione, ve- 
nisse riportata ai soli possil>ili elettori, con 
esclusione cioè delle donne e dei minorenni, 
allora la frazione aumenterebbe di valore al 
dinmiuire del dei'ominatore che non sarebbe 
più né 600 , ne 500. — Tuttavia , malgrado 
queste considerazioni e queste constatazioni, 
non è che in piccolissima parte che si può com- 
misurare r influenza politica degli israv'liti 
come al numero di voti loro proprii dei quali 
possono disporre nelle elezioni. Proporzional- 
mente, è sempre molto maggiore l'importanza 
numerica dei rappresentanti di quella dei rap- 
presentati , e non è pertanto dalla seconda 
che si possa, se non iu piccolissima parte — 
e, solo poi in modo meno indiretto, nei con- 
sessi amministrati-'i — far derivare la prima. 



* 

^ * 



L' importanza politica degli ebrei deriva 
dalla loro importanza sociale, ed anzi in certo 



— 332 — 

modo può apparire come una ipertrofia di 
tale importanza, sociale prodotta dall' attitu- 
dine mirabile degli ebrei a trarre il uiaggiore 
effetto utile delle varie loro facoltà : l'efficacia 
X)olitica, estrinsecandosi mercè le azioni e le 
reazioni degli uomini, può , meglio di ogni 
altro, avvantaggiarsi di tale attitudine. 

Xon tutto, certamente, ciò che ha carattere 
sociale ha carattere politico; ma tutto ciò che 
ha carattere politico deve, più generalmente, 
avere carattere e fondamento sociale. Diver- 
samente, la politica non sarebbe che una ma- 
novra di furberia, od un ozioso e jjoco corretto 
passatempo; qualche cosa di meuo serio e di 
molto meno dignitoso del giuoco degli scac- 
chi, o del giuoco del bigliardo, o magari dei 
giuochi di borsa. C'è chi crede che la politica 
sia appunto una cosa di tal fatta; ma in tal 
caso si scambia colla sostanza una fatua acci- 
dentalità, si ammette che le faccie del polie- 
dro, non tutte senza dubbio terse e levigate 
ad un modo, siano invece uguali tutte alla 
più scabra e alla meno pulita. 

Do])o avere accennato all'importanza più 
palese degli israeliti come membri del par- 
lamento o dei consessi amministrativi rap- 



— 33^ — 

presentanti le collettività di aspetto politico 
nel più generico signitìcato di (inesta parola,, 
si j)nò intravedere la vera importanza i)oli- 
tica degli ehrei passando dall'uno all'altro 
di quegli ordini o di (luegii istituti nei (piali 
il carattere i)olitico può apparire in modo 
sempre meno dittuso, cioè con minore pre- 
valenza propria. Quegli ordini , (piegli isti- 
tuti, od altro che dir si voglia — giacché non 
trovo la parola abbastanza comprensiva e ab- 
bastanza determinata che si adatti a tutti ab- 
bastanza bene — io designerei con questa suc- 
cessione : commercio ed industria, professioni 
libere, uffici i ed impieghi semiprivati, ufficii 
pubblici e magistrature, insegnamento, isti- 
tuti di carattere politico o semipolitico, gior- 
nalismo. 



* 



Xel primo gruppo —commercio ed industria^ 
e professioni libere — il carattere politico ge- 
nerico risulta dal fatto che esso gruppo, non 
solo è compreso, ma ha una azione partico- 
larmente efficace in queirinsieme di ordini 
sociali che vengono designati col nome di 
classi dirigenti. Il carattere politico speciale 



— 334 — 

invece non è che accidentale o, meglio, ca- 
sualmente personale. Ad un uomo che abbia 
volontà, od anche semplice tendenza, a spie- 
gare una azione politica , se commerciante, 
o medico, o avvocato, potrà fare buon giuoco 
avere sotto mano una clientela sulla quale 
poter esercitare un ascendente politico: ma 
non per questo dovrà dirsi che 1' esercizio 
dell'avvocatura e, meno poi, quello della me- 
<iicina o del commercio rivestano un carat- 
tere politico. — Ohe nella industria e molto 
più poi nel commercio gli israeliti predomi- 
nino in modo che solo lo scarso loro numero 
in confronto al numero di tutti gii altri cit- 
tadini non permette di dire assoluto, è cosa 
tanto nota da rendere ozioso il soffermar^ 
visi. Ma giova osservare come gii ebrei, te- 
nuti prima della rivoluzione fuori della pos- 
sibilità dell'esercizio delle professioni liberali, 
non solo si siano poi rapidamente messi al 
paro delle altre classi borghesi, ma di giorno 
in giorno divengano più numerosi. Anche 
togliendo dal totale delle popolazione del 
Eegno tutti gii abitanti delle campagne — e 
con le tendenze di far percorrere ai figliuoli 
i corsi scolastici non avremmo ragione di 



— 335 — 

toglierne die una parte — voi trovate che «ili 
ingegneri e, forse più ancora, i medici e gii 
avvocati ebrei sono proporzionalmente in nu- 
mero molto più cospicuo che non i battezzati. 
Bisogna dunque dapprima attribuire agli 
ebrei quella importanza politica indetermi- 
nata, generica — e che pur alle volte può ser- 
vire da feconda niatrice ad una importanza 
politica concreta e personale — che loro de- 
riva non solo dalla maggiore ricchezza e dalla 
ancor maggiore operosità , ma eziandio dal 
posto relativamente? largo che occu])ano in 
seno alle classi elevate, o dirigenti che dir 
si voglia. 

Anche nel secondo gruppo — ufflcii ed im- 
pieghi semiprivati — gli ebrei, sempre in re- 
lazione al loro numero complessivo in Italia 
e più particolarmente nelle città nelle quali 
sono meno esigue sono le loro colonie, rap- 
presentano una percentuale manifestamente 
alta. Date una occhiata alle società anonime 
ad esempio, alle multiformi società di assi- 
curazioni, guardate specialmente le associa- 
zioni cooperative nella lor parte pratica e 
più nell'adempimento delle funzioni diret- 



— 336 — 

tive, e vedrete quanta parte vi abbia l'ele- 
uieDto israelita. Xou si vorrà certo dire che 
simili istituti abbiano coiueechessia un carat- 
tere politico; ma gioverà notare clie la im- 
personalità — nel senso non giuridico ma, 
come si dice, fisico del vocaì)olo — e i rap- 
porti di genere semi pubblico di quelle isti- 
tuzioni con gTan numero di persone concor- 
rono a conferire una certa predisposizione 
alla infiltrazione di influenze politiche. Del 
resto, meno una cosa è di natura privata e 
pili è suscettibile d'assumere quelle tendenze 
politiche che hanno la loro base nei rapporti 
non solo per sentimenti, ma anche per inte- 
ressi pubblici: pubblici almeno parzialmente 
— cioè non esclusivamente privati — tra uo- 
mini e uomini. 

Gli ufficii pubblici, la magistratura, l'eser- 
cito, si dice che debbono essere completa- 
mente estranei alla politica. E il concetto 
come si intende comunemente, è tanto giu- 
sto che solo per esso uno Stato più aggirarsi 
intorno a quei due cardini di un reggimento 
ideale che sono l'ordine e la libertà, vale a 
dire la garanzia di tutti i dritti proprii dei 
singoli cittadini e, per conseguenza neces- 



— ASI — 

saria, il rispetto a tutti i diritti altrui. Ma 
bisogna intendersi sul valore delle parole. Se 
limitiamo la parola politica al solo significato 
partigiano che comprende quelle arti per le 
quali — uso le espressioni di Gaetano Mosca — 
un uomo od una classe sperano d'arrivare a 
disporre del supremo potere in una data so- 
cietà, o a difendersi contro gli sforzi di co- 
loro che li vorrebbero surrogare, allora il de- 
mleratum testé esposto è inteso in un senso 
commendevole ed accettabile perchè pratico. 
Diversamente quel de.sideratìim mancherebbe 
di base concreta. L'esercito infatti e la ma- 
gistratura e le gerarchie dei funzionarii non 
essendo, e non potendo essere che solo par- 
zialmente corpi tecnici , hanno caratteri di 
corpi politici, ma con indole politica allatto 
diversa da quella precisata testé e rispetto 
alle quale quei corpi debbono conservarsi 
immuni da ogni tendenza politica attiva o, 
tìn dove è possibile ! passiva. — Malgrado un 
certo numero di cognomi comuni a famiglie 
cristiane e a famiglie Israelite e malgrado 
la «.'ura posta da alcuni ebrei di rigettare 
l'incomodo peso — la frase é riportata da uno 
scrittore ebreo — di un cognome designante 

E. KiGHisx — Antisemitismo e semitismo. 22 



— 338 — 

la stirpe, alterandone, se non altro, la desi- 
nenza o la composizione sillabica , tuttavia 
una rapida corsa per gli Annuari dei varii 
dicasteri nei quali si suddivide l'Ammini- 
strazione dello Stato fa vedere come anche 
in questa il numero proporzionale degli israe- 
liti ecceda il loro rapporto aumerico al to- 
tale della popolazione del Eegno. Eicordiamo 
che, perchè ciò non fosse, bisognerebbe che 
solo ogni 750 od 800 nomi ne trovassimo uno 
di rivelazione semitica. — Se, p. e., come ho 
letto, ma non ho potuto verificare con una 
certa sicurezza, si contano 163 ufficiali israe- 
liti nell'esercito italiano, essi su un totale 
di circa 14000 ufficiali starebbero in un rap- 
porto circa 9 volte maggiore di quello nel 
quale il totale degli israeliti sta al totale 
della popolazione del Eegno. 

Separatamente dagli altri uffici pubblici ho 
creduto di dover considerare l'insegnamento, 
perchè se su molte cattedre la politica non 
può intrudersi che di straforo o violente- 
mente, per incosciente invadenza o per ine- 
scusabile disonestà, in altre invece essa si 
asside come in sede propria. Parlo, ben in- 



— 339 — 

teso, e come, dopo (luaiito ho detto i)oco ad- 
dietro, non occorrerebbe torse ripetere, della 
politica nel significato più largo, più sereno, 
meno i)artigiano della parola. L'ufficio di in- 
segnante nelle prmie cattedre ora accennate 
non ha altro carattere politico che quello 
indeterminato di concorso all'opera ed alla 
formazione delle classi dette dirigenti. È al- 
l'insegnamento impartito dalle seconde che 
si riferisce la distinzione speciale per la quale 
credo vada segnalata la funzione politica 
dell'insegnamento. — Le scienze giuridiche e 
più le scienze filosofiche e le scienze econo- 
miche e sociali — dico le scienze per adattarmi 
all'uso e per non offendere i pregiudizii col 
rifiutare la espressione preferita dai cultori 
di ciascuna di esse; ma direi più volentieri 
le discipìiiw — se non si possono ritenere ne- 
cessariamente impregnate di politica, bisogna 
riconoscere che è come lo fossero, perchè con- 
tengono in se il germe dal quale nello stu- 
dioso si svilupperà il pensiero politico : se 
quel pensiero troverà nel sentimento il ter- 
reno adatto determinerà, o concorrerà a de- 
terminare, il carattere politico del cittadino. 
Nell'insegnamento secondario e più nell'in- 



— ?40 — 

segnamento superiore gli israeliti portano uu 
largo contributo agli studii ed alla divulga- 
zione degli studii delle discipline economico- 
sociali. Per quali ragioni in quegli studii pre- 
domini un imlirizzo che in complesso fa capo 
alla scuola socialista , non è qui il caso di 
approfondire. Mi basterà accennare quale sia 
l'errore fondamentale di quella scuola. Esso 
consiste nel poggiare su affermazioni che non 
reggono alla constatazione di fatto, credendo 
d'aver preso a base dati sperimentali indi- 
scussi. Il bello poi è che quando alcuno de- 
gli adepti riconosce errate quelle affermazioni, 
la scuola non se ne dà troppo pensiero : se- 
guita a ragionarvi su, elevandosi ad una se- 
rie di deduzioni e approfondendosi in una 
altra serie di induzioni , come se quelle af- 
fermazioni fossero tuttora il più solido punto 
d' appoggio ! Ripeto ancora una volta che 
alla scienza di questi astrologi e alchimisti 
del pensiero mi pare si possa applicare il 
verso dantesco : « e muta nome perchè mu- 
ta lato !» — E non solo gli economisti ed i 
sociologi israeliti danno opera concomitante 
a quella della maggioranza degli economisti 
e più dei sociologi a diffondere le dottrine 



- 3+1 — 

og'^i (li moda, ma concorrono ]iei- indole del 
loro ingegno a determinare e consolidare tale 
moda. La tendenza a fantasticare e le altre 
ragioni per le quali abbiamo visto che il pen- 
siero israelitico s' adatta naturalmente alla 
concezione socialista — mentre invece 1' in- 
teresse israelita non vi si acconcia die ac- 
cidentalmente, o lascia credere di acconciar- 
visi per non acconciarvisi poi di fatto — fau- 
no degli insegnanti israeliti di materie econo- 
miche e sociologiche i meglio autosugge- 
stiouati fra gli apostoli della demolizione e 
della ricostruzione sociale. — Permettetemi 
una citazioue tipica: « Il y a des riclies et 
« des pauvres , des millionuaires oisifs qui 
« dissipent leur fortune daus les vices, tan- 
« dis que des ouvriers laborieux et houné- 
« tes meurent de faim laute d' ouvrage ; ce 
« fait Seul accuse la société, tont cornine Ve- 
« xistence des inégaUtés naturelles, non seu- 
« lement entre les hommes mais entre les 
« aniììmiiz, accuse la creation : cela sante aux 
« yeux du moins clairvoyant. » 

Questo scrive un sociologo israelita, il Na- 
quet, con la mente educata dalla meno fan- 
tastica delle scienze, dopo la matematica pura, 



— 34:2 — 

la chimica : ho detto tipica la citazione per- 
chè le parole trascritte in corsivo mi pare 
che mostrino come riflesso la speciale con- 
formazione dell'ingegno semita. Leopardi im- 
preca contro la natura; ma è positivista nel 
riconoscere la dolorosa impotenza umana : 
il sociologo israelita, con una curiosa miscela 
di formalismo concreto e di idea prosuntuo- 
samente fantastica, la mette in istato d' ac- 
cusa, facendo quasi supporre di poter aver 
in mente le norme per la sua correzione ! 

Finalmente, e in modo specificamente più 
positivo, l'importanza politica degli ebrei vuol 
essere valutata in ragione della parte che 
essi hanno negli istituti — temporanei o più o 
meno permanenti — di carattere o semi poli- 
tico, od anche decisamente politico, secondo 
il più comune e più spicciolo significato del 
vocabolo, e nel giornalismo. — Rispetto a que- 
gli istituti, io non ho qui che a riportarmi 
ai due ultimi precedenti capitoli a proposito 
della massoneria e del rapporto che hanno 
con essa, o della parte che hanno in essa 
gli israeliti ; od anche soltanto dei rapporti 
morali con essa e della parte indiretta che 



— 343 — 

in essa fa assumere a^li israeliti l'antagoni- 
smo fra massoneria e partito clerieale , fra 
ebrei e clericali. 8i dice che gii amici dei 
nostri amici sono amici nostri ; ma forse 
sarebbe più conforme al vero , all' umana 
natura, il dire che nostri amici sono quelli 
che con noi hanno comuni i nemici. — Ri- 
guardo al giornalismo, se pure l' importan- 
za politica che esso ha sia inferiore a quella 
che comunemente si crede che abbia o che 
esso vorrebbe avere, tuttavia non si può non 
fare ad esso una larghissima parte nella vita 
politica del paese; e siccome gli ebrei hanno 
una ingerenza, grande o piccola , nel mag- 
gior numero di giornali dal Tevere in su, 
non clericali, che non siano d' indole e dif- 
fusione affatto locale — ed anche questo con 
esclusione dei centri minori nei quali gii israe- 
liti formino un nucleo abbastanza conside- 
revole — così la stampa quotidiana e perio- 
dica è strumento efficacissimo della influenza 
politica degli ebrei. 



Con benevola ironia Anatolio Leroy-Beu- 
lien ha scritto — come ho citato più sopra — 



— 344 - 

e Lombroso riporta con manifesta legittima 
compiacenza che « per essere così pochi gli 
<: ebrei tengono dappertutto troppo posto; 
« essi hauno il torto di dimostrare che il nn- 
« mero noD è tutto, e il non lo perdona. » 

Questa osservazione fa riscontro alla escla- 
mazione più generica dell'israelita parigino 
che ha troppo sapore di verità per noQ essere 
giudicata autentica, e che ho pure avuto oc- 
casione di riferire : « dans dix ans, je ne sais 
« pas comment un chretien fera pour vivre.» 

L'intonazione è tanto diversa che si direbbe 
che mentre il cristiano ha voluto mettere 
in buona luce gli ebrei, l'ebreo invece si è 
seutito così sicuro del fatto suo da potersi 
permettere di fare o di provocare dell' anti- 
semitismo ! 

Del resto che gli ebrei abbiano ragione di 
dimostrare che il numero non è tutto, è in- 
discutibile; uìa è vero altresì che riescono a 
farsi — ncm importa poi se di buona o mala 
voglia — perdonare d' essere e ancor piìi di 
contare molto più di quanto non starebbe in 
relazione diretta ne col loro numero, né con 
la loro relativa ricchezza, né col loro merito 
intellettuale o morale, uè con la loro opero- 



— 345 — 

sita. Essi sanno valere in ragione composta 
di queste doti in modo che l'efficacia dell'una 
arccresce l'efficacia dell'altra. 

E così essendo in pochi paiono in molti e 
valgono per moltissimi; nella politica, non 
meno che in parecchie jdtic manifestazioni 
della vita che esorbitino dalle azioni stretta- 
mente private. 

Nella Conquéte jacobine Ippolito Taine ri- 
duce a pochissime migliaia il numero dei 
Giacobini che in un regime della più ampia 
e più sfrenata libertà dominarono la Francia 
e parvero agli occhi del mondo e paiono an- 
cora agli occhi, non della storia — la storia 
potrebbe accontentarsi d'essere cieca! — ma 
di parecchi storici, aver formato^ se non la 
maggioranza assoluta , certamente una co- 
spicua minoranza della popolazione francese. 
La condizione dei sentimenti e delle azioni 
dei giacobini rispetto al popolo francese, del 
quale essi faceano parte integrante, non ha 
nulla a vedere con la condizione degli ebrei 
rispetto al popolo italiano del quale fanno parte 
integrante. Quelli erano un partito essenzial- 
mente politico e non avrebbero confessato 
d'esser altro; ({uesti sono una comunità nella 



— 346 — 

(jnale il carattere politico non è che acces- 
sorio e iiou si manifesta che come tendenza 
predominante in uno o in un altro senso tra 
loro e quasi coordinato ad un più generale 
bisogno di ])remineuza, o di difesa contro osti- 
lità immaginarie. 

Ho richiamato l'attenzione del lettore sul 
poderoso lavoro del Taine solo per dissipare, 
con un esempio autorevole, i dubbii che, non 
potendo avere per oggetto il numero effet- 
tivo degli ebrei, tendessero ad infirmare, come 
ilusoria od esagerata, la constatazione della 
loro importanza nella vita politica della ina- 
zione. 



PARTE QUINTA. 



OoiiLOlt_xjsion.e 



Un aueddottì troppo .significativo — Giuoco pericoloso — Una 
sentenza e ima dichiarazione — Considerazioni oggettive 
e soggettive — Pretese legittime e pretese eccessive. 

Dall'iusieme delle considerazioni fatte se- 
gnatamente nella seconda e nella quarta parte 
di questo scritto mi pare che emerga mani- 
festa la diiferenza dei rapporti che passano 
tra il semitismo e l'antisemitismo sociale e i 
rapporti che intercedono tra il semitismo e 
l'antisemitismo politico. 

Nel campo piìi vasto dei fenomeni sociali 
è 1' anti semitismo e non il semitismo, che ha 
importanza; nel campo più ristretto dei feno- 
meni politici quello che ha importanza è invece 
il semitismo, e non Fanti semitismo. Le parti 



— 348 — 

si scambiano ed insieme iu certa guisa si 
completano. Xon posso però aggiungere che 
c<mipletandosi si neutralizzino. A quello che 
l'antisemitismo sociale ha di larga diftusione, 
di scarsa intensità e di discutibile efficacia 
concreta, nel semitismo politico fa riscontro 
ciò che vi si trova di azione ristretta, pra- 
tica e pertinace. In fondo , P antisemitismo 
sociale non sa che cosa voglia; il semitismo 
politico si guarda bene dal confessare che 
cosa possa volere. La confessione sarebbe 
odiosa, sarebbe ridicola e forse non sarebbe 
sincera; volendo essere sincera, peccherebbe 
per eccesso. — Un giorno un fanciullo di ric- 
chissima famiglia cristiana — non, si noti, di 
quelle che di fronte a un cospicuo patrimo- 
nio abbiano una somma, grande o piccola, 
di debiti — avea giocato con un coetaneo di 
di una famiglia israelita ricca essa pure a 
milioni , ma notevolmente meno dell' altra- 
Partito l'amico, il bambino cristiano dice alla 
madre: «è vero, Mamma, che un giorno il 
nostro palazzo, e il parco, e gli equipaggi 
sarà tutta roba di quel mio amico?» — « Ohi 
ti ha dette queste sciocchezze? » risponde la 
signora — « M'ha detto lui che il suo babbo 



— 849 — 

va (liceiido spesso che questo ed altro a poco 
a poco tutto deve diveutar loro » — Ah, gli 
enfants te>'rihles! 

L'aueddoto, del quale posso garentire l'au- 
t-enticità, rappresenta un caso (puisi patolo- 
gico di cupidigia e di megaloniania. ^Nla i)er 
esso si rivela una buona \y<ivte della tìlosofia 
dell'auti semitismo sociale e del seniitismo po- 
litico e si mettono a nudo le reticenze dell'uno 
e dell'altro. Se una famiglia va a male, va a male 
per disgrazia o per colpa ju'opria; non sono 
gli ebrei che la tacciano andare a male. Gli 
ebrei saranno più abili «legli altri nell'appro- 
fittare di quello che per tale famiglia è già 
irremissibilmente perduto. Quando sono ri- 
masto in camicia, me ne do\i*ebl)e proprio 
imi)ortare molto che sia stato Sem, Cam, o 
Jafet a rimpannucciarsi coi miei vestiti? — 
Io ho conosciuto una persona, proprietaria 
di terreni , i cui interessi zoppicavano. Mi- 
nacciata di atti giudiziali, essa guardava con 
indubbia antipatia un certo tale col quale non 
avea avuto mai rapporti d'interessi. Si era 
fitta in capo che quel tale potesse in un av- 
venire non lontano essere nominato sequestra- 
tario giudiziale dei suoi fondi, perchè altre 



— 350 — 

volte egli avea con soddisfazione degli inte- 
ressati adempiuto simili incarichi : ciò era 
più che suftìcente per renderlo uggioso al 
proprietario pericolante. Ebbene: l'auti-semi- 
tismo sociale, con aspetto più particolamente 
economico, assomiglia molto da vicino al sen- 
timento che turbava quel i)roprietario. 



Eppure mi conviene ritornare a quell'aned- 
doto che , nella sua esagerazione , direi ti- 
pico. Xella sfrenata cupidigia di preminen- 
za è infatti una parte dell' essenza del se- 
mitismo politico. Le altre tre parti, quelle 
che determinano l'indirizzo concreto del se- 
mitismo politico, sono date : da un innocente 
processo di auto-suggestione ; da una defi- 
cenza di quel coraggio — personale , o civi- 
le — genuino che non si esplichi mercè la 
paura d'aver paura; dalla coscienza della te- 
nacità, della resistenza, della duttilità della 
stirpe. 

Non mi soffermerò sulla seconda e sulla 
terza; nulla oltre l'accenno sommario potrei 
dedurre da quanto ho scritto nel corso del- 



— ;i5i — 

l'opera. Se mai volessi, tutt'al [>iii , c«>ii po- 
chissime parole suggellave la frase che ac- 
cenna ad un processo di autosuggestioue, 
dh'ei che per esso si spiega quanto ho atter- 
mato testé, e cioè clic una confessione dei 
propositi che io chiamerei virtuali del semi- 
tismo non sarel)l)e sincera perchè nou rie- 
scirebbe a non peccare d' eccesso. Il regno 
dei sogni uou è il regno della realtà: a nes- 
suno potete far coljja di quanto egli abbia 
per avventura fantasticato in un momento 
di buono o di cattivo amore. Aggiungerei 
poi che in quella frase troverei contenuto il 
nocciolo dei pensieri e dei sentimenti degli 
israeliti inclinati, o disposti ad inclinare, verso 
un assetto economico-sociale che si rivela in 
assoluta contraddizione coi loro interessi. Po- 
nendo infatti schematicamente la questione, 
si ha : il collettivismo è l'essenza genuina del 
socialismo; il collettivismo è l'antitesi neces- 
saria del sistema capitalistico a base di pro- 
prietà privata; gii israeliti rappresentano la 
quintessenza di tale sistema : er(/o... ! — Sic- 
come in molti debbo riconoscere una indi- 
scutibile buona fede — una buona fede attiva, 
o accidiosa; di chi ha riflettuto, o di chi ha 



— 352 — 

accettato una opinione quasi a casaccio, se- 
condo l'andazzo — così mi occorre combinare 
tale buona fede con una dose potente di au- 
tosuggestione per rinvenire un altro ergo che 
faccia contrappeso a quello che ho messo iu 
evidenza teste. 

La coscieuza infine della resistenza, della 
tenacità, della duttilità della stirpe permette 
agli israeliti di giocare politicamente un giuo- 
co strauoe pericoloso: di schierarsi cioè coutro 
il loro interesse, e ciò uel loro stesso inte- 
resse. 

Gli israeliti da uua possibile rivoluzione 
sociale tutto hanno da perdere e uulla da 
guadagnare. Sarebbe, ho già detto altra volta, 
uua colossale mistificazione quella rivoluzione 
che dovesse profittare , od anche semplice- 
mente non nuocere, a chi trae il maggior van- 
taggio dal sistema che si vuol rovesciare ! E 
badate che io non dico che ciò non sia pos- 
sibile : dico che mi pare di non doverlo qui 
supporre , volendo rimanere nel campo del 
verosimile, o, almeno^ aggirarmi in un or- 
dine di idee uel quale non ci dol)biamo smar- 
rire né io, uè il lettore. — Come si spiega 
dunque che gii israeliti così a cuor leggero, 



— H58 — 

con tendenza ouni i^iorno più manifesta, mo- 
strino la loro preferenza per la parte ijolitica 
ohe (lei temi)estosi o dei placidi ti-amonti del 
sistema capitalistico fa il suo [)rogTamnia? 

Drnniont dà una risposta categorica : « per 
« imprimere al movimento rivoluzionario la 
« direzione che loro conviene >. — Chi cre<la, 
come crede l'autore, d'avere dimostrato che 
hi spiegazione, per quante» spiccia ecom]>les- 
sa, non è giusta , ne deve cercare un' altra 
che appaghi a sufficienza e clie regga alle 
obbiezioni che le possono essere mosse. Io 
dunque troverei quella spiegazione nelhi co- 
scienza — non importa poi se adeguata, o 
eccessiva e perciò destinata a delusioni — 
che gli israeliti hanuo della tenacità, della 
resistenza, della duttilità della loro stirpe. E 
spiego la mia asserzione. 






« Campa cavallo che l'erba cresca ! uè per 
oggi, uè per domani, la rivoluzione sociale 
non si fa ! Pensiamo all' oggi , pensiamo al 
domani; a suo tempo penseremo al poi. Come 

E. RiGHiNi — Antisemitismo e semitismo. 23 



— 1^5 4- - 

siamo in ^ia<l<> di provvedere, uoi meglio di 
tutti gli altri, all'oggi e al domani, noi riu- 
sciremo, meglio di tutti gli altri, a cavarci 
d'impaccio quando all' oggi e al domani sar 
ranno succeduti i giorni che oggi si mi- 
nacciano. E poi, i giorni che si minacciano 
saranno così brutti come oggi si immagi- 
nano ! Cerchiamo dunque d' accomodar- 
ci oggi come meglio ci conviene ; faccia- 
moci perdonare la realtà assumendo una par- 
venza che la dissimuli; procuriamoci quella 
tranquillità e quelle soddisfazioni che ci è 
dato raggiungere nelle condizioni presenti; 
studiamoci anzi di provvedere all' avvenire, 
non per quanto a noi non è dato, ma per 
quanto può dipendere da noi, stornando cioè 
dal capo nostro, dal capo dei nostri Agli le 
odiosità derivanti da quell'assetto economico 
del quale la speciale nostra attitudine ci per- 
mette di usutruire più e meglio degli altri 
cittadini ». 

Io non ho mai udito nessun israelita ra- 
g'ionare così; mi è anzi non facile — eppure 
qualche volta mi accade — d'andar cogliendo 
a volo in qualche loro scritto, in qualche 
discorso, una frase staccata, una parola im- 



- 355 - 

prudente, che mostri una diretta urovi'nicnza 
da un ragiona mento di tal fatta. E[)i)ure (jue- 
sto ragionamento, o meglio, l'essenza neces- 
saria di (|uesto ragionamento deve essere in 
fondo alla mente degli israeliti : non di po- 
chi, non di molti, ma di moltissimi israeliti. 
Xon di ])()clii, dico; cioè non soltanto e non 
di tutti coloro che dalle cattc^dre , dalle tri. 
bune, dai comizii propugnano la rivoluzione, 
l'evoluzione fatale ecc. ecc. ; non di molti, 
dico pure; cioè non di coloro che sempre più 
numerosi simpatizzano — d'una simpatia at- 
tiva o passiva — pei |)artiti socialisti, o, in 
genere , pei partiti che assumono atteggia- 
menti socialistoidi; ma di moltissimi. E dico 
questo perchè solo così mi riesce di spiegare 
la larga tolleranza che istraditi legati per 
convinzioni, per tradizioni , a partiti opposti 
dimostrano pei loro correligionari che mili- 
tano nelle lìla nemiche. È strano che gente 
attaccata all'interesse, al guadagno, come nes- 
suu'altra, sia così indulgente verso chi predica 
la spogliazione degli abbienti, la distruzione 
dei profìtti ecc. È strano, e non mi riesce di 
spiegar ciò che in due modi : 1. che gii uni — 
replico e riassumo, — gii ebrei conservatori, 



— 356 — 

uon prendano gli altri, i rivoluzionarli, troppo 
sul serio; 2. che gli uni e gli altri intuiscano 
a grandi linee l'opportunità di sovrapporre 
un interesse momentaneo a un interesse per- 
manente, quando chi lo sovrappone abbia la 
fiducia poi, al cessare di quello, di suscitarne 
un altro e poi un altro ancora e così via via, 
in modo da eludere l'efficacia dell'interesse 
X)ermanente o da riuscire infine, quando farà 
bisogno, a collegare di nuovo l'interesse mo- 
mentaneo col pernianente e a riprendere la 
strada maestra. 

È dunque, ripeto, la coscienza della tena- 
cità, della duttilità, delia resistenza della loro 
stirpe che, anche in quel campo dell'interesse 
che ha tanta parte in tutte le azioni umane, 
permette agli israeliti di schierarsi con chi 
combatte l'interesse loro, contro coloro che 
hanno lo stesso loro interesse. 

Il giuoco bisogna riconoscere che è peri- 
coloso : riuscirà bene ? Ho già detto la mia 
opinione : io credo di no. Io penso che l'in- 
dirizzo che il semitismo politico va prendendo 
a favore di una corrente polit'ca che uon è 
quella il cui sopravvento possa, a mio parere, 
riuscire proficuo né agli interessi collettivi 
ed a quella grandezza della nazione che è 



— 857 — 

indice e sintesi della iiia'^giore inosperità e 
della maggiore virtù dei cittadini, né agli in- 
teressi ed alla felicità di (|uelle classi lavo- 
ratrici a vantaggio delle (jnali si protesta 
di voler cambiar taccia al mondo, io penso 
— atternio di nuovo — che quell'indirizzo 
del semitisnio, conu' è nocivo al paese, così 
non i)ossa far ottenere che eftimeri successi 
alla comunità che lo segue. 



« L'antisemitismo è il socialismo degli im- 
becilli ». Questa sentenza uscita (hdla penna 
di uno scrittore ebreo il cui nome è circon- 
dato di grande i>restigio, potè essere accolta 
come una formula diriuiente, a contrariis, ogni 
antitesi tra semitisnn) e socialismo. Ma in 
realtà, la seutenza, pur racchiudendo molta 
verità , non dice nulla riguardo a tale anti- 
tesi, perchè essa non ha una reciproca che 
le si attagli : sarebbe infatti solo in una im- 
maginaria reciproca che potrebbe contenersi 
quello che da essa si credè di dedurre rela- 
tivamente all'accennata antitesi. Di fronte a 
quella proposizione bisognerà invece ricor- 



— 358 — 

dare clie stii sociali tedeschi liaiiDo procla- 
mato « il (carattere rivoluzionario dell' anti- 
« seiiiitismo che eccitando la classe media ed 
« i contadini contro i capitalisti , fa ricouo- 
« scere ecc. ecc ». — A me pare di poter ri- 
portare tanto quella sentenza, quanto que- 
sta dichiartizione alle conseguenze contenute 
nel presente capitolo. La prima è completa- 
mente vera in quanto riguarda l'antisemiti- 
smo sociale. La seconda si adatta mirabil- 
mente a ciò che penso e che sono andato 
esponendo riguardo al semitismo politico : 
peggio per questo se vuol chiudere gii orec- 
chi per non sentire la minaccia che prorom- 
pe da quella dichiarazione e se non ne mi- 
sura tutta la pcntata. 



* 



Credo infine opportuno di mettere in eviden- 
za, ripetendola, una frase scritta poco addie- 
tro, e darne ragione. Ho deplorato l' indirizzo 
che va prendendo il semitismo politico; l'in- 
dirizzo del semitismo , ho detto , non il se- 
mitismo in sé. 

Semitismo è lo spirito che informa quel- 



— Só\) - 

l'associazione iiatuialc che i vincoli di razza 
mantengono tra gli ebrei. Si iK)trebbe dire che 
per vsè stesso il semitismo non è né un beue, 
uè un male, od anzi bisognerà giudicarlo 
piuttosto un bene che un male <iuando si 
consideri la spontaneità naturale dei senti- 
menti dai quali esso rii)ete la sua origine. Ma 
allorcliè il semitismo assuma un carattere po- 
litico, questo carattere formerà argomento di 
un giudizio oggettivo e soggettivo per parte 
di chi lo consideri : oggettivo in ragione 
della sua maggiore sincerità intrinseca, cioè 
in ragione, non tanto della sincerità della 
fede politica della nuìggioranza degli ebrei, 
quanto della consonanza di quel carattere con 
le tendenze genuine del semitismo stesso; sog- 
gettivo, in relazione ai criteri ed ai senti- 
menti secondo i (juali P osservatore è favo- 
revole o contrario all'uno o all'altro indirizzo 
politico. 

Date da una parte le iiresenti tendenze po- 
litiche generali cozzanti nel mondo civile e 
quelle speciali della nostra nazione e date dal- 
l'altra le condizi<mi di interesse, di pensiero e 
di sentimento che imperano nella comunità 
israelitica italiana, è spiegabile come il se- 



— :^60 — 

mitismo [)()Iitic*o possa csseic attratto v<m"so 
i partiti conservatori ed insieme subire le 
seduzioni dei partiti rivoluzionari : ma , nel 
risultato ultimo, parrebbe che i primi doves- 
sero essere di gran lunga prevalenti. E se 
invece si riscontra che tali non sono, si do- 
vrà inferire che la via attualmente battuta 
dal semitismo politico e in contraddizione 
alla sincerità dei pensieri, dei sentimenti, dei 
legittimi e non eflìmeri interessi che in esso 
sembrerebbe dovessero aver diritto al soprav- 
vento. 

Dal punto di vista soggettivo, rispetto al- 
l'osservatore, chi giudichi utile all' Italia il 
trionfo dei partiti rivoluzionarli non jmtrà 
che rallegrarsi dello strano aiuto che essi ri- 
trovano nell'ap])oggio degli ebrei. Ma chi in- 
vece ritenga che <iuei partiti — tra [i quali 
è destino dei meno radicali d' essere trasci- 
nati a rimoi-cliio dai più esaltati, dai più lo- 
gici, dai i)iù audaci — spingano l' Italia per 
una china che la allontana dalla prosperità, 
dalla libertà , dalla grandezza , deve segna- 
lare l'indirizzo che va di giorno in giorno 
sempre più prendendo il semitismo politico, 
come un ]>ericolo ed un danno per la patria. 



— 3fil 



Il pericolo ed il (lamio sono tanto più da 
avvertire qiiauto più gii ebrei valgono e san- 
no t'arsi valere , (pianta maggiore è la loro 
importanza nel paese. 



* 
* * 



L'antisemitismo sociale vuole essere rii)u- 
diato e combattuto come un pregiudizio l>a- 
lordo, come un sentimento ingeneroso ed iu- 
giustitìcato; il semitismo politico che, coscien- 
te od incosciente, si allei — non importa poi 
per quali ragioni, per (juali sentimenti — ai 
partiti rivoluzionari , (jualumiue sia V intìn- 
gimeuto di alcuni di tali partiti nel celare 
il vero esser loro, non può pretendere di sot- 
trarsi alla viii'ilanza e non pu(^ sfuggire al 
sospetto di chi sia avversario politi(M> di riuei 
parliti. 

È legittimo il diritto di tutela e di rea- 
zione — sia pur anche di una semplice tu- 
tela morale più che suftìciente all'uopo — 
degli ebrei contro V antisemitismo sociale; 
ma sarebbe eccessiva la pretesa per la (j[uale 
si volesse vietare ai j)artiti osteggiati ogni 



— ;;62 — 



gioruo (li più (lall'azioue del semitisnio po- 
litico, di provvedere alla propria difesa (1 ). 



(1) Mentre il libro era in corso di stampa ho avuto 
occasione di leggere un opuscolo — Les Juifs — det- 
tato con acume e con serenità dal prof. Luigi Carlon 
e stampato a Como. Opus leviter adumbratum, dice 
l'epigi-afe nel frontespizio : e difatti sotto il velame di 
qitelle che l'autore dichiara, nella chiusa dello scritto, 
not.e senza pretesa, traspaiono concetti che forse pec- 
cano d'ottimismo nelle proposte, se non nelle previsio- 
ni, ma rivelano con pochi tratti una percezione sicura 
del carattere politico e sociale della questione. 



FINE. 



i:m D I CE 



ClXQLE PARAGRAFI DI PREFAZIONE 

Poche speranze — Ragione del libro — Rinnuzia all'eru- 
dizione — Eventuali lettori — Apologia del titolo, pag. 3 

PARTE PRIMA 

PREMESSE (ìEXERALI 

Incoerenze dei senlimenli e dei ragionniiienti — Contrad- 
dizioni simultanee e successive — Eterogeneità dei sen- 
timenti — Mutaliilità dei giudizii — Collettività tem- 
poranee e collettività permanenti — Api)licazioni delle 
premesse .......... 13 

Attrazione e ripulsione , avversione e differemiazione — 
Simpatie e ripugnanze — Simili e dissimili . . » 26 
PARTE SECONDA 

GLI EBREI KELL'ITALIA MODERXA 

Caratteri esterni — Prevenzioni — Il tipo nei rlue sessi 
— Nel passato e nel presente. . . . . » 33 

Caratteri intellettuali — Precocità e prematurità: .specu- 
latori e conteggiatori — Genii — Uomini illustri — Me- 
diocrità e deticienza intellettuale . . . . » 43 

Coraggio personale e coraggio civile — Viltà e vigliac- 
cheria — Le due specie di coraggio — Paura di aver 
paiu-a — Vanità ........ 49 

Caratteri psicologici — Oscillazioni del pendolo — Cal- 
colo del tornaconto — Calcolo ed esaltazione — Dalla 
diflerenziazione all'avversione — Fasto e grettezza — 
Coltura nei due sessi — Energia e sue applicazioni e 
conseguenze ......... 59 

Commercio — Economia politica e sociologia — Com- 
mercio, monopolii, sindacati — Commercianti ed ebrei » 73 



— 364 — 

Avarizia ed usura — Considerazioni sniriivariziii — Gli 
ebrei non sono avari — Interesso tlol danaro od usura 

— Cireonoisi e battezzati .... pag. S3 
Pregivflizi — Preserizione. obldio od aoeoniodanionto — 

Verdetto sommario — Le attenuanti poi cristiani — Le 
attenuanti per gli ebrei — Anacronismi — Specialità 
che è invece una generalità — Galvanizzazioni nefasto » 93 
Semitismo — La Serenissima — Sostantivo ed aggettivo 

— Il semitismo — Un carattere moderno del scmiti.smo 

— Componenti e condimenti — I^lemcnto religioso — 
Valore morale del semitismo. . . . . » 106 

Antisemitismo — Differenziazioni, attitudini . pregiudizi! 

— Invidia — Petulanza — Ideazione al semiti suk) » 125 

PARTE TERZA 

AI.CrKE (iUISTIOXI POI.ITICIIK 

Lotte etniche e soeialisnio — Fatalità insussistenti — Di- 
ritto di ei'itica — Socialismo e corporativismo — Socia- 
lismo francese e tedesco — Condizioni dell' Italia » 133 

Il Socialismo in Itali-i — Fatti caratteristici — Sociali- 
smo ed anarchia . . . » 144 

Collettivismo e patriotlisiiio — Socialismo e collettivismo 

— Socialismo concreto — Contraddizione fra sociali- 
smo e patriotismo — Ragione del patriotismo . » 155 

Cattolici e Cleric.'tli; Intr.tnsiqcnti e Intolleranti — Con- 
fusione di termini — Xecessità dolisi intransigenza — 
Conciliazione — Liberali gelosi — Questione romana 

— Condizioni transeunti — ('ondizi<mi permanenti » 164 
Ragione dei precedenti eit/jiioli — Opportunità del coor- 
dinamento — Lotta di classe e di razze e concezione 
socialista — Risposte necessarie — Partiti complessi e 
partito clericale ..... . » 180 

PARTE QUARTA 

<il,l KUREI SKI,L.\ POLITICA ITALIANA 

Gli ebrei prima della riroluzioìie — La Rivoluzi(tuc — 
Funzione sociale antica dogli Elu-ei — Impossibilità di 
una loro aziono politica ....... 193 

Gli ebrei dopo la rivoluzione. — Ipotetico programma i- 
sraelitico — Vantaggi della comunità israelitica — I 



— 365 - 

vincoli di fouiiuiitiì risjietti) alla ])(>litii-a — I'cii»-<>1(> 
indiretto I»ag. 204 

Gli ebrei nei primi aimi del liegno — Acquiescenza de- 
gli israeliti — Coesistenza di due patriottismi — Gli 
el)rei e i moderati -■ Camliiamenti nell'aniliiente poli- 
tico » 218 

Gli Ebrei e il Soeialixnin — Tattica socialista — Le tre 
correnti — Emijrrazione pcditica degli ebrei. . » 233 

Interesse — Studi preferiti dei socialisti — Ricchezze de- 
gli ebrei — l'rcdctariato ebraico — Principii e interessi 
— Interesse d'occasione. ...... 247 

Peusiero — « Per correr miglior acqua... » — Religione 
e idealità — Predisposizione religiosa — Mancanza di 
antinomie — Apparenze scieutificbe — Fascino di tali 
apparenze ......... 269 

Sentimento — Peccato ed espiazione — Pen.«!Ìero tedesco 
e sentbuento francese — Li'affare Dreyfus — Gratitudine 
pei socialisti ......... 281 

MassoìH-ria — « Entrate e vedrete 1 » — Presunzioni fa- 
vorevoli — Manifestazioni sospette. ...» 297 

3fassoiu'rin. ebrei r clericali — Economia dello scritto — 
Massoneria e clericali.smo — Massoni e partiti rivolu- 
zionarii — Malintesi — Ebrei e massoni . . » 309 

Importanza itegli ebrei — Poclie cifre — Gli ebrei nelle 
rappresentanze politiche ed ammini-strative — Base della 
imptu-tanza politica degli el>rei — Gli ebrei nelle pro- 
fi-ssioni lilierali e nei diversi ufficii — Essere . parere 
e valere .......... 322 

PARTE QUINTA 

CONCLUSIONE 

Un aneddoto troppo significativo — Giuoco pericoloso — 
Una sentenza e una dichiarazione — Considerazioni 
oggettive e soggettive — Pretese legittime e pretese 
eccessive .......... 347 



Errata-C'orrige 



Gli errori di cifre e quelli nei quali un signifieato può es- 
sersi sostituito sul un altro — per es. in dipendenza di un 
non omesso, od inopportunamente intercalato — debbono dal- 
l'autore essere corretti per riguardo a quanto egli ha avuto 
intenisione di scrivere. 

Tutti gì i altri — di composizione o di posposizione di lette- 
re, di parole, di punteggiatura — possono esser lasciati cor- 
rere, perchè un lettore che althia prestato al libro un po' di 
attenzione li ha senza dul>l)io corretti, per proprio conto, da sé. 

Nel presente volume p ire ali" autore che non sia rimasto 
nessuno dei primi: dei secondi , dopo quanto ha detto testé, 
non ritiene che metta conto di darsi pensiero. 

Tanto pili poi che egli sarebbe curioso di sapere se proprio 
accada dav^•ero che si dia il caso, per nessun libro, che esi- 
sta un lettoi'e così diligente da mettere a confronto l'erraia- 
eorrige col testo e da riparare alla scorta di quella le ine- 
sattezze di questo. 



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University of British Columbia Library 



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DATE 


MAR2 81990 








^ d 1900 

















































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Milano — RE MO SAXDKQN, Editore — Palermo 

27. Labriola A. La teoria del valore di C. Marx. 
Studio sul UT. libro del « Capitale » . » 3 _ 

28. Tambaro I. Le incompatibilità parlamentari, 2* 
edizione inteiameute rifatta . . . » 1 50 

29. Gatti G. AffricoUura e Socialismo. (La nnoxe cor- 
renti dell'economia agricola) . . , » 4 

30. Engels F. La rivoluzione scientifica del signor 
Eufjenio Diihring (in lavoro) ' . . . » 

31. Giadice A. Il Valore o Le fondamenta scientifi- 
che del Socialismo . , . , . » 2 

32. Croce B. Materialismo storico ed economia mar- 

xifita. Saggi critici . . . . . » 3 

33. Modigliani Gius. Eni. La fine della lotta per la 

vita tra gli uomini. Saggio. . . . » 2 

34. Restivo F! E. 7/ socialismo di Stato dal punto 

di vista della Filosofia giuridica . . » 3 

35. Nasi N. Politica estera. — Commissariato civile 

in Cicilia. Discorsi . . , . . »! 

36. Renda A. La questione meridionale. Incliiest^i » 2 — 

37. Facchini C. Gli eserciti permanenti. 2» ediz. ita- 
liana »2 — 

28. Righini E. Antisemitismo e semitismo nell'Italia 

politica moderna . . . . . . » 3 

BÌBLioarcT^NDRON 

1. Lombroso C. Genio e Degenerazione. Nuovi studi 

e battaglie . . " L. 4 — 

2. Taormina G. Eanieri e Leopardi. Osservazioni e 
ricerche con documenti inediti . . . » 1 50 

3. Sergi G. Leopardi al lume della scienza . » 3 — 

4. Sighele 8. Mentre il secolo muore. Psicologia 
contemporanea » 3 _ 

5. Patrizi M. L. XelV estetica e nella scienza. Con- 
ferenze e polemiche » 4 

6. Fornelli N. L'opera di Augusto Comte . » 3 — 

7. Viazzi P. La lotta di sesso . . . . » 3 50 

8. Piazzi G. L'arte nella folla . . . . » 4 — 

9. Marchesini G. La teoria dell'utile. Piincipi etici 
fondamentali e a]tplicazi(ini . . . » 3 _ 

10. De Roberto F. LI colore del tempo . . » 3 — 

11. Morello y.(Rastignac). Xell'arte e nella vita » 4 — 

12. Caselli ('. La lettura del pensiero. Memorie ed 
appunti di un esperimentatore . . . » 1 — 

13. Gentile G. L'insegnamento della Filosofianeilicei 
Saggio pedagogico » 3 — 

— Prezzo del presente Tolnme li. 3. —